Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Una voce non messa a tacere” di Antonella Manduca

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

In vita mi hanno chiamato in tanti modi.

Ero una fanciulla vivace con i capelli ricci e scuri raccolti sulla nuca, avevo occhi grandi per guardare il mondo. 

Indossavo vestiti eleganti bordati di pizzi candidi, portavo cappellini e amavo la musica. 

Mi chiamavano Melanie Bonis e studiavo pianoforte di nascosto. 

Mi piaceva sentire le vibrazioni delle melodie attraversare il mio corpo partendo dalle mani fino al cuore.

La magia dei suoni mi portava lontano… e viaggiavo tra le note da sola: facevo in modo che nessuno mi ascoltasse perché non volevo innervosire mia madre.  

Ero brava ma i miei genitori non pensavano che lo studio della musica fosse adatto a una bambina di buona famiglia. 

Un professore del conservatorio per caso udì i miei studi segreti e riuscì a convincerli affinché avessi un’educazione musicale.

Credevo di vivere in paradiso.

A sedici anni presi lezioni perfino da Cesar Frank. Figuratevi che dopo l’audizione fui subito ammessa al conservatorio e vinsi anche il primo premio in armonia.

Conobbi lì l’amore della mia vita, Amédée Landely Hettich.  

Ci amavamo tra le note di accordi condivisi. Scoprii, anzi, scoprimmo insieme la passione tra le pause scritte negli spartiti e quelle non scritte nei nostri occhi. 

Ricordo che pensai che fosse l’inizio di un’esistenza meravigliosa fatta di musica e di armonia.

Poi, una nota dissonante ruppe l’incanto. Un suono sgradevole e doloroso, uno che non era indicato sulla parte.

La vita d’artista non si addiceva a una ragazza di buona famiglia.

Chiusero il coperchio del mio pianoforte.

Mi scaraventarono in un inferno.

Da quel momento il mio nome fu Madame Albert Domange. 

La mia vita fu piena di doveri, fui costretta al silenzio compositivo e a quello dell’anima.

Un giorno rividi per caso Amédée e fu di nuovo amore.

Iniziammo a frequentarci clandestinamente e clandestinamente iniziai a comporre le mie musiche. 

Le firmai Mel Bonis. 

Non ebbero dubbi: a scriverle era stato un uomo di talento, perché il talento era degli uomini. 

Il pubblico amò moltissimo il compositore Mel. 

Chi poteva immaginare che il diminutivo nascondesse Melanie?

Fu difficile mantenere segreta la relazione con Amèdèe. 

Fu un tormento lasciare che nostra figlia Madelaine, nata in clandestinità crescesse lontana da me. 

Fu penoso sopportare una vita ufficiale che non mi assomigliava. 

Fu terribile non firmare il mio lavoro con il mio proprio nome.

Le musiche di Mel traboccano questo dramma e le note riflettono la tragedia di Melanie. Comporre, per me, era come scrivere un diario. Vergavo gli spartiti grazie all’inchiostro del mio dolore e le mie emozioni transitavano sul pentagramma.

A un certo punto rimasi vedova. 

Iniziarono a chiamarmi Veuve Albert Domange e Madelaine poté finalmente venire a vivere accanto a me.  

Potei finalmente comporre senza nascondermi.

Ma non fu così semplice: una donna Compositeur era cosa troppo strana in un mondo di artisti uomini e non c’era spazio per il genere femminile.

Io, però, ero una compositrice e il mio destino era comporre.

Per sopravvivere decisi qualcosa che mi feriva e che continua a far male. 

Mel Bonis firmò per sempre le opere scritte da Melanie. 

Ma io sono Melanie e la musica non ha genere.

Mel, Melanie Bonis (1858-1937)

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