Premio Racconti per Corti 2026 “Hanuman sul regionale veloce” di Riccardo Sorgato
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026Dialogo immaginario tra un dio e un controllore Trenitalia
Il treno odorava di freni caldi e caffè versato.
Controllore:
Biglietti, prego.
Hanuman (seduto a gambe incrociate sul sedile, un mala consumato di rudraksha al collo):
Io viaggio per servizio divino.
Il mio biglietto… è l’intenzione.
Controllore (alzando un sopracciglio):
Non faccia il furbo. È senza titolo di viaggio.
Hanuman:
Ho attraversato oceani per salvare dèi,
saltato continenti in un solo respiro.
Vuoi che mi fermi una macchinetta rotta
nel tempio dei pendolari,
con lo schermo crepato
e una fila che bestemmia in silenzio?
Controllore (serio, ma con gli occhi stanchi di turni troppo lunghi):
Questo è un treno regionale, non il Ramayana.
Se non ha il biglietto, scende alla prossima.
Hanuman (sorridendo appena):
La prossima è l’illusione.
Io sto andando dove serve che io sia.
Controllore (sfogliando il palmare, poi fermandosi un secondo di troppo):
Lei è in violazione dell’articolo 9, comma 2
del regolamento viaggiatori.
Hanuman:
E tu del comma dell’anima,
quello che dice:
non fermare chi porta offerte invisibili.
Controllore (alzando lo sguardo):
Ah sì?
E cos’è la sua offerta?
Hanuman (alzandosi, la coda che ondeggia lenta):
Una risata a chi ha dimenticato di ridere.
Una spinta gentile a chi ha paura del salto.
Un richiamo alla presenza.
Controllore (esita, poi si passa una mano sul volto):
Guardi…
non so se prenderla per matto o per profeta.
Hanuman (strizzando l’occhio):
Prendimi come soglia.
Chi mi incontra… cambia viaggio.
(Il treno rallenta. Un fischio lontano.)
Controllore (più piano):
Vada.
Ma solo fino alla prossima stazione.
Hanuman (arrampicandosi sul poggiatesta):
Fino a dove serve.
Poi… volo.
Si dice che da quel giorno
il controllore abbia smesso di multare.
Qualcuno giura di averlo visto
in un vagone dismesso,
mentre serve chai in bicchieri di plastica
e risponde ai ritardatari solo con koan.
Di certo,
una volta fermò un dio.
E qualcosa —
non il treno —
deragliò dentro.
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