Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Il Signor Planisfero” di Irene Pisano

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Dicono che il signor Planisfero sia un’individuo un po’ strano. Lo raccontano sorridendo i suoi vicini di casa perché lo vedono tutte le sere, al rientro dal lavoro, incollato alla finestra con un telescopio nero che vaga tra il buio della galassia. Non sono i bagliori delle stelle che egli cerca sopra i tetti ingrigiti dalla nebbia di città, ma qualcosa di nuovo, di straordinario: gli U.F.O. Gli abitanti del suo quartiere raccontano ridendo di averlo visto in TV una volta mostrare foto a colori, filmati, disegni di esseri ed oggetti luminosi non identificati, né identificabili.

Il Signor Planisfero scrisse venticinque lettere supplichevoli e pressoché uguali a quella trasmissione per poter partecipare.

Ne scrisse una al mese e al ventiseiesimo si accingeva a spedirne un’altra quando ricevette finalmente la missiva che lo invitava; ne aveva scritte tredici anche al Presidente della Repubblica ma da lui non aveva ottenuto risposta.

Ha catalogato e archiviato meticolosamente tutti i suoi avvistamenti e fa parte di un’associazione che si occupa di Ufologia. E’ abbonato alla rivista mensile Aliens, possiede 89 videocassette di films sull’argomento, girati dal 1960 ad oggi, ed ha acquistato da poco sofisticate apparecchiature elettroniche per poter fotografare attraverso il telescopio. Ora si può permettere queste spese perché non è più cassintegrato, né nelle liste di mobilità. La sua ditta produttrice di HI-FI dopo il tracollo è stata rilevata per il 55% da una multinazionale nipponica, per il 20% da una tedesca, per il 16% da una inglese, il 9% è rimasto al suo paese. E poi a sua moglie Lina, dai capelli crespi, irti e gli occhi di rana, hanno finalmente concesso la pensione di invalidità per la mancanza di un rene e per la sua gamba destra più corta della sinistra. Zoppica vistosamente ma la sera nessuno se ne accorge perché passa ore intere davanti alla TV muta, seduta sul divano a sferruzzare pullovers e cardigans che finisce per regalare ai suoi vicini, invece che vendere. Questi dicono sguaiati che la signora Lina è il miglior avvistamento che il signor Planisfero abbia mai fatto in tutta la sua vita. Non è proprio così.

Una sera fredda e nebulosa di dicembre, dopo ore di messe a fuoco, zoomate e scatti intermittenti dalla finestra sul cielo, dopo una cena trangugiata fredda, il signor Planisfero è sceso di corsa dal terzo piano con le buste della spazzatura e con l’apprensione e la fretta di tornare al suo posto di avvistamento. Ma qualcosa l’ha trattenuto precipitosamente prima di scaraventare quel marciume.

Un vagito strano, un trillo acuto, un pianto irrefrenabile che proviene da quei contenitori puzzolenti. Il signor Planisfero non crede ai suoi orecchi, solleva molto lentamente il coperchio, non può guardare per l’emozione impetuosa che gli afferra il cuore, gli scuote il corpo, ma continua ad ascoltare. Non può essere, non ci crede, come può capitare proprio a lui, è l’occasione che aspettava da tutta la vita: potrà tornare a quella trasmissione e raccontare finalmente il suo primo e autentico incontro ravvicinato del terzo tipo.

Sua moglie è incredula e ammirata, commossa e intenerita da quel fagottino nauseabondo che tiene fra le braccia e a cui non vede l’ora di fare un bel bagnetto. Un figlio l’ha sempre desiderato, almeno quanto suo marito anela ad un U.F.O., ma non l’hanno potuto avere e adesso si ritrova davanti quella bambina così fresca e rosea, già bella e pronta a ricevere tutto, l’amore di cui ha bisogno e diritto. Ma il signor Planisfero conosce bene i diritti e le leggi e fa appena in tempo a fermare sua moglie e distoglierla da tutti i suoi amorosi propositi. Un bambino non è una cosa e non ci si può appropriarsene come si fa con qualsiasi “res derelicta”: “oggetto abbandonato di cui non si conosce il proprietario e che questi non reclama”, spiega il signor Planisfero alla moglie Lina.

Quando capitano certi fatti la prima cosa da fare è telefonare ai Carabinieri o alla Polizia, accertarsi a prima vista che il bambino stia bene e non abbia delle ferite e correre subito al Pronto soccorso perché nel caso provvedano tempestivamente i medici. Ma la signora Lina non vuol sentire tutte quelle stupidaggini: la bambina sta bene, che ci fa al Pronto soccorso? E poi è chiaro che si chiamerà il 112 o il 113 perché lo capisce anche lei che non hanno trovato mica una collana di perle! E’ irremovibile nel suo proposito, fa il bagno alla piccola levandole di dosso foglie di lattuga secca, spaghetti scotti, squarci di quotidiano, pezzi di cartone.

Da immaginarsi la sfuriata al Pronto soccorso: la bambina andava portata subito, come aveva detto il signor Planisfero, altro che bagnetto con chissà quali schiume e talchi abrasivi! La seconda persona che arriva dopo i medici è l’assistente sociale, una signorina molto giovane, bionda arachide dai capelli spianati, gli occhi artificiali da gatta, allungati all’infinito dall’eye-liner. Convinta di sapere tutto sulla vita e su ciò che è meglio fare si porta via quell’esserino piangente dichiarando che se ne occuperà il Tribunale per le adozioni.

Il giorno dopo la signora Lina, affranta dal dispiacere, percorre avanti e indietro l’anditino di 6 metri almeno 166 volte, ripetendo 332 volte <Non è giusto, non è giusto!> intercalando l’espressione col suo serio proposito di adozione della bambina, in fondo l’hanno trovata e salvata loro. Suo marito non disdegna certo l’idea, per anni ha tentato invano di regalare un figlio a sua moglie e a sé stesso che avrebbe vissuto quel nuovo arrivo come lo sbarco di un marziano. Il bimbo avrebbe rintronato il loro appartamentino in affitto di pianti, risi, schiamazzi e l’avrebbe sporcato di latte, pannolini, biscottini e tutine impregne. Avrebbe portato gioia e felicità. L’esperienza dell’adozione l’avevano già tentata ma la disoccupazione di entrambi, l’assenza di una dimora fissa e la minaccia incombente di sfratto avevano mandato all’aria tutto. Quelli erano stati tempi di crisi! Ma ora tutti quei problemi non sussistono più. Egli ha il lavoro, sua moglie la pensione e la casa al proprietario vedovo e senza figli non serve sino ad almeno i prossimi dieci anni.

I coniugi Planisfero decidono di fare domanda per l’affidamento. Sono venti le copie che hanno il colloquio, tutte per la bambina ritrovata nella spazzatura, una bimba così bella, sana, di pelle bianca- rosea, occidentale ed europea, della stessa nazionalità dei possibili affidatari.

La signora Lina occhi di rana e suo marito sono diciannovesimi, ce n’è da aspettare! Quando è il loro turno il giudice non ne vuole sapere di tutte quelle storie. Certo c’è il lavoro, la pensione, l’affetto, mica bastano! Sono requisiti che possiedono anche le altre coppie, anzi la maggior parte di loro ha anche la casa di proprietà con un mutuo già estinto o in corso d’estinzione. E poi si è dimenticato il signor Planisfero di quell’esaurimento nervoso che l’ha colpito dopo il licenziamento della ditta di tappi auricolari e filo interdentale sommersa di debiti con banche e usurai? E sua moglie? Con un rene solo e una gamba più corta come può pretendere di reggere in piedi a lungo quella bimba, passeggiando per farla addormentare?

Egli lottò con ogni mezzo e con tutte le sue forze per quella piccola aliena. Cercò tra i migliori avvocati, trovò facilmente il secondo in graduatoria tra quelli che si facevano pagare di più e così fece causa al Tribunale dei minori. La causa fu persa ma l’avvocato si rese ugualmente gentilmente disponibile per qualsiasi occasione in cui il signor Planisfero avrebbe avuto bisogno di lui. La bambina fu prima affidata e poi adottata da un medico e da una bancaria, completamente integri psichicamente e fisicamente, senza precedenti di sorta, con villetta indipendente con giardino e mutuo estinto. Ai coniugi Planisfero non restò che tornare alla vita di tutti i giorni, ognuno alle sue occupazioni: la signora Lina a sferruzzare, il signor Paolino incollato col suo telescopio alla finestra sul cielo.

Da allora son passati tanti anni. I vicini raccontano pacatamente che i signori Planisfero sono diventati proprietari dell’appartamentino. L’hanno ereditato dal buon signor Generosi che nella sua lunga e dolorosa malattia è stato assistito da loro e non avendo né figli, né moglie ha voluto fare questo grande atto di donazione. Certo non è andata meglio alla piccola Grazia trovata dal signor Planisfero, la villetta l’ha ereditata, ma a che prezzo! E’ rimasta di nuovo orfana. Che tragedia, che tragedia! La mamma adottiva ha perso la testa, erano troppi anni che la tradiva suo marito, così l’ha ucciso con un colpo di pistola. Ma chi l’avrebbe mai detto! Una signora così perbene, così tranquilla, così gentile e affettuosa con quella figlia che in fondo non era nemmeno sua. Che roba, che tragedia! Solo un raptus di gelosia può spiegare tutto.

Certo che con quel suo caratterino la Grazia, anche se ha sofferto tanto si è ripresa bene e presto ed ha voluto conoscere a tutti i costi la storia della sua nascita, l’identità del suo salvatore che l’aveva chiamata Venus dopo il suo ritrovamento e chissà per quale motivo. E’ venuta nel quartiere dove l’hanno trovata, ha fatto un sacco di domande e alla fine ha scoperto tutto. Adesso che ha vent’anni e può fare quello che vuole, tutte le sere, al rientro dal lavoro, va a cena dal signor Paolino e dalla signora Lina e la domenica a pranzo. Dicono che lo chiami “Papà”. Booh!

E’ già buio a ottobre a quell’ora a casa del signor Planisfero e in tutte le case, su tutti i tetti ed i terrazzi, quando si sente scampanellare alla porta.

– Chi è? – chiede ritualmente il signor Paolino.

– Sono io papà – risponde altrettanto ritualmente Grazia.

– Entra cara, è quasi pronto a tavola. –

Dopo cena Grazia rimane a chiacchierare sul divano con la signora Lina, davanti alla televisione accesa. Il signor Planisfero corre per l’ennesima volta alla finestra. Il cielo è stellato e sgombro di nubi, la visibilità è perfetta. Il telescopio è più potente di qualsiasi altro che abbia posseduto in passato.

E’ un gioiello di alta tecnologia spaziale. Gli è costato un occhio, lo sta pagando a rate, ma ne vale la pena. Prima o poi con quello troverà qualcosa di veramente sensazionale, di importanza scientifica mondiale. Frugando nell’infinità del cosmo la sua speranza è di trovare un giorno qualcuno o qualcosa che col suo arrivo liberi finalmente la terra, una volta per tutte, da ogni crudeltà, malvagità, ipocrisia e contraddizione umane.

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