Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “La storia di Lina” di Giacomo Ingrami

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Adelina era nata in una famiglia di contadini nei primi anni 50. I genitori, Giuseppe e Angela gestivano una piccola azienda agricola nel comune di Pavullo in provincia di Modena, non distante dalla via Giardini. L’azienda si trovava sulla carreggiata che portava al Carrai, in quel tratto che si dice fosse parte della storica via Vandelli. Il collegamento tra Modena e Massa voluto da Francesco III D’Este nel 1737. Adelina che tutti chiamavano Lina, era una bellissima bambina, orgoglio dei genitori che col loro lavoro di contadini, in una piccola azienda con 6 mucche, un toro e un piccolo pollaio con una decina di galline, riuscivano a garantire l’essenziale  alla loro piccola famiglia. Lina cresceva e a scuola era abbastanza brava. Dopo la terza media, a 14 anni, aveva cominciato ad aiutare nei campi e andando a portare il latte al caseificio. Era appena ritornata dal caseificio alle otto di mattina, quando la mamma le comunicò che sarebbe arrivata sua sorella, Patrizia, di ritorno da Genova dove svolgeva il lavoro di donna di servizio di una contessa, assieme al marito Giulio che invece era il maggiordomo, ma che non era potuto venire. La zia di Lina si sarebbe trattenuta pochi giorni per poi tornare al suo lavoro. Per la ragazza, conoscere bene la zia era molto stimolante. Arrivata, dopo i saluti di rito ed un pranzo abbondante, Lina non vedeva l’ora di dialogare con la zia. Infatti, sedute sulla panchina, all’ombra della noce, davanti a casa, Lina aveva cominciato con le domande.

  • Come ti trovi a fare la donna di servizio? –
  • Mah, come dire, è un lavoro umile ma se svolto con passione da anche qualche soddisfazione. La contessa mi tratta bene, cerca di accontentarmi in tutto, ovvio che bisogna meritare questa situazione, con umiltà, onesta e dedizione. –
  • Anche tuo marito è soddisfatto del suo lavoro?-
  • Certo, lo ha scelto da oltre 30 anni e anche lui viene trattato molto bene dalla signora e sa dedicarsi al suo impegno con serietà. Abbiamo un guadagno che ci consente un discreto tenore di vita, ci accontentiamo –
  • Vedi zia, io sono molto indecisa, se continuare a studiare o trovarmi un lavoro. Secondo te potrei fare la stessa carriera tua? –
  • Certo che potresti, sei molto carina, educata, dipende solo da te.-

Lina va a Genova, ospite della zia che la mette in contatto con Giuseppina, donna benestante sulla cinquantina, con cui raggiunge un accordo economico e di impegni. Lina inizia il suo lavoro, con mezza giornata alla settimana di riposo e la sera dopo le ore 20, oltre a 15 giorni all’anno nei quali Giuseppina andrà a casa della sua amica alle 5 terre. Guadagnatosi la fiducia di Giuseppina, dopo alcuni anni conosce Artura, un gran bell’uomo benestante che la corteggia facendola innamorare, poi dopo qualche mese le propone di integrare il suo reddito, incontrando amici di Arturo. Le tariffe inizialmente le decide lui, ma poi, Lina comincia a sentirsi autonoma e comincia a svolgere il mestiere più vecchio al mondo. Affitta un mini appartamento dove si svolgono gli incontri e aumenta di molto il costo delle prestazioni. Nel frattempo resta orfana di padre e madre in pochi mesi, quindi rientra a casa per vendere il bestiame che nessuno più potrebbe curare. Conosce un console Svedese, di cui si innamora e resta incinta e nasce un bellissimo bambino biondo, con un sorriso stupendo. Dopo 3 anni il console viene richiamato in patria e lei rimane sola. Decide di tornare al suo paese, con un discreto conto in banca, una bellissima Mercedes e in pochi giorni riesce a trasformare l’azienda agricola in una trattoria tradizionale. L’attività raggiunge ottimi risultati, sei giorni di apertura settimanale e sempre tanta gente a mangiare il menù più tradizionale possibile: Tordelli al ragù, matuffi, rovelline, biroldo e per finire buccellato, annaffiato con ottimo toscano o chianti. Il bambino Albin cresceva in una condizione economica molto buona e con la mamma disponibile a soddisfare ogni sua esigenza. Cresceva quindi viziato, e a 17 anni già aveva preso tutti i vizi possibili. Fumava, amava bere, giocare a carte e a bigliardo e spesso offriva da bere a tutti, tanto i soldi non mancavano. Le discussioni con la mamma erano frequenti, ma lei non aveva polso.

  • Non voglio che tu continui questo tipo di vita, basta!! –
  • Mamma, ma perché dovrei cambiare? Sono invidiato da tutti, posso permettermi tutto, non riuscirai a farmi cambiare. –

Troppo buono e amico di tutti era finito anche nel giro della droga. A 25 anni era stato trovato in un bagno con una siringa piantata nell’alluce sinistro. 

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2 commenti »

  1. Ciao Giacomo ho letto con curiosita` la storia di Lina , una storia piena di passaggi molto forti , complimenti per il racconto e in bocca al lupo per il premio .

  2. Ciao, Giacomo, la storia mi ha colpita molto per due cose che saltano subito all’occhio: la brevità e l’assenza di dialoghi.
    Come se tu volessi sottolineare la brevità della vita del personaggio e il fatto che “Non avessero nulla da dirsi” che, forse (opinione mia), è stato proprio il motivo della fine di Albin.
    In bocca al lupo!

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