Premio Racconti per Corti 2026 “Il Fuoco di Sant’Egidio” di Gabriele Provenzano
Categoria: Premio Racconti per Corti 2026Genere: Commedia Nera / Grottesco Storico
Formato: Cortometraggio
LOGLINE: Nel 1430, durante un gelido inverno nei Carpazi, il sarto Barnaba scopre l’elettrostatica attraverso lo sfregamento degli indumenti. Consumato da un amore segreto per il Re, usa questa forza invisibile per simulare un’infestazione demoniaca ai danni della Regina. Quello che nasce come un piano per farla impazzire si trasforma in un’ossessione che sfocerà nel caos durante un bizzarro esorcismo al buio.
SOGGETTO
ATTO I: IL PECCATO
Nel 1430, il gelido e cupo castello di Sant’Egidio domina la città di Lânania. Il clima è talmente secco e congelato che ognuno cerca il calore come può: l’odiato tiranno Re Venceslao II (40) si scalda tirando di scherma, costringendo la giovanissima Regina Gabriella (16) ad assistere fino ad assiderare. Nelle retrovie, il sarto di corte Barnaba (37) e il giovane prete Taddeo (23) consumano un amplesso clandestino. Per non spogliarsi nel gelo della stanza, i due usano indumenti pesanti appositamente bucati nei punti strategici dall’ingegnosità del sarto. Al culmine del rapporto, lo sfregamento dei tessuti genera una violenta scintilla bluastra tra i loro nasi che si sfiorano, facendoli saltare in aria per lo spavento.
Taddeo crolla a terra terrorizzato, recitando preghiere per redimersi da quello che crede un castigo divino. Barnaba, che da tempo studia i fenomeni naturali, intuisce subito la causa legata ai tessuti e battezza il fenomeno elettrostatico “Fuoco di Sant’Egidio”. Segretamente innamorato del Re fin dall’infanzia e divorato dall’invidia per la Regina, Barnaba vede in quella scoperta l’arma perfetta per sbarazzarsi della rivale.
ATTO II: LA CONGIURA
Senza perdere tempo, Barnaba si barrica nel suo laboratorio tessile per testare l’efficacia della lana. Sperimenta diverse combinazioni e scopre che la seta è il materiale che accumula e trattiene maggiormente la scarica senza disperderla. Il piano prende forma: rimedia le vesti da notte della Regina e vi cuce internamente inserti di seta. Da quella notte, il sarto si intrufola regolarmente nella camera reale, nascondendosi sotto il letto coniugale coperto di tappeti di lana.
In piena notte, mentre la Regina dorme, Barnaba esce dall’ombra e inizia uno sfregamento frenetico e maledettamente goffo contro le coperte. Caricato di energia statica, poggia l’indice sul collo di Gabriella. La scarica la sveglia di soprassalto, ma nel buio pesto la ragazza non vede nulla e si riaddormenta, confusa. Barnaba ripete la tortura per tre volte, finché la Regina, terrorizzata, sveglia il Re. Venceslao la liquida bruscamente, ma Gabriella insiste e corre a cercare il Cardinale, temendo fosse il defunto padre che la richiama nella notte. Taddeo, che dorme nella stanza adiacente a quella del prelato, ascolta il racconto e collega subito i dettagli alla colpevolezza di Barnaba.
Il giorno seguente, Taddeo affronta il sarto nel laboratorio, accusandolo di congiurare ai danni della giovane Regina. Barnaba crolla, confessa la sua colpa e il suo amore disperato per il Re, implorando aiuto. Taddeo, geloso e spaventato dal peccato, si ribella e minaccia di riferire tutto alla Corona. Preso dal panico, Barnaba afferra un pesante ferro da stiro in ghisa e lo abbatte sulla tempia del prete, che dopo due passi laterali, cade a terra esanime. Ormai sull’orlo della follia, Barnaba nasconde il cadavere, si rade la barba, indossa le vesti di Taddeo e, imitandone la voce nel buio, inganna il vecchio e ormai cieco Cardinale, convincendolo che la Regina sia posseduta dal demonio.
ATTO III: L’ESORCISMO
Barnaba prevede la mossa della Chiesa: un esorcismo, che per rituale si compie al buio e indossando maschere di cuoio per ingannare il maligno. Il Re e il Cardinale stabiliscono che il rito avverrà se la Regina subirà un altro attacco. Alle due di notte, Barnaba torna all’attacco imbacuccato di lana, dopo aver foderato anche il mobilio. Gabriella si sveglia e, grazie alla luce della scintilla blu, scorge la sagoma mascherata del sarto, scambiandola davvero per il diavolo. Barnaba fugge, allerta il Re e corre a infilarsi sotto le coperte nel letto del defunto Taddeo, fingendo di dormire.
Poco dopo, il Re sveglia il Cardinale e il finto Taddeo. Indossate le maschere rituali, i tre raggiungono la camera reale. Il Cardinale ordina di spegnere ogni torcia e inizia a recitare preghiere in latino. Nel buio totale, Barnaba inizia la sua convulsa e ridicola danza di sfregamento, spacciandola per una nuova tecnica liturgica. Si avvicina al prelato e colpisce la sua veste, generando un arco voltaico che fa sobbalzare il vecchio. Convinto della presenza fisica del demonio, il Cardinale agita freneticamente il turibolo dell’incenso, spargendo nell’aria secca nuvole di resina polverizzata e braci ardenti.
Barnaba, in preda al delirio e recitando un finto latino, accumula l’ultima gigantesca carica e tocca le coperte di seta della Regina. L’energia elettrostatica innesca istantaneamente la nuvola di incenso sospesa, propagando un rapidissimo incendio. La camera da letto diventa un rogo: la giovane Regina brucia sul materasso e il Re Venceslao prende fuoco sul petto villoso al solo contatto con l’aria rovente. Barnaba non scappa, bensì si lascia ardere tra le fiamme della sua stessa lana intrisa di grasso di pecora. Un amore tossico che si limita ad un abbraccio scottante.
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