Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti per Corti 2021 “La Privazione di Viola” di Sabina Rizzo

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021

  Viola era una ragazza intelligente, di bell’aspetto, apparteneva ad una famiglia agiata, il padre era un ricco proprietario terriero, aveva tanti possedimenti, case molte delle quali ereditate dai genitori, lavorava come fabbro presso un duca, commissionandogli diversi lavori per il restauro del suo enorme castello.

Il duca aveva due nipoti, uno dei quali si recava spesso presso il castello a visitare il duca, Alessandro così si chiamava il nipote, vedeva Viola accompagnare il padre presso  il duca ed era rimasto affascinato da quella esile ragazzina bionda, notata quasi per caso. Un giorno si prese di coraggio e si avvicinò a lei, salutandola, rompendo quella  catena di silenzio e di imbarazzo che lo avvolgeva all’improvviso, ogni volta che la incontrava,  l’imbarazzo lo bloccava non riuscendo a dire nemmeno una parola. Finalmente un giorno, riuscì a sciogliere l’imbarazzo e a palare con lei, stringendo un amicizia che con il passare degli anni, nonostante si vedessero sempre meno frequentemente e nonostante i reciproci cambiamenti fisici, divenne solida nel tempo.

In quel periodo  il re iniziò a chiedere tasse sempre più esose a chi aveva possedimenti terrieri, terreni  e case, nel frattempo la moglie del fabbro si era ammalata gravemente e le cure costose richiedevano molto denaro, nonostante avesse da anni messo da parte qualche cosa e nonostante lavorasse tanto, non riusciva a far fronte a quell’ingente somma di denaro che quotidianamente serviva  per pagare le spese e le cure mediche. Col passare del tempo aveva accumulato un enorme debito che doveva estinguere al più presto se non voleva rischiare enormi sanzioni. Un giorno un messaggero del re si presentò a casa loro, portando una lettera che attestava la carcerazione del fabbro, perché non aveva estinto il debito. Dopo pochi giorni il fabbro, venne rinchiuso nelle secrete di una rocca fortificata, la paura per la malattia della moglie ed il pensiero che la sua famiglia fosse sola e priva degli aiuti necessari, lo faceva stare male, il timore della moglie malata lo teneva in ansia, aveva perso la fiducia nella giustizia. Il fatto di essere stato prelevato in quel modo da casa, di essere trattato come un animale e non come un essere umano e di essere ingiustamente accusato, lo  avevano portato a  smarrire la fiducia in se stesso e verso il mondo circostante.

Era  una persona umile, dedita al lavoro e alla famiglia, non comprendeva il senso di quella ingiusta sentenza, se avesse avuto del tempo a disposizione, sarebbe riuscito a ripagare il debito, anche lavorando dalla mattina alla sera, in un attimo gli era stata tolta la dignità, in nome di un disegno ben più grande. Trascorse molto tempo rinchiuso in quel luogo buio e angusto, vedendo uomini perdere il senno e  smarrirsi nelle paure più profonde dell’anima, riflettendo sulla propria fede, cercando di ritrovare nei ricordi più lontani, una luce di speranza, qualcosa che gli desse la forza di resistere e che lo tenesse in vita. Quale religione seguiva questo re, il denaro, il potere logorano l’animo, prevaricando sulla capacità di giudizio e sul discernimento fra bene e male, la corruzione  prevale sulla libertà, la dignità ed il rispetto dell’altro. Intanto Viola si era rimboccata le maniche, aiutando la madre malata come meglio poteva, ed iniziando a coltivare i terreni del padre con le derrate agricole che rivendeva al mercato, riuscendo a pagare le costose cure mediche e le medicine di cui la madre aveva bisogno e cercando di ripagare il debito del padre,  attendendo la giustizia di quel Dio che avevano sempre rispettato e che non aveva mai cessato di pregare, aspettando che il padre un giorno  finisse di scontare la pena e ritornasse a casa.

Con amore ed affetto aveva curato la madre e si era presa cura di lei, la donna lentamente si riprese. Intanto la popolazione resa schiava da quel regime corrotto ed autoritario ed impoverita fino alla fame iniziò a ribellarsi, riuscendo durante un agguato ad uccidere il re e mettendo in fuga i suoi uomini, mettendo al potere, un uomo retto e leale che si interessasse del suo popolo. Intanto il fabbro  fece ritorno a casa. Dopo poche settimane il nipote del barone si presentò a casa loro dicendo che il barone era morto e gli aveva lasciato in eredità il castello, disse che si era trasferito lì da alcuni giorni, che si sarebbe occupato della cura della sua proprietà e che il palazzo era troppo grande per abitarvi da solo, chiese la mano della ragazza ai suoi genitori, che accettarono di buon grado.

Viola andò in sposa al giovane e si trasferì nel sontuoso castello, dove visse felice per anni e dove nacquero i suoi due  figli.   

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.