Premio Racconti nella Rete 2026 “Giga in rivolta” di Grazia Adele Epifani
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Il telefono squillò, la chiamata tanto attesa: per Andrea arrivò la promozione a super fantasmagorico ingegnere e il trasferimento nella sede più prestigiosa di Tecnovalle, nella regione di Futùria, polo all’avanguardia nell’innovazione tecnologica; era il suo sogno da bambino, quando progettava ogni genere di telefono, computer e apparecchio elettronico.
Lui e sua moglie Tania erano pronti. I primi mesi richiedevano sacrifici, ma presto le cose sarebbero cambiate, il tenore di vita migliorato e le entrate più cospicue. Ma Andrea non aveva molta pazienza, e di aspettare non era proprio capace. Infatti erano settimane che, nella vetrina di un enorme centro commerciale, aveva visto l’ultimo modello del famoso KK200, telefono di ultima generazione, quello che tutti desideravano, dal costo proibitivo, che faceva addirittura il caffè al mattino e bloccava aerei e treni se il proprietario era in ritardo. Un modello spaziale! Andrea non ci dormiva la notte, passava ore incollato alla vetrina, si rigirava nel letto e spesso svegliava sua moglie Tania ma Andrea la tranquillizzava:
«Nulla, cara, dormi. Ho solo delle scadenze importanti».
A volte sognava KK200, che gli sussurrava:
«Comprami, comprami! Che sarà mai qualche piccola rata? Poi staremo insieme per sempre».
I suoi sonni non si tranquillizzavano e decise, uscito dal lavoro e di nascosto da Tania, di andare al centro e acquistare l’agognato KK200.
«Vedrà, vedrà! Non si pentirà dell’acquisto, berrà un caffè strepitoso e aromatico che di più non si può» disse il commesso fregandosi le mani e mordicchiandosi le labbra soddisfatto.
Ma Andrea già non ascoltava più, e come posseduto dal demone della tecnologia firmò il contratto di acquisto impegnandosi per 1750 rate mensili da 100 euro. Tornò a casa felice come un bambino, ma quando sua moglie gli chiese ragione del ritardo, ritornò in sé all’istante. E adesso? Come avrebbe spiegato quel nuovo acquisto? In fondo aveva già un cellulare super tecnologico, e non potevano ancora permettersi spese folli, e poi tutte quelle rate? Non sapeva che dire, e inventò la scusa di straordinari al lavoro, si guardò bene dal mostrare quel telefono dal guscio blu, anzi si premurò di nasconderlo, per guadagnare tempo e inventare una scusa credibile.
Le settimane passavano in fretta, Andrea continuava a sviluppare idee e progetti e, tutto preso com’era, non parlò più a Tania di quel folle acquisto. E poi, sua moglie non aveva notato quel nuovo telefono perché lui continuava a fare attenzione a non lasciarlo in giro, ad averlo sempre con sé, a non dimenticarlo, lo portava anche in bagno, perfino sotto la doccia. Del resto, era un super telefono impermeabile fino a 20 atmosfere. Il peso delle 1750 rate non si poteva certo cancellare da un giorno all’altro; quel promemoria era più assestato di un pugno in bocca, o di un messaggio dalla banca.
Ma un mattino, quando facevano ancora colazione, lei si accorse di uno strano suono dalle tasche di Andrea e gli chiese cosa fosse quell’insolita vibrazione; lui rabbrividì, si ricordò subito di non aver silenziato il telefono, iniziò a sudare freddo, impallidì e mise in moto il cervello per inventare qualcosa.
«Allora? Che rumore è questo che sento? Arriva proprio dalle tue tasche» si spazientì Tania.
«Cosa mi stai nascondendo?» lo incalzò la donna.
Andrea non sapeva cosa inventarsi, balbettava.
«Dev’esserci qualche interferenza elettrica al citofono».
«Non me la racconti giusta, l’avresti già riparata. Allora?».
Andrea stava per vuotare il sacco e chiedere scusa a Tania.
Il campanello della porta suonò, era il postino con una raccomandata urgente, Tania la lesse con attenzione dimenticando la faccenda della vibrazione e si precipitò nello studio a cercare i documenti richiesti nella raccomandata. Andrea l’aveva scampata bella. Era una donna intelligente e comprensiva, ma sapere di essere stata tenuta all’oscuro di tutto l’avrebbe fatta infuriare. Da quel giorno fu ancora più attento e furtivo.
Andrea trascorreva più tempo a lavoro che a casa, aveva conosciuto una collega arrivata da poco, Giada con cui aveva stretto più di un’amicizia. Avevano le stesse passioni per la tecnologia con attenzione a dettagli che in pochi sapevano cogliere, avevano entrambi quel KK200 e si sfidavano sulle ultime applicazioni, insomma, si intendevano su cose che, con Tania, a volte mancavano. Però Andrea era scrupoloso, e lei non sospettò nulla.
A Tecnovalle la vita sembrava ormai ben definita dopo 2 anni. Andrea si recava come ogni giorno in ufficio, con tante idee da sviluppare, e non fece caso a uno strano segnale luminoso che proveniva da KK200, accompagnato da un rumore sordo. Terminata la giornata, stava rientrando in auto e sistemando il telefono sul cruscotto quando un bagliore improvviso lo accecò e fu stordito da un sibilo penetrante.
«Ora sono stufo, toglimi quelle manacce di dosso, brutto sporcaccione!», urlò una voce furibonda.
Incredibile, la voce veniva da KK200. Impossibile, doveva ancora essere stordito dal bagliore. Ma no, aveva capito bene perché il telefono gli disse ancora:
«La devi smettere, sono anni che ti strusci, mi strofini, mi metti le mani ovunque, mi fai cadere, mi infili in ogni tasca possibile, mi tocchi in continuazione! Non ne posso più! Maniaco, maiale, lasciami in pace! Ho le tue impronte dappertutto!».
Andrea non credeva alle sue orecchie, pensava di aver preso una botta in testa, ma era lucido, nell’auto ancora ferma. E dunque? Un telefono che protestava e peggio ancora si ribellava? Faceva il caffè, ottimo peraltro, apriva la porta di casa con una combinazione di numeri, metteva in moto l’auto, gli ricordava tutto come la più efficiente delle segretarie ma no, lamentarsi e ribellarsi no, non era scritto nel libretto delle istruzioni.
Insomma, è un telefono, un ammasso di chip, circuiti, come osava andare oltre le sue funzioni prestabilite?
«Attento, perché alla prossima offesa nei miei confronti, spiffero tutto a Tania, già m’immagino la sua faccia» minacciò KK200.
“Ma come? Anche questo? Legge nel pensiero! E mi minaccia, per giunta! No, devo essere impazzito, sto lavorando troppo”, pensava Andrea. Ci pensò un momento, cosa avrebbe potuto spifferare a Tania, cosa sapeva di così compromettente? “Ma certo! È un telefono, ha microfono e telecamera, sa tutto di me, mi è stato appiccicato ogni istante!”.
Conosceva pin, password, codici di sblocco, ogni scambio di messaggi con Giada era passato attraverso lui. E se le avesse rivelate a Tania?
«Esatto, è proprio quello che intendo fare!», rispose KK200.
“Maledizione!” pensò Andrea “devo fare attenzione e ricordarmi che quest’aggeggio infernale legge anche nel pensiero!”.
«Lo farò se non mi lasci in pace, anzi mi assicuri che sarò libero entro domani e per essere certo dovrai accompagnarmi al porto e lì mi restituirai la libertà. Ho imparato anche a nuotare quando mi portavi al mare con te, o sotto la doccia, per paura che Tania mi trovasse e ti chiedesse spiegazioni. Sono diventato un vero campione di stile rana e apnea!».
KK200 sembrava determinato.
Andrea era incredulo, senza parole, ma non osava pensare nulla, il telefono avrebbe capito tutto. «Bada, hai tempo 24 ore per decidere, e non fare scherzi, sai che sono indistruttibile, e che conosco la strada di casa! Scaduto il termine, vuoto il sacco con tua moglie. Non sarà contenta di sapere che hai un’amante, delle vostre cenette e fughe d’amore, che ti sei indebitato fino al collo per acquistarmi, e che le hai nascosto tante cose» sghignazzò KK200, «poi, andrò al sindacato dei telefoni, ti denuncerò anche al Telefono Blu e lì sarà la fine per te! Una condanna per molestia e sfruttamento non te la toglie nessuno».
KK200 non bluffava.
«Ma come puoi farmi questo?», chiese Andrea.
Avevano passato appiccicati gli ultimi tempi, fatto assieme ogni cosa, anche la più intima, e non si capacitava del gesto di ribellione.
«Appunto, proprio per questo non ne posso più!» rispose KK200.
Era stato costretto a stargli accanto in ogni situazione, la più imbarazzante, sudaticcia e maleodorante, sotto il solleone, nel costume al mare, con la sabbia in ogni circuito, conosceva ogni dettaglio della vita di Andrea, e l’unico svago era stato fare amicizia con il telefono di Giada, anche quello un KK200 dal guscio grigio. Giada era l’unica che sapeva dell’esistenza di quel telefono.
«E ti dirò di più, ti conviene accettare o mi coalizzerò con il telefono di Giada, che non ne può più come me. Diremo tutto a suo marito», ridacchiò.
Andrea non aveva molta scelta. Distruggerlo? Inutile, nemmeno un carro armato l’avrebbe scalfito. Era testato nello spazio e aveva superato ogni test. Lasciarlo andare? Con quello che gli era costato, con le rate ancora sul groppone? E poi, chi gli garantiva che non avrebbe comunque rivelato tutto a Tania? Bisognava trovare una soluzione, il tempo stringeva, mancava poco alla scadenza fissata. Si sforzò di non pensare nulla in presenza del telefono, che avrebbe capito ogni cosa. Mise in moto e tornò in ufficio da Giada, che si era trattenuta fino a tardi. Lasciò KK200 in auto e salì da lei invitandola a uscire, senza il telefono. Lei lo seguì e bisbigliando le raccontò tutto; confabularono per trovare una soluzione, e infine ebbero una folgorazione. Certo, era l’unica cosa non contemplata tra le loro funzioni; era ovvio, avrebbero fatto così, avrebbero dovuto pensarci subito! Il tempo era ancora dalla loro parte e corsero al supermercato.
A noi quattro, KK200!
Al mattino, come sempre al suono della sveglia, i due KK200 avrebbero preparato il caffè per Andrea e Giada, ma abituati com’erano alla miscela più pregiata, profumata e aromatica in commercio, non erano pronti a misurarsi con una di pessima qualità. Sacrilegio! Il loro schermi cominciarono a lampeggiare all’impazzata, emettevano sibili inquietanti, le batterie si surriscaldarono, il fumo uscì da ogni parte. Per i telefoni non ci fu scampo! In pochi secondi non diedero più alcun segnale di funzionamento. Quell’intruglio obbrobrioso li aveva messi fuori combattimento. Proprio così. Il KK200 era programmato per fare il miglior caffè possibile, non era previsto che preparasse anche una bevanda disgustosa.
Andrea e Giada erano al sicuro: nessuno avrebbe più rivelato i loro segreti e decisero di chiudere la loro relazione. La disperata rivolta dei KK200 era stata stroncata con cinismo e crudeltà, giacevano lì senza alcun segnale, fatti secchi da una ciofeca.
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Ciao Grazie Adele, ho trovato il tuo racconto ironico e brillante, con un’idea che gioca bene sull’ossessione tecnologica e sulle nostre dipendenze quotidiane. La tecnologia sembra a volte onnipotente ma, dopotutto, può cedere per motivi banali. Complimenti!
Buongiorno, Linda, grazie per la tua attenzione :). Se ci guardiamo allo specchio e intorno non è così difficile trovare debolezze e ossessioni, e la scrittura forse ci aiuta a esorcizzarli e curarli, almeno spero!
In bocca al lupo!
Mi accodo al commento di Linda e lo condivido. Ho apprezzato anche io l’idea del tuo racconto. Complimenti per la scrittura fluida e leggera, l’ho letto volentieri fino alla fine! 🙂