Premio Racconti nella Rete 2026 “Paradisi” di Enzo Malagoli
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026S. Pietro, ha avuto il suo daffare per contenere i beati che se ne volevano andare dal suo Paradiso.
Antefatto: Giovanni, un beato, molto devoto in vita, arrivò in paradiso nel momento in cui avevano deciso di mettere mano alla manutenzione dei cancelli.
Erano in funzione fin dal sesto giorno della creazione.
In attesa che riaprissero, Giovanni si mise a passeggiare finché non arrivò in un luogo sconosciuto.
Bello, curato e assai gradevole.
Si rese conto con stupore che era un altro Paradiso.
Un’anima non perde la curiosità e il nostro provò ad entrare.
Non saprei dire quale Paradiso fosse, ne esistono tanti: si va dal Dilmun sumero, al Sheol ebraico, dai Campi Elisi degli antichi greci, al Gan Eden dei mussulmani, poi la Terra Pura dei buddhisti, il Waikunta degli induisti, fino ad arrivare al “Felice territorio di caccia” nelle celesti praterie di Gitche Manitou o Grande Spirito degli indiani Navajo – “Wakan–Tanka” per gli Sioux.
Le religioni sono molte.
Tutte, più o meno, dicono di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso e offrono un loro Paradiso.
Tutto bene, positivo. se segui le regole codificate della tua religione il posto è assicurato.
Ma, un divino disguido può sempre capitare.
Pur non sapendo il nome del Paradiso dove era finito, Giovanni lì ci stava bene.
Avrebbe potuto chiamarsi “Svarga”, “Luce del Cielo”, “Giardino delle mille delizie”
Non gli importava.
Gli bastava sapere che lì si divertiva e non si annoiava per l’eternità.
In quel paradiso non era contemplato l’inferno perché al momento del trapasso tutte le anime venivano ripulite, perdonate e ammesse alla beatitudine.
La sua permanenza però, non è durata molto, solo qualche secolo.
Il migrante involontario, perché di questo si trattava, una volta scoperto, è stato rispedito in quello di pertinenza che si era guadagnato con una vita da fedele irreprensibile.
Poteva finire lì.
Giovanni però, non è stato zitto e la cosa si è risaputa.
Ha riferito ai colleghi quel che aveva vissuto nell’altro Paradiso.
Con conseguenze sconvolgenti.
Fra i beati si è sparsa la voce che soggiornare lì era molto divertente e tra le altre cose tornava anche il vigore e l’allegria della gioventù.
La curiosità sollevata dalla notizia aveva attivato ricerche clandestine e alla fine si era saputo come arrivarci.
È successo un pan-demonio. Una ressa incredibile ai cancelli.
Miliardi di anime premevano per andarsene.
S. Pietro si è trovato in difficoltà e ha dovuto chiedere l’aiuto del Capo che …
Apriti cielo!
Si è molto arrabbiato e son volati fulmini e saette.
Ovviamente l’Angelo responsabile della manutenzione dei cancelli è caduto.
2
Nel frattempo sulla Terra non si vivevano tempi tranquilli.
Ci si chiedevano tante cose.
Cose sbagliate naturalmente perché non ci è dato sapere prima cosa succede veramente, altrimenti il gioco non avrebbe più misteri.
I soliti intellettuali radical seminavano dubbi sulle comuni certezze, condivise in secula seculorum da buona parte delle popolazioni terrestri.
L’anarchia dei pensieri bislacchi era molto diffusa e gravi le conseguenze che minavano le basi sulle quali si fondavano le religioni.
Portava alla mancanza di fede e le chiese si stavano svuotando.
Una corrente di pensiero, condivisa da molti, sosteneva che il corpo ci fosse dato in concordato d’uso; motivo per il quale conveniva tenerlo al meglio.
Si pensava che una volta usato, si sarebbe dissolto, ma, al pari di un frutto sarebbe rimasto il nocciolo (l’anima) e da quello sarebbe nata una nuova pianta totalmente inconsapevole della vita precedente.
Il paradiso era, probabilmente, una stazione di sosta e rimessaggio per poi ritornare sulla Terra lavati e stirati, secondo il pensiero condiviso anche dagli antichi egizi che ritenevano che la morte corrispondeva ad una nuova vita.
Si sosteneva anche che al momento di ritornare, assieme all’anima innocente, ci venissero forniti l’inferno e il paradiso.
Questa pericolosa teoria affermava che non esistevano premi o punizioni nell’aldilà, ma che l’inferno (per tanti), il Purgatorio (per molti) e il Paradiso (per pochi) fossero già dentro di noi.
Se così fosse stato, allora l’inferno poteva essere costituito dalle paure, dalle angosce, dai dolori dei quali nessuno è esente e dall’intera gamma delle sfighe piccole e grandi che costellano la vita sulla terra.
E il Purgatorio?
Forse nient’altro che la noia delle cose che si ripetono sempre uguali come i messaggi pubblicitari.
Il paradiso poteva essere costituito da quei rari momenti di felicità che capitano ogni tanto e che vorremmo durassero per sempre, ma che sono effimeri come certe farfalle.
3
Troppe domande, troppi dubbi, bisognava provvedere subito (si fa per dire, il subito può essere infinito anche lui).
L’Ente divino, da supremo qual è, era e sempre sarà, ha giustamente dato disposizioni per una radicale riforma della burocrazia paradisiaca.
Affinché non si verificassero più incidenti del genere, e si facesse finalmente ordine in tutta l’eterea materia, ha disposto che i suoi più fidati collaboratori (gli apostoli) avviassero trattative con le altre religioni per una mediazione che addivenisse ad accordi per evitare che avvenissero altri disguidi.
Non è stato facile riunire tutti gli Dei per discutere di cose divine.
Abituati a gestire solo il proprio giardino, erano tutti piuttosto individualisti.
Così, dopo secoli di paziente mediazione si era riusciti a mettere d’accordo almeno i maggiori (quelli che rappresentavano più anime).
Venne accolta la mozione induista: le anime si dovevano reincarnare per migliorare sé stessi di vita in vita.
Le reincarnazioni secondo il pensiero induista non potevano superare il numero massimo di ottantacinque milioni.
Vien da chiedersi in quale punto della reincarnazione si è.
Lo si può forse intuire misurando a spanne quanto siamo felici o quanto disperati?
4
Le ultime notizie filtrate clandestinamente da altri mondi, dicono che la rivoluzione burocratica ha cominciato a mettere mano alla riclassificazione e riassegnazione delle anime vaganti, quelle delle religioni più antiche nate prima della nascita delle religioni ufficiali, che rendevano complicate le procedure di assegnazione all’uno o all’altro paradiso.
Si narra che la cosa sia stata risolta con intelligenza divina da un certo Stefano Mestieri (in americano Steve Jobs) che era lì da un po’ e si stava annoiando.
Il sistema era ed è ancora imperfetto.
In alcune parti del pianeta si hanno ancora troppe nascite e in altre troppo poche.
Come sempre, molte in casa dei poveri e pochi nelle ville e nei castelli dei ricchi.
È un’evidente mancanza di competenza e di formazione adeguata del personale divino.
Quando la burocrazia celeste sbaglia può succedere che gli abitanti del nostro Pianeta diventino troppi rispetto alle risorse, o facciano troppi danni riducendolo ad una palla deserta.
Bisogna poi rimediare con gli strumenti classici a disposizione, organizzando, con grandi sofferenze e le solite cose: Guerre, terremoti, nubifragi ed altre crudeltà e orrori assortiti.
Fonti divine riservate riferiscono di progetti per non reinviare le anime sulla Terra, visto che gli uomini la stanno rendendo invivibile.
Si pensa di farle rinascere su di un altro pianeta.
Marte per esempio. Amen.
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