Premio Racconti nella Rete 2026 “Grazie dei fior” di Gessica Pegoraro
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Miriam aveva sempre avuto un sesto senso per gli imprevisti: ogni volta che se ne stava per avvicinare uno, la punta del naso iniziava a pruderle incessantemente, mettendola in guardia ed esortandola a prepararsi a qualche scombussolamento. Così quando quella mattina il prurito si era palesato mentre lei sollevava la serranda della profumeria, aveva subito allertato la sua collega Alma che, scuotendo la candida chioma cotonata le aveva detto: “Considerando che siamo nel pieno dei saldi invernali, l’unico imprevisto che può capitare è quello di passare una giornata tranquilla”. Anche Ilaria, la loro collega part-time, non aveva dato particolare peso al prurito premonitore, e si era limitata a lisciarsi la frangia bionda sospirando: “Beh, visto che oggi a pranzo devo andare con Lucio a scegliere i nuovi pensili per la cucina, mi auguro soltanto che non arrivi in ritardo, perché io odio aspettare”. Sapendo che Lucio, suo marito, era noto per la puntualità e la precisione quasi militaresca, un suo eventuale ritardo poteva effettivamente ritenersi un evento eccezionale.
Così, infischiandosene di pruriti e supposizioni, avevano aperto regolarmente il negozio e passato una delle tante frenetiche mattinate di saldi, tra applicazioni di cosmetici, spiegazioni, scontrini e pacchetti luccicanti. Subito dopo mezzogiorno il negozio aveva iniziato a svuotarsi, mentre dalle vetrine che davano sul corridoio interno del centro commerciale si cominciava a vedere il solito assalto ai bar. Miriam aveva passato la mattinata cercando inutilmente di resistere all’impulso di grattarsi il naso, che ora aveva assunto una colorazione simile a quella di una ciliegia matura. Lei se ne accorse guardandosi in uno degli specchi che utilizzavano per le prove trucco e si rivolse preoccupata alle colleghe: “Oddio, adesso come faccio?”
Alma, con la sua solita pacata ironia, le fece un mezzo sorriso e disse: “Adesso fai un bel respiro, ti calmi e…”
“E metti prima un po’ di fondotinta Treasure e poi un po’ di fard opacizzante” la interruppe Ilaria con tono da maestrina
“Io stavo cercando di darle un consiglio più profondo” ribatté pacatamente Alma
“E io stavo cercando di aggiustare la superficie” le rispose la collega inarcando le sue curatissime sopracciglia.
Prima che la discussione potesse proseguire oltre, la porta del negozio si aprì improvvisamente, zittendo le tre commesse, che si ritrovarono a fissare un cangiante tripudio di rose rosse portate da una ragazza mora in tuta e scarpe da ginnastica.
“E’ questa “L’Oasi della bellezza”?” chiese la fattorina
“Sì, è questa” confermò Miriam
“Vi ho cercate per tutto il centro commerciale, le indicazioni esterne mi mandavano da tutt’altra parte” sbuffò la ragazza posando sul bancone il gigantesco mazzo di rose.
“D’altronde, le oasi sono sempre state un po’ difficili da trovare” cercò di scherzare Alma.
“Beh, ora che vi ho trovate devo volare al furgone, perché l’ho lasciato in divieto di sosta” disse la ragazza voltandosi e uscendo con la stessa velocità con cui era entrata.
Nel negozio ripiombò il silenzio, mentre l’aria iniziava a riempirsi del profumo dolciastro dei fiori. Alma e Miriam si avvicinarono incuriosite al mazzo di rose, da cui pendeva una bustina immacolata, senza l’indicazione di alcun destinatario.
“Non c’è scritto nulla sulla busta!” esclamò sorpresa Miriam
“La fattorina ha verificato solo il nome del negozio” aggiunse Alma “ed è corsa via prima che potessimo chiederle qualcosa”.
Ilaria osservava la scena con un mezzo sorriso, come se la divertisse la perplessità delle colleghe “Se siete così curiose, io credo di potervi dare una mano a risolvere questo gran mistero” disse poi, avvicinandosi al bancone.
“Davvero? Non sapevo che ci fosse tra noi una novella Sherlock Holmes” disse Miriam
“No, Sherlock Holmes è troppo banale” rispose Ilaria scuotendo la testa “e a me invece basta conoscere bene i miei polli, anzi, il mio pollo”
“Hai una tresca in fattoria?” chiese Alma con aria innocente.
“No”, replicò secca l’altra “Ho un marito che mi ama e che sa molto bene due cose: la prima è che domani è il mio compleanno, e la seconda è che le rose rosse sono il mio fiore preferito”
“Ma per il tuo compleanno non ti regala i nuovi pensili della cucina, quelli… Pappy Click?” il tono di Alma cominciava a sconfinare nell’ironia.
“Shab-by Chi-c” rispose Ilaria scandendo ogni sillaba e aprendo la busta candida “E comunque un piccolo regalo extra ci può stare, per chi ne vale la pena” concluse sfilando il biglietto e agitandolo sotto il naso delle colleghe.
“Hai trovato un altro indizio?” chiese Miriam
“Non un indizio, una prova lampante” sorrise Ilaria mostrando il biglietto “questa è la calligrafia di Lucio, la riconoscerei tra mille” si interruppe un attimo per leggere il biglietto con aria compiaciuta “E anche le parole sono proprio da lui”
Si schiarì la voce ed iniziò a declamare “Pulcina mia adorata- sapete, lui mi chiama così, è un nostro codice d’amore”
“Non saprei, io conosco solo il codice Morse” disse Alma innalzando ulteriormente l’asticella dell’ironia.
La bionda collega finse di non sentirla e continuò a leggere “Mi dispiace se in questo ultimo periodo ci siamo visti poco e se ti sei sentita trascurata, ma sai che tu sei l’unica che mi fa battere davvero il cuore e che, appena sarò finalmente più libero, potremo stare sempre insieme. Ti amo. Tuo per sempre, Lucio”
Ilaria concluse con aria trionfante e aggiunse “Beh, adesso cosa avete da dire?”
“E’ un peccato sprecare un simile talento creativo per dei bigliettini” rispose Alma “secondo me dovrebbe proporsi come sceneggiatore di soap opera, così potrebbe ottenere il giusto riconoscimento”
“Siete soltanto invidiose, perché i vostri uomini non vi mandano mazzi di fiori”
“La vedo difficile, come sai mio marito è morto e dubito che dall’Aldilà ci sia qualche connessione con fioristi e corrieri. Se devono mandare un messaggio preferiscono puntare su cose più scenografiche, come arcangeli o diluvi universali” rispose Alma
“E io delle attenzioni degli uomini me ne farei davvero ben poco perché, come ti ho già detto, mi piacciono le donne. E comunque, le rose le preferisco bianche” rincarò Miriam.
Ilaria agitò la mano, quasi a voler scacciare le parole delle colleghe, poi diede un’occhiata all’orologio e disse “Tra poco sarà qui Lucio, voglio fargli anch’io una sorpresa!”
“Ti vuoi nascondere?”
“No, nascondo il mazzo di fiori dietro al bancone e improvviso un po’”
“Te l’ho detto” aggiunse Alma “ormai siete pronti per le grandi fiction”
Le rose vennero nascoste velocemente e pochi istanti dopo la porta del negozio si aprì, lasciando entrare Lucio: alto, impeccabile e puntuale come sempre.
“Buongiorno a tutte” disse sorridendo
“Beh, fai così il vago?” chiese Ilaria fingendo un’aria imbronciata
“In che senso?” domandò lui perplesso
“Devi dirmi soltanto buongiorno e nient’altro?”
“Cos’altro dovrei dirti?” il tono di Lucio iniziava a tradire una certa inquietudine
“Magari vuoi dirmi qualcosa riguardo a questo” disse Ilaria avvicinandosi e mostrandogli il biglietto che fino ad allora aveva nascosto dietro la schiena.
Nel momento in cui lo sguardo di Lucio si posò sul biglietto Miriam sentì esplodere il prurito premonitore, che divenne intensissimo, quasi quanto il pallore che stava pervadendo il viso dell’uomo. Ci fu qualche secondo di silenzio, mentre Ilaria andava dietro al bancone e sollevava il mazzo di rose, con l’espressione soddisfatta della bimba che ha recitato bene la sua parte allo spettacolo di fine anno. Si voltò a guardare il marito, aspettandosi un applauso o una risata, ma l’unica cosa che vide fu un’espressione inebetita e scomposta.
“Lucio?”
“Pulcina, io ti giuro che lei…lei non è niente”
“Cosa?”
“L’ho vista solo qualche volta…poche volte…e stavo solo cercando un modo gentile per lasciarla…”
“Lasciare chi?” la voce di Ilaria lacerò l’aria, aprendo uno squarcio in cui iniziarono a cadere le sue routine quotidiane, i piani per le vacanze, i pensili della cucina, le foto incorniciate in soggiorno e le migliaia di sguardi e parole rivolte all’uomo distinto che ora sembrava una marionetta a cui qualcuno avesse improvvisamente tagliato i fili.
“Davvero, pulcina, lei davvero non…”
“Evidentemente qui di pulcine ce ne sono parecchie!” ringhiò Ilaria, uscendo dal bancone e strappando il biglietto di mano al marito “E qui non c’è scritto che vuoi troncare…tutt’altro!”
“Volevo solo…prendere tempo…” balbettò Lucio, mentre la moglie afferrava la sua borsa e spalancava la porta del negozio
“Tranquillo, puoi prenderti tutto il tempo che vuoi!” gridò lei prima di uscire di corsa, immediatamente inseguita dal marito che la supplicava di fermarsi.
Alma e Miriam, dopo essersi scambiate una veloce occhiata, si affacciarono sul corridoio, osservando quelle due figure che si allontanavano, lei correndo e lui sbracciandosi in mezzo alla folla. Rimasero a guardarli finché sparirono dietro l’angolo e, solo in quel momento, si resero conto di essere anche loro osservate, ma molto più da vicino. Infatti, seduta ad un tavolino del bar di fronte al negozio, c’era la ragazza che poco prima aveva consegnato il mazzo di rose e che ora stava sorseggiando con calma un caffè.
Nel momento in cui incrociò il loro sguardo stupito posò la tazzina, si alzò lentamente e, dopo avergli fatto un fugace occhiolino, iniziò a incamminarsi lungo il corridoio cantando a mezza voce:
“Grazie dei fior
Fra tutti gli altri li ho riconosciuti”
Miriam si voltò verso Alma, che stava canticchiando la stessa melodia intonata dalla ragazza “Ma cos’è?”
“Vorrai dire chi è: Nilla Pizzi, Sanremo 1951. Un classico”
E poi prese la mano della collega e con aria ispirata cantò:
“Son rose rosse e parlano d’amor
Grazie dei fior
E addio, per sempre addio
Senza rancor”
Miriam le fece un piccolo applauso e poi si accarezzò la punta del naso che, ancora una volta, si era dimostrato infallibile.
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