Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2018 “Il feretro e l’acqua fresca” di Manuel Chiocca

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

 

C’è il sole. Splendono le stelle. Non indosso più quella giacca nera. Ogni passo è più svelto; l’occhio più attento. Colgo sinfonie in ogni movimento. A mattino superato le braccia sono aperte; il cuore lacerato. Si nascondono nei miei incavi climi selvaggi, nutrienti. Follie incontaminate.

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<<Ieri pioveva, oggi c’è il sole.>>
<<Domani dicono torni il maltempo.>>
<<Difficile da credere vista la giornata.>>
<<Ma il tempo cambia in fretta: come le persone.>>
<<No. Le persone non cambiano mai.>>
<<Forse hai ragione. Beh, io che sono in continuo mutamento non smetterò mai di cambiare perciò.
E lo spirito di sopportazione è un’altra verità!
Tu hai sopportato molto e adesso il tuo cuore merita una vacanza; ah! singola stanza: la mia. L’albergo? Una capanna! Ad una sola stella! ma sempre accesa, anche col sole! Anzi, forse è proprio il sole quell’unica stella di cui parlo.>>
<<Il sole non c’è.>>
<<C’è, c’è. E’ solo coperto.>>
<<O forse non c’è ma noi crediamo che sia coperto.>>
<<Già. Le nuvole potrebbero essere un suo ingegno.>>
<<Una sua ”copertura”.>>
<<E dove potrebbe essere andato?>>
<<In un altro cielo.>>
<<Meno inquinato.>>
<<Meno uguale a se stesso.>>
<<Senza un Satana sul comodino.>>
<<Innamorato.>>

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Mi sono presentato?
Sono l’impreparato. Ciò che ho scordato. Quello che non ho assaggiato perché non ho salato. L’ostacolo non saltato. Oracolo non ascoltato. Ieri dipinto; oggi cancellato. Faccio quello che non ho imparato. Niente e nessuno ho cresciuto. Forse non sono nemmeno nato; né menomato. Forse morto. Ma forsennato.
Vivo caduto.
Ma piuttosto che demente ricordato, resto dimenticato.

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Al passaggio, le mandrie, dal fragore sgretolano rocce
Senza il sole, un cielo cieco, inghiotte fossili d’aquiloni
Dagli abissi, inusuale calma, soffia i branchi fino a valle

Tu viso di fiamma opaca e cristallo
Io alba ostile; alba grigia
Tu tigre del cielo
Io pelle che scricchiola
Io feretro
Tu culla
Io solida stella
Tu solite urla
Io calmo
Tu colma

Al bar ora siedo
Il macabro vedo
Al baratro cedo
Furente in vino cado
Ferite in gola liberano
rami di lame e di rime
E dirigono:
Vetro appannato che taglia
Vita impaziente che toglie
Vento impazzito deraglia
ed io nel lento
campo di battaglia
semino questo foglio
che vedrà come germoglio
un vasto battito di ciglia

Tu cottura al dente
Io fuoco morente
Tu ruggito
Io fuggito
Io perdente

Frenetico; mattutino: in ritardo

Mi contagio.

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Che lei possa volare
Che io sappia cadere

Lei sale e mare
Lei sabbia
Io vela polare
Io gabbia
Lei viaggia
Io vago
Lei valigia
Io vagone

Che lei possa salire
Che io possa valere

Lei seme e neve, pane e fieno
Io veleno
Lei le vene
Io freno, tremo
Tramo fauci sulla schiena
Io l’oceano
Lei sirena
senza in vista remo
nave o balena

Io veleno
Lei le vene

Che lei possa volare
Che io sappia cadere

_________

<<E dove potrebbe essere andato?>>

Noi sipario aperto
Noi teatro abbandonato

<<In un altro cielo.>>

Noi pellicola di negativo
sotto una luce spietata
Noi litro di vino sfuso
sotto maniche di strada

<<Meno inquinato.>>

Noi mano sbagliata
dopo colpo di proiettile
Noi fame bruciata
Noi lingua di rettile

<<Meno uguale a se stesso.>>

Lei lacero di corda tesa
Io avaro grado della sera

Tu tutta spogliata

<<Senza un Satana sul comodino.>>

Io poeta spaiato
perché scriverti
ho saputo
ma non leggerti.

<<Innamorato.>> .

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C’è il sole. Splendono le stelle. Non indosso più quella giacca nera. Ogni passo è più svelto; l’occhio più attento. Colgo sinfonie in ogni movimento. A mattino superato le braccia sono aperte; il cuore lacerato. Si nascondono nei miei incavi climi selvaggi, nutrienti. Follie incontaminate. Incoronazioni ebbre a viso scoperto mi davano le spalle. E’ il deserto degli amanti sciacalli.
Oggi è inverno all’inferno.

10 commenti »

  1. 1914 Zang Tumb Tumb 1916 Les mots en liberté futuristes paroliberismo distruzione distinzione connessione prosa poesia ultimo grido dolore per morte punteggiaturrrrrrra sintassi more 100 years later 2018 not so bad I like it

  2. Cavolo.
    Lavoro difficile a prima lettura ma molto, molto interessante.
    Complimenti Manuel!
    E complimenti anche a te, Gianluca, che hai sempre una marcia in più nel commentare 🙂

  3. Bella, bellissima poesia d’amore, apparentemente involuta, paratattica, veloce, con una forte struttura circolare, molto musicale.
    Apprezzabile anche visivamente. Sì, è proprio bella.

  4. Bravissimo, Manuel: secca e veloce, incisiva. Mi hai trascinato fino alla fine. Complimenti.
    Gianluca Zuccheri, è un piacere leggere i tuoi commenti, sempre puntuali e competenti.

  5. L’ho letta, tutta d’un fiato… e per magia immagini, tante immagini…
    Braaaavo.

  6. Una prima lettura ci fa assaporare la musicalità del testo. Poi occorrono nuove letture, più attente, perché ogni parola non appare messa a caso, tutto sembra avere un significato preciso dietro un apparente nonsense. La lettura mi ha affascinato fino dall’inizio, devo prendermi più tempo per approfondire. Fin d’ora, comunque, complimenti!

  7. Difficilissimo commentare queste parole in libertà. Quello che posso dire è che mi è sembrato di leggere una composizione musicale che ho apprezzato tantissimo. Complimenti.

  8. Bellissime immagini e bellissimi suoni. Complimenti per l’originalità della forma e per la pienezza del contenuto. Lo stile non frammenta, ma anzi: come tanti anelli di un’unica catena, che ci lega a ciò che si legge.

  9. Sono confusa, e felice di avere letto questo tuo racconto poetico, ricco di verità. Complimenti! Ti auguro di essere apprezzato per l’originalità. In ogni caso, continua!

  10. Ebbravo UBU, mi hai smascherato!
    A parte gli scherzi, vi ringrazio, in bocca al lupo.

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