Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “ABCZ e i Terrestri” di Emanuela Lievore

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

La navicella spaziale atterrò quasi senza fare rumore. La polvere si disperdeva tutt’attorno ed inondava gli Enceladi seduti a terra. Lo avevano visto arrivare e si erano disposti in cerchio per lui. Dopo i giorni in cui era stato lontano, meritava un’accoglienza coi fiocchi.

ABCZ scese dal disco volante e si sedette nel cerchio, tra ABCY e ABCA. Si ricordava ancora qual era il rigoroso ordine che andava tenuto sul pianeta Encelado durante qualunque assembramento. Di fronte a loro si poteva ammirare Saturno con tutti i suoi anelli.

E cominciò, mentre tutti sorridevano con le bocche enormi prive di denti, chiudendo l’occhio per ascoltare meglio. Ognuno aveva legato in vario modo il ciuffo di peli verdi che usciva dalla sommità del capo, in una miriade di code, trecce, punte irte sul capo e inamidate alla perfezione. Che gioia sentirsi di nuovo a casa!

ABCZ proveniva direttamente dalla Terra, dove si era trattenuto in esplorazione qualche giorno. L’attenzione era massima, nel suo pubblico. Anche la presenza: non mancava nessuno, persino i lattanti. La vita su quel Pianeta appena scoperto incuriosiva molto: si potevano tollerare o costituivano una minaccia per loro e l’intero Universo?

– Ho visto cose che cercherò di spiegare anche se non è facile capire senza averle osservate direttamente. Dunque, questi terrestri possiedono due gambe come noi, infatti loro amano il concetto di coppia perché hanno tutto doppio: due occhi, due braccia, due tutto, a parte il naso e la bocca. Vivono in coppia dall’adolescenza alla morte, hanno due Poli terrestri, nello sport due sono le squadre o gli sfidanti, riescono persino, quando si sforzano, ad avere due figli nello stesso momento – e qui un mormorio di stupore coinvolse tutti gli Enceladi.

– Vivono in cubi di cemento e fanno di tutto per isolarsi dalla natura: mettono persino un tetto sopra il cubo privandosi così del piacere della pioggia. Però poi hanno in casa una specie di pioggia, anche quella chiusa in un solido, schifosamente calda, che scende da un tubo con tanti buchi. Dormono su parallelepipedi morbidi e si ricoprono di strati pesanti che fanno soffocare. La loro temperatura è stranamente bassa. Sprecano molto tempo a gettare all’esterno la polvere che poi tornerà all’interno. Per i vestiti, hanno un altro parallelepipedo che li fa ruotare in un misto di acqua e schiuma bianca mai vista prima. Fa parecchio rumore, che loro non notano, e trasforma i vestiti, profumati dell’odore individuale di ognuno, in pezze bagnate, stropicciate e puzzolenti. Hanno molti inutili vestiti dentro delle scatole di legno. Non ne indossano mai più di uno alla volta e non si capisce perché ne possiedano così tanti. Pare che provino uno strano piacere a darli a chi non ne ha, quando sono vecchi e rovinati.

Gli Enceladi cominciarono a mormorare sottovoce, di che strani esseri si stava parlando?

ABCZ fece una pausa, iniziò a passeggiare attorno al cerchio battendo ritmicamente i piedi per terra. Gli Enceladi lo videro diventare blu per un attimo. Educatamente cambiarono colore anche loro. Il blu era il colore dell’insofferenza.

– Hanno bisogno di cibarsi spesso, essendo il loro corpo non programmato per fare riserva per lungo tempo. Mangiano tutto quello che si trovano davanti: piante, animali, però rifiutano le rocce avendo denti fragili. Conservano tutto in scatole a diversa temperatura: alcune sono molto fredde, altre molto calde. Mettono il cibo nelle scatole fredde per poi passarlo in quelle calde sprecando così un sacco di energia.

Per pagare i vestiti, l’energia, il cibo in quantità esagerata che hanno nei loro rifugi coperti, passano buona parte della giornata in luoghi diversi. Alcuni all’aperto, ma molti di nuovo al chiuso. Questi luoghi chiusi sono diversi tra loro: in alcuni, i malcapitati restano seduti tutto il giorno e battono ritmicamente su dei quadratini scuri, davanti ad uno schermo luminoso: la musica che ne esce però è piuttosto sgradevole.

Altri racchiudono dei piccoli della loro specie in zone piene di oggetti colorati, costringendo i bambini ad abbandonare le loro attività sul più bello, per farli passare da un posto all’altro. A volte li costringono ad assumere cibo, altre a sdraiarsi sui parallelepipedi. I piccoli fuggono di casa per trovarsi in un posto identico alla prigione che hanno lasciato.

Per i ragazzi più grandi va addirittura peggio: devono stare tutto il tempo nello stesso luogo, seduti su un oggetto con quattro gambe, davanti ad un altro con il medesimo numero di gambe, ma un po’ più alto. Mai che possano sedersi a terra: chi lo fa viene punito. Sopra l’oggetto più alto appoggiano libri di carta come quelli che usavamo decine di anni fa e, con un bastoncino che perde liquido blu o nero, ma poco, scarabocchiano dove possono. Solo gli adulti hanno l’onore di usare il liquido colorato di rosso.

Per passare da un luogo all’altro, non avendo alcuna capacità di teletrasporto, utilizzano dei contenitori di ferro sospesi su ruote che vanno riempiti di liquido puzzolente affinché si muovano. Sono molto lenti ed è impensabile per gli umani fare il giro del Pianeta con queste carabattole. Per viaggi più lunghi hanno inventato qualcosa di simile a quello che loro chiamano uccello. L’oggetto è sempre di ferro e ha caratteristiche simili ai contenitori terrestri. E’ solo un pochino più rapido, potendo staccarsi dal terreno.

Tutti utilizzano dei pezzi di carta colorata, o di ferro, e li scambiano con gli oggetti. Pare, chissà perché, che i pezzi di ferro siano meno importanti dei pezzi di carta.

Vi sto raccontando delle persone comuni. Ma quelli che sono riconosciuti capi, e dovrebbero governare con saggezza, sono i più strani di tutti.

Non appena salgono al potere non rispettano più nessuna delle promesse fatte in precedenza. Cercano di prendere, in tutti i modi possibili, più pezzi di carta che possono (il ferro non gli interessa) e se li tengono. Poi dichiarano che non ci sono pezzi di carta per far funzionare lo Stato o per aiutare le persone.

E qui le facce degli ABC si incupirono: trovavano tutto questo orribile. ABCZ divenne completamente rosso. Gli Enceladi fecero lo stesso col risultato che si potè osservare, nello spazio, una improvvisa e rapida fiammata.

– Trattengono molti dei pezzi di carta per sé. I fogli che non rubano vengono devoluti in gran parte per comprare strani oggetti di varie forme e dimensioni che poi fanno lanciare su altri popoli. L’effetto è simile a quello che accade nelle stelle attorno a noi quando diventano supernove. Solo che gli umani, come vi ho detto, sono fragili e quindi non sopravvivono. Oppure perdono le proprietà binarie del loro corpo restando con qualcosa di singolo, braccio o gamba. Poi, per loro, diventa molto complicato vivere in quel modo.

A quel punto una Enceladina si alzò in piedi:

– Ma perché si distruggono da soli? Questo non li rende deboli?

– Infatti. Posso dire che non dobbiamo temere nulla da loro: sono troppo impegnati a distruggersi per accorgersi di cosa accade attorno a loro. Direi che sono destinati all’estinzione, vista la loro smisurata avidità e sete di potere.

Concluderei dicendo che gli umani sono vulnerabili sotto parecchi aspetti: il loro rivestimento è molto delicato e muoiono facilmente una volta colpiti, non sopravvivono a lungo fuori dei loro cubi e senza cibo. Ciò non bastasse, si eliminano da soli in grandi quantità ogni giorno. E potrebbero diventare un pericolo per l’intero Universo.

Impossessarci del loro Pianeta sarà uno scherzo.

Gli Enceladi presenti scoppiarono in un applauso fragoroso che continuò mentre si dirigevano verso le loro tane.

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