Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026

Premio Racconti nella Rete 2026 “Figlie delle Stelle” di Elena Gallone

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026

Ci sono sere in cui i pensieri accelerano, si accavallano come immagini dapprima sbiadite e poi, all’improvviso, nitide, come se qualcuno avesse regolato la messa a fuoco del tempo. Chiudo gli occhi e mi ritrovo davanti alla porta dei ricordi.La apro. E da quel fondo silenzioso affiora un’immagine che si impone su tutte.Lucia. Teresa. Erano due sorelle.Abitavamo sullo stesso pianerottolo.

Quel pianerottolo non era solo un luogo di passaggio: era il confine esatto del mondo che ho chiamato casa. La casa di mia nonna materna. Un luogo sospeso, dove il passato non è mai davvero passato.

Lì ho vissuto parte della mia infanzia e della mia adolescenza, insieme a mio fratello Nino e a mia sorella Annamaria.

Condividevamo lo spazio con la famiglia Battista.Un pianerottolo, molte vite.

Lucia e Teresa vivevano con la madre, la signora Maria, vedova giovane, e con due fratelli: Onofrio — per tutti Nofrino — e Saverio.

Nofrino era l’uomo di casa. Gestiva il bar di famiglia, unica fonte di sostentamento.A me faceva paura. Magro, carnagione scura, occhi piccoli, baffetti sottili. Sempre accigliato. Quando lo incrociavo sulle scale, se salutava lo faceva con un grugnito.Saverio, invece, era l’opposto. Più basso, rotondetto, lentiggini e capelli rossicci.Gentile, quasi delicato. Salutava sempre con un sorriso aperto.Lucia era la sorella maggiore.Si occupava della casa.

La mamma aiutava al bar.

Lucia riempiva le stanze di musica. La radio e il giradischi non tacevano mai.

A volte la sua voce — potente, imperfetta, viva — saliva per le scale e invadeva il pianerottolo con un’energia allegra e incontenibile.Era formosa, capelli ricci e rossi, occhi grandi, marroni, accesi.

Una risata fragorosa.Un neo sotto il labbro.Lucia era una radioamatrice. La radio era la sua finestra sul mondo.Ritirata da scuola dopo la morte del padre isolata, aveva perso le poche amicizie.La radio era diventata il suo ponte verso la vita. Parlava con i camionisti, i militari. Qualcuno lo incontrava di nascosto e con uno si fidanzò.Ma quando lui, finita la leva, tornò al suo paese, senza presentarsi alla famiglia,Lucia fu travolta dal disonore. Da allora le uscite le furono negate.Solo accompagnata. Solo sorvegliata.

La signora Maria vestiva sempre di nero. Sempre uno scialle nero sulle spalle.Al collo un pendente portafoto: l’immagine del marito morto giovane. Aveva occhi azzurri e bellissimi, abitati da una tristezza senza tempo.Teresa era la più piccola. Mia coetanea. Andavamo a scuola insieme.Aveva difficoltà di apprendimento. Il pomeriggio mi recavo da lei per aiutarla.Amava i gatti. Soprattutto Jimmy. Il suo percorso scolastico terminò in quarta elementare.

Ricordo un’estate. Io, mia sorella Annamaria e Teresa. Le bambole di stoffa cucite da nonna. Non erano vere, ma per noi erano Barbie. Con loro inventavamo mondi, viaggi, feste incantate.E sopra tutto questo, la voce di Lucia che cantava:Noi siamo figli delle stelle.

Un pomeriggio cantammo tutte insieme. Ballammo. Ridemmo tanto.Scoprimmo di essere una band. così, decidemmo di chiamarci: Le Figlie delle Stelle.Preparammo uno spettacolo. Volevamo invitare tutto lo stabile. Fantasticammo sugli abiti da indossare. Provammo passi improbabili. Sempre divertendoci e ridendo moltissimo.Finché un pomeriggio le nostre voci scatenarono l’ira della signora Morgese,e dal piano di sopra ci raggiunse un urlo che ci gelò il sangue.

Fu decretata la fine dei giochi e, di conseguenza, lo scioglimento della band.

La famiglia Morgese era composta dalla madre e due figli.Una donna corpulenta, sempre vestita di blu, ingioiellata, profumata.Camminava lentamente, appoggiandosi alla ringhiera, che sembrava lamentarsi sotto il suo peso. I figli la scortavano in silenzio, come in un balletto trattenuto.Marcolino, il maggiore, minuto, inquieto, trascurato, noi lo chiamavamo “il Gigante”.Filippo, il minore, era l’opposto. Alto, elegante, gentile. Sempre con un libro in mano.Un giorno chiese ad Annamaria se poteva portarle i libri. Le parlò di poesia.Lei scoppiò a ridere e scappò via. Per noi divenne “il Poeta”.

Dopo lo scioglimento della band, mia nonna e la signora Maria decisero che Lucia poteva portarci al parchetto. Eravamo di nuovo libere. Riprendemmo a cantare per strada: figlie delle stelle.Poi arrivarono i ragazzi. Gli sguardi. Le risate.I segreti.Finché uno di loro si presentò davanti alla scuola. Una maestra avvisò tempestivamente mia nonna.Confessammo. Punizione immediata. A Lucia tolsero la radio.A Teresa rimase solo il gatto.

Gli anni passarono.

Le nostre vite si separarono. Un giorno venni a sapere che Lucia si sarebbe sposata. Con Filippo. Il Poeta.Era felice. Ma malata.Tumore alle ovaie.Chemioterapia. Fu ripudiata dalla suocera.Filippo le restò accanto. Ricominciò da zero. Raccolse cartoni. Costruì una vita.Teresa, invece, se ne andò all’improvviso. Una pancreatite fulminante.

Mi venne in sogno. Mi chiese di dire a sua madre di smettere di piangere.Di lasciarla andare.

Mi recai dalla signora Maria.Ci abbracciammo.. forte. Non la rividi più. Ora non riesco più a passare sotto casa di nonna.

Risalgo quelle scale solo con la mente. Il pianerottolo.Il nostro palco sul mondo. Non ci sono più.

Vivono altre famiglie. Ma i loro nomi restano legati a me da fili invisibili della memoria.

Lucia.

Teresa.

Annamaria.

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1 commento »

  1. Ciao Elena, il tuo racconto mi è piaciuto molto. Agrodolce. L’intreccio di vite che hai creato è molto realistico, così come la normale separazione successiva. Incontriamo tante vite durante la nostra storia e, nonostante molte poi si separano da noi, tutte ci lasciano qualcosa. Complimenti 🙂

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