Premio Racconti nella Rete 2026 “Toni grigio tortora” di Flavia Grosso
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Mi chiamo Monica. Monica Beltrami. Vivo a Roma all’ultimo piano di un palazzo di fine seicento. Ha una piacevole vista su Piazza di Spagna. Le finestre del salone guardano sulla scalinata e sulla splendida fontana della barcaccia. Le luci del tramonto illuminano il grande salone ed esaltano i toni caldi dell’arredamento. E’ stato proprio l’architetto Pancaldi ad aver pensato a tutto. Toni grigio-tortora, come piacciono a me, e poi in ciascuna camera un caminetto. Interamente in marmo. Con venature nere. Con sopra delle specchiere dorate, fine ‘700. Sì, perché lui dice che i caminetti danno un tocco di charme che esalta la bellezza dei palazzi antichi.
Ecco, adesso sorseggio un Martini sul mio divano in alcantara con i cuscini di visone. Me lo serve la mia cameriera, Pauline, completino nero fresco di stiro e crestina bianca sul capo. Servito con tanto ghiaccio come piace a me, in un bicchiere da whisky, accompagnato da tre o al massimo quattro biscottini al burro che faccio venire direttamente dalla Normandia. Mi porge il vassoio, per poi scomparire con passo felpato. A spolverare tutti i sottopiatti d’argento per la cena. E sì perché proprio stasera è in arrivo da Parigi il mio primogenito Lamberto con la sua nuova fidanzata. Ormai vive tra Parigi e Londra, un master a New York…ma per alcuni giorni è di passaggio qui a Roma. Con il suo jet privato, nuovo di zecca, regalo di compleanno di mio marito. Si è incaponito e ha voluto prendere il patentino da pilota, proprio come il padre. Che bizzarria…
Stasera poi sono molto eccitata perché conoscerò la sua nuova fidanzata. L’ennesimo capriccio dei suoi ormoni giovanili in tempesta. E io stasera, li stupirò tutti, con quel vestitino nero di paiettes, un Versace, che Paolo mi regalò l’anno scorso per farsi perdonare di un suo flirt con la segretaria. Era il nostro anniversario e lo avevo appena saputo. Ero andata su tutte le furie…gli avevo persino mollato uno schiaffo, ma poi lui la sera stessa mi aveva organizzato una cena a sorpresa presentandosi con un meraviglioso mazzo di fiori e il vestito in mano e come per incanto avevo dimenticato tutto. Come faccio ormai da sempre quando apro i suoi regali. Ricordo che eravamo nella nostra dimora al mare in Costa Azzurra, quella di Saint -Tropez: una serata perfetta…ah già, povero architetto, dovette addirittura andare fin lì per mesi…ma ne è venuta fuori una vera “chicca”. Dalla piscina, quando facciamo il bagno di notte sotto le stelle, si vede tutto il golfo puntellato di luci !…. L’hanno voluta persino diverse riviste di arredamento, ma io non amo queste cose… la mia villa piena zeppa di fotografi … E io costretta a subire ore di trucco per uno stupido servizio fotografico. Una vera tortura….
Tornando a stasera, sarà a cena da noi anche l’ambasciatore francese con la moglie, una certa Sandrine, trent’anni più giovane di lui, che parla francese con quell’odioso accento popolare del sud … terribile… mi viene il mal di testa al solo pensiero. Paolo- già lo so- parlerà per tutta la sera del prossimo campionato di golf in Costa Azzurra. Spero, almeno alterneranno un po’ di inglese, per carità, perché quell’accento mi urta terribilmente. Il mio analista me lo dice sempre… “non stare mai con gente con l’accento che ti dà fastidio, potresti perdere il controllo” e mi costringe a prendere 20 gocce di xanax prima che arrivino gli ospiti… Paolo, come potete immaginare, ha un legame molto forte con quell’uomo che ha infatti raccomandato nostro figlio, alla Borsa di Parigi…sono sicura che stasera mi scoppierà la testa…
Per non parlare di tutti i discorsi di Paolo…sui suoi noiosi investimenti in opere d’arte. Questa volta è andato in fissa con i quadri. L’ultimo? Uno scarabocchio da 500 mila euro… ed io che gli dico sempre che qui non c’è più posto. Va a finire che saremo costretti, come sempre, a prezzolare la Soprintendenza alle Belle Arti perché ci dia il permesso di sopraelevare su Piazza di Spagna …
Ecco, adesso comincia a montarmi l’ansia, devo assolutamente prendere le mie gocce, ma sì ne metto cinque in più… cosa sarà mai…Paolo vuole sempre che io sia molto brillante.
Quella sera, per esempio, quella in cui mi regalò il Versace, ricordo che mi sciolse quella polvere bianca nel bicchiere di Chardonnay, mi sembra che l’avesse portata proprio da New York… o forse da Amsterdam, non ricordo, e sono stata euforica tutta la sera. Che meraviglia!!! In verità mi era sembrato di vedere che prendeva una bustina trasparente da una valigetta 24 ore piena zeppa di banconote verdi. Non so neppure se è stato quel cocktail a farmi vedere i soldi o se c’erano veramente. Quando gli ho chiesto spiegazioni lui è stato molto evasivo. Ha parlato di tasse, di un conto in Svizzera…ma io non ho capito nulla. In effetti, ora che ci penso… avevo notato che quella strana valigetta l’aveva portata il nostro amico che lavora proprio in banca a Ginevra. Poi lui e Paolo si erano appartati nello studio per firmare dei fogli ma io poi…eccitatissima… quel maledetto Versace di paiettes, mi aveva fatto proprio perdere la testa e non ci avevo più pensato. Poi mi devo essere completamente addormentata sul divano perché l’indomani mattina ha dovuto svegliarmi la governante. Mi sentivo tutta stordita …. ma avevo ancora indosso quella meraviglia… e aprendo gli occhi la governante mi aveva detto che Paolo era dovuto partire all’alba con il primo volo per Bogotà. Allora avevo provato a chiamarlo più volte sul cellulare ma il telefono era stranamente staccato.
Ritornando a stasera… sento che mi gira forte la testa…che strano…avrò bevuto troppi martini? oddio…suonano già alla porta…chi sarà mai …Pauline? Vai tu ad aprire? Sono ancora in vestaglia…
La vedo entrare nel mio bel salone dai toni grigio-tortora. Mi guarda seria.
“Signora, ci sono due poliziotti che chiedono di suo marito.”
“E’ in arresto per evasione fiscale e traffico di stupefacenti. Abbiamo un provvedimento di sequestro preventivo dell’immobile”.
(sei mesi dopo)…
“A Signò…si sente bene? Il cassiere del supermercato mi scuote il braccio.
“Sono 35 euro e 20 centesimi, paga con carta di credito o contanti? Ha la carta fedeltà? Quante buste?”
“Ah sì…mi scusi, ho solo contanti”. Rispondo con la voce tremante svuotando sul nastro le poche monete che avevo nel portafogli…
“non ho tutta la somma però… mi mancano 20 euro…”
“vabbé, glieli segno … ma solo per questa volta, me li ridà quando ripassa…”
“ormai non se capisce più nulla…mo, pure le signore non cianno più i soldi…” disse lui a voce bassa.
“Prego….avanti n’altro…”
Rimisi i pochi centesimi nel portafogli.
Per la prima volta non avevo più nulla da far tintinnare…
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