Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Nebbia” di Chiara Bernardoni

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Una volta c’erano soltanto i pastori: quelli rudi, un po’ sporchi, segnati dalle intemperie e dalle asprezze quotidiane. Oggi sono comparsi gli sheepdogisti (mi si perdoni il neologismo, comunque più accettabile di “petaloso”), ossia coloro i quali, smessi cravatta o tacco dodici, a seconda delle preferenze di genere, tentano di far fare a un cane qualcosa che non vorrebbe fare per costringere delle pecore a fare qualcosa che non vorrebbero fare. È un nuovo sport, che ha in comune con la pastorizia soltanto la presenza degli ovini, del fango e della cacca di pecora. Nato in Gran Bretagna, è dilagato nel nostro paese conquistando numerosi adepti, tra i quali Tiziano Micheluzzi, che sembrava predestinato alla gestione di uno sportello in Poste Italiane prima dell’incontro con le creature che gli avrebbero cambiato l’esistenza, cioè, appunto, le pecore. 

Tiziano era abilissimo con le pecore: le capiva, le leggeva, le interpretava come fosse nato in una fattoria irlandese. Questo innato talento lo portò, in pochi anni, a gareggiare e a vincere a livello internazionale. Acceso un mutuo trentennale, acquistò una fattoria con gregge annesso e cominciò a dare lezioni di sheepdog agli appassionati. Il tocco finale fu il matrimonio con Rhona Macleod, campionessa mondiale, che, al contrario di lui, in mezzo a un gregge c’era nata: la sua mamma aveva avuto le doglie nell’ovile. La ditta Micheluzzi – Macleod divenne famosa non solo per le competizioni vinte, ma anche per quelle organizzate e nel paesino del Friuli, dove viveva, arrivarono fior di campioni e fior di soldi. Ma questa bucolica prosperità fu drammaticamente interrotta, una caliginosa giornata di novembre, da un tragico fatto di sangue.

Nebbia. E spari, in lontananza. 

Le pecore, a 300 metri, si intravedevano appena, ma Jedd fremeva: le aveva sentite.

Elena si posizionò con il Border Collie al fianco sinistro. Il flock[1] attendeva, vigilato al picchetto da un altro concorrente, Andrea Zorzut, e dal suo cane.

– Come bye! – ordinò e Jedd scattò, iniziando la larga curva che lo avrebbe portato dietro alle pecore. 

Un altro sparo, molto più vicino, stavolta. Andrea cadde in avanti, le pecore schizzarono a fuoco d’artificio.

– Lie down, lie down! – gridò Elena. Jedd si spalmò a terra. Poi gridarono tutti.

 I Carabinieri arrivarono con moderata celerità. Mentre la nebbia mutava lentamente in pioggia, l’attempato maresciallo Marras si diresse, saltellando faticosamente nel fango, verso la scena del crimine. Due sanitari che ciondolavano accanto a un’ambulanza lo preavvisarono che per la vittima non c’era stato nulla da fare.

– Buongiorno! – esordì, prima scivolare rovinosamente a terra. 

Tiziano si precipitò ad aiutarlo a rialzarsi, guadagnandosi uno sguardo d’odio e un secco” Faccio da me”. Meglio evitare di soccorrere gli anziani se, così facendo, ricordi loro che sono anziani.  Imbarazzato, biascicò – Con le pecore il terreno è sempre così…e oggi c’è pure tanta umidità.

 – Le pecore? 

 – Sì, stavamo facendo una gara di sheepdog. Io sono l’organizzatore.

Marras sbarrò gli occhi – Una gara di cosa?

– Una gara in cui i cani lavorano con le pecore.

– Siete pastori? 

– No, lo facciamo per sport.

Il maresciallo squadrò il curioso insieme di persone presenti: uomini di varie età, qualche signora, sporchi di fango da capo a piedi, con accanto un cane analogamente sozzo. Più di uno starnutiva. Discendente da una stirpe di pecorai e arruolatosi nell’Arma per sfuggire a una vita di dure fatiche, decise di avere a che fare con una congrega di dementi.

Micheluzzi spiegò l’accaduto, concludendo – Lo sparo proveniva da quel boschetto laggiù. Poi l’assassino si è dileguato nella nebbia.

Un rapido esame esterno, fatto dal medico legale, sopraggiunto poco dopo l’arrivo delle forze dell’ordine, stabilì che Andrea era stato ucciso con un proiettile da caccia al cinghiale.

– Un incidente? Ma, e se si trattasse di un omicidio premeditato? A priori non può essere escluso. – Marras, dopo una vita passata a occuparsi di furti, risse e faide tra vicini, quasi quasi lo avrebbe preferito. Tanto il morto era morto comunque.  

Mandati due carabinieri a fotografare quel che restava di eventuali impronte e a cercare di rintracciare, nelle brume, chi fosse a caccia nei dintorni, riunì i concorrenti nel soggiorno di casa Micheluzzi. Sapeva che Poirot faceva sempre così. 

Rhona accese il caminetto e preparò vin brûlé per tutti. Arrivarono in tavola due vassoi di biscotti, prontamente presi d’assalto dai presenti, cortesemente scalzi, mentre cinque cani si accomodavano davanti al fuoco stampando orme melmose sul pavimento di cotto.

Nessuno sembrava particolarmente addolorato, nemmeno il cane del morto: accoccolato ai piedi di Elena, divideva serenamente con Jedd una razione di biscotti. La prematura e violenta scomparsa del povero Andrea non sembrava aver spezzato il cuore a nessuno dei convenuti. Solo Neil Sinclair, scozzese campione internazionale, se ne stava su una poltrona in disparte e non aveva toccato cibo. Pallidissimo, sembrava non stare troppo bene.

– Ehm, allora, signori, un po’ di attenzione, prego! – esordì Marras, schiarendosi la voce e battendo le mani per infrangere l’allegra atmosfera conviviale – Ognuno di voi dovrà dichiarare dov’era al momento dello sparo al qui presente appuntato Calogero, che metterà a verbale. – Poi lesse attentamente l’ordine di partenza e i nomi degli addetti al picchetto – Non vedo segnato il signor Zorzut. Vedo invece che, in corrispondenza alla prova della signorina Elena, al picchetto ci sarebbe dovuto essere il signor Sinclair.

Quest’ultimo, sentendosi nominare, intervenne, con voce flebile ma in buon italiano –  Non mi sento bene. Avevo chiesto ad Andrea di sostituirmi…posso andare in bagno? 

– A vederlo, sta davvero male. – pensò Marras, dicendo – Vada, vada, ma torni al più presto. 

Lo scozzese annuì, ringraziò e corse via.

 – Forse è per qualcosa che ha mangiato alla cena di ieri. – commentò Tiziano – Ma sta male solo lui: che sfortuna! 

 – O che fortuna… – pensò Marras –  E se la vittima designata fosse stata Sinclair e l’assassino, nella nebbia, non si fosse accorto dello scambio di persona? 

Dal verbale accuratamente stilato, risultò che cinque dei presenti avrebbero avuto la possibilità di commettere il fatto. Doveva cercare un movente; l’arma del delitto prima o dopo sarebbe saltata fuori, pensò il maresciallo e fece la domanda di rito – Qualcuno di voi sa qualcosa che potrebbe essere utile alle indagini?

Cadde un imbarazzato silenzio. Si udiva solo lo sgranocchiare di un cane che era saltato sul tavolo impadronendosi di un piatto di biscotti.

Una signora di mezza età, del tipo single di ritorno per cessazione matrimonio, si alzò e, senza parere, passò accanto al maresciallo sussurrando – Esca un attimo. 

E Marras, uscito, anziché un movente, ne trovò due.  

Il primo riguardava tale Giulio Santin, attuale fidanzato di Elena. In precedenza la ragazza aveva avuto una storia con la vittima, ma era rimasta disgustata dal suo carattere violento: picchiava spesso il cane e, un paio di volte, aveva alzato le mani anche su di lei. Ieri Zorzut l’aveva minacciata davanti a tutti” Se non torni con me non potrai più guardarti allo specchio!” 

– Che Santin, temendo per la ragazza, avesse ucciso il suo pericoloso ex, ci poteva stare. – pensò Marras. C’era però un’altra possibilità. Così invitò Sinclair a un colloquio nel posto più riservato della casa: la camera matrimoniale dei Micheluzzi.

 La stanza era stipata come un basso napoletano. Oltre al talamo, ricoperto da un copriletto a pelo lungo color Border Collie, e a una culla, c’erano cinque cucce che occupavano ogni altro centimetro quadrato disponibile. 

I due uomini sedettero sul bordo del letto, parlando a bassa voce per non disturbare una neonata che sonnecchiava, succhiando un giocattolo per cani di gomma rosa, accanto a un cucciolo abbracciato a una papera di peluche.

– Lei ha una relazione con Rhona? – chiese Marras a bruciapelo, pregando che allo scozzese non tornasse la nausea.

Sinclair brontolò, guardando per terra – Sì, ma niente di serio. Siamo stati insieme qualche volta, quando capitava. 

 – E il marito potrebbe averlo scoperto?

 – Maybe.

– E aver cercato di ucciderla per questo?

– Maybe. Voi italiani siete molto gelosi e…passionali.

– Ma lei voleva che Rhona lo lasciasse?

– Ma no, assolutamente no. Io sono scapolo e intendo restarlo: sto bene da solo con i miei cani, le mie pecore e la mia mamma. – in odine d’importanza –  E poi ci sarebbe la bambina…for goodness’ sake! – Sinclair rabbrividì.

Marras uscì sotto la pioggia per rinfrescarsi le idee: l’imprevista duplicazione dell’indiziabile lo aveva messo in crisi. 

Venne verso di lui un vecchietto che camminava lentamente, barcollando un po’.

– Maresciallo!

Marras fece istintivamente un passo indietro: l’omino puzzava come una distilleria.

 – Proprio ora questo viene a rompere le palle per qualche furto di galline. – pensò, dicendo sgarbatamente – Venga domattina a sporgere denuncia, adesso mi sto occupando di un omicidio.

L’anziano, però, insistette – Ma si tratta proprio di questo. Avrei dovuto parlarle subito, ma mi mancava il coraggio. Vede, io avevo visto, cioè…

– Ma, allora, lei è un testimone! – lo interruppe Marras, con repentino entusiasmo.

– No, alla mia età, gli occhi non sono più quelli di una volta: credevo di aver visto un cinghiale. Io sono l’assassino.


[1] Il flock è il gruppo di 5 pecore utilizzato nelle gare di sheepdog.

Loading

9 commenti »

  1. Ciao Chiara! Mi piace molto lo stile con cui racconti i fatti con un misto di ironia che rende la narrazione molto scorrevole. L’intrigo mi ha presa molto, quasi è un peccato che il vecchio abbia confessato perché mi sarebbe piaciuto vedere come l’indagine si sarebbe sviluppata. Complimenti davvero 🙂

  2. Ciao Chiara, racconto scorrevole e piacevole da leggere .L` Ambientazione e` originale e l`ironia funziona bene fino alla fine. Complimenti.

  3. Mi accodo ai commenti già presenti: racconto ben sviluppato, la trama mi ha intrigata e l’ironia con cui scrivi è efficace. L’ho letto molto volentieri. Complimenti!

  4. Ciao Linda! Grazie per aver letto e apprezzato il mio racconto. Mi piace porre l’accento sull’ aspetto ironico anche nei “gialli” e far sorridere i lettori mentre li conduco nei garbugli della vicenda. Purtroppo lo spazio del racconto è “ stretto” e si è costretti a giungere velocemente al colpo di scena finale.

  5. Rocco e Alice, grazie per i complimenti!

  6. Il racconto scorre bene con un finale a sorpresa che non ti aspetti. Il registro divertente e ironico si sposa a meraviglia con un fatto tragico. Mi è piaciuto molto che “Rhona Macleod, campionessa mondiale, che, al contrario di lui, in mezzo a un gregge c’era nata: la sua mamma aveva avuto le doglie nell’ovile”.
    Bella storia.

  7. Grazie Fabio per il tuo giudizio positivo molto gradito.

  8. Complimenti Chiara per il tuo racconto, è un piccolo gioiello di ironia e mistero. Il contrasto tra i pastori “di una volta” e i moderni appassionati in cerca di fango e autenticità è raccontato con uno sguardo arguto, mai cattivo, che strappa più di un sorriso. Una lettura piacevole e riuscita.

  9. Grazie Paolo Agazzi, molto lieta per il tuo giudizio positivo.

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.