Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti nella Rete 2023 “Viaggio in corriera” di Ave Moretti

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2023

La portiera si era aperta con lungo soffio e l’aria del primo mattino era entrata gelida e insistente . L’autista aveva preso con impazienza una sigaretta dal pacchetto, si era girato verso L’uomo e, quasi a giustificarsi, aveva bofonchiato: “Tanto siamo in anticipo,” poi era sceso e aveva preso a misurare a grandi passi la distanza dall’autobus al margine della strada; una folata di vento aveva fatto entrare il fumo dolciastro, ma al passeggero non dispiaceva. Nessuno era entrato, le prime persone, sarebbero salite , probabilmente, alla fermata del paese che si scorgeva in lontananza, sulla collina. Tonino sorrise, ricordava ancora il nome di quella manciata di case. Nella campagna intorno, quasi nulla era cambiato, era poco più che bambino quando, su un autobus blu, percorreva ogni mattina quelle strade.

Quella stessa notte, avrebbe stupito Sara, l’avrebbe incantata con i dettagli più minuziosi. Ripensandoci, si era accorto che, nel resoconto sul viaggio del giorno precedente, aveva tralasciato la descrizione degli ambienti. Così, mentre il movimento meccanico riprendeva a cullarlo, le immagini di ieri, della costa e dei pini marittimi, che nel sogno aveva omesso, si sovrapponevano a quella campagna dove i casolari bianchi sembravano giocattolini gettati a caso dalla mano di un gigante. Neppure dell’odore della salsedine, le aveva parlato, ma come si può raccontare un odore? Del resto, Sara, per la prima volta, era rimasta con lui fino all’alba e aveva riso di gusto quando lui, imitando il ragazzo che era salito senza timbrare il biglietto, aveva ciondolato le braccia come uno scimmione svogliato. Al mattino, prima di lasciarlo, lo aveva addirittura pregato di rifare la vocetta inviperita della ragazza che, nel sedile dietro, confidava all’amica la lite con il fidanzatino. Certo, aveva anche dimenticato di dirle che le rondini erano tornate e non aveva saputo descriverle il profumo delle tamerici e dei pini, ma non vedeva l’ora di rimediare.

Si concentrò, inspirando con forza, ed ebbe la netta sensazione che le immagini entrassero dalla punta del suo naso. La vallata era cosparsa di grandi cuscini colorati, cuscini profumati, ora di erba, ora di terra fresca, ora della nebbiolina del primo mattino e là, dove i primi raggi del sole faticavano ad entrare, quasi si poteva percepire un odore tiepido che si confondeva con quello aspro e olioso della corriera.

“La corriera”, decise che l’avrebbe chiamata così, quando nel sogno le avrebbe raccontato questo viaggio, e Sara avrebbe sorriso di quel nome vecchio e desueto, poi avrebbe scosso la testa e quella luce antica avrebbe riacceso i suoi grandi occhi verdi. Sì, quella notte sarebbe stato capace di farle sentire anche i profumi. Per troppi mesi, quando lei sussurrava “Raccontami qualcosa di bello” , lui restava muto.

A volte, frugando fra i ricordi sbiaditi della giornata, era riuscito a parlarle solo dei giochi d’acqua della fontana della stazione che si alzavano in pinnacoli ritmati e disuguali e delle facce tristi dei magrebini e degli africani che lo salutavano davanti al solito bar. Non poteva raccontarle all’infinito quelle poche, misere immagini; in fondo, anche le parole con cui le aveva descritto la gioia dei bambini nei lunghi pomeriggi al parco giochi, erano state dette e ripetute troppe volte. Così ogni notte, da più di un mese, a quella domanda, lui restava muto, le stringeva con forza la mano e lei spariva , il fondo del sogno diventava improvvisamente bianco, come un quadro ancora da dipingere e lui spalancava gli occhi sulla luce gialla dell’abajour che lasciava sempre accesa. Poi, Tonino, rimaneva ad osservare le ombre proiettate nella stanza fino all’alba e, quando la prima luce del giorno tagliava in due l’angolo del comodino, allora , e soltanto allora, allungava faticosamente la mano per spegnere quell’innaturale compagnia.

Ad ovest, il sole stava diradando la spessa coltre di nuvole e, ad intervalli quasi regolari, le macchie verde scuro delle sughere spezzavano il colore uniforme del grano appena nato. Lo stridìo dei freni lo distrasse da quel cupo ricordo. Del resto, da ieri tutto era cambiato; poco dopo l’alba, dopo l’ennesima notte insonne, era salito sulla prima corriera che andava verso il mare, senza pensare, senza biglietto, come se una mano lo avesse sollevato e depositato lì. In un primo momento aveva pensato che forse era il luogo ideale per farsi una santa dormita, ma niente di tutto questo era successo.

“E’ giovedì, giorno di mercato. ” Commentò il conducente riportandolo alla realtà, poi azionò il pulsante e indicò con un cenno della testa le due donne che stavano salendo. Queste armeggiarono un po’ per timbrare i biglietti e si accomodarono pesantemente nel sedile dietro a quello di Tonino.

Successe anche quella mattina, ciò che era accaduto il giorno precedente.

Era come se, sedendosi, quelle robuste signore di mezza età, avessero rovesciato le valige della loro vita tutto intorno.

Tonino sorrise, anche se fossero rimaste in un silenzio perfetto, gli odori che avevano sparso in quel piccolo rettangolo di spazio, raccontavano già abbastanza.

Chiuse gli occhi e la campagna rumena prese facilmente il posto di quella che scorreva dal finestrino, era abbastanza facile, perchè prima di conoscere Sara, l’aveva visitata in lungo e in largo con due amici. Era primavera come adesso, ricordò il verde, che sembrava un verde diverso, le staccionate basse, infinite, e lo stupore dei pagliai; campi disseminati di pagliai, come qui non si vedevano più. Adesso gli sembrava quasi di sentire l’odore dei camini delle piccole case in pietra con i lunghi tetti spioventi.

Squillò un cellulare, una delle due donne iniziò una conversazione a bassa voce, parlava in maniera perentoria e concitata, come quando si vuole assolutamente convincere qualcuno .Tonino si disse che forse aveva sbagliato le generalità delle passeggere, in fondo quella che stava ascoltando , non sembrava una lingua latina, aveva più la durezza del russo o dell’ucraino.

Chiuse di nuovo gli occhi e provò ad immaginare gli spazi illimitati dell’Ucraina. Stavolta non era semplice, le poche conoscenze che possedeva di quei paesi, risalivano a qualche lontano documentario televisivo, ma si fece guidare volentieri dalla fantasia. In fondo, che importanza può avere la realtà oggettiva, se chi ne ascolterà la narrazione, non appartiene più a questo mondo?

La donna chiuse la conversazione, poi lasciò andare un lungo sospiro comprensibile in tutte le lingue. Tonino realizzò che, probabilmente, aveva parlato con il figlio; un figlio abbastanza grande dal quale poter esigere attenzione e disciplina.

Intanto la corriera, ballonzolando, già si inerpicava fra le strette viuzze del paese. Alla fermata, oltre all’aria frizzante che sapeva di erba appena tagliata, salì un gruppo di adolescenti. Le facce insonnolite e gli occhi bassi, lo riportarono indietro ad una mattina di quaranta anni fa, quando, angosciato e infreddolito, cercava di ripassare a memoria chissà quale dimenticata formula per chissà quale dimenticato professore di matematica.

L’uomo sorrise di quelle paure lontane e scosse la testa, come solitamente faceva Sara, quando lui, prima di quella notte, non sapeva cosa raccontarle.

I ragazzi si erano sistemati negli ultimi sedili, con un ordine e un silenzio che a Tonino parve innaturale, Nei suoi ricordi, l’autobus di quella stessa linea, era tutto un fremere di discorsi, scherzi e risate, ma non avrebbe saputo dire quanto questo corrispondesse alla realtà, o se fosse uno scherzo della memoria.

Intanto le due donne dietro di lui avevano iniziato a chiacchierare con voci sostenute ed allegre: era la loro giornata di libertà, l’uomo immaginò che si mettessero d’accordo su ciò che avrebbero fatto in città; poi i toni si abbassarono per dare vita ad una conversazione più mesta, confidenziale. Frasi intercalate da brevi silenzi, piccole esclamazioni, facevano aleggiare fra i sedili il vapore umido delle cucine, il sapore delle stanze anguste e sicuramente un po’ tristi del loro quotidiano. Nelle consonanti scivolate e stanche si poteva leggere la pazienza che dovevano somministrare costantemente, assieme alle medicine, a coloro che accudivano. Nei suoni gutturali, quasi troncati a metà, gli sembrava di leggere la rabbia di frasi non dette o il rigurgito di lacrime mai piante. Pensò che era una vita amara la loro, ma neanche questo riuscì a scalfire la leggerezza che provava in quel momento: la gioia di poter reindossare il mondo. Un mondo che avrebbe raccontato a qualcuno felice di ascoltare.

Non mancava molto, dopo la curva, se non ricordava male, sarebbero apparsi i forti bastioni e le mura. All’improvviso un’esplosione di colore lo lasciò senza fiato, era la fioritura di quegli alberi che, impropriamente, nella zona chiamavano sicomori e che, ad intervalli quasi regolari, costeggiando i lati della strada offrivano le loro meraviglie ai viaggiatori.

Tonino scosse la testa e sorrise, perché quella notte, dopo aver spento con un gesto antico l’abajour, si sarebbe abbandonato al sogno e, appena lei si fosse distesa accanto, lui le avrebbe regalato, dipinte dal fucsia dei sicomori, le sue parole più belle.

6 commenti »

  1. Delicatissimo, in tutti i sensi. Letteralmente in tutti i sensi: un racconto da leggere con la vista, l’olfatto, il gusto e con l’anima.

  2. Molto bella questa storia di viaggio sospesa fra l’alba e il tramonto. Un uomo che fa la sua spesa di paesaggi, persone, immagini, parole e odori per preparare e servire alla sua donna ogni notte un racconto nuovo. Mi ha ricordato Occhi di cane azzurro. Bella prosa molto descrittiva. Complimenti e in bocca al lupo!

  3. Ave! Mi è piaciuto molto questo tuo racconto, perché mI ha trasportata in diversi paesaggi. L’attenzione che dai ai profumi crea un’atmosfera quasi fiabesca. La leggerezza e la freschezza della tua scrittura, inoltre, sono sicuramente un punto di forza! Continua così

  4. Ogni viaggio è un sogno e leggendo il tuo racconto mi hai fatto sognare.
    In bocca al lupo!

  5. Un racconto nel quale il potere evocativo delle parole viene sfruttato al massimo e portato a livelli di pura poesia.
    Complimenti!

  6. Davvero un bel racconto. Bello il tuo stile e molto fluida la narrazione. Molto ben caratterizzati i personaggi, anche psicologicamente, a partire da quello del protagonista. Bellissime le descrizioni dei paesaggi .Un racconto fra sogno e realtà carico di colori e belle sensazioni. Complimenti Ave! In bocca al lupo.
    Marco Bugliosi

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