Premio Racconti nella Rete 2026 “La colazione è pronta” di Aida Rita Del Missier
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Elena distende le gambe e le strofina contro il fresco delle lenzuola. Sente l’ampiezza del letto matrimoniale, ruota le caviglie e in quell’attimo si accorge che i suoi piedi non incontrano più quelli di Ernesto. Prima si intrecciavano in un avvitarsi lungo le gambe. E quel contatto diventava carezza, fusione.
Un’ondata di nostalgia le attraversa il corpo: rimpiange quel loro stare avvinghiati, la passione che oggi si è fatta tenerezza. È triste. Lui è nell’altra camera, ora. Dormono separati, anche se a nessuno dei due piace davvero.
Il rito del risveglio si è invertito: gli attori si sono scambiati i ruoli. Prima era lui a prepararle la colazione. Lei godeva ancora del sonno del mattino. Le portava in camera il vassoio con il caffè, macchiato con la giusta quantità di latte che piace a lei, il pane tostato che spandeva nell’aria il suo odore di bruciacchiato, e la marmellata d’arance, quella amara con le scorzette dentro, come piace a lui. In primavera aggiungeva un fiore di gelsomino o di gardenia raccolto in terrazza.
Lei, già sveglia al profumo caldo e aromatico del caffè che saliva dalla cucina, fingeva di dormire ancora.
«La colazione è pronta, signora!» diceva Ernesto, posando il vassoio sul letto. Ed Elena, abbracciata al cuscino, lasciava scoperta la schiena e quei glutei che sapeva quanto lui amasse. Era il loro gioco, la loro recita mattutina: la carezza lenta di lui era il premio per la colazione.
Ora è lei che entra nella camera dove dorme lui. Ha sempre un po’ di timore quando apre la porta. L’odore del fumo la investe subito, la respinge, le provoca insieme fastidio e preoccupazione. Discutono spesso per questo, soprattutto adesso che il suo respiro è più corto. Lui dice che smetterà. Lei a volte finge di credergli, ma non sempre ci riesce — e allora si arrabbia, con lui e con se stessa.
Si siede sul bordo del letto e gli accarezza i capelli, ancora lunghi e ribelli come li ha sempre amati. Lo sveglia piano dal sonno profondo del mattino. Ernesto apre gli occhi: l’azzurro profondo si è fatto un celeste più chiaro. Le rughe intorno sono come raggi di sole disegnati dai bambini.
Elena si china e gli sfiora la bocca con un bacio lieve, troppo lieve per lui, che vorrebbe di più.
«Sdraiati un po’ con me. Vieni, che ti faccio posto.»
Lei solleva un lembo del lenzuolo: l’odore di fumo si muove nell’aria, l’avvolge, le entra nelle narici. Si ritrae. Si irrigidisce.
Perché non è più tutto come prima, quando la sigaretta condivisa a letto prolungava l’intimità? pensa, con risentimento verso la vita che li cambia.
Vede il portacenere pieno di mozziconi sulla scrivania. Trattiene il respiro per non sentirne l’odore acre e stagnante, lo solleva e va a svuotarlo in cucina. La moka sta borbottando. Elena torna da lui con due tazzine fumanti in mano. Le posa sul comodino. La stanza si riempie adesso di profumo di caffè.
«La colazione è pronta, amore.»
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