Premio Racconti per Corti 2026 “Doppio fronte” di Oliviero Giacomini
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026Sinossi
Nel luglio del 1943 l’Italia fascista vacilla sotto i
bombardamenti e l’avanzata degli Alleati. L’aviere Mascagni,
unico sopravvissuto a un’imboscata partigiana, viene condotto
nell’ufficio del tenente Betti per essere interrogato. Il regime
è vicino al collasso, ma la macchina repressiva continua a
funzionare con ferocia. Betti, giovane ufficiale cresciuto nel
dogma dell’obbedienza assoluta, è incaricato di estorcere al
soldato i nomi e i piani dell’unità partigiana con cui sospetta
che abbia collaborato.
Il confronto tra i due uomini diventa subito un duello morale;
Betti tenta di far leva sul senso di colpa e sulla paura,
fingendo persino compassione per scalfire la volontà
dell’aviere. Mascagni, segnato dalla perdita della famiglia e
dall’orrore visto al fronte, ha invece compiuto la scelta più
difficile: non voltarsi dall’altra parte quando la Storia gli ha
chiesto da quale parte stare.
Nel corso dell’interrogatorio i due coetanei, entrambi vittime
della guerra e delle sue menzogne, svelano progressivamente le
loro fragilità: Betti teme di essere dalla parte sbagliata ma
non osa ammetterlo, Mascagni teme sì la morte, ma la abbraccia
piuttosto che tradire i propri compagni. In uno spazio chiuso
soffocato dal fumo di sigaretta, la guerra si riduce a due
visioni inconciliabili: la cieca obbedienza contro la lotta per
la libertà. L’aviere, che rifiuta di salvare la propria vita al
costo della sua dignità umana, fa emergere il tema centrale: la
resistenza come atto umano prima che politico. Un gesto che
trascende la storia e parla al nostro presente dove è sempre più
difficile prendere posizione. Il sacrificio di Mascagni ci
ricorda che la libertà non è mai garantita e che ogni generazione
deve trovare il coraggio di scegliere da che parte stare per
imparare a resistere.
Sceneggiatura
1. INT. UFFICIO TENENTE BETTI – GIORNO
Il TENENTE BETTI (25) è seduto alla scrivania a fumare una sigaretta. Ha varie carte e fascicoli davanti a sé, un calendario al mese di luglio dell’anno 1943 e un telefono.
Dalla grande finestra di fianco la scrivania RUMORI DI COMBATTIMENTI A FUOCO IN LONTANANZA.
Entra l’ATTENDENTE (20).
ATTENDENTE (V.O.)
L’aviere Mascagni signor tenente.
TENENTE
Fatelo entrare.
Il tenente si alza e si mette davanti la scrivania. Entra l’AVIERE MASCAGNI (22), è parecchio malconcio in una sudicia tuta da lavoro, si ferma sulla porta e gli fa il saluto, dopodiché si avvicina.
Ha chiari segni e lividi sul volto, ma seppur mantenga il contegno, non riesce a guardare il tenente negli occhi.
TENENTE (CONTINUA)
Noi ci siamo già visti, vero?
AVIERE
Signorsì.
TENENTE
Potete considerarvi fortunato, non siete ancora morto.
Gli indica di sedersi, l’aviere si siede. Il tenente gira intorno alla scrivania e fa lo stesso.
TENENTE (CONTINUA)
Siete mai stato ferito?
AVIERE
Signornò.
TENENTE
In combattimento dico.
AVIERE
No, mai.
TENENTE
Strano, gli uomini della mia compagnia di rado si sottraggono al fuoco. Siete forse un timido?
AVIERE
Francamente non credo.
TENENTE
Non-credo?
AVIERE
Per chi la guerra la fa è difficile avere certezze, signor tenente.
Il tenente si siede e accende una sigaretta, sfoglia il fascicolo dell’aviere con calma, facendo avanti e indietro dalla bocca con la sigaretta mentre legge dei passaggi.
TENENTE (legge)
Abile all’uso delle armi e nel combattimento corpo a corpo, di particolare prestanza fisica e ottima tempra. Disciplinato, di spirito positivo e indole forte. Ben istruito… voi? Spiegatevi.
AVIERE
Ho frequentato il primo anno d’accademia come allievo ufficiale, poi…
TENENTE
Ah sì: “Espulso. Per insubordinazione e infrazione grave al regolamento”. Vi ha ripescato la leva?
AVIERE
Signornò, volontario.
TENENTE
Vedo vedo.
Chiude piano il fascicolo.
TENENTE (CONTINUA)
Sapete perché vi ho fatto convocare?
AVIERE
Devo essere fucilato.
TENENTE
Può darsi, l’ordine non l’ho ancora firmato.
L’aviere guarda a terra.
AVIERE
Io merito la fucilazione.
TENENTE
Come dite? Oh no, come sapete in guerra i meriti non contano.
Lo fissa.
TENENTE (CONTINUA)
La notte del 25 giugno eravate in ricognizione con la vostra squadra. Ne avevate il comando?
AVIERE
Signorsì.
TENENTE
Avete riportato l’attacco d’una squadriglia partigiana, vi hanno circondati e le perdite sono state…
quanti sopravvissuti?
AVIERE
Nessuno.
TENENTE
Tranne voi.
AVIERE
É stata un’imboscata. Erano in abiti civili, con le armi nascoste sotto i vestiti. Ci sono venuti addosso, era buio, non abbiamo visto niente. È stato un attimo. Io… sono scappato.
TENENTE
Codardia? Volete che scriva questo sull’ordine d’esecuzione?
Voi siete stato decorato al valore, più volte.
In Libia avete portato un uomo sulle spalle per più di dieci chilometri, è morto?
AVIERE
Purtroppo, sì.
TENENTE
Non siete uomo che fugge davanti al nemico.
Voi siete… uno di loro.
L’aviere trattiene le parole.
Il tenente prende un fascicolo dal cassetto con il simbolo dell’OVRA e sopra scritto “MASCAGNI”.
TENENTE (CONTINUA)
Ho qui un rapporto dell’OVRA con sopra il vostro nome, lo leggete? Dice che siete stato avvicinato pochi mesi fa da una cellula terrorista durante una licenza. A seguito d’un interrogatorio, della milizia, avete confessato di aver trasmesso informazioni vitali dall’interno del vostro reparto, di aver cospirato contro la patria e il Duce, e di essere un agente al servizio del nemico. Confermate, adesso, la vostra versione dei fatti?
L’aviere alza lo sguardo.
AVIERE
Cosa dicono i segni che ho in faccia?
Sì, la confermo.
TENENTE
Sapevate dell’attacco.
AVIERE
Che cosa?
TENENTE (maligno)
Sapevate che sarebbero stati lì.
AVIERE
No!
TENENTE
Vi siete offerto volontario e vi hanno affidato il comando. Avete formato voi la squadra… non avrete pensato di portare i vostri amici dalla parte di quei banditi, vero?
L’aviere non risponde.
TENENTE (CONTINUA)
Avete condotto i vostri camerati al macello. Una missione di collegamento finita male a quanto sembra. Perlomeno i miei uomini non erano a conoscenza di questo vile tradimento.
AVIERE
No… io… non sapevo ci avrebbero sparato addosso.
TENENTE
A voi no, ma a loro sì. Quattro dei miei, quattro eroi. Avevate scelto i migliori. Mandarvi da solo del resto sarebbe stato sospetto. Quelli sono furbi…
AVIERE
Lo sapeva? Sapeva che erano lì per me?
TENENTE
É curioso…
siamo sempre convinti di sapere da quale parte del fronte stiamo combattendo,
ma poi ci rendiamo conto che è quella sbagliata.
Almeno per voi.
AVIERE
Che cosa vuole da me?
TENENTE
Nomi, indirizzi, acquartieramenti e punti di raccolta della vostra banda. Grado e mansione di ogni membro, incluso il vostro, Mascagni, o dovrei chiamarvi Turiddu?
É il vostro nome di battaglia giusto?
AVIERE
Preferisco essere fucilato.
TENENTE
Pensateci bene, avete una madre e un padre che vi aspettano a casa, dei fratelli. Una donna?
Possiamo evitare tutto ciò: vi mando al carcere militare ad aspettare la fine della guerra in santa pace, senza seccature.
Non vorrete certo che i vostri genitori portino il disonore di avere come figlio, un bandito. In alta Italia li appendono ai lampioni nel mezzo delle strade sapete? Allora che ne dite?
AVIERE
Signornò. Vado a raggiungere i miei fratelli.
TENENTE
Dite Mascagni, voi amate la vostra patria?
AVIERE
Signorsì, ho combattuto per essa.
TENENTE
No. La verità è che voi siete per la resa. Svendereste la patria per la pace con gli inglesi e gli americani alle loro bestiali condizioni!
O peggio a quelle di Mosca!
L’aviere guarda a terra.
TENENTE
Guardatemi! Ditemi, in che specie di “pace” sperate con i vostri compagni?
AVIERE
Una vera pace.
Il tenente si sdraia sulla sedia e accende un’altra sigaretta.
TENENTE
L’altra sera ne abbiamo preso uno, qui vicino la caserma.
Un ragazzetto piccolino.
Lo hanno portato di sotto, gli ho detto che non ce n’era bisogno ma quelli della milizia li conoscete, hanno insistito. Ci ha detto che quella sera sono stati consegnati degli ordini a Turiddu. Ordini per un attacco contro questo comando.
Guarda l’aviere.
TENENTE (CONTINUA)
Quei quattro cadaveri non vi sono bastati… ci serve sapere di che ordini si tratta per evitarvi il plotone d’esecuzione. Non vorrete certo macchiarvi della morte dei vostri camerati, dei vostri… fratelli.
L’aviere non risponde.
TENENTE (CONTINUA)
La vostra famiglia subirebbe le conseguenze ad avere un figlio codardo…
AVIERE
La mia famiglia è morta due giorni fa. Sotto i bombardamenti, a Roma.
Hanno fatto la fine dei topi, nella cantina del palazzo.
Me lo hanno detto gli uomini della vostra milizia, giù di sotto, legato a una sedia. La stessa di Santino… le sue scarpe erano buttate in un angolo.
Ora mi restano solamente i miei compagni.
Il tenente ha gli occhi di fuori.
AVIERE (CONTINUA)
Nessun ordine da riferire signor tenente.
Squilla il telefono, il tenente sussulta sulla sedia, poi risponde.
TENENTE (al telefono)
Sì…
Ascolta, poi riattacca, prende la penna e l’ordine d’esecuzione già compilato che ha davanti a sé.
TENENTE (CONTINUA)
Dunque? Codardia?
L’aviere non risponde.
Il tenente firma l’ordine d’esecuzione poi si rilassa sulla sedia.
TENENTE (CONTINUA)
Siete fortunato, un altro vi avrebbe fatto impiccare con una corda di pianoforte. A nome di sua maestà il re, vi concedo l’onore della fucilazione, per i vecchi tempi.
(all’attendente)
De Stefano!
Entra l’attendente.
ATTENDENTE
Comandi.
TENENTE
Il plotone d’esecuzione è stato allertato?
ATTENDENTE
Signorsì.
TENENTE
Accompagnate l’aviere Mascagni dal comandante di plotone prego.
L’aviere si alza e fa per uscire, poi si ferma e si volta.
Il tenente ha già una nuova sigaretta in bocca pronta da accendere.
AVIERE
Io ho scelto su quale fronte combattere, signor tenente. Io, ho scelto.
Esce.
Il plotone d’esecuzione si posiziona a PASSO DI MARCIA.
Il tenente guarda verso la finestra restando sdraiato sulla sedia.
COMANDANTE (V.O.)
Pronti. Puntate…
AVIERE (V.O.)
Viva la libertà!
COMANDANTE (V.O.)
Fuoco!
I FUCILI FANNO FUOCO.
Il tenente sobbalza sulla sedia.
SILENZIO.
FINE
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