Premio Racconti nella Rete 2027 “Acrobati” di Doriana Tassotti
Categoria: Premio Racconti nella Rete 2027Quella mattina la ricordo amara.
La sveglia inceppata , la doccia quasi fredda , un caffè altrettanto ostile.
E Trooper . No, non ho tempo per te Trooper. A spasso ti ci porterà Lucia.
Lucia, amica da sempre e per sempre e salvagente perenne della mia vita sbriciolata.
E poi di corsa, che il turno al Pronto non può aspettare.
Maledetti semafori.
Chi l’ha mai veramente incontrata la leggendaria onda verde ?
Sulla strada come nella vita. Io mai.
E quella mattina é rosso pieno , proprio mentre il tempo vola.
Rosso inguardabile.
Sull’attraversamento pedonale nessuno.
Finché non compare lui.
Turbine di clavette e palline colorate. Aggrovigliate ad un corpo sottile e ad un sorriso sghembo.
Prego perché il semaforo abbia pietà e metta fine alla performance.
Hai capito che sono in ritardo ?
Ma il giocoliere si blocca, si inchina e passa veloce tra le auto a chiedere un contributo alla sua arte.
Le monetine che getto nel suo cappello di lana colorata fanno un rumore insignificante. Come il loro numero.
Vattene. Ti prego.
Lui sorride beffardo e un po’ disgustato.
Noto una cicatrice che gli percorre parte del viso. Una specie di sentiero contorto.
Un po’ mi inquieta.
Si inchina ossequioso e se ne va.
Il verde scatta, neanche fosse stato lui a chiederlo.
Arrivo in Pronto al volo.
Malori improvvisi. Cadute. Teste e arti da ricucire.
L’arte che metto nel ricomporre pezzi scombinati non la so applicare alla mia esistenza.
Questo é.
Lucia mi messaggia a pranzo. Chiede con manine in preghiera di condividere un tramezzino al bar di fronte. Quello che ci ha visto crescere.
Accetto. Mi aggiorna su Trooper. Ma anche sull’ultimo gossip. Una storia tra Manlio e Rosanna? Carini…Ma non ho tempo.
Un abbraccio al volo mentre mi invita ad una festa di nonsochi in serata.
Rifiuto. Stanchezza, mal di testa assicurato. Voglia di seppellirmi in casa.
Che tanto casa é ormai tutta solo per me.
In questa serata senza luci anche il frigo sembra spento. La sua luce illumina il vuoto. Due limoni nel comparto verdure mi guardano disperatamente ammuffiti.
Trooper ronfa sul divano.
Decido che non resterò ad aggrovigliarmi ed esco.
La pizzeria e’ sempre la stessa. Forse dovrei proprio evitarla. Ha ragione Lucia : ripeto gli errori e non dico mai addio ai fantasmi.
Ma qui il dolore che ancora provo si attutisce un po’.
La padrona mi sorride , materna. Il pizzaiolo mi urla “ La solita napoletana? “.
Sanno e non giudicano. Mi accolgono .Mi sento come a casa.
Poi compare il giocoliere.
L’outfit eccentrico e colorato é scomparso. Lo riconosco dalla cicatrice che ha sul viso e che , ora lo noto meglio , gli dà un’aria obliqua , sfuggente. Come se indossasse una maschera.
Anche i modi sono cambiati.
Nessun lazzo , nessun sorriso beffardo.
Al posto delle clavette un pad dove prendere le ordinazioni.
I capelli , scuri e lunghissimi , raccolti in una treccia insolita.
Pare non ricordare chi sono.
Meglio così.
Mi sorride . Professionale.
Maledetto senso di colpa. A fine serata decido che elargirò una mancia.
La mia testa si sentirà in pace con se stessa per averlo umiliato con qualche monetina.
“ Il resto lo puoi tenere” gli dico.
Torna il sorriso beffardo. “ Grazie. Almeno non sono i soliti ramini inutili”.
Si inchina e se ne va.
Lucia parlerebbe di destino. Io credo solo a stupide coincidenze.
L’indomani , al solito semaforo, tornano a vorticare le clavette. Questa volta il giocoliere é anche acrobata e guizza tra le auto su un monoruota vetusto.
“ Fai attenzione a non cadere” gli dico mentre gli passo al volo una banconota di piccolo taglio.
“ Ehi! Con questa mi ci pago un piccolo frammento di scuola circense. Grazie!”
E’ così vicino che noto un paio d’occhi con un colore particolare. Che la cicatrice rossastra che gli attraversa metà del viso non riesce e rendere meno belli.
Al diavolo ! Mi aspettano in Pronto. Dove ci sono le acrobazie vere.
La sera esco con Lucia che mi aggiorna sugli ultimi intrecci romantici nel nostro gruppo di amici.
“ Dovresti smettere di pensarci “ mi dice con sguardo preoccupato “ E uscire di più. Casa e Pronto, Pronto e casa. Così non funziona. Nessuno verrà a suonarti il campanello”.
Vorrei smettere di pensarci. Ma é complicato lasciare andare una storia che é stata importante. Vorrei trovare un’onda verde.
E , invece, red flags ovunque.
L’acrobata-giocoliere non l’ho più rivisto.
Sarà stato investito da qualche automobilista impaziente.
Poi una sera, più buia e piovosa delle altre , ordino una pizza a domicilio. Dalla solita pizzeria. Dove non ho voglia di andare.
E quando apro la porta , lui é lì.
Capelli devastati dalla pioggia. Sorriso sghembo. Abiti zuppi , nonostante una cerata che tenta di coprirgli malamente il corpo.
“ Ah! La mia fonte di reddito occasionale !” dice mentre mi allunga il cartone con la pizza, miracolosamente asciutto.
“ Pensavo facessi il cameriere” dico con tono incredulo.
“ Dipende. Posso essere qualsiasi cosa. Acrobazie lavorative. La scuola circense costa!”
Lucia parla di destino io penso alla parola follia nel momento esatto in cui lo invito ad entrare.
“ Ti offro almeno un té caldo”
“ Una mancia sarebbe più gradita. E piu’….opportuna?” sorride socchiudendo gli occhi e cercando di offrirmi il lato del viso dove il solco non é riuscito e diffondersi.
Trooper , svegliatosi dal suo pisolino serale, abbaia furioso allo sconosciuto alla porta.
Ma l’acrobata -giocoliere fa la sua magia anche con questo cagnone maldisposto che dopo poco gli scodinzola accanto.
Seduto al tavolo della cucina sorseggia una tazza di té caldo e mi guarda ridendo.
Gli ho anche passato un asciugamano. “ Altrimenti mi allaghi il parquet “ gli ho detto senza una ragione.
Il tavolo fa da ponte ad una conversazione che ha dell’assurdo.
Sì , sono un acrobata. Sì , frequento con fatica una ( costosa ) scuola circense. Sì , mi mantengo servendo ai tavoli di una pizzeria. Prima delle acrobazie, che mi sono sempre vissute dentro, ho strappato una laurea in economia. Niente di più lontano da quello che amo.
Sorride.
Lucia non approverebbe ma condividiamo la pizza.
Ma anche una birra. Poi due. Poi tre.
Ché tanto il suo turno in pizzeria é finito.
Gli racconto del mio lavoro. Una lotta contro il tempo, le decisioni che devi afferrare al volo. La guerra contro la nera signora che ti logora assai. Il dispiacere quando qualcuno non ce la fa e lo devi lasciare andare. La corsa verso un altro disastro che tenti i rattoppare.
“ Anche tu grandi acrobazie!” lo dice sussurrando appena e senza nemmeno l’ombra di ironia.
Sorride.
Noto lungo il collo un tatuaggio particolare. La ramificazione di una pianta rampicante ? L’artiglio di un animale mitologico ? La coda di un serpente ? Un disegno che esce dalla camicia colorata e lambisce un orecchio.
Saranno le birre ma ho voglia di vedere dove finisce.
Dove si insinua.
Sul torace, lungo l’addome .
Oppure più giù. In territorio sconosciuto.
Glielo dico. Ché l’alcol mi regala il coraggio.
La camicia scivola sul pavimento. Noi scivoliamo contro la parete e poi sul divano.
Il tatuaggio é particolare. Lo trovo bellissimo. Come trovo ipnotici gli occhi e incendiaria la lunga cicatrice sul viso.
Acrobazie di mani , di bocche , di lingue.
Pensieri inesistenti.
Il vuoto nella testa e una ferita rossa che si aggroviglia a quella che mi porto dentro e la fa , piano piano , scomparire.
Quando apro gli occhi al mattino ho l’impressione di avere sognato.
Dell’acrobata nemmeno l’ombra. Nemmeno un’impronta sul letto sfatto. Nemmeno un odore.
Trooper attende paziente che lo accompagni fuori.
E poi le vedo.
La tazza di té. Le bottiglie di birra.
Testimoni mute che negano una possibile allucinazione.
E il cartone della pizza su cui qualcuno ha scritto qualcosa. “ Me la sono procurata cadendo dal trapezio. A volte le cicatrici rimangono. Ma quelle che non si vedono fanno più male. Stai attento a non cadere !”
A Lucia non lo racconterò.
Ho voglia di uscire , ché fuori c’é finalmente il sole.
Andiamo, Trooper.
Sì , sono un acrobata e ho voglia di riprovare a giocare.
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