Premio Racconti nella Rete 2026 “Fecondazione” di Marco Leonardi
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Iniziò tutto il 12 febbraio, in una cameretta del Niguarda.
Mia moglie, Alice, vi era ricoverata da una settimana: costretta a letto da una frattura al bacino che si era procurata sciando, passava il tempo spulciando le riviste e navigando in internet alla ricerca delle pubblicità di presunti maghi e guaritori, smerdandoli quasi sempre con grande soddisfazione, soprattutto quando le promesse di quei ciarlatani riguardavano presunti rimedi per le infertilità femminili e maschili. Cosa che ci dava anche una comprensibile soddisfazione, visto che per una serie di motivi inutili da sottolineare non riuscivamo ad avere figli…
“Aldo, questo è strano”
Appoggiai sul comodino il cellulare, la partita d’altronde si trascinava noiosamente sullo zero a zero da una buona mezz’ora.
“Cosa c’è di strano, tesoro?”
“Questo. L’ho trovato su una rivista, in mezzo agli annunci che pubblicizzano focosi incontri con favolose donne dell’est o dell’africa nera. Magari con sorpresina finale…”
“Una rivista…di carta?”
“No, on line…O bei O bei magazine, raccoglie storie legate alla famosa fiera milanese, agli oggetti venduti e comprati, cose così. E l’ultima pagina è dedicata agli annunci…”
“Ok, ho capito. E questo perché ti ha colpito?”
“Te lo leggo: Problemi di infertilità? Semina di Odette Obeqwelo è con te. Soddisfatti o rimborsati, massima riservatezza…e poi telefono, mail, indirizzo. Le solite cose”
“E perché ti sembra strano?”
“Perché è troppo normale. Nessun titolo roboante, nessuna immagine accattivante…sono andata su google map, ho cercato il luogo, via Modestino 24 a Milano. Un palazzotto anonimo…insomma, sono curiosa”
Quando Alice è curiosa, devo muovermi.
In realtà, quello che era iniziato come un gioco si era trasformato da un paio d’anni in una vera e propria attività. Smaskera, così avevamo chiamato il nostro sodalizio, contava ormai più di diecimila followers, tutti desiderosi di denunciare truffatori di vario tipo.
E io, di Smaskera, ero il braccio.
Fissavo, ovviamente in incognito, un appuntameto con il mago/santone/guaritore di turno, registravo tutto di nascosto (quella era la parte pericolosa), ed ecco fatto.
La telefonata, devo dire, era stata surreale…
“Buongiono, sono mademoiselle Odette Obeqwelo, desidera?”, aveva risposto la voce, giovane, con una inconfondibile erre arrotata.
Mi presentai. “Buongiorno mademoiselle. Mi chiamo Aldo Nascimbeni, le telefono per quell’annuncio, quello pubblicato su O bei O bei Magazine, vorrei capire qualcosa in più”,
“Certo, a sua disposizione. Però l’avverto che non fornisco particolari tecnici al telefono, signor Nascimbenì”
Niente particolari al telefono, pensai. E per quale motivo? Sospettava che fosse spiata? E da chi? E perché? O magari quegli annunci erano una sorte di codice?
Comunque sia, fu a quel punto che decisi di registrare.
Le risento per l’ennesima volta, quelle parole, mentre percorro via Modestino bagnata da una pioggerellina sottile, fredda e fastidiosa.
“Va bene, quindi dobbiamo venire di persona?”
“Prima devo farle alcune domande e inviarle un modulo da stampare e firmare”
“Va bene”
“La donna che rimarrà incinta è d’accordo?”
“Scusi non ho capito”
“Signor Nascimbenì…è un problema etico, comprende? Lei viene qui, io metto incinta sua moglie, e scopro che lei non vuole. Mi capisce che è inaccettabile?”
“Aspetti, aspetti un attimo. Ma lei è un uomo o una donna?”
“Una donna, pourquois?”
“E allora cosa significa che metterà…va bè, sorvoliamo. Quindi ci deve essere anche la mia signora, immagino…”
“Dipende. Che problema avete?”
“Parecchi. Io una oligospermia grave, lei, Alice, una ostruzione delle tube…”
“Prossimale o distale?”
“Come?”
“Se è prossimale non ci sono problemi. Se fosse distale potrei fare arrivare lo spermatozoo giusto nell’ovulo, ma poi? Dovrei far superare l’ostruzione a un ovulo fecondato, a qualcuno con l’anima. Devo chiedergli il permesso, per questo è indispensabile che la donna sia qui”
“E’…E’ prossimale”
“Bene. Allora sua moglie può stare tranquillamente a casa.
Mentre ascolto, arrivo al 24, senza capire cosa mi avesse preso, perché avevo dato corda a una tizia chiaramente squilibrata, magari anche pericolosa…
Cerco quello giusto nella selva di campanelli, e intanto vado avanti a risentire la telefonata…
“Ho capito, può stare a casa…che altro?”
“Mi ha parlato anche di una oligospermia. E’ sicuro che non sia una azoospermia? In quel caso non potrei fare nulla: non sono Dio, non posso creare ciò che non esiste”
“Oddio, sicuro…”
“Facciamo così: mi mandi uno spermiogramma recente, non più vecchio di due mesi, poi la ricontatto. Oppure può venire qui, lo vedo al momento, però non vorrei farle fare un viaggio inutile. Posso chiederle dove abita?”
“A Paullo”
“Mmh, lontanuccio. Meglio che mi spedisca lo spermiogramma…Ah, dimenticavo: ho bisogno anche di un certificato di matrimonio, religioso o civile non importa. Non metto incinte donne che non hanno una relazione stabile”
“Ho capito, segnato anche questo. E il modulo che devo firmare?”
“Come avrà letto nell’annuncio, signor Nascimbenì, io garantisco che sua moglie rimarrà incinta di un bambino geneticamente sano, a meno che mi venga richiesto per iscritto qualcosa di diverso. La clausola soddisfatti o rimborsati ha ovviamente delle limitazioni: non copre eventi traumatici, IVG, malattie infettive del feto o a esso trasmesse dalla madre, avvelenamenti, intossicazioni e così via. Un’altra cosa: prima di venire faccia l’amore con sua moglie”
“Cosa?”
“Non è obbligato, ma sarebbe meglio. Vorrei che quando lei rimarrà incinta possa pensare che il mio intervento non c’entra nulla, vorrei che aveste il beneficio del dubbio. Meglio per me essere considerata una squilibrata, una ciarlatana o peggio una truffatrice, piuttosto che una specie di dea da adorare. Ne sarei estremamente imbarazzata”
Eccolo. Il campanello fatidico, con la scritta in corsivo Semina
Suono.
Il oui? (di Odette, credo) arriva quasi subito
“Sono Mario Nascimbeni, avevo un appuntamento con la signorina Obeqwelo”, rispondo mentre guardo verso l’alto, cercando di indovinare quale delle poche finestre illuminate nascondesse la mia meta…
“Buonasera signor Nascimbenì, sono io. Quarto piano, il primo ascensore nel corridoio”
Il clack metallico della serratura mi da il benvenuto. Mi guardo intorno, il classico palazzo anni 70 ristrutturato.
La guardiola deserta. La passatoia rossa sdrucita sul pavimento in finto marmo. Qualche quadretto bucolico lungo le pareti del corridoio. La rampa di scale…
L’ascensore è di quelli che quasi non se ne vedono più, con una porta esterna e due battenti all’interno, già lì al piano terra.
Entro sgocciolando sul pavimento in similgomma nera, cercando di non pensare all’odore di sigaretta e aglio, poi finalmente arrivo.
La porta con a fianco la targhetta dorata Semina è esattamente davanti a me, suono il campanello.
E’ nera, la ragazza che mi apre. Nera e tozza, con due grosse gambe fasciate da jeans troppo stretti, un magliocino viola a collo alto e un viso tondo, anonimo come lo sguardo…
“Bonne soiree…sono Odette Obeqwelo, lei è Monsieur Nascimbenì, vero?”
La guardo, guardo quel naso camuso, le labbra grosse, senza rossetto, i capelli corti tinti di un assurdo rosa…
“Sì, sono io. E le confesso di essere un po’ imbarazzato”
Mentre parlo, lei mi toglie il giaccone fradicio, lo appende a un attaccapanni rosso a stelo, vicino a una stufetta a gas…
“Imbarazzato? Direi che è normale. La vuole una tisana?”
Perché no?
“Va bene, signorina. Purchè non sia camomilla…”
Lei sorride. Ha denti bianchissimi.
“Va bene, niente camomilla”
Mentre fruga nella dispensa, mi guardo attorno.
Una cucina color noce, un tavolo in legno, bianco, quadrato con quattro sedie intorno probabilmente comprati all’Ikea. La poltrona in finta pelle nera con lo schienale alto su cui mi aveva fatto accomodare. Alle pareti un poster degli AC/DC, la foto della Juventus Woman con gli autografi delle calciatrici, quella di quattro ragazze (Odette tra loro) in riva al mare, una bandiera arcobaleno, la foto della astronave Enterprise, un pannello con le foto di otto bambini che avevo notato subito, sulla parete dietro la poltrona. Uno schermo appeso alla parete davanti ad essa e a fianco una porta bianca, chiusa, con la chiave a cui è appeso un grosso batuffolo rosa e che sicuramente è quella del bagno. Un’altra, aperta, attraverso cui intravedo un locale anonimo con quattro letti a castello e una scrivania sotto la finestra, piena di libri…
“Studentesse universitarie, vero?”, domando.
“Oui. Giurisprudenza, in Statale. Quello che faccio mi serve a pagare la retta. Sono al secondo anno, sto preparando diritto internazionale”, conclude alzando il mento verso la camera…
“E le sue colleghe?”
“Sono fuori. Sanno che il martedì sera e mercoledì mattina lavoro e mi lasciano sola”
“Lei è nigeriana, vero? Ci sono stato, in Nigeria, una dozzina di anni fa, a Makurdi. Facevo parte di un gruppo di cooperanti, c’era anche Alice, eravamo insieme da poco”
Lei mi guarda in modo strano.
“Io ci sono nata e vissuta, a Makurdi. Mio padre era del posto, mia madre francese, ecco perché Odette e il mio accento.
Lui ci ha abbandonati quando avevo 11 anni, si è spaventato per il mio…boh…dono? La mia facoltà? Insomma, ci ha lasciati soli. Lo capisco. Ci siamo trasferiti a Lione, tre anni fa la mamma si è risposata, con un milanese, ed eccoci qui”
“E lui…”
“Lui, Angelo, non sa niente di ciò che posso fare. La mamma non gliene ha mai parlato”
“Ho capito. Bene, la tisana era ottima. E adesso?”
Lei si alza dalla sedia, mette le tazze nel lavello e intanto si lava le mani, a lungo.
Sul dorso di quella destra ha una voglia color caffelatte, a y…
“Adesso per favore abbassi pantaloni e mutande”
Un ghigno mi deforma la faccia…
“Ma tu sei matta da legare”, dico facendo il gesto di rialzarmi.
Lei non fa una piega. Penso che scene del genere ne abbia viste molte.
Si mette davanti alla poltrona, a gambe larghe, braccia sui fianchi
“Monsieur Nascimbenì, non faccia il bambino. Ho bisogno del suo seme, perché la signora Alice rimanga incinta…come lo prendo, secondo lei? Massaggiandole la pelata?”
La guardo, mi rilasso.
Vuole solo masturbarmi, intuisco. Prendere il mio seme, poi metterlo in una qualche ampolla, pronunciare le parole giuste e poi, poi…boh?
Mi abbasso pantaloni e mutande, aspetto, pronto a reagire…
Lei non si avvicina, china il capo.
“C’è un’ultima cosa. Quando farà la prossima volta l’amore non sarà bello. Avrà l’erezione, ma non proverà nulla. Dovrà fingere, con Alice, oppure diglielo…durerà fino alla nascita di vostro figlio. Per cui, senza offesa. Se ha paura di questo, è il momento di dire no”
No, ragazza, penso. Adesso sono troppo curioso. Voglio vedere come finisce ‘sta cosa…
“No, vieni”
Lei arrotola il maglioncino fino ai gomiti, avvicina le mani al mio membro.
Lui si irrigidisce, si rizza.
Lei si inginocchia, lo prende tra le mani.
Tutto esplode.
E’ quasi doloroso, il piacere che provo.
Chiudo gli occhi, li riapro.
Le sue mani su e giù su e giù.
La sua voce che grida vieni vieni vieniii!
Il suo capo arrovesciato indietro, gli occhi sbarrati, le perle di sudore sul suo viso.
Le sue mani su e giù su e giù.
La sua voce vai, vai, vaaaii
La mia voce sii, sii, siiii
Io che mi inarco, urlo, muoio.
Nulla.
Guardo ansimando il mio membro, le sue mani strette nelle mie, asciutte.
Nulla.
“Perché quella faccia, signor Nascimbeni? Dovrebbe essere felice”
Non mi aspetto quelle parole…
“Felice, Odette? Diciamo sconvolto, perplesso”. Mi guardo: sono pulito, pulito e asciutto, e non dovrei esserlo.
Lei capisce, si deterge il sudore e ride…
“Una volta agivo in modo diverso, signor Nascimbeni. Prendevo solo gli spermatozoi che mi sembravano migliori, poi ho pensato: chi sono io per decidere? Ora faccio il contrario: elimino solo quelli chiaramente sofferenti, tutto il resto lo uso. Adesso il suo latte d’uomo è dentro Alice, e uno spermatozoo sta entrando nel suo ovulo. Diventerà padre, non è quello che desiderava?”
E’ lei, in quel momento, a essere raggiante. Sembra quasi bella, mentre si appoggia al muro, sotto la foto dell’Enterprise.
Capisco tutto in quel momento…
“Merda. E’ come in Star Trek! Riesci a teletrasportare le cose…”
“Piccole cose, signor Nascimbenì. Non più grandi di una decina di cellule…e non solo: posso anche lavorarci sopra, come un orologiaio fa con il meccanismo di un cronometro”
Ho i pensieri che balbettano, poi uno si fa strada, lucido.
Lo esprimo tremando a parole.
“Puoi uccidere, se vuoi… “
Lei non dice niente, abbassa di una decina di centimetri jeans e mutande.
Ci sono delle cicatrici, sull’inguine.
“Qualcuno se ne era accorto, nei villaggi intorno a Makurdi, del mio dono. Venivano nella mia casa, legavano mia mamma e poi me. Mi tagliuzzavano lì…”
“Odette”
“…Poi bevevano il mio sangue, pensavano che…oppure mi possedevano, uno dopo l’altro. E lo stesso con la mamma”
“Odette, Dio, Odette”
“Quando videro che non serviva a nulla, decisero di uccidermi. Mi legarono e fecero inginocchiare in mezzo alla piazza, pronti a lapidarmi come strega. Fu un gioco da ragazzi, per me, modificare qualche molecola, inondare il loro sangue di tossine endogene; li vidi cadere come mosche, mentre la gente intorno fuggiva urlando”
Fuggiva urlando. Fuggiva urlando!
Il Benue era in piena, quei giorni. Io correvo lungo la stradina che l’acqua stava per sommergere, vidi una bambina di una dozzina d’anni che mi correva dietro, urlando e sbracciandosi. Accelerai, non volevo problemi, sapevo che non sarei più ripartito, se mi fossi fermato in quel fiume che stava diventando la strada.
Lei ora è di fronte a me, terribile.
“…Io guardavo la Toyota bianca allontanarsi, il cuscino bianco con ricamati Aldo, Alice e in mezzo un cuore rosso appoggiato sul pianale del bagagliaio. Si fermò un’altra macchina, mi presero a bordo. Pensai di essere stata fortunata, fu l’inizio dell’inferno”
Sto tremando, ora. Per la prima volta nella vita ho davvero paura.
Mi accascio a terra.
“Cosa, cosa vuoi fare?”
“Niente, signor Nascimbeni. Farete tutto voi, lei e la signora Alice. Cosa crede, che non sappia del motivo vero che l’ha condotta da me? E che in realtà nessuno di voi due lo vuole davvero, un figlio? Siete solo dei bambini capricciosi, lo desiderate solo perché non lo potete avere, pronti a disfarvene, adesso che è reale…ricorda ciò che le ho detto? Che non godrà più fino a quando nascerà il bambino?”
“Cazzo. Cosa stai, cosa cazzo stai…”
“Sto dicendo che il bimbo ora nel grembo di Alice è prezioso, molto prezioso. Fate in modo che nasca…
E non si illuda che sia la paura di me, a farvi prendere una decisione, perché dimenticherà quello che le ho raccontato, signor Nascimbenì” Mentre parla, si alza e va alla finestra sopra il lavello, alza la tapparella, la spalanca
È assurdo ma è giorno fatto, e quattro piani più in basso il traffico milanese sembra un fiume in piena.
Lei si mette alle mie spalle, la sua voce è un sussurro affascinante…
“Ma la vede quella bambina? Non sembra anche a lei che stia cercando di raggiungere quel fuoristrada?”
La vedo: no, è solo una bimba che corre.
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