Premio Racconti per Corti 2026 “Risorse” di Leonardo Pori
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026Interno notte: ripresa in campo lungo dal corridoio, stringe sulla porta aperta, primo piano sui due protagonisti che bisbigliano il dialogo
“Sono già stato qui. Quest’odore di cera della boiserie in noce mi ricorda una chioma scura che avvolge uno sguardo scolpito e impenetrabile. Fiuu, e anche un sorriso elaborato ad arte, come intarsiato”.
“Certo che ci sei già stato qui, è l’ufficio della direttrice, la dottoressa Fiornero. Hai appena letto il suo nome inciso sulla porta, prima di forzare la serratura. Per fortuna le tue mani hanno più memoria del tuo cervello e sono pure più svelte: il passepartout che hai costruito limando quella vecchia chiave da cantina è stato efficace. E che rapidità nel prendere il calco dell’originale con la mollica di pane mentre la direttrice si è distratta, con queste braccia che mi tremano io non ci sarei riuscito. Comunque il merito è anche mio che ho fatto tutta quella cagnara stasera a cena, fingendo di avere perso la dose quotidiana di lassativo”.
“Fiuu, ho fatto proprio un bel lavoro con quella chiave, ho rotto la lima del tagliaunghie; a proposito, che cosa stiamo cercando”?
“A proposito, ottimo il merluzzo con l’asterisco per cena. Che te lo ripeto a fare cosa stiamo cercando, guardiamo nell’ultimo cassetto, forse la lista è qui”.
“Fiuu, con cosa l’apriamo”?
Voce fuoricampo, inquadratura dell’edificio dall’esterno di notte
Nell’ombra dell’ora che volgeva a sera le due risorse si muovevano furtive e guardinghe. L’immenso edificio era attraversato solo dall’eco di una risata al cellulare: era l’o.s.s. del turno di notte, una bulgara dalla grappa facile. “Tatianaaa”, urlarono all’improvviso i nonauotosufficienti del piano di sopra.
Ripresa dall’alto sui due
“Sshh! Te l’avevo detto di usare il kukident per fare il calco della chiave, è più preciso, avresti limato di meno e non avresti rotto il tagliaunghie. Dai, tiriamo insieme la maniglia del cassetto, forza. Ecco la lista, tienila ferma mentre leggo, così posso memorizzare i nomi”.
“Mi prendi in giro. Hai fatto sshh perché io faccio fiuu”.
“Non ti prendo in giro, ho fatto quel verso d’istinto, perché quelli del piano di sopra si sono messi a chiamare a gran voce Tatiana, come dire state zitti. Ma cosa ti viene in mente. Quel tuo fischio a intercalare una volta mi divertiva, ora per te è diventato un sintomo, non riesci a farne a meno, sei rimasto vittima di un incantesimo”.
Voce fuoricampo, inquadratura dell’edificio dall’esterno di giorno
Questa della profilassi era proprio una brutta faccenda, laggiù alla Casa dei Lillà. Da quando a primavera si era presentato quel bacillo, molte delle risorse ospiti se ne erano andate prima del tempo. Ora si vociferava di una lista di nomi stilata in gran segreto, chi ne faceva parte poteva beneficiare di un siero di ultima generazione in grado di annientare il microbo e prolungare le allegre e quiete giornate degli ospiti della Casa.
Flash back (possibile anche come scena iniziale)
Una breve digressione, giusto per attraversare gli anni e i pensieri: c’era una volta una coppia di amici adolescenti che penetrarono nottetempo nell’aula del preside del liceo per modificare i voti di un compito in classe. All’uscita da scuola, i due applicarono una gomma da masticare a mo’ di mastice per chiudere le imposte di una finestra del pianterreno affacciata su un cortile poco frequentato. Nel suo giro di controllo, Carmelo il bidello non si accorse di nulla e così la manovra clandestina si compì, si compiette, va be’ era un liceo scientifico.
Primo piano, si sente la voce di uno dei due che pensa
“Bello il tempo in cui si poteva masticare una gomma da masticare. A pensarci bene la o.s.s. Tatiana assomiglia al bidello Carmelo, stessi tratti somatici, la fisiognomica di Lombroso andrebbe rivalutata. Com’era veramente andata a finire l’operazione plastica al voto, ci avevano forse beccato? Però anche la rimozione freudiana, mica male come teoria”. Fine.
Primi piani
“Allora cosa facciamo, hai memorizzato, fiuu”?
“Sto leggendo, ora dobbiamo solo lasciare passare un po’ di tempo. Tu dovresti sapere che la memoria senile sul breve termine è fiacca, ma alla lunga tutti i nomi risorgeranno, o se me li ricorderò. Ma guarda anche tu, qui non ci sono nomi, è una lista di codici”.
Voce fuoricampo, inquadratura della boiserie e dei dettagli. Si vedono i volti stupiti inquadrati da un cassetto della scrivania.
Questa constatazione mise finalmente d’accordo i due amici. Rendersi conto che la loro identità sociale era ridotta a una serie di numeri fu l’ultima botta: schiattarono all’unisono, avvolti dalla boiserie di noce dell’ufficio/bara della direttrice. Non ebbero neanche il tempo di pensare a Levi Strauss e alla sua teoria del fuoriuscito dal clan che muore per mancanza di identità.
Interno giorno, stessa stanza della prima scena
Il mattino seguente la direttrice li trovò stecchiti, gli addetti delle pompe funebri erano già al lavoro, allertati dalla o.s.s. che non aveva visto i due a letto. La dottoressa Fiornero raccolse la lista da terra, mentre si piegava pensò all’idea dell’incompatibilità tra libertà e identità espressa dal filosofo Galimberti; tolse il cappuccio alla sua stilografica che schioccò via un sibilo da frusta facendo arrestare tutti i presenti a mo’ di belle statuine. La signora direttrice tirò una sciabolata d’inchiostro su un paio di codici tra quelli presenti nella lista e, lì a fianco, cominciò a scrivere in bellissima calligrafia i nomi e i cognomi delle due risorse.
![]()