Premio Racconti nella Rete 2026 “La mia anima di un bianco sbiadito” di Beatrice Dal Pino
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Oggi sono io,
lui non sa che sono qui, nel mio garage dei ricordi, non sa che posso ancora pensare senza che lui entri nei miei sogni antichi e nuovi, sempre liberi. Oggi sono io che, sfuggita al suo controllo violento, con una scusa banale, sono scappata per rivedere la mia gioia passata, coperta di polvere e ragnatale, come a nascondersi, per non essere anch’essa travolta dall’odio e dalla gelosia.
Si intravedono gli occhi di un arancio sbiadito, un profilo morbido e gentile, bianco, grigio, non so. Vedo qualcosa muoversi, è un piccolo insetto curioso. Provo a scacciarlo con un gesto lento e la tocco: tocco la mia splendida Vespa. Ritiro la mano come se fosse proibito e rivedo in un attimo la sua luce splendente, il suo bianco luccicante, i miei lunghi capelli al vento, il mare, le risate, la gioia, la felicità, gli amici, la libertà.
«È un PX 125?» È lui, un bel ragazzo dagli occhi grandi e sorriso sincero.
«Sì.» Rispondo
«È tua?» Chiede ancora.
«Certo! » Rispondo io
«Ma va a benzina o a miscela?. Sai, me la vorrei comprare anch’io. Ho la moto, ma la voglio cambiare. »
Lo guardo di nuovo: ha gli occhi grandi, il sorriso sincero e i modi garbati, mi piace. Passiamo tutto il giorno insieme, parliamo di tutto , ridiamo, ci baciamo e io me ne innamoro.
I giorni volano, ci sposiamo e io lo amo sempre di più, anche quando mi chiede di non uscire con i miei amici, di non truccarmi, di vestirmi come dice lui e di parlare come piace a lui. Sono contenta quando lo è anche lui. In fondo cosa chiede di così strano?. Poche piccole rinunce per poter vedere il suo sorriso, la luce nei suoi occhi sinceri, che adesso sono sempre più spesso cupi e seri.
«Dove sei andata?» Mi chiede:
«A comprare il pane», rispondo.
«Quale negozio? »
«Quello di sempre. » Rispondo. La mia voce è seria, la sua ancora di più.
«Ci sei stata un’eternità, chissà dove sei andata invece. »
« Ti giuro che sono andata solo lì. C’era tanta gente, c’era traffico, sono andata e subito rientrata. »
Non risponde è serio, non parla, si siede davanti alla televisione insofferente.
– «Che hai?» gli chiedo
– «Niente!» Non mi guarda mentre risponde.
– «È perché ci sono stata troppo?» Non mi risponde è serio.
-«Dai, non ci vado più. Semmai lo compri tu il pane, così sei più tranquillo.»
Questa volta si gira e annuisce. Finalmente è più sereno, in fondo a me che importa se non ci devo più andare, un impegno in meno e poi basta che lui sia felice.
La gabbia in cui mi trovo adesso, l’ho costruita io, giorno dopo giorno, senza rendermi conto di niente, sempre con la frenesia di assecondarlo per vederlo felice, per un suo sorriso, per una sua carezza .
Non esisto più’, sono in un corpo che si muove, si veste e pensa come piace a lui. Eppure adesso che sono qui davanti alla mia splendida Vespa, mi accorgo che ancora esisto e non sono scomparsa del tutto.
-«Maria, dove sei?»
Oddio, è lui, mi sta cercando. Ci ho messo troppo, ora sarà arrabbiato, mi brontolerà, non mi parlerà, non mi amerà più come prima.
-«Arrivo, arrivo. Amore, sono qui tranquillo.»
Ho il cuore in gola, mi sento sporca e sbagliata perché l’ho tradito con i miei ricordi. E tremo al pensiero che possa leggerlo nei miei occhi.
E io sono di nuovo in silenzio e con lo sguardo basso, nel timore che possa vedere dove ero con la testa e con il cuore.
Addio mia vecchia libertà, addio mia gioventù dimenticata, lascio che la polvere ricopra i bei vecchi ricordi di un bianco sbiadito e torno alla vita reale e dolorosa di adesso, con un piccolo sospiro per non far troppo rumore.
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Non c’entra con il tuo racconto, ma come mi piacerebbe leggere storie di donne che vessano gli uomini!
Ho letto il brano e mi ha colpita il modo in cui il racconto mostra l’interiorizzazione del controllo, non solo ciò che lui fa, ma ciò che lei arriva a pensare di sé, fino a sentirsi ‘in colpa’ perfino per i propri ricordi. È una narrativa molto efficace di un processo sottile e doloroso. La cornice dei ricordi, con la Vespa e la libertà perduta, dà al testo una forza emotiva autentica.
Non c’è cosa più brutta di chi ti ama ma non ti permette di liberare la tua parte più autentica. E’ una forma di egoismo che ti danneggia piano piano, senza che tu te ne accorga. Spesso passano i giorni, i mesi, gli anni e alla fine non ci riconosciamo più allo specchio, perché tutta la nostra linfa vitale si é spenta. E per cosa? Per paura di recidere quel poco amore di cui ci sembrava avere un disperato bisogno. Ma non é amore vero: é solo paura della solitudine. L’amore vero é altra cosa.