Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti nella Rete 2023 “Le lacrime della Vergine di Pontecroce” di PierPaolo Neggia

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2023

L’uomo col mantello verde percorse con passo incerto il ponte di legno che attraversava il piccolo corso d’acqua che si snodava attraverso la foresta delle Tre Streghe. La fitta bruma mattutina rendeva incerti e minacciosi i contorni di ogni cosa che lo circondava.

Non era mai stato in quel posto ma sapeva di essere sulla strada giusta: le spallette di legno di quel modesto ponticello erano intarsiate con le figure di mostriciattoli deformi, dall’aspetto vagamente umano, dipinti con una pittura dai toni giallo oro così intensa e vivida da farli quasi balzar fuori dal legno e muoversi nella nebbia come ombre paurose.

“Questo è esattamente l’effetto che voglio ottenere.” Pensò l’uomo superando il ponte ed inoltrandosi nel tortuoso sentiero chiazzato di muschio che si intravedeva tra le piante secolari.

Si sentiva rinfrancato da quello che aveva visto perché ora sapeva di essere vicino all’Antro delle Tre Streghe e quelle figure diaboliche dipinte sul legno non potevano impressionare un pittore esperto come lui.

“Io so fare immagini ancora più spaventose quando metto i diavoli sulle mie tele.” Pensò sorridendo sotto la barba rada che incorniciava il suo viso da ragazzino.

Ma il sorriso si gelò sulle sue labbra quando, giunto all’ennesima svolta del sentiero, vide il drago. Veniva fuori da sotto un masso ricoperto d’edera, enorme, con la pelle squamosa di un viscido verde e la bocca spalancata con fiamme rosseggianti che uscivano dalla sua gola pronte ad avventarsi su di lui.

Balzò indietro al riparo di un tronco con il corpo intriso di un freddo sudore. Attese un attimo respirando affannosamente, poi azzardò un’occhiata oltre il suo riparo. Il drago era ancora lì, immobile. Allora comprese e il sangue riprese a fluire sulle sue vene.

Avanzò fino a toccare la bocca del mostro ridacchiando per il sollievo e parlando a voce alta per darsi coraggio.

“Scorza di legno! Solo un’immagine colorata e scolpita sulla corteccia di una quercia. Ma quanta maestria! Io non riuscirei mai a renderla così vera e piena di vita. C’è della magia vera in quest’opera.”

Una voce femminile gli rispose da un refolo di nebbia che si snodava sul sentiero davanti a lui.

“Fa piacere sentire che sai apprezzare la nostra arte.” Una figura alta e flessuosa si mosse verso di lui, seguita da un’altra più bassa e robusta e da una terza talmente magra e diafana da apparire e sparire tra le ombre ed i rari raggi del sole che filtravano sotto le fronde.

“Chi sei tu? E chi cerchi?”

L’uomo sollevò gli occhi verso il bel viso bruno della prima donna che aveva parlato.

“Sono Antonello Salice apprendista pittore nella bottega di Mastro Guido della Macchia. O meglio ero un’apprendista, ora vorrei diventare un Mastro Pittore ed aprire una mia bottega. Per farlo devo vincere la gara di pittura per il Trittico dell’altare della chiesa di Pontecroce.

Mi servono dei colori speciali, colori capaci di dare calore e movimento alle immagini sacre da imprimere sul legno delle pale. Mi hanno detto che voi siete capaci di prepararli.”

La donna alta con un bel viso sorridente rispose. “Io sono Alina la Terza Strega e miscelo i colori. – Indicò la figura diafana – Questa é Mirella, la Prima Strega che ha disegnato le immagini che vedi qui intorno. Quel donnone invece è Robinia la seconda Strega. Lei sa come scolpire il legno tirandone fuori queste forme. Ti serve anche la loro opera oppure ti basta solo una composizione di diverse tinture?”

“I colori saranno più che sufficienti.” – Si affrettò a precisare Antonello- “Ma avrò bisogno di tante tonalità e sfumature per realizzare i miei dipinti.”

“Seguimi!” Disse Alina guidandolo verso una fenditura tra la vegetazione che chiudeva il sentiero. Scostò con la mano una cortina d’edera e lo fece entrare in un ambiente più simile a un enorme tronco cavo che a una caverna, illuminato da torce infisse alle pareti e da focolari che scaldavano dei calderoni di ferro sospesi. Il pittore alzò gli occhi sulle immagini che sembravano volteggiare sulla parte superiore dove il fumo fluiva verso l’esterno. Poi girò la testa per poter ammirare le immagini sui lati che sembravano accompagnare il suo cammino in una lunga e silenziosa processione.

“Indicami i colori che ti servono aspirante Mastro Pittore.”

Lui fece un gesto circolare col dito indice “Voglio una grande tavolozza con ognuno di questi.”

Lei rise, una risata strana come un suono incantatore che pulsava nelle sua gola. “Ti costerà caro!”

“Quanto?”

“Almeno trecento pezzi d’argento.”

Lui sospirò “Anche se porto tutto quello che ho al banco dei pegni non riuscirò a darti nemmeno la metà di quello che chiedi.”

Alina lo squadrò “Mi verrebbe voglia di buttarti fuori di qui a calci ma in fondo sei carino e hai uno sguardo che mi piace. Dimmi una cosa Antonello: non hai paura di mettere dei colori preparati da una creatura del demonio su una pala d’altare?”

Lui scosse la testa “Tutto quello che vedo qui è arte. E l’arte, per me, è bellezza, passione e fede. Nessuna creatura del demonio potrebbe fare nulla di simile.”

Lei rovesciò la testa all’indietro facendo fluire fino a terra la sua folta chioma color della notte. Poi spalancò la bocca ed emise un’altra risata questa volta più intensa,carica di un’allegria feroce ma, allo stesso tempo, di un’innocenza primigenia.

“Non so decidere se sei tanto stupido perché sei giovane e ingenuo oppure perché sei nato ingenuo e cosìmorirai. La nostra arte mostra la vita ed il movimento. L’arte che pratichi tu dipinge immagini sacre, immobili e sospese nell’eternità.”

“Io voglio infondere vita e movimento nelle mie immagini. Per questo mi servono i vostri colori madonna.”

Ancora quel suono inquietante ma allegro. “Non chiamarmi madonna! Io sono una figlia della foresta, come loro. In ogni modo ho deciso di preparare i colori che mi chiedi. Saranno pronti domani alla nona ora. Portami quello che puoi racimolare, ma le prime dieci opere che usciranno dalla tua bottega saranno mie!”

Sei ore più tardi, all’imbrunire, un nuovo personaggio entrò nell’Antro delle Tre Streghe. L’uomo era alto e robusto con un cappuccio di felpa grigia calato sul viso dai tratti grifagni e si muoveva con la sicurezza di chi era già stato in quei luoghi.

“Hai preparato i colori per Antonello Salice?” Chiese senza preamboli piazzandosi di fronte ad Alina intenta a rimestare in diversi calderoni pieni di liquido colorato e gorgogliante.

Lei annuì con un secco movimento del capo.

“Con tutti gli ingredienti richiesti?” Incalzò lui perentorio.

Lei alzò un’ampolla all’altezza dei suoi occhi “Manca l’ultimo! L’essenza che li farà collassare al primo raggio di sole.”

“Allora devi metterne una bella dose. Sei sicura che funzionerà?”

“Poche gocce di questo e il colore verrà giù tutto dal supporto di legno, proprio come mi hai chiesto.”

Lui sogghignò estraendo dalla cintura una borsa pesante e tintinnante

“Questo è la metà del tuo compenso il resto te lo darò quando avrò vinto la gara domenica mattina.”

“Non hai già commesse sufficienti per soddisfare la tua avidità Giacomo Veltri? Sei il più famoso mastro pittore della contrada, puoi permetterti di lasciare le briciole a un giovane e sconosciuto concorrente.”

“Antonello è un giovane di talento, anche se è un idiota. Ho messo io in giro la voce che qui avrebbe potuto trovare tinture fatte con ricette magiche di creature demoniache e lui ha abboccato subito.

Tuttavia, se riesce a mettere una sua bottega nella città, mi porterà via del lavoro in futuro. Per questo voglio stroncare la sua carriera quando è all’inizio.”

Alina lo fissò continuando a rimestare nel calderone. “Secondo lui tutto quello che noi tre facciamo è arte e quindi opera di creature ispirate dal vostro Dio e non dal demonio.”

Giacomo rise di gusto. “E’ questo che pensa lo sciocco? L’arte si fa con l’acqua benedetta e lo zolfo di Satana mescolati insieme. L’arte è l’immagine di una splendida meretrice come te unita alla figura di un angelo del paradiso. E solo un vero artista sa come dosare e combinare nel modo giusto elementi così in contrasto tra loro.”

“Quindi io sarei una puttana ai vostri occhi?”

Mastro Veltri si avvicinò sfiorando con le dita il seno rigoglioso che traboccava dal suo corsetto ed agitando la borsa che ancora teneva in mano in modo da far tintinnare le monete.

“Tu sei una donna giovane, bella e strega. Rappresenti l’essenza di ogni tentazione, il fulcro di ogni pensiero lubrico che si affolla nella mente di un uomo. Lascia che la tua vera natura venga allo scoperto e godiamone insieme.”

Alina piegò di nuovo il capo all’indietro e la sua strana ed agghiacciante risata esplose tra le pareti di roccia dell’antro. Perfino la cinica sicurezza dell’uomo si incrinò in uno spasmo incontrollato che gli fece fare un passo indietro vacillando.

La forma diafana della Prima Strega si insinuò tra loro portandogli via la borsa piena di denaro dalla mano. E la Seconda Strega, intenta a tagliare un enorme tronco d’albero in un angolo dell’antro, calò con tutta la forza delle sue braccia nerborute la lama dell’accetta sul legno facendo scaturire una nube di schegge che ronzarono minacciose intorno al suo volto.

Lui si voltò e raggiunse l’uscita dell’antro con un passo più affrettato di quello che avrebbe voluto tenere. Ma quando fu fuori si voltò per gridare “Spero che i tuoi incantesimi funzionino anche su Antonello strega! E la prossima volta che verrò a portarti il resto del tuo ricco compenso mi aspetto di ricevere in cambio qualcosa di più di una risata e di trucchetti da fattucchiere.”

Dal fondo dell’antro risuonò la voce ironica di Alina. “Non preoccuparti Mastro Veltri. I miei colori si scioglieranno al sole nel punto e nel momento giusto.”

La domenica della gara per il trittico della chiesa di Pontecroce arrivò fin troppo presto.

C’era praticamente tutta la popolazione del borgo e del contado concentrata sul sagrato davanti alla chiesa e c’erano i mastri pittori in gara con le loro opere ancora coperte da una pesante drappo e disposte davanti al portone di legno intarsiato dell’edificio.

La commessa che avrebbe premiato il vincitore faceva gola a molti artisti.

Pontecroce non era che un borgo di qualche migliaio d’anime ma era regolarmente attraversato da flussi di pellegrini diretti alla Città Eterna perché quello era l’unico ponte solido e sicuro per superare il grande fiume. Il vescovo Oderzo Delcalice, uomo di piccola statura ma di grande energia e intraprendenza, aveva deciso di fare tesoro di quel passaggio di fedeli.

Intorno a quella che erastatala la misera e minuscola chiesetta del posto aveva organizzato un grande campo di tende e baracche di legno dove i pellegrini potevano fermarsi e trovare ristoro e riparo. Quelli che potevano pagare proseguivano al mattino, quelli privi di mezzi si fermavano e prestavano la loro opera nei lavori di ampliamento ed abbellimento della chiesa. Così l’edificio cresceva in dimensioni ed importanza, come crescevano le ricchezze del vescovo ed il benessere del popolo.

Oltre al ben noto Giacomo Verri ed al semisconosciuto Antonello Salice erano arrivati molti altri concorrenti come Gaspare da Pistoia, Alvise da Venezia, il famoso Vladimir Tarascov dalla lontana Varsavia e persino un grande pittore di icone della corte di Bisanzio: Costanzo Lascaris.

Poco prima che sorgesse il sole arrivò anche il Vescovo Oderzo con la sua sagoma piccola e rotonda avvolta da una mantella dorata. Era circondato da una fitta schiera di diaconi biancovestiti e salmodianti. Impartì una benedizione sbrigativa con un breve cenno della mano a tutti i presenti, poi fece cenno di rimuovere i drappi. Le pale dipinte comparvero alla prima luce dell’alba. Tutte mostravano la stessa scena: la deposizione di Cristo dalla croce sorretto da una dolente Vergine Madre che sosteneva il suo corpo esangue con l’aiuto di un coro di angeli che la circondavano in una nuvola di disperazione. Gli stili pittorici erano tuttavia notevolmente dissimili da un’opera all’altra. Gli occhi cisposi del prelato esaminarono da vicino ogni immagine con i diaconi ed i villani che spiavano ogni sua mossa cercando di avvicinarsi per poter ammirare a loro volta l’arte profusa su quelle bozze di pale d’altare.

Una volta conclusoil suo esame Oderzo indicò due opere ed i diaconi le sollevarono portandole dentro la chiesa, divisi in due processioni parallele, intonando canti sacri e giaculatorie solenni.

Le due opere prescelte erano quelle di Giacomo Verri e di Antonello Salice e furono disposte dietro l’altare con la parte dipinta orientata verso il rosone centrale di vetro policromo sulla cupola della chiesa.

Il vescovo si sistemò sulla sedia curiale al centro dell’altare ed i diaconi si disposero ai lati come due ali bianche e fruscianti.

Anche i pittori entrarono e si disposero ai piedi dell’altare. Dietro di loro i manti variopinti e cenciosi del popolo di Pontecroce invasero tutte le navate riempendole di mormorii e di miasmi.

Il vescovo arricciò il naso e fece un breve cenno. I diaconi tirarono fuori gli aspersori e crearono una nube di profumo d’incenso che scacciò ogni odore sgradevole. Tutti si disposero ad aspettare il primo raggio di sole nascente che avrebbe raggiunto le vetrate policrome del rosone incastonato nella parte superiore della facciata, chiamato l’Occhio del Vescovo.

Era quello il momento decisivo per emettere il verdetto tanto atteso.

La luce del sole baluginò incerta giocando tra i tasselli di vetro e creando un gioco di ombre diffuse e di chiazze di luce via via sempre più vaste ed intense, fino a quando una pennellata di raggi si fece largo fino all’altare colpendo direttamente le immagini sul legno delle pale.

Tutti trattennero il fiato. Antonello Salice chiuse gli occhi incapace di sopportare la tensione di quel momento. Giacomo Veltri invece mantenne i suoi occhi fissi sulla pala del rivale con concentrazione feroce.

Una voce infantile si levò dal fondo della navata centrale invasa dai paesani “Guardate! Quella Madonna sta piangendo.”

Un brusio intenso si levò da ogni angolo mentre tutti gli occhi si giravano verso l’immagine dipinta da Antonello che aprì gli occhi e guardò smarrito ed incredulo quello che stava capitando alla sua opera.

“Anche gli angeli piangono. È un miracolo!” Esclamò un’acuta voce femminile che riuscì per un attimo a soverchiare il brusio di tanta gente sconvolta dall’emozione.

Il vescovo si alzò dal suo seggio ed impose il silenzio alzando una mano con le cinque dita coperte da anelli d’oro massiccio. Si portò vicino alla pala di Antonello esaminandola con attenzione, poi parlò per la prima volta con una voce profonda che usciva dal suo ventre a forma di botticella e si diffondeva stentorea tra le navate e le volte della chiesa. “Qualcuno sa spiegarmi cosa succede? Mastro Antonello Salice, questa è opera vostra! Ditemi perché le immagini stanno lacrimando.” “Io…….io……”-Disse il giovane pittore balbettante- Non so come spiegarlo.”

“Io invece lo so!” Tuonò Giacomo Veltri che si era appena riavuto dalla sorpresa “Questo giovane pittore ha usato una vernice scadente che si scioglie ai raggi del sole. Un errore frequente che nasce dall’inesperienza e dall’arroganza di volersi misurare con veri Mastri Pittori quando non si padroneggiano bene certe tecniche.”

Il vescovo allungò la mano e sfiorò la pittura con la punta delle dita. “Eppure, solo una parte della vernice usata negli occhi è scesa lungo le guance della Vergine e degli angeli sotto forma di piccole gocce che sembrano lacrime autentiche. Il resto del dipinto è intatto e la vernice in ogni altro punto sembra perfettamente applicata e ben asciutta. Mastro Salice sapreste spiegare un effetto così sorprendente? E soprattutto sapreste riprodurlo nella pala più grande del trittico che ornerà questo altare?”

Antonello deglutì, divenne rosso in viso, ansimò ma quando riuscì a parlare la sua voce risuonò molto più sicura “Io penso di poterlo fare. Vostra Eminenza io mi impegnerò, lavorerò senza soste e riuscirò a farlo di nuovo, se……… vorrete farmi l’onore di affidarmi la commessa.”

“Non saresti solo in quest’impresa. – Disse il vescovo con un tono vibrante d’entusiasmo- Noi ti aiuteremo con le nostre preghiere. Tutto il popolo di Pontecroce e i pellegrini che arriveranno da ogni parte d’Italia e del mondo ti aiuteranno pregando e portando generose offerte a questa chiesa per fare in modo che il miracolo della Vergine che piange sulle spoglie di Cristo morto in croce si rinnovi ogni volta che la nostra fede risulterà abbastanza forte da invocare la grazia e la pietà di Dio che la tua opera esprime con tanta intensità.”

“E’ un miracolo.” Salmodiarono i diaconi congiungendo le mani e volgendo gli occhi alla volta illuminata dal sole ormai alto sulla cupola della cattedrale.

“E’ un miracolo” Fecero eco i popolani prostrandosi in ginocchio e facendosi il segno della croce.

“Non è un miracolo, è un trucco del demonio!” Strillò Giacomo Veltri che cercava disperatamente di uscire dalla trappola dove i suoi intrighi e l’inganno di una fattucchiera l’avevano portato.

“Lui ha messo un’essenza malefica che agisce solo sul bianco perla usato per gli occhi.

Questa essenza, frutto del lavoro malefico delle Tre Streghe della foresta, è ciò che provoca lo scioglimento della vernice e ci dà l’illusione che le immagini piangono vere lacrime.

Ma non dobbiamo lasciarci ingannare.”

Il vescovo gli si piantò davanti fulminandolo con uno sguardo degli occhi cerulei sotto il capello a larghe tese che gli copriva il volto.

“Come è possibile che un autore come Mastro Veltri, famoso ed onorato per aver dipinto tante opere sacre nella nostra chiesa, conosca i trucchi delle Tre Streghe?”

Jacopo allargò le braccia costernato “Sono voci che ho sentito in giro! Voci di gente che dice di aver visitato l’Antro di quelle megere e racconta quello che ha visto.”

“Voci! E tu vorresti far condannare questo giovane artista in base a delle voci? Io ho esaminato quest’opera attraverso l’Occhio del Vescovo ed ho deciso che quello che vedo è un miracolo della vera fede. E tu vorresti sostenere che il tuo vescovo sbaglia e non sa distinguere un trucco del demonio da un autentico miracolo? “

Il pittore chinò la testa sconfitto “No! In nome del Santo Padre io confesso il mio errore e chiedo la vostra assoluzione.”

“Allora è deciso! Mastro Salice ha vinto la gara e farà un trittico di pale d’altare degno della nostra chiesa!”

Il vescovo alzò di nuovo la mano adorna d’anelli d’oro per segnalare al sagrestano che era il momento di mettere in funzione l’organo che avrebbe inondato le navate di una musica sacra e solenne.

Ma prima che le dita del sagrestano raggiungessero i tasti dello strumento un refolo di vento particolarmente intenso investì la porta della chiesa, lasciata socchiusa, spalancandola completamente. La corrente d’aria si inoltrò tra le navate spazzando via le nuvole d’incenso, i miasmi dei paesani ed i drappi disposti sull’altare. Sibilò tra le volte e si insinuò nelle canne dell’organo traendone misteriose tonalità che facevano vibrare l’aria di note allegre e inquietanti allo stesso tempo. Per pochi istanti quel suono pulsante fu padrone assoluto della chiesa.

A molti di coloro che lo ascoltavano parve una risata potente, inquietante e carica di feroce allegria.

Proprio come quella di una strega.

4 commenti »

  1. Invidie e maldicenze hanno sempre caratterizzato il mondo degli artisti. Tu hai saputo ricostruire e raccontare questo mondo, dove la lotta per assicurarsi le committenze era spesso spietata, mettendo insieme fiaba e realtà. Complimenti!

  2. Un bel commento che dimostra come sei riuscita a cogliere un aspetto fondamentale del racconto. Grazie

  3. Sono sincera, fino a metà del racconto non riuscivo a trovarne il senso. In realtà non sono sicura di averlo colto pienamente, però mi ha lasciato tanta energia positiva come quella che deve avere necessariamente un’artista in procinto di creare un’opera. La sua carica emotiva lo porta a cercare ispirazione nei luoghi più disparati, siano essi reali o immaginari. Così come lo scrittore, al quale basta un cielo terso per vedere una nuova storia.

    Complimenti!!

  4. Grazie per aver speso tempo e impegno per cercare il senso del mio racconto. In realtà io ho cercato di costruire una storia dove i tre personaggi principali hanno le loro motivazioni per agire come agiscono . Il giovane pittore cerca un elemento nuovo per dare vita e sostanza alle sue opere (in realtà le pale d’altare medioevali erano popolate di figure rigide, ieratiche e immobili che avrebbero avuto bisogno di essere rivitalizzate) in modo da aggiudicarsi la commessa e mettere su una sua bottega ma anche di diventare un vero artista capace di innovare. Il vecchio pittore vuole semplicemente difendere la sua posizione di privilegio. La giovane strega vuole essere riconosciuta e rispettata come una donna libera e indipendente (all’epoca una donna libera di fare quello che voleva doveva essere una regina oppure una strega). e poi ha simpatia per l’ingenuo entusiasmo dell’artista. Si può anche aggiungere il vescovo che vuole dare lustro alla sua chiesa con un vero o presunto miracolo. Io ho cercato diportare avanti la storia facendo interagire tutti questi personaggi come meglio ho potuto. Non so se ci sono riuscito questo devono dirlo i lettori ma in confidenza posso svelare la morale di tutta la vicenda:
    E’ meglio non far arrabbiare le streghe della foresta.

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