Premio Racconti nella Rete 2026 “Nel ventre della balena” di Emanuela Trotta
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2026Le si affollano in testa tanti pensieri quella mattina di metà settembre. È di nuovo il primo giorno di scuola. Da scuola, in fondo, non se n’era mai andata.
Seduta in cattedra, osserva la sua terza B mentre entra in classe, a piccoli gruppi, riconoscibili già da come occupano lo spazio. Inizia a farsi un’idea di loro partendo da quelli che corrono per sedersi dietro, sperando di essere così al riparo dagli insegnanti quella mattina e, con un po’ di fortuna, pure per il resto dell’anno.
Le torna in mente un’immagine di sé vecchia di trent’anni almeno. Era il secondo giorno degli esami di maturità, quello della versione di greco. Tra greco e latino, nel suo anno la sorte aveva deciso per il temutissimo greco.
Seduta al suo banco, da sola, si sentiva agitata e confusa. La paura di non essere all’altezza delle aspettative, proprio nel momento decisivo, le stringeva la gola. La commissaria di greco era esterna ed era molto più giovane dei suoi insegnanti titolari, tutti piuttosto anziani, formali, severi senza sforzo. Questa invece era una ragazza, anche agli occhi di una diciottenne. Bionda, con i capelli tagliati cortissimi, si muoveva agile tra i banchi nel suo completo pantaloni. I suoi sguardi erano dritti, per nulla compassionevoli. Non sorrideva. Era una tosta. Si capiva subito.
Suona la prima campanella dell’anno. Lei chiede all’ultimo arrivato di chiudere la porta. Si va in scena. Si presenta sorridendo, si avvicina ai ragazzi, fa un sacco di domande durante il suo discorso improvvisato, che in realtà segue un canovaccio sperimentato da anni. Con l’atteggiamento suggerisce partecipazione, entusiasmo se possibile.
Effortless.
La parola le torna in mente all’improvviso. Un mantra recente: fare le cose, sì, ma senza che lo sforzo si vedesse.
I ragazzi sono arrivati tutti senza un foglio o una penna. Qualcuno sbadiglia, qualcun altro fissa qualcosa sotto il banco. I telefoni arriveranno dopo, pensa.
«Mettiamo via i cellulari: spenti nello zaino, a scuola sono vietati.»
Iniziano le regole, gli obblighi, i divieti. Anche lei rientra nel ruolo, gettato volentieri alle ortiche per tutta quella lunghissima estate.
Passando accanto al suo banco, la commissaria aveva gettato lo sguardo sul compito. Si era chinata verso di lei e, indicando una parola precisa del testo, aveva sussurrato:
«Ma che cazzo hai scritto.»
Per lo shock di quella parola — allora non così di moda e di certo non a scuola — ci aveva messo un paio di minuti a capire. Aveva tradotto male bios, che pure un asino sapeva voler dire vita.
Cretina, si era detta, senza aprire bocca.
«Cosa vi aspettate di imparare in queste lezioni che abbiamo davanti per tre ore a settimana? Qualcuno sa cosa significa la parola filosofia?»
Lo chiede sperando che anche quest’anno in classe ci sia una Sofia, e che sappia il significato del proprio nome. La Sofia di quest’anno non ne ha la minima idea.
Mentre parla agli studenti, si ascolta.
È nel ventre della balena. Protetta dalle tempeste. Quelle sono fuori: non a scuola, non nell’ora di filosofia.
Quella ragazza bionda degli esami l’aveva liberata. Il timore di non essere all’altezza, l’autocritica costante che la accompagnava in ogni cosa, si erano sciolti grazie alla violenza improvvisa di una parolaccia. Ora era concentrata, il compito davanti a lei. Facile come una versione di greco.
Avrebbe creato anche per quella classe uno spazio sicuro. L’avrebbe fatto mettendoci sforzo e impegno, e l’avrebbe chiesto anche a loro. Era inevitabile.
«La parola con cui iniziamo la storia della filosofia è una parola greca. Eros, che vuol dire desiderio. È l’amore per ciò che è bello: nel corpo, nel carattere, nell’anima. È una scala da salire, che ci porta verso una versione migliore di noi stessi, fino ad innamorarci anche del sapere, della conoscenza.»
Anche quell’anno scolastico era iniziato.
Era nel ventre della balena, dove la fatica ha ancora un senso, e si sentiva a casa.
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Ciao Emanuela, mi è piaciuto davvero molto il tuo racconto. Racconti proprio bene il ruolo dell’insegnate e di come questa figura sia in grado di creare un impatto enorme nelle vite degli studenti, sia nel bene che nel male. Mi piace molto anche il concetto di effortless in cui credo stia proprio la maestria di ogni professionista. Complimenti!