Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “TelefoNino e ComputerRino” (colloquio surreale) di Pino Marchini

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

– Buongiorno caro amico. Ti sento già operativo di prima mattina, – disse Rino, il computer, a Nino il telefono portatile. -Suoni incessantemente una musichetta da qualche minuto e nessuno ti sente. –

– E’ proprio così amico mio, nei momenti quando meno me lo aspetto, magari sono un po’ rilassato, arriva una chiamata che mi mette in agitazione tutti i circuiti e mi fa vibrare le membrane. Mi pare però che anche tu non scherzi in quanto ad operatività! Ho visto che sei rimasto acceso tutta la notte.- Rispose il telefono portatile con il trillo nella voce.

– Si, mi hanno fatto lavorare sino a tardi, poi mi hanno lasciato in funzione fino al mattino. Anche se ad un certo punto sono entrato in stand by, quegli occhietti di animali notturni che continuavano ad aprirsi e a chiudersi in continuazione non mi hanno mai lasciato completamente tranquillo. – Aggiunse Rino il computer.

– Oh finalmente hanno smesso di farmi squillare!- Sospirò Nino. – Tutto il giorno, ma anche durante la notte, è un continuo squillare, rispondere, chiamare, parlare,… risquillare, richiamare, riparlare… Parlare, parlare tanto, parlare in continuazione, parlare inutilmente. Ho l’impressione che qualche volta parlino senza ascoltare quel che dicono;- ribadì telefoNino. – Non ho mai una posizione stabile e sicura come il mio vecchio amico Sirio. Lui se ne resta quieto, appoggiato sempre nel solito posto e quando squilla o deve essere adoperato sono i proprietari, ossequianti, ad andare da lui, – continuò sconsolatamente Nino. – Io, per il solo fatto di essere giovane e “portatile”, passo dalle mani fredde e umidicce del mio titolare alle tasche buie e puzzolenti di tabacco dei suoi vestiti. A volte resto appeso per ore alla cintura di personaggi molto indaffarati come “una… pistola” o finisco sommerso nelle borse olezzanti e piene di cianfrusaglie di petulanti signore. Poi, nei rari momenti in cui sono spento, vengo scaraventato nei luoghi più impensati. Sul sedile o nel cruscotto di un’auto, in un angolo di una scrivania o su un tavolo di trattoria vicino ad un piatto fumante di spaghetti al pomodoro o a una odorosa frittura di pesce. – Così continuava a lamentarsi il portatile mentre riprendeva a vibrare in un fremito convulso.

– Per fortuna io non ho i tuoi problemi; gli stessi comincia ad averli invece il mio fratellino minore, Computer Portatile, Porty come lo chiamiamo in famiglia, – si consolò Rino. – Purtroppo però ne ho altri, soprattutto da quando sono iniziati i viaggi su Internet. Internet è una fonte importante di ricerca ed aggiornamento, ma che per la maggior parte di chi la usa è solo un perditempo. Una vera “rete internazionale” per acchiappare i pesci più sciocchi. Così da quando sono collegato alla rete, non ho più un attimo di riposo. Di giorno sono usato per il lavoro ordinario e per i giochetti virtuali, di notte per collegamenti web e non ti dico su quali argomenti!- Proseguì desolato computeRino. – Poi, se non immagini di cosa si tratta, chiedi a Sirio, il telefono fisso, cosa sente quando i suoi utenti compongono certi numeri. Si ascoltano cose da far sbiancare i vecchi telefoni rossi.

– Tu pensi che dovremo continuare a sopportare questa vita?- Chiese telefoNino sconsolato.

– Spero proprio di no. Alla fine si accorgeranno che siamo nati per servire e non per essere servi. Intanto qualche persona intelligente, specie ormai rara tra gli umani, ha cominciato a far circolare la voce che l’eccessivo uso di noi due può causare gravi malattie nervose.- Affermò con una punta di malizia computeRino.

– Credo che questo non sia ancora sufficiente in un mondo di nevrotici ed edonisti. Bisogna spargere voci più preoccupanti e allarmistiche; – ripeté Nino.

– Quali?- chiese Rino.

– Ad esempio cominciare ad affermare con accademica certezza che l’uso eccessivo del telefono portatile e del computer, dopo un certo tempo, causa fiacchezza, obesità, invecchiamento, decadimento fisico e via di questo passo. Vedrai che la preoccupazione della specie umana di non essere più di bell’aspetto, effervescente e sempre in piena forma fisica ci farà stare più tranquilli e rilassati; – affermò con convinzione telefoNino.

– Tu dici? Io credo che ormai neanche l’amor “loro” riuscirà più a salvarci dall’insonnia e dal continuo sentir parlare… Parole, parole, parole, una valanga di parole che travolgerà tutto lasciando dietro di se un mare di “nulla”.- Aggiunse demoralizzato Rino.

– Ma lasciamoli parlare, chattare, mandare messaggini, e mail, foto, navigare, in fin dei conti noi siamo nati per quello. Basterebbe solo un po’ …Come si dice?… Gli inglesi lo chiamano SENSE! – Sentenziò telefoNino.

– Insomma un po’ di comprendonio! Come si dice dalle nostre parti, – ribadì Rino il computer.

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