Premio Racconti per Corti 2026 “Le panchine che guardano il treno” di Alessio Manfredi Selvaggi
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026Ogni pomeriggio, alle 17:42 precise, Ada prende l’autobus per andare alla stazione di Lucca.
Ha settantadue anni, i capelli bianchi raccolti male e un impermeabile giallo troppo grande. Cammina lentamente aiutandosi con un deambulatore decorato con adesivi di fiori e vecchie figurine di cantanti italiani.
Alla stazione non aspetta nessuno.
Si siede semplicemente sulla stessa panchina del binario due e guarda passare i treni.
Tutti la conoscono.
Il barista.
I pendolari.
I controllori.
La chiamano “la signora dei saluti”, perché Ada saluta ogni treno come se dentro ci fosse qualcuno che ama.
In realtà Ada soffre di una forma iniziale di Alzheimer.
Ci sono giorni in cui ricorda perfettamente tutto.
Altri in cui dimentica dove abita.
Ma non dimentica mai le 17:42.
Una sera, mentre un temporale blocca la linea ferroviaria, alla stazione resta soltanto Martino, ventisei anni, violoncellista di strada con una lieve disabilità motoria al braccio sinistro causata da una paralisi infantile.
Martino vive facendo piccoli concerti nelle piazze e nelle osterie del centro storico. Suona in modo imperfetto, ma pieno di emozione.
Mentre aspetta che smetta di piovere, nota Ada seduta da sola sul binario vuoto.
Lei gli chiede se può suonare qualcosa.
Martino improvvisa una melodia dolcissima.
Ada si commuove.
Poi gli domanda una cosa stranissima:
“Tu te la ricorderesti una persona anche per me?”
Martino sorride senza capire.
Ada gli racconta allora che suo marito Giulio prendeva ogni giorno il treno delle 17:42 tornando dal lavoro. Per quarant’anni lei lo è andato ad aspettare.
Quando Giulio è morto, Ada ha continuato.
Per paura.
Perché teme che, se smettesse di venire, il suo volto sparirebbe definitivamente dalla memoria.
Martino comincia così ad accompagnarla ogni pomeriggio.
Tra i due nasce un’amicizia delicatissima.
Ada gli racconta il marito a frammenti disordinati.
A volte dice cose vere.
A volte inventa.
A volte confonde Giulio con attori del cinema o vecchi cantanti.
Martino, invece di correggerla, prende appunti su un quaderno rosso.
Disegna dettagli.
Annota frasi.
Scrive ricordi.
Sta costruendo, senza dirglielo, una memoria esterna per Ada.
Nel frattempo Ada ascolta Martino suonare ogni sera e capisce qualcosa che nessuno gli aveva mai detto.
Lui crede di suonare male.
Da sempre si vergogna della rigidità del braccio e del modo irregolare con cui tiene l’archetto.
Ada però gli confessa che proprio quell’imperfezione rende la sua musica “umana”.
“Le cose troppo precise non fanno compagnia a nessuno”, gli dice.
Con il passare delle settimane la malattia di Ada peggiora.
Una sera non riconosce più Martino.
Lui ne resta devastato.
Pensa di smettere di andare alla stazione.
Il giorno dopo però trova Ada seduta sulla panchina con il suo quaderno rosso stretto in mano.
Lei non sa più chi lui sia.
Ma gli dice:
“Tu sei quello della musica triste bella.”
E gli sorride.
Nel finale, durante una piccola esibizione sulle mura di Lucca al tramonto, Martino suona davanti a poche persone.
Tra il pubblico c’è Ada.
Per gran parte del concerto sembra distratta.
Poi, improvvisamente, riconosce la melodia che lui aveva suonato la sera del temporale.
Si volta verso Martino.
Per un istante i suoi occhi tornano lucidissimi.
E sussurra:
“È arrivato il treno.”
Martino continua a suonare trattenendo le lacrime.
L’ultima immagine mostra la panchina vuota della stazione.
Ma sopra, qualcuno ha lasciato un quaderno rosso pieno di ricordi scritti a mano.
NOTE DI PRODUZIONE
Corto intimo e realizzabile con pochissime location: stazione di Lucca, mura, piazza osteria, autobus urbano, appartamento semplice.
La disabilità è raccontata con estrema delicatezza e senza enfasi: da una parte il decadimento della memoria, dall’altra l’imperfezione fisica del gesto artistico.
Il tono è sentimentale, luminoso e umano, con dialoghi minimi e attenzione ai piccoli dettagli quotidiani.
Atmosfera vicina a “The Station Agent”, “Ella & John” e al cinema poetico italiano contemporaneo.
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