Premio Racconti per Corti 2026 “Le Maschere” di Raffaele Cars
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In una società in cui indossare le maschere è obbligatorio, un giovane solitario alla ricerca di relazioni autentiche incontra una ragazza che gli cambierà la vita.
Soggetto
In una società in cui l’uso delle maschere è ormai regolamentato, ognuno possiede una maschera per le tipiche occasioni della vita: il lavoro, gli appuntamenti, la famiglia, la seduzione, i funerali e così via.
Il protagonista, un giovane solitario e disilluso, vive in un appartamento ordinato e silenzioso.
Nella sua stanza ha un cassetto lungo e alto pieno di maschere, che, negli ultimi anni, ha ricevuto in regalo dalla sua famiglia: una per il lavoro, un’altra per uscire con le ragazze, un’altra ancora per andare alle feste o per far sopportare il dolore, ma non riesce mai davvero a indossarle. Apre il cassetto, le guarda, poi lo richiude.
Dopo l’ennesima discussione con i genitori, che gli ricordano quanto sia importante saper utilizzare le maschere al giorno d’oggi, il ragazzo esce di casa con le cuffie nelle orecchie. Mentre cammina, perso nei suoi pensieri, si ferma davanti a una piccola sala prove. Da una finestra che dà sulla strada osserva incuriosito una ragazza dai capelli rossi suonare la tastiera in modo imperfetto ma vivace.
Quando lei esce:
«Sei un pervertito per caso?»
Lui si sfila le cuffiette.
«Come scusa?»
«Perché mi fissavi? Ci conosciamo?»
Lui balbetta, imbarazzato. Lei lo osserva, divertita. È brusca, irrequieta ma molto vivace. Non sembra avere paura di sembrare strana, né di essere giudicata.
«Tu sei davvero molto, ma molto strano» gli dice.
«Già.»
«Come mai?»
«Non saprei. Forse ho qualcosa che non va.»
La ragazza sorride.
«Questo è certo. Però mi fai ridere.»
Da quel giorno cominciano a vedersi.
Mangiano cibo spazzatura nei bar, ascoltano vecchie canzoni con una cuffietta a testa su una panchina, parlano seduti sulle scale di un palazzo, inventano viaggi impossibili, prendono in giro chi utilizza le maschere.
Lei, con la sua energia, lo trascina fuori dal suo mondo solitario.
Un pomeriggio, mentre sono seduti al bar, il ragazzo le chiede se anche lei frequenterà il corso sull’uso delle maschere che lo Stato ha indetto da poco.
«Io? Io non ho bisogno di quella stupida finzione in faccia». Era la risposta che voleva. Da quel momento capisce di aver trovato una persona diversa da tutte le altre, e il loro legame cresce di settimana in settimana. Il ragazzo sembra, finalmente, pronto a darsi alla vita.
Una sera, dopo essersi baciati, lei gli propone di scappare, di andarsene da quella città, dalle regole, dalle maschere. Non importa dove, l’importante è fuggire. Lui accetta e si danno appuntamento il giorno dopo a casa di lei, con solo uno zaino a testa.
La notte prima della fuga, il ragazzo resta sveglio a fissare il soffitto. Ha paura, ma per la prima volta da molti anni si sente felice.
Il giorno seguente arriva a casa della ragazza. La porta è socchiusa. Dall’interno proviene una vecchia canzone, una di quelle che ascoltavano insieme. Lui entra piano, sale le scale, la chiama sottovoce, ma nessuno risponde.
Quando arriva di sopra la vede di spalle, nella sua stanza, mentre prepara lo zaino. Eppure gli sembra diversa. La ragazza ha gli stessi capelli rossi, lo stesso corpo, ma sembra svuotata. Lui la osserva ma non riesce a capire.
Poi lei apre un cassetto lungo e alto.
Dentro, ci sono diverse maschere. Ne prende una, la sistema sul viso con gesti precisi, esperti, e in un istante torna a essere quella di sempre, viva e luminosa.
Il ragazzo resta immobile sulla soglia. Non se lo aspettava. Guarda quella scena, nascosto dietro la porta socchiusa. Capisce che tutto l’amore che provava era dietro a una maschera.
Fa per avvicinarsi, ma alla fine indietregga piano, esce dalla stanza, dalla casa, dalla vita che aveva immaginato con lei.
Tornato nella sua camera, mette una sola cuffietta, quella destra, ascolta una vecchia canzone triste, come faceva con lei, poi comincia ad aprire e chiudere il cassetto delle maschere fino ad addormentarsi.
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