Premio Racconti nella Rete 2026 “Vladimiro il parà” di Giacomo Ingrami
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Vladimiro era un ragazzo pieno di iniziative, era cresciuto in una buona famiglia di commercianti di Pievepelago. Durante l’adolescenza aveva fatto molti sport senza mia eccellere. A vent’anni aveva scelto di andare militare nel corpo dei paracadutisti. Il padre aveva qualche dubbio ma aveva accettato l’idea del figlio. Era arrivato al centro addestramento reclute di Pisa il primo novembre 1971 e si era trovato benissimo. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, un aereo C-130, con a bordo 46 reclute come lui, era caduto in mare alla Meloria e 46 giovani aspiranti paracadutisti erano morti. Vladimiro era stato chiamato dal comandante della compagnia, il capitano Bertoldi che gli aveva chiesto
- Vladimiro, tu hai lo stesso sangue di un palombaro incaricato di ripescare le salme. Ti chiedo una donazione che permetta la prosecuzione dell’attività al palombaro –
- So di avere un sangue raro 0rh negativo e se il tenente medico, dopo visita, mi autorizza, sono d’accordo –
Era andata molto bene e nonostante la tristezza che regnava in caserma in quei giorni, Vladimiro si sentiva orgoglioso di avere contribuito alle operazioni, inoltre si era guadagnato la fiducia del capitano che lo aveva convocato, per comunicare la sua intenzione di concedere qualche giorno di licenza come ricompensa alla sua disponibilità. Il venerdì successivo Vladimiro era uscito dalla caserma e si era diretto a piedi sulla tangenziale che portava a Lucca, qui cominciava a fare l’autostop e come militare trovava sempre un passaggio. Quindi proseguiva verso Abetone. Qui era sicuro di trovare lo zio Antonio, che era solito frequentare quel paese dove si trovava una sala che verso le 10 di sera si trasformava in bisca. Verso mezzanotte poi, lo zio lo avrebbe portato a casa. Ciò che aveva visto nella sala da gioco aveva sollevato la sua curiosità e aveva chiesto lumi allo zio Antonio, il quale lo aveva informato
- Vedi, la sala quando diventa bisca, si trasforma. Entrano alcune belle ragazze, disponibili a festeggiare con i vincenti, ma non gratis, dall’altra parte, c’è una saletta piccola, con un ragioniere che raccoglie le firme dei perdenti sulle cambiali.
Timidamente Vladimiro aveva avanzato una domanda
- A te come va di solito? –
- E’ un segreto che non posso rivelare. Fra poco siamo a casa. –
Un anno dopo, finito il servizio militare Vladimiro aveva trovato un lavoro come rappresentante di dolciumi e girava tutta la montagna modenese, reggiana, lucchese e pistoiese. Conoscendo tutti i commercianti delle varie zone aveva voluto provare a trovare alcune sale disponibili ad organizzare con lui varie bische, in sedi diverse per evitare di essere rintracciati. C’era riuscito, nei vari comuni dell’appennino aveva individuato i locali disponibili per organizzare l’attività non del tutto lecita. Aveva aderito un bar di Bagni di Lucca, uno di Barga, un altro di Castelnuovo in Garfagnana. L’idea era quella di organizzare il sistema nelle sale 2 volte la settimana e di spostare la sede ogni volta, per sviare eventuali controlli da parte forze dell’ordine. Le ragazze le avrebbe fornite una organizzazione che riusciva a tenerle legate attraverso la fornitura di supefacenti. Una di queste ragazze di nome Giulia, l’aveva fatto innamorare e lui l’aveva fatta ricoverare a San Patrignano per toglierle quel vizio. Per alcuni anni il sistema aveva funzionato e reso molto bene, il segreto delle sedi diverse aveva garantito la totale incontrollabilità. Vladimiro aveva avuto uno scontro col padre Giovanni, il quale non voleva che il figlio si occupasse di questo giro ai limiti della legalità.
- Lo sai che stai rischiando, hai una buona attività, hai guadagni discreti, perché insisti?-
- Lo so cosa rischio, ma la cosa è pensata bene. Vedrai che non succederà niente. –
Purtroppo un giocatore, Arturo, di Castelnuovo in Garfagnana, aveva perso tutto e aveva tentato il suicidio. Salvato dal figlio mentre voleva impiccarsi, aveva confessato e aveva fatto scoprire tutto, mettendo fine al sistema. Vladimiro era stato condannato a 3 anni con la condizionale. Un’avventura che aveva lasciato il segno. Mai più rischi di questo tipo. Aveva continuato a fare il suo mestiere di rappresentante per tutta la vita.
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