Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti per Corti 2026 “Il sommelier” di Leonardo Mariotti

Categoria: Premio Racconti per Corti 2026

“Pfff.

Il tappo uscì dalla bottiglia con un soffio sottilissimo, impercettibile ai più, ma non a lui: apertura quasi perfetta… un quasi di troppo. La cosa passò inosservata, le chiacchiere in corso avevano coperto quel flebile afflato. Dissimulò con un sorriso il fastidio procuratogli dall’imperfezione. Immobile, un sopracciglio appena rialzato, le labbra lievemente increspate in un’espressione di cortese interrogazione, attese l’esito dell’assaggio. Ottenuto l’assenso, completò il servizio, piegò leggermente il capo in avanti e si accomiatò: «Buon proseguimento».

Con quel “pfff” di troppo ancora in testa, si avvicinò al tavolo nella saletta, quello apprezzato dalle coppie romantiche per la sua posizione defilata. La coppia di stasera non prometteva nulla di buono: lei continuava a scattare foto col cellulare, lui esibiva al polso svariati braccialetti luccicanti. Un mix letale, in base a suoi stereotipi.

«I signori hanno scelto? Se posso essere utile…»

«Prendo questo». Il dito calò pesantemente – a causa dei braccialetti? – sulla carta dei vini, in corrispondenza di un’etichetta molto nota e molto costosa.

«Ottimo vino, ma ne ho aperta una bottiglia proprio ieri sera e purtroppo l’ho trovato ancora un po’ chiuso… se mi permette, anche in ragione dei piatti che avete ordinato, consiglierei…»

«Ho detto che prendo questo» ripeté l’uomo premendo il dito sulla lista.

Restò un istante a bocca aperta, poi formulò un professionale «Benissimo, glielo porto subito», ma non poté evitare che gli occhi si stringessero in una fessura iraconda.

«Ha scelto il vino sbagliato, vuole quello solo perché è il più costoso!» La voce tremava rabbiosa mentre parlava con la responsabile di sala.

«Qual è il problema?»

«Tu non capisci, quel vino non va bene! E non c’è neanche il tempo per la decantazione… »

«Ripeto, qual è il problema? Saranno fatti suoi, che vino sceglie. Sei troppo ossessivo con la tua storia dell’ABC del vino. L’Arte del Bere Consapevolmente… Che te ne importa? Lascia che la gente viva come vuole».

«Anche tu… ma da che parte stai? Perché non capite?» alzò la voce gesticolando freneticamente. «È sicuramente un idiota, è chiaro che non capisce nulla. Come è possibile accostare quel vino a quei piatti? Solo un idiota presuntuoso può farlo! E dovrò pure servirglielo con tutti i crismi… che spreco… altro che ABC, non ha nemmeno la più pallida idea di come si stia al mondo!»

Tornato in saletta, fece un respiro profondo, accostò al tavolo il guéridon con la candela già accesa, mostrò la bottiglia all’uomo e iniziò il suo rituale. Tolse perfettamente il tappo – il “pf” fu ineccepibile -, lo annusò e versò lentamente il vino nel decanter controllando con la candela l’eventuale presenza di sedimenti. Dopo l’avvinamento dei calici, versò la giusta quantità per l’assaggio e si dispose in attesa. L’uomo tracannò avidamente il nettare rosso granato e subito la sua bocca si contrasse in una smorfia, prima di esclamare, lapidario, «Non è buono!»

Riprese il tappo e lo annusò nuovamente: nessun odore meritevole di una così perentoria affermazione. 

«Prego? Mi dica».

«Questo vino non è buono. E non è il vino che ho ordinato»

«Mi dispiace signore, se vuole glielo cambio, ma le assicuro che è esattamente quello che lei ha ordinato. Come dicevo prima, non è ancora pronto per esprimere tutto il suo potenziale… sicuramente ha bisogno di un po’ di decantazione…» provò a replicare, sforzandosi di mantenere la calma.

«Non è il vino che ho chiesto: me ne intendo, io! L’ho bevuto un sacco di volte. Questo vino non è buono, si sente anche dall’odore» insistette l’uomo.

Vacillò un istante, poi cercò di riprendere il controllo: «Questa è la bottiglia che lei ha chiesto, ma se lo desidera cambiamo vino. Forse possiamo sceglierne uno che sia più di suo gradimento… più adatto…»

«Questa bottiglia non è buona. Se non lo capisce le conviene cambiare mestiere» continuò l’uomo, battendo la mano sul tavolo e fissandolo con espressione ottusa.

«Il mio mestiere lo so fare benissimo! E proprio per questo le dico che il vino è buono! È lei che non è in grado di capirlo! Solo un incompetente può sprecare un vino così buono in questo modo!» Le parole esplosero incontrollate, il tono almeno un’ottava più alto del lecito, la voce di nuovo tremante per la rabbia. «E visto che l’ha ordinato, adesso se lo beva!» gridò, sbattendo la bottiglia e sollevando il cavatappi ancora aperto. L’altro continuò a fissarlo con quell’espressione ottusa, senza riuscire a cogliere il bagliore della vite acuminata che calava ferocemente, trapassandogli la mano e inchiodandola al tavolo.

Il primo urlo dell’uomo, prolungato e lancinante, raggelò gli altri tavoli.

Gli urli successivi, ripetuti e strozzati, lo accompagnarono mentre attraversava il locale con passo lento, strofinando la cravatta col frangino per togliere alcune gocce di sangue, cantilenando a mezza voce “Questo vino non è buono… questo vino non è buono…

Nella saletta, l’uomo stava ancora tentando di staccare il cavatappi dalla mano.

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