Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “La coppia” di Francesca Negrizzolo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

La coppia è giunta a sera. Un’altra che si aggiunge a quelle già trascorse; il totale è da capogiro.

Lui davanti allo schermo grande e sottile, colorato di luci che raccontano, abbandona presto il controllo e abbassa le palpebre. Ancora per poco voci e toni lo culleranno, poi non li avvertirà più.

Dorme, nella comoda poltrona che lo avvolge, che sostiene anche il capo, di lato, e che sorregge gambe e piedi, davanti. Il plaid sempre lì, pronto ad abbracciargli spalle e braccia.

Da quando? Prima non c’erano copertine né poltrone che si muovono da sole e ti sollevano gambe o ti spingono il sedere per rimetterti in piedi. Il divano era fermo, pieno di cuscini, le gambe si allungavano da sole sulla penisola. Ampio e profondo, per tanti, per tutti; abbinato al rivestimento delle sedie. Prima.

Poi ha ceduto il passo a due poltrone strutturate e confortevoli più consone alla coppia e a un divano più contenuto a garantire, comunque, l’ospitalità del salotto.

Lei non dorme davanti alla tv, se deve dormire trova più comodo il letto.

Davanti alla tv accesa lei guarda, segue, commenta; a volte contrariata, altre in accordo con giornalisti, conduttrici e conduttori e i loro format; volentieri interverrebbe nel dibattito. Nel mentre si esprime a voce alta, con slancio, dalla sua poltrona; con sé stessa.

Oppure si gode i film. Numerosi i preferiti, alcuni visti e rivisti una montagna di volte, ma ancora graditi.

I suoi cult, indiscutibili. Se la tv non è in grado di interessarla e allietarla ci pensano i libri.

Prima di salutare il mondo e la sua luna lei legge, coricata a letto, in una posizione comoda, con pagine e parole illuminate dalla luce addetta alla notte, sul comodino.

Il sonno arriva quando vuole, per lei; per lui è più magnanimo e lo cattura anche fuori dal letto, finché lo trova pronto e arriva il suo momento di raggiungere la camera, al piano di sopra.

Concluso il sonno lui verrà restituito alle luci del mattino di forme e colori mozzafiato, quando è sereno, ma gradualmente: lui e il risveglio rimangono ancora insieme, con tutta la calma necessaria a varcare la nuova giornata. Lei, una volta sveglia, non riesce a rimanere distesa, rischia di spazientirsi e si alza.

Da ragazzi il riposo era meno importante. Il tempo che si posava sul fisico lo trovava frizzante e giovane. La fatica si sentiva, ma non come ora. Riposo e sonno sembrava neppure servissero, a volte; meglio la vita da svegli.

Fino a qualche tempo fa le serate che aprivano il sipario per lui, dopo cena, erano riempite di un hobby interessante, finché l’inizio della notte veniva a bussare a mani e testa per avvisarlo.

Sono rimasti insieme molti anni con quella manualità, divenuta, poi, meno precisa; così gli occhi e la messa a fuoco, e interessi e pensieri si sono spostati altrove.

Numerose le testimonianze al suo attivo di allora: una collezione di modellismo navale di varie dimensioni e scale: velieri, navi storiche, una nave scuola di eccellenza; la più amata e nota, probabilmente.

Ciascun modello rilascia stupore e fascino, oltre a certificare la sua bravura e passione: ma come avrà fatto a mettere insieme parti e accessori tanto piccoli… di legno e di ottone, listelli di compensato e tela cucita di suo pugno per realizzare le vele; occhielli e bozzelli, corde e cinghie, dettagli minuscoli e intricati per formare un tutto completo e fedele, preciso, perfetto.

Firmato: Pazienza, Metodo, Cura.

Sono situate all’interno di teche di vetro, in taverna, immobili e fiere; le si può ascoltare: se si desidera parlano di storie e situazioni di un altro tempo.

Gli anni continuano a raggiungere la coppia che si nasconderebbe volentieri, ogni tanto; lo stesso rotolano puntuali, uno sopra l’altro. A volte pare si presentino in tre, moltiplicati; difficoltà e acciacchi, tutti compressi in uno.

Il tempo scorre e distrae la coppia che rimane perplessa: …ma se è stato l’altro ieri che… ed eravamo… e c’erano anche loro…

La storia si allunga, è vasta, ricca, semplice e bella e comprende anche dei generosi scossoni. Problemi ne hanno tutti, più o meno destabilizzanti, ma in genere ciascuno trova le proprie risorse per rimettersi di nuovo in piedi e andare avanti.

Per la coppia, ora, sta iniziando la notte.

Da molto tempo il sistema d’allarme installato aiuta casa loro, con ciò che contiene, a sentirsi protetta e sicura. Lui all’inizio era scettico – che bisogno c’è di un allarme, niente c’è da rubare… perché mai pensare che qualcuno vada in casi d’altri a rubare… – Lei ha insistito, dopo che casa di sua madre, in cui viveva sola, era stata violata e messa sottosopra.

Il sistema fa il suo dovere. In passato lo inseriva lei, al momento opportuno, prima di salire in camera; da diverso tempo lo fa lui, l’ultimo ad entrare nel letto, che trova la coppia, a questo punto, pronta a godere della pausa notturna.

Merito anche dell’ascensore che li accompagna al piano superiore ad ogni richiesta, in qualsiasi momento. Da vario tempo tra ginocchia e scale è sorto un conflitto insanabile.

Non si sono offese all’installazione di una cabina ascensore utile e piacevole, con due pareti di vetro a mostrare il piccolo giardino sul retro. Per la coppia, una nuova vita.

Le scale sono rimaste al loro posto, imperturbabili, a servire, all’occorrenza, altri componenti della famiglia; in testa il gatto, di proprietà della nipote. Sovente nipote e gatto visitano la coppia e, incuriosito da nuovi odori, per salire e scendere, il gatto sceglie le tradizionali scale.

La notte cammina, incontra le tre del mattino; ora la coppia dorme il sonno dei giusti. I muri esterni sono in ascolto e in assetto di difesa da un bel po’; per l’allarme prosegue il consueto turno di notte.

Raramente ha suonato “a vuoto” o per sbaglio. Può succedere; è successo, ma per coerenza con sé stesso: non era stato disinserito per dimenticanza, e loro erano rincasati, cioè ci avevano provato. Oppure da su erano scesi giù, al primo piano, in cucina, in salotto… tutto già attivato. L’allarme, in entrambi i casi, non li ha riconosciuti e li ha redarguiti urlando nella sua lingua, battendo le orecchie fino ad ubriacarle e a farle dolere.

Da quella volta, con la coppia, non ha più avuto bisogno di usare l’inconfondibile voce.

Mettono ON se deve essere ON-ROSSO; OFF se tocca a OFF-VERDE (o il contrario?) e la corretta sequenza non è più stata dimenticata. 

La notte prosegue.

Lei, appena appena, si è risvegliata; a volte capita, ma sembra uno di quei casi in cui il sonno è subito pronto a ricatturarla. A lei sembra di udire dei rumori; lievi, netti. Poco e niente.

Se ne avvertono a notte fonda, amplificati dalla bolla silenziosa che contiene la stasi notturna dei dintorni. Eppure…c’è qualcosa.

Sembra arrivare da fuori, da lontano. Sembra anche vicino.

Improvviso, più chiaro. Aumenta, trapana e penetra ovunque; potente. L’allarme sta dicendo qualcosa e, al solito, lo fa urlando.

Lei lo riconosce per prima e guarda l’altra metà del letto: è occupata da lui, di fianco a lei. Dunque, lui non c’entra, non è stato lui a solleticare l’allarme inserito scendendo in cucina senza staccarlo. Se lui è qui nel letto, deve essere stato qualcos’altro. O qualcun’altro?

Intanto si è dato da fare anche il cuore, chissà cosa andrà pensando; si è messo a correre.

Lei scuote lui, lo chiama e lo sveglia, ma lo trova già sveglio. Restituito allo stato di veglia senza dolcezza e complimenti. Nonostante il suono assordante ci vuole un po’ per ritrovare coscienza e consapevolezza fino a un momento prima beatamente assenti. Il corpo risponde prendendosi quel po’ di tempo che gli serve, era addormentato profondamente. I pensieri di lei, invece, più veloci delle azioni, continuano a comunicare messaggi di allerta che cozzano contro quelli più razionali e logici di lui.

“Che sarà mai? Magari qualcosa si è staccato dal muro creando movimento, rilevato, giustamente, dal sistema; è sensibile.”  “…Perché suona?” Chiede di nuovo lei, cercando altre risposte.

Un po’ controvoglia lui esce dal letto, dopo aver preso un nuovo appuntamento con i sogni interrotti; disinserisce l’allarme e scende nella zona giorno. Accende luci, controlla porte, scosta tende, ritrova le tapparelle abbassate; scende in garage. Niente e nessuno.

Chissà. – Domani chiamiamo gli addetti all’assistenza – decide la coppia – così non suona giusto. –

Riprendono il filo del sonno rimasto ad attenderli; li accompagnerà fino al mattino.

La coppia, a colazione, si confronta sull’accaduto e scambia le proprie osservazioni al riguardo.

“Ma cosa vuoi che trovino, i ladri, qui dentro, avessimo cose di valore… non c’è neppure una cassaforte. Il pc?? I tablet? Non sappiamo nemmeno usarli.”

La coppia, infatti, pur riconoscendo l’enorme utilità e genialità di tecnologia in generale e software vari, si dichiara orgogliosamente appartenente ad un’altra generazione, quella di carta e penna e matita. Sì, hanno i cellulari, anzi due semplici e grandi smartphone, ma, si sa, diventano obsoleti in fretta e poco appetibili.

“La Tv? È troppo grande per farla uscire velocemente; il microonde??  E’ incassato, mica si mettono a smontare gli elettrodomestici. Beh, il tostapane, magari, sotto un braccio ci starebbe.

Ma poi, cosa vuoi che ci rubino… contante? Si usa sempre meno e le piccole somme per le emergenze si trovano in banca. Chi lo conserva più in casa? Mio nonno nascondeva i risparmi sotto al materasso. Noi, sotto al materasso, abbiamo le doghe.

Oggi è tutto sma-te-ria-liz-za-to! Oggi, sempre più cose, non le tocchiamo più con le mani, adesso è tutto onlain.”

La coppia sorride e sorvola, facendosi scudo, così, di eventuali tentativi di violazione, passati e futuri, del proprio spazio privato, dal significato unico e prezioso. Ma rimane un po’ pensierosa.

La luce entra contenta nella casa, le tapparelle sollevate le hanno dato via libera, e la trova, tutto sommato, abbastanza riposata, con toni e suoni delle altre mattine.

Per prima se ne accorge lei.

“Come mai c’è un graffio sul vetro, in basso? È incrinato. E questi pezzetti bianchi?

Vengono dalla tapparella… la lista è rotta. Guarda che buco.

…Non le avevi bloccate dall’interno?” Lui si difende: “mmmh… no, c’era l’allarme, l’ho inserito.”

Infatti l’allarme se n’è accorto, ha capito, ha avvisato del tentativo di infrazione e, probabilmente, chi ha tentato di penetrare ha desistito e rinunciato.

Il giorno stesso la coppia incarica un’azienda esperta di provvedere ad un nuovo tipo di allarme senza fili, dotato di sensori perimetrali, collegato alla centrale operativa, più nuovo, avanzato ed efficiente.

La coppia ha ritrovato la serenità, dopo un lieve scompiglio, e prosegue con la routine, la sera, fino all’ora del riposo.

Al Louvre sì, i malintenzionati sono riusciti ad entrare, a ottobre.

A casa loro, no.

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2 commenti »

  1. La sezione sui velieri in taverna è splendida. è una specie di “certificato di identità” dell’uomo: “Pazienza, Metodo, Cura”.
    Nella parte centrale, la narrazione si sofferma forse un po’ troppo sui dispositivi (la poltrona che si muove, l’ascensore, il tipo di allarme, gli smartphone), lasciando poco spazio alle sensazioni fisiche dei protagonisti.

  2. Grazie, Pino Luca, per la riflessione interessante e utile.

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