Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Lui” di Pino Lucà Trombetta

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Ce l’ho fatta.

Da quando i genitori di Rocco sono partiti non ho fatto che insistere, nell’unico modo che ho: ingrossando la patta dei pantaloni. Finché quell’imbranato si è deciso a telefonare.

L’ha presa alla larga: – domani che fai? Partono; la nonna; la neutralizziamo.

Io continuavo a premere.

  • Vieni? – ha chiesto alla fine.

Dall’impulso che ho ricevuto, ho capito che Rosanna ha detto si.

Non ne posso più. Costretto nei pantaloni al cinema, nel costume sulla spiaggia oppure appiccicoso e odoroso, dopo gli strusci nella 500. E anche quando mi facevano prendere aria, non ero affatto libero, stretto fra l’elastico per mutande e la zip che pungeva.

Prima di Rosanna, ancora peggio.

Mi accusava di essere io la fonte di pensieri e immagini oscene che gli fiorivano in testa; di piaceri che non si poteva permettere; di peccati che l’avrebbero perduto in eterno. Ero il Nemico. Mi evitava come un appestato: anche al risveglio, quand’ero al massimo, o mentre m’insaponava e gli lanciavo messaggi sotto la doccia.

Ma adesso basta!

*

Rosanna arriva puntuale, alle quattro.

Davanti allo specchio sopra il comò, nella stanza dei genitori, sistema i riccioloni intorno al volto. Io e Rocco rimaniamo sulla poltrona reclinabile. Finché lui, ringalluzzito dalla mia crescita, la raggiuge e la cinge da dietro incollandomi alle relative rotondità.

Lei ha in mano la cornice d’argento coi genitori il giorno delle nozze, magrissimi, nel fondale fiorito dello studio fotografico. La posa, prende quelle di due neonati, poi i rossetti e gli attrezzi da trucco.

D’improvviso, si stacca da noi e raggiunge il comodino con le pillole antiacido e la sveglia ticchettante.

  • Non posso …
  • Perché?
  • Questi oggetti … parlano
  • Addirittura, cosa dicono?
  • Cosa pensi di fare? Sarai all’altezza?

E poi … ho parlato con mia sorella ieri sera

  • Come sta?
  • Mi aveva promesso di darmi oggi uno dei preservativi che tiene sempre in borsetta

Mi sento già prigioniero; ma lei continua:

  • Stamattina ero in ansia per l’esame e l’ho dimenticato.

Lui la rassicura, abbassa la serranda. Ci sediamo tutti e tre sulla sponda del letto.

Nella penombra lei attacca a parlare dell’esame di letteratura latina:

  • Ventisette, soltanto…
  • Come mai?
  • M’ha fregato la stanchezza; ho confuso le Georgiche con le Bucoliche.

Io non so cosa siano e non mi interessa saperlo.

Ma devo ammettere, per una volta, che lui è bravo. Continuando a parlare di aliscafi, autobus in ritardo e caldo esagerato, lei lo aiuta a slacciare il bottone e sfilare il jeans attillato. Siamo ormai all’unisono. Pianifichiamo l’assalto finale, quando il telefono squilla. Rocco scatta:

  • Prima che la nonna si svegli – dice. 

Non si limita però a sollevare la cornetta e staccare il telefono, come farebbe qualunque maschio di robusta costituzione. Si impelaga nella telefonata. Prima chiede scusa: l’aveva scordato. Poi ringrazia e continua: certo, bene ci penso, ne parliamo dopocena, in sede.

  • Chi era? – chiede Rosanna emergendo col busto dal copriletto sotto cui si era rifugiata
  • Don Mino, l’assistente spirituale
  • Quel ficcanaso…
  • Ho mancato una cosa importante
  • Cosa?
  • L’assemblea: era alle tre.
  • Più importante di me?
  • Mi hanno eletto presidente della Federazione degli Universitari Cattolici
  • Bravo
  • Un corno. Don Mino dice che non posso fare il presidente della FUCI ed essere fidanzato con un’atea.
  • Come si permette
  • Devo chiarire
  • E tu?
  • Non voglio perderti…

Lo vedo stasera. Nel frattempo….

Solleva del tutto il copriletto e riprende da dove ci eravamo interrotti.

Solo che quella discussione mi ha spento e Rocco non se n’è accorto.

Inizia l’esplorazione in basso, come nella 500, con più agio, sperando di azzerare la telefonata e i sensi di colpa che gli ha generato. Senza di me, però, non può fare molto e io non sento nessun dovere verso chi non mi ha consultato prima di partire lancia in resta.

Sto a vedere.

Per fortuna Rosanna se ne accorge. Si svincola dagli abbracci inconcludenti.

  • Perché aut-aut?
  • Cosa?
  • Meglio et-et – gli dice – Fare il Presidente e il fidanzato
  • Farei male l’uno e l’altro
  • Non è detto. Vediamo

Gira intorno al letto, lo raggiunge e inizia a tirare giù piano, in un colpo solo, pantaloni e biancheria. Poi, venendo su lenta, con la mano lungo un fianco per accarezzargli il musino triste, mi sfiora. Troppo a lungo perché sia involontario.

Mi riprendo subito e per la prima volta mi trovo libero: da mutande e zip pericolose per la mia incolumità. Entusiasta: lei sta in piedi, con la camicia aperta e sento la meta vicina, a pochi centimetri. Capisco che mi conviene allearmi con Rosanna che ha il mio stesso obiettivo, mentre lui… non lo so. Ma devo pazientare.

Si distende accanto a Rocco e iniziano un lungo dialogo fitto e sussurrato; con richieste e promesse d’eterno amore. Inconcludente.

Tutto apprezzano, quei due, tranne me che sono l’unico che può far concludere l’incontro alla grande. Quelle smancerie mi demotivano.

Mi soccorre lei che, continuando le tiritere amorevoli, mi spinge in basso, strisciandomi sui peli tanto agognati. E lì inizia il corpo a corpo.

Mi guida delicatamente sotto il pube, fino all’umidità in fondo al percorso. Ma più ci prova, più Rocco si dimena. Smette di parlare, si allaccia a lei rendendo impossibile quel movimento furbo che preannunciava il successo. Non c’è più spazio di manovra. Stretto fra la pelle morbida delle due pance, resisto: non perdo la speranza. Ma Rocco si agita sempre più e anche Rosanna mi abbandona ormai al mio destino.

Mi rassegno. Cerco di convincermi che anche così, in quel tepore vibrante non è male. E mi lascio andare sulla camicia a fiori di lei, odorosa di bucato. Fingendo che la resa sia una scelta.

Per un po’ me ne sto buono e Rocco tira fuori i testi dell’esame di economia che vuole fare a giugno. Lei lo chiama e lui glielo dice. Studia mattina e pomeriggio, sull’aliscafo che lo porta su e giù dall’Università, a Messina; dopocena fino a tardi. Approfitta del fatto che io non interferisco nei suoi propositi.

Una mattina è sul balcone, col manuale di Centorrino in mano, semisdraiato sulla sedia reclinabile con le strisce di plastica verde.

Sento che i pantaloni si scaldano, all’altezza della mia postazione.

  • Chiudi le imposte, Rocco – urla sua madre – c’è troppo sole.

Deduco che qualcosa che chiamano sole, in certe circostanze ha un effetto ricostituente. Inizio a premere. Lui fa finta di niente; continua a leggere. Anch’io continuo e lo obbligo a sistemarmi meglio nei pantaloni. Insisto finché si alza, posa il libro aperto sulla sedia-sdraio e va al telefono.

L’appuntamento con Rosanna è dopocena.

Mi porta a prenderla con la 500. Parlano: siccome è presto e domani è domenica, scelgono di andare sull’autostrada, fino a Scilla. Lui parcheggia sul lungomare. Iniziano a descriversi il paesaggio. È una gara di definizioni sdolcinate. Lui parla di luci della Sicilia tremolanti nel mare d’inchiostro; lei di lampioni solitari nella spiaggia fuori stagione. Per un attimo rimpiango di non avere anch’io uno o due occhi per godere di quelle meraviglie. Perché poi? Sarebbe solo distrazione dal mio lavoro. E lo è anche per loro che si impappinano in quelle sbrodolate verbali.

A un certo punto Rocco si ricorda dei miei richiami, stamattina, che lo hanno convinto a telefonare. Quel pensiero basta ad attivarmi, almeno un po’.

Si dànno da fare nel modo collaudato: reggiseno e camicia di lui; cintura del pantalone e reggicalze, eccetera. Tutto come sempre, anche per me: con l’elastico che stringe e riduce il flusso sanguigno; la cerniera in agguato. Ma stavolta rischio meno. Sono rimasto morbido, a mezz’asta, né carne, né pesce. E c’è poco da maneggiare.

Sono giù di morale. Di lui c’è poco da fidarsi. Ma anche di lei che, l’ultima volta, non ha fatto abbastanza.

Si ricompongono.

Mentre torniamo a Reggio, Rosanna parla di un certo Simone. È ragioniere, apre uno studio e vorrebbe assumerla. Da come lo dice sembra che Simone voglia fare molto di più o almeno lei lo vuol far credere a Rocco.

Lui dice che Reggio Calabria non gli basta più: vuole partire, in autunno dopo la laurea, andare a trovare amici che vivono al Nord.

Speriamo! Chi sa se da un’altra parte me lo farà fare.

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2 commenti »

  1. questo racconto è parte di un gruppo di nove che hanno in comune l’ambientazione storico/ culturale e il personaggio Rocco

  2. Ciao, a me piacciono molto i cambi di veduta insoliti e devo dire che anche in questo caso non sono rimasto deluso. Bella la cornice religiosa che accompagna la storia, contrasta con l’essenza stessa e il fine del “protagonista”, anche lui ben caratterizzato nei suoi pensieri ed intenti decisamente più libertini.

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