Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Pratica 47B” di Loredana Pirani

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

La giornata di Marco Ricci iniziò come tutte le altre: la sveglia suonò tre volte prima che trovasse il coraggio di spegnerla, il caffè troppo lungo perché aveva sbagliato ancora una volta il dosaggio, e la solita promessa allo specchio, “domani mi iscrivo in palestra”, sapendo benissimo che non sarebbe accaduto.

Prima di uscire scrollò lo smartphone: pubblicità, promozioni, titoli di giornali. Tra le mail una attirò la sua attenzione.

DESTINO – PRATICA 47B: OGGI È IL TUO GIORNO SPECIALE.

Marco arricciò le labbra. Inventano di tutto per fregarti.

La cancellò senza leggerla e aprì la porta di casa con l’inerzia di chi non si aspettava sorprese.

E invece la sorpresa era lì, in carne e ossa: Paola Berti. Elegante e bellissima come sempre.

No, non come sempre. Stavolta si avvicinò sorridente.

«Sono anni che abitiamo sullo stesso pianerottolo e non ci conosciamo.» disse arricciando appena le labbra del colore di una ciliegia matura.

Devono avere lo stesso sapore, dolci e leggermente pungenti.

“Sono Paola.” continuò tendendogli la mano e stringendo la sua con calore «Stasera cucino io. Ti va di venire a cena?»

Solo con molta buona volontà il mugugno indistinto di Marco poteva intendersi come: “Porterò il vino.”

Lei sorrise di nuovo e se ne andò giù per le scale, lasciandolo convinto d’aver sognato. Chiuse la porta alle sue spalle ancora stordito e scese in strada.

Ho bisogno di un caffè.

O di un esorcismo.

O di entrambi.

Alla cassa del bar sotto casa una donna comprò un gratta e vinci.

“Uno anche per me.” chiese d’impulso.

Non lo faceva mai perché: tanto non vinco, tanto non succede, tanto non cambia.
Ma quella mattina la mano si mosse da sola, come se sapesse qualcosa che lui ignorava.

Si sedette al tavolino, prese la monetina e iniziò a grattare.

Tre simboli uguali.

Tre.

Uguali.

Marco si irrigidì.

Guardò il biglietto, poi la monetina, infine il barista.

E fu in quel momento, esattamente in quel momento, che gli tornò in mente la mail che aveva cancellato senza leggere:

DESTINO – PRATICA 47B: OGGI È IL TUO GIORNO SPECIALE.

Marco deglutì.

Forse il caffè non sarebbe bastato.

Davanti allo schermo Ubaldo sgranò gli occhi. «Oh no! La pratica è finita alla persona sbagliata!» Si passò una mano sugli occhi come a voler cancellare quei caratteri lucenti sullo sfondo nero.

«Questa è la volta buona che Michele mi toglie l’aureola!» si alzò di scatto e raggiunse il bar.

Lo individuò subito. «Signor Ricci? Buongiorno. Lei non mi conosce, ma sono qui per rettificare un errore.»

Si sedette senza essere invitato e appoggiò sul tavolo una cartellina color avorio.

Sopra, in caratteri sorprendentemente eleganti, c’era scritto:DESTINO – UFFICIO EVENTI SIGNIFICATIVI.

«Ubaldo.» disse porgendogli una mano molle. «Funzionario di terzo livello. Devo revocare la sua giornata speciale.»

Marco corrugò la fronte. «Scusi?»

Ubaldo sospirò. «La giornata speciale. Non era destinata a lei ma a un tipo molto più… predisposto.»

Marco sbatté le palpebre.

Ubaldo si massaggiò le tempie. «È brutto da dire, ma per lei la giornata speciale sarebbe sprecata. Ormai si è arreso.»

Marco sentì l’amaro in bocca. Era vero.

«Vede?» Con gesti impacciati tirò fuori un tablet minuscolo — sembrava un’agendina elettronica degli anni ’90 — e lo consultò con aria afflitta.

«Pratica 47B. È tutto scritto qui. Routine stabile, autostima bassa, iniziativa sotto la media… Insomma, lei è un soggetto per giornate normali.»

Marco sentì qualcosa muoversi dentro. Un sussulto di indignazione, una protesta minuscola.

«E quindi?» chiese con un filo di voce che non era più solo rassegnazione.

Ubaldo sbuffò e lo fissò come un modulo compilato male. «E quindi mi deve restituire la pratica. Prima che il sistema se ne accorga. Prima che succeda qualcos’altro di… straordinario.»

In quel momento il barista si avvicinò.

«Signor Ricci, complimenti! Ha vinto il primo premio. Non succedeva da anni.»

Ubaldo alzò gli occhi, disperato. «Ecco. È già cominciato. Avanti signor Ricci, possiamo chiudere tutto senza conseguenze. È stato solo un errore, niente di personale.»

Marco strinse tra le dita il gratta e vinci e ripensò all’invito a cena di Paola. Una giornata speciale, dove tutto può accadere.

Guardò Ubaldo che sembrava un incrocio tra un ragioniere cosmico e un lampadario spento.

«No.»

La voce era calma, granitica.

Ubaldo si sentì mancare. «Come… no?»

«Errore o non errore, oggi me la tengo. La fortuna, la giornata speciale, tutto. Non so perché sia capitata a me, ma non m’importa.»

Ubaldo sgranò gli occhi, nessuno gli aveva mai risposto così in millenni di servizio. Sfogliò freneticamente la cartellina come se cercasse una clausola d’emergenza.

«Devo… riferire. Devo assolutamente riferire.»

«Faccia come vuole.» disse Marco alzandosi. «Io me ne vado.»

Appena fuori dal bar quasi inciampò in qualcosa. Il portafoglio era nero, elegante, intatto. Dentro non c’erano documenti. Niente carte, solo contanti.

«E no!» disse a voce alta. «Questo è troppo. Non posso tenerlo.»

Si guardò intorno, ma non c’era nessuno a cui riconsegnarlo. Solo lui e il portafoglio che sembrava materializzato dal nulla.

Lo infilò in tasca con un misto di colpa e incredulità.

«Lo porto ai carabinieri, dopo il lavoro.».

Ma non sapeva se l’avrebbe fatto davvero. E per la prima volta, l’incertezza gli sembrò una possibilità.

Arrivò alla fermata sapendo di essere in ritardo. Invece il bus era lì. Fermo e con le porte aperte.

Il primo pensiero fu: Oddio, si è rotto, ma l’autista gli tolse ogni dubbio.

«Ricci!» lo chiamò. «Sali che si va.»

Marco avanzò sulla vettura, i passeggeri sorridenti lo seguirono con lo sguardo mentre un ragazzo si alzò dal suo posto per farlo sedere.

Arrivato davanti al pesante edificio in tardo barocco, il portiere lo salutò toccandosi il cappello, una gentilezza che riservava solo ai superiori. Salì le scale ed entrò nel suo piccolo ufficio al primo piano. Dopo essersi tolto la giacca, con un misto di ansia e rassegnazione si preparò al peggio.

«Dove sono finiti i miei fascicoli?»

La scrivania, normalmente affollata di pesanti faldoni di pratiche inevase, era completamente sgombra, il piano lucente sotto la tastiera e il monitor del computer.

Stava per chiedere spiegazioni quando sentì un colpo di tosse alle sue spalle.

Il direttore Rossi.

Marco si sentì piccolo. Deglutì in preda al panico. Il superiore non parlava mai con gli impiegati. Invece era in piedi dietro di lui. E quel sorriso? Non sapevo ne fosse capace.

«Ricci, può venire un attimo nel mio ufficio?»

Marco lo seguì con la sensazione di essere stato convocato dal Preside.

Il corridoio gli sembrò interminabile, l’attesa dell’ascensore una tortura, ed ebbe l’impressione che i due colleghi che incontrò lo scrutassero con un’espressione strana. Di rispetto, forse anche d’invidia.

Arrivati ai “piani alti” Rossi chiuse la porta e Marco si guardò intorno. La stanza era ampia e ben illuminata. Tre grandi vetrate si affacciavano sul più bel panorama che la città potesse offrire. La scrivania sembrava un’astronave, tanto era piena di led e dispositivi di ultima generazione.

«Si accomodi Ricci.» disse il direttore chiudendo la porta.

Non poco impacciato Marco ubbidì.

«Le dirò una cosa che forse la sorprenderà.” continuò schiarendosi la voce «Abbiamo osservato il suo lavoro negli ultimi mesi e…» fece una pausa seguita da un gesto teatrale. «…riteniamo che lei sia pronto per un ruolo di maggiore responsabilità.»

«Io?»

«Sì. Ha costanza, precisione, affidabilità. E credo sia arrivato il momento di valorizzarla. Vorrei proporle un avanzamento di livello. Naturalmente ci sarà anche un piccolo aumento. Nulla di eccessivo, ma meritato.»

Marco aprì la bocca, poi la richiuse.

Il superiore lo guardò con un’espressione quasi paterna. «Che ne dice?»

Marco inspirò. Per la prima volta nella sua vita non rispose con un “come vuole lei” o “se pensa sia opportuno” disse solo: «Mi sembra giusto.»

Rossi annuì soddisfatto. «Perfetto. Allora preparerò la documentazione. Buon lavoro Ricci.»

Sentendosi leggero come mai prima, Marco uscì dall’ufficio del direttore. Sul corridoio trovò Ubaldo, pallido come un foglio protocollo.

«Signor Ricci» sibilò afferrandolo per un braccio. «le cose stanno precipitando. Lei sta accumulando anomalie come fossero punti fedeltà.» Agitò la cartellina neanche fosse un’arma impropria.

Marco si scostò e lo guardò con occhi nuovi. Sei solo un povero diavolo terrorizzato da un modulo fuori posto. «Ubaldo» lo interruppe «con tutto il rispetto, arrangiatevi.»

Ubaldo rimase senza parole. Un pesce burocratico che annaspava senz’aria.

«Dai» riprese Marco dandogli una pacca sulla spalla “vieni. Ti offro un caffè.»

Con la cartellina stretta al petto come un paracadute difettoso, lo seguì fino al distributore automatico. Lì, il minuscolo tablet vibrò: AGGIORNAMENTO PRATICA 47B: ASSEGNAZIONE CORRETTA. LA SCELTA È GIUSTA.

Ubaldo sollevò gli occhi sconvolto.

«Io… non ho fatto nessuna scelta!»

Marco si lasciò andare a una risata piena che non ricordava di aver mai sentito uscire dalla propria gola.

«Tranquillo Ubaldo. Il destino non fa errori.»

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