Premio Racconti per Corti 2026 “Autofagia” di Stefano Piazzo
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026La camera da letto è in penombra e satura di cicalii. La luce di un lampione filtra dalle persiane chiuse e si scaglia sui catarifrangenti degli abiti da lavoro posti su una sedia. Ai suoi piedi, vicino ad un paio di scarpe antinfortunistiche, dorme un gatto a pelo lungo.
Sul comodino svetta un’abat-jour a campana, accanto a un paio di occhiali e ad una sveglia con schermo digitale. I suoi led rossi riempiono il display e illuminano parzialmente il volto di Aldo (38 anni). Ha i capelli madidi di sudore schiacciati sulla fronte, la mascella serrata, un filo di barba sul volto e le mani bianche che tengono salde le lenzuola.
D’un tratto tre colpi decisi sulla porta risuonano forti e zittiscono anche il cicalio. All’ultimo battere, Aldo scatta in posizione seduta. Altri due colpi ancora più forti. Scorge una luce filtrare dalla porta, poi si volta verso la sveglia e legge l’ora. Il volto di Aldo sbianca. Ha gli occhi spalancati e l’angolo sinistro del labbro superiore è sollevato. Si volta in direzione della divisa, la guarda, poi chiude gli occhi. Prende gli occhiali ma non li indossa e si gira verso l’esterno del letto. Ha il pigiama stropicciato. Infila le ciabatte e si dirige verso la porta. Il gatto lo segue. Tutto intorno appare sfocato. Afferra la maniglia e la apre per metà.
Vede un uomo con una t-shirt azzurra sul pianerottolo illuminato. Infila gli occhiali e i dettagli si delineano. La maglia è in realtà un pigiama a quadri blu e bianchi con una fila di bottoni centrali, identico al suo ma con una piega impeccabile. Anche l’uomo è identico a lui, ben pettinato e sbarbato con un paio di scarpe da tennis.
Aldo protende la testa in avanti e si aggiusta gli occhiali. «Ma com’è possibile!» esclama. Aldo 2 lo guarda fisso, poi fa un segno di disappunto. Si infila con la spalla sinistra nel varco lasciato dalla porta socchiusa. Lo afferra per un braccio e gli dice con decisione: «Dai muoviti, che quel coglione si è addormentato di nuovo!».
Il gatto emette un miagolio stridulo, poi si rifugia sotto il letto.
Aldo 2 si dirige giù per le scale con passo svelto, l’altro lo segue a fatica. Giunti al piano terra, Aldo 2 apre il portone. Fuori c’è una gran luce. Svolta a destra al primo incrocio e sparisce. Quando anche Aldo svolta, si ritrova in una via acciottolata piena di persone. È via Fillungo a Lucca. Si ferma un attimo, poi scorge Aldo 2 all’ingresso di un palazzo, girato nella sua direzione. Aldo lo raggiunge passando fra la gente che non bada a lui. Guarda il numero affisso sull’edificio e scuote la testa. Raggiunge l’ingresso ed inizia a salire.
L’inseguimento è per sei piani, dove Aldo 2 ha un incedere deciso, mentre Aldo arranca dietro, tenendosi al corrimano. Aldo 2 lo aspetta all’ultimo piano, di fronte ad una porta. Si volta, alza la mano, bussa una prima volta, poi una seconda… e alla terza il braccio non trova la porta, prosegue la corsa, e cozza sulla testa di Aldo, che dorme nella stessa situazione iniziale. Buio totale. Aldo sbarra gli occhi e di scatto alza il busto. Si sente un altro colpo, poi con una mano cerca gli occhiali che cadono frantumandosi a terra in sincrono con un ultimo colpo. Ansima e guarda le lenti rotte e la sveglia che indica le ore 4.44. Questa fa uno scatto e suona. Sono le 4.45. Gli abiti da lavoro riflettono il bagliore del lampione tramite i suoi catarifrangenti. Sotto la sedia il gatto lo osserva e di fronte a lui, l’uscio lascia filtrare un graffio di luce.
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