Premio Racconti nella Rete 2026 “La storia di Lina” di Giacomo Ingrami
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Adelina, detta Lina, era figlia di contadini, Giuseppe ed Angela, che col loro lavoro, in una azienda agricola di Decimo, Lucca, potevano garantire l’essenziale e poco più.
All’età di 14 anni, conosce bene la zia Patrizia, che si trova a fare la donna di servizio a Genova in casa di una contessa. Dopo un colloquio con lei, saputo che il lavoro suo è discretamente retribuito, anche se richiede serietà, onestà, e impegno, decide di far cercare anche per lei un lavoro simile. La zia, dopo pochi giorni le telefona e le dice che, l’amica della contessa, anch’essa molto ricca e vedova di un ambasciatore, sarebbe interessata ad avere una cameriera. Disposta a pagarle il viaggio a Genova per poterla conoscere.
Lina col consenso dei genitori decide di partire. Arrivata a Genova, l’attende la zia che l’accompagna a casa della signora, Giuseppina, benestante donna sulla cinquantina, con cui dopo un dialogo di qualche minuto per conoscersi, stringono un patto. Lina diventa così la donna di servizio a tempo pieno e avrà un sola mezza giornata di libertà alla settimana oltre a 15 giorni di riposo durante l’estate, quando la signora andrà in vacanza alle cinque terre, dove un’amica la ospita per un paio di settimane.
Lina inizia così il suo lavoro, con impegno guadagnandosi la fiducia di Giuseppina. Continua per alcuni anni, fino a quando, dopo qualche delusione amorosa, conosce Arturo. Un gran bell’uomo, benestante pure lui, che la corteggia facendola innamorare poi, dopo qualche mese, le propone di integrare il suo reddito diventando la donna di compagnia di alcuni amici suoi. Lina dopo qualche riflessione comincia ad accettare incontri con amici di Arturo. Le tariffa per le prestazioni, inizialmente sono decise da lui, ma poi Lina comincia a sentirsi autonoma e comincia a svolgere il mestiere più vecchio del mondo.
Affitta un piccolo appartamento e li riceve i suoi spasimanti. Aumenta il costo delle sue prestazioni e la clientela aumenta pure. In alcuni anni, si ritrova con un gruzzolo soddisfacente ma in questo momento, conosce un console svedese, biondo, alto e simpatico di cui si innamora perdutamente. Nel frattempo rimane orfana di padre e di madre in pochi mesi. Rientra alla casa paterna per vendere il bestiame che nessuno sarebbe più in grado di curare.
Rimane incinta e nasce un bellissimo bambino, biondo, con un sorriso stupendo. Dopo 3 anni, il console viene richiamato in patria e Lina rimane sola. Con un discreto conto in banca, oltre ad una bella Mercedes, ritorna a Decima. In pochi giorni riesce a trasformare la casa rurale in una trattoria tradizionale. L’attività raggiunge ottimi risultati, sei giorni di apertura alla settimana e sempre tanta gente che viene per mangiare il menù più tradizionale possibile. Tordelli al ragù, matuffi, rovelline, biroldo e per finire buccellato, annaffiato con ottimo rosso toscano o chianti. Il bambino, di nome Albin, cresceva in una situazione economica molto buona e con una mamma disponibile a soddisfare ogni sua esigenza.
Cresceva quindi viziato e a 17 anni già aveva appreso tutti i vizi possibili. Fumava, amava bere, amava giocare a carte e a biliardo e spesso per farsi notare offriva da bere a tutti. Tanto soldi non ne mancavano. Troppo buono e amico di tutti era finito in brutte compagnie e anche nel giro della droga. A 25 anni fu trovato morto in un bagno, con una siringa piantata nell’alluce sinistro.
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Ciao Giacomo ho letto con curiosita` la storia di Lina , una storia piena di passaggi molto forti , complimenti per il racconto e in bocca al lupo per il premio .