Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti per Corti 2021 “Il cameriere scomparso” di Simonetta Ronco

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021

Prima scena

Siamo nella hall di un agriturismo vicino a Lucca, arredamento rustico ma simpatico.

Entrano Quinto e Giovanni.

Quinto indossa pantaloni di velluto a coste, una camicia rustica, scarpe da campagna e porta un cappello a falda larga.

Giovanni ha pantaloni chiari un po’ rovinati e una camicia bianca con le maniche rimboccate. Con sé ha una sacca di tela dove tiene i suoi effetti personali. Ha la barba di qualche giorno e l’aria provata.

Quinto: Bè? Che te ne pare del mio alberghetto?

Giovanni: Niente male, lavorate molto?

Quinto: Soprattutto in autunno. E’ zona di caccia, funghi e castagne. Abbiamo molti clienti abituali, che arrivano fin dagli ultimi giorni di settembre e si fermano anche fino ai Santi. Qui si mangia bene, si beve bene e si spende poco! – Ride sguaiatamente. – una volta è arrivata anche una attrice del cinema… bella femmina, giovane e ardente! – Ride di nuovo. – Ti garantisco che se non fosse stata in compagnia del marito un pensierino ce l’avrei fatto subito…- Sogghigna, poi vede che Giovanni non pare divertirsi. – Che c’è? Non ti piacciono le donne? Non mi dirai che per colpa di quella tipa che ti ha imbrogliato, quella di cui mi hai raccontato, sei diventato frate?

Giovanni: Lascia perdere. Dimmi piuttosto cosa devo fare?

Quinto: Come ti ho detto il mio cameriere se l’è svignata… quel maledetto, se lo riacchiappo lo appendo al soffitto come un salame. Così, ho bisogno di qualcuno che lo sostituisca per qualche giorno, finché non ne trovo un altro, stanno per arrivare parecchi clienti. Avrai vitto, alloggio e un salario, quello che abbiamo convenuto. Ti va?

Giovanni: Mi va, per qualche giorno, appunto. Poi me ne andrò…

Quinto: E dove?

Giovanni: Non lo so. Non ha importanza in fondo.

Quinto: L’importante è scappare eh? Ma da cosa poi… non sei mica un delinquente…

Giovanni: Scappo da me stesso. Ma il guaio è che mi ritrovo sempre…

Entra Elena, una cameriera. Vedendo Giovanni si ferma di colpo, quasi impaurita.

Quinto: Questa è Elena, la nostra cameriera. Lui è Giovanni, sostituisce Walter. Per qualche giorno, finché non risolviamo la situazione.

Elena: E dove lo mettiamo a dormire?

Quinto: Dagli la stanza di Rosanna, tu e lei dormirete insieme.

Giovanni: Ma non posso avere la stanza di Walter?

Quinto e Elena si guardano.

Quinto: No, la camera è da pitturare. Dobbiamo far venire l’imbianchino, è tutta sottosopra.

Giovanni: Per me non è un problema…

Quinto: Senti, qui il padrone sono io. Decido io dove dormono i dipendenti. – Si rivolge a Elena: – vai su e fai quello che ti ho detto.

Elena esce.

Quinto: Rosanna è la cuoca. E’ noiosa e si lamenta in continuazione, ma cucina da Dio. Tempo fa aveva un ristorantino suo, poi la figlia è morta e lei è andata un po’ fuori di testa…

Giovanni: ha avuto un incidente? La figlia dico…

Quinto: Macché, si è ammazzata. Non so perché.. non sono affari miei, e nemmeno tuoi. Va su anche tu, Elena ti mostrerà dove mettere la tua roba e ti darà una divisa. Ripulisciti un po’ e fatti la barba. Poi vai in cucina e comincia a sistemare la sala per il pranzo. Abbiamo quattro persone per ora: una coppia di marito e moglie, e una ragazzina con il fratello maggiore. Io ho da fare.

Quinto esce e Giovanni resta solo. Mentre sta per uscire anche lui, entrano Ugo e Isabella. Lui è alto, di mezza età con un elegante completo sportivo, lei sulla cinquantina, capelli rossi e trucco pesante, ha un abito di seta estivo. Discutono animatamente, ma quando vedono Giovanni si fermano di botto.

Ugo: buongiorno!

Giovanni: buongiorno.

Ugo: lei è un ospite dell’albergo?

Giovanni: no, sono il nuovo cameriere, mi chiamo Giovanni.

Ugo: Arzani, Colonnello Ugo Arzani, in pensione. La signora è mia moglie. Così lei sostituisce Walter….

Giovanni: solo per qualche giorno. Cercavo lavoro e ho avuto la fortuna di incontrare Quinto.

Isabella: E la chiama fortuna?

Ugo: … Cara, ti prego. Mia moglie voleva dire che un posto di cameriere non è poi un gran che…

Giovanni: sempre meglio che niente.

Isabella: e dove la mettono a dormire?

Giovanni la guarda stupito

Giovanni: ecco… mi mettono nella stanza della cuoca.

Isabella: Ah, volevo dire…

Giovanni: Pare che la camera di Walter sia sottosopra…

Isabella: Altro che sottosopra!…

Ugo: Isabella! Credo che il giovanotto debba iniziare il suo lavoro. Non la tratteniamo, continui pure.

Giovanni esce perplesso. Ugo si rivolge alla moglie furibondo

Ugo: Ma sei impazzita? Che cos’hai nel cervello?

Isabella: Si può sapere che ho detto?

Ugo: ti sembra normale che una signora si informi di dove va a dormire un cameriere? E quelle considerazioni fuori luogo su Quinto, poi…

Isabella: non ti va mai bene niente di quello che faccio o dico… Sei insopportabile!

Ugo: Guarda tesoro, che questo non è un gioco, è un affare maledettamente serio, e non vedo l’ora che sia finita.

Isabella: ti ci sei messo tu nei pasticci. Se avessi dato retta a me, a quest’ora saremmo già a casa.

Ugo: sai benissimo che non era possibile andare via in questa situazione.

Isabella: e invece sì. Del resto non è affar nostro, e in fondo nemmeno di Quinto. Ognuno deve essere responsabile delle proprie azioni. Non si può gettare la pietra e nascondere la mano, non si può piangere sul latte versato…

Ugo: Ma insomma che vai farneticando… qui è una questione di giustizia, di onore perduto…

Isabella: ma quale onore, fammi il favore.. Quella è una…

In quel momento entrano Ottavia e Paolo. Lei è una ragazza molto bella, di circa sedici anni, vestita in modo semplice e severo. Lui è sulla trentina ha un golf buttato sulle spalle e una sigaretta in mano.

Paolo: chi è quel tizio che abbiamo incrociato in giardino?

Ugo: il nuovo cameriere… chissà perché Quinto è andato a prendere un sostituto…

Isabella: E’ chiaro, no? Per non destare sospetti… in alta stagione senza nemmeno un cameriere…

Ugo: già, ma è sempre un estraneo. Non è una bella situazione… potrebbe essere troppo curioso…

Paolo (rivolgendosi a Isabella): ha una sigaretta? Ho finito le mie.

Ugo: Non può comprarsele? Non mi pare educato chiedere una sigaretta a una signora, neanche fosse un poveraccio.

Paolo: in realtà è quasi come se lo fossi, caro mio. I miei mi hanno tagliato i viveri, mi ricattano… se non mi trovo un lavoro mi lasciano al verde. Sono costretto a fare la balia a mia sorella, per guadagnarmi qualcosa.

Ottavia: smettila Paolo, sei odioso…

Ugo: e comunque non mi pare che l’abbia sorvegliata molto bene…

Paolo: senta, io non le permetto…

Ottavia: non posso sentirvi parlare in questo modo. Me ne vado in camera mia.

Ottavia esce.

Isabella: Ecco la sigaretta. Non stia ad ascoltare mio marito, è un bacchettone. Pretende di dare lezioni a tutti. E sua sorella, poi, non ha bisogno di una balia, se la sa cavare benissimo da sola. A dire il vero state facendo tutti un po’ troppo chiasso per questa faccenda. Io penso che si sarebbe potuti venire a un accomodamento un po’ meno cruento.

Paolo: E’ quello che penso anche io. In fondo siamo tutti gentiluomini, no?

Ugo: Gentiluomini? E lei chiama gentiluomini un cameriere depravato, un albergatore violento e un giovane (lo squadra) debosciato?

Paolo: non siamo perfetti, e questo è un fatto, però se avessimo raggiunto un accordo, avremmo potuto risparmiarci tante seccature.

Ugo: e lei cosa avrebbe proposto… un volgare mercimonio?

Paolo: no, semplicemente un affare, un do ut des… mi capisce?

Ugo: Lei è veramente un essere indegno. Dovrebbe finire in galera pure lei…

Isabella: signori, credo sia venuto il momento di interrompere questa amabile conversazione. E’ quasi ora di pranzo. Io vado a rinfrescarmi nella mia stanza.

Paolo: A proposito di stanze, dove mettono a dormire il nuovo cameriere?

Isabella: nella stanza della cuoca, e lei dorme con Elena.

Paolo: Ah, meno male, mi era venuto un colpo. Chi controlla che la porta della stanza di Walter sia chiusa bene?

Ugo: Quinto naturalmente. Ha lui la chiave. E speriamo che quello nuovo non vada a ficcanasare. Davanti alla porta ci sono ancora delle macchie di sangue.

Seconda scena

Sala da pranzo dell’Albergo. Giovanni e Elena stanno apparecchiando la tavola. Giovanni non è molto a suo agio e sbaglia a disporre le stoviglie.

Elena: No, aspetta, il cucchiaio va a destra all’esterno e accanto, all’interno, il coltello.

Giovanni: Mi dispiace, non sono abituato ad apparecchiare.

Elena: Sei fortunato, c’è chi lo fa per te?

Giovanni: C’era, ora mangio con le mani e quando posso.

Elena: Sei scappato di casa?

Giovanni: Diciamo così. Ho deciso di cambiare aria.

Elena: Come mai? Ti trattavano male?

Giovanni: No, anzi, troppo bene. Ho fatto un sacco di errori, e ho fatto soffrire le persone che amavo, così ho deciso di levarmi di torno. Almeno per un po’.

Elena: E questo le farà stare meglio?

Giovanni: Non lo so, ma di certo fa stare meglio me…. Senti, tu che ne sai di questo cameriere che è sparito…

Elena lo guarda preoccupata.

Elena: Proprio niente. È sparito e basta.

Giovanni: Così, senza dire niente a nessuno! Non ti pare strano?

Elena: Lui è un tipo strano. È arrivato un giorno, a giugno. Diceva che voleva fare pratica in un piccolo albergo per poi fare il salto di qualità e andare in un hotel di lusso. Non ha mai detto da dove arrivava e dove voleva andare. Un tipo taciturno… anche se aveva il suo fascino.

Giovanni: Stavate insieme?

Elena: Come ti viene in mente!… Ma no… non proprio. Era carino con me, ecco tutto. Qualche volta mi ha portato dei fiori raccolti nei campi qui intorno. Si fermava a chiacchierare mentre stendevo il bucato e mi portava la cesta quando era troppo pesante. Era benvoluto da tutti. Solo Quinto non lo vedeva di buon occhio…

Giovanni: perché?

Elena: Caratteri opposti. Walter si conquista la simpatia delle persone, Quinto invece si impone con la prepotenza. Walter piace alle donne, Quinto può avere dalle donne solo l’amore che si compra, non so se mi capisci… Walter parlava bene, Quinto non fa che vomitare parolacce, a meno che non ci siano i clienti presenti. Una volta ha fatto una scenata a Walter, solo perché aveva accompagnato la signorina Ottavia in paese con il calesse. Pensavamo che lo picchiasse. Ma poi non è successo.

Giovanni: Quando è stato?

Elena: La settimana scorsa. Il giorno dopo l’arrivo di Ottavia e di suo fratello Paolo.

Giovanni: E Walter piaceva anche alla signora Isabella?

Elena: Alla signora Isabella piace solo la signora Isabella. Non so se mi capisci. É tutta lei… Ha sposato un generale in pensione, parecchio più vecchio e vuole fare la signora, ma secondo me è una da poco. Non vedi come si veste e come si trucca? Per me è del varietà… quello popolare, però. Secondo me a Walter ci ha pensato, almeno un po’. Ma lui non era interessato. Troppo vecchia, capirai, lui trenta, lei quaranta… e poi il generale lo avrebbe infilzato con la spada…

Giovanni: Ma non ha la spada!

Elena: Tutti i generali hanno la spada. Mica usano i pugni come Quinto. Lui, uno, è capace di ammazzarlo, con i pugni. Una volta ha rotto il naso a un verduraio che faceva lo scemo con sua moglie. Sanguinava come un maiale.

Giovanni: Quinto ha moglie?

Elena: La aveva… è scappata col verduraio. Comunque secondo me Walter è stato meglio che se ne è andato. C’era pure il pericolo che me ne innamorato, e poi, magari, restavo con un bel regalino (fa il gesto di cullare un bambino). Io non ho soldi per me, figurati per due… Ma perché mi fai tante domande su Walter?

Giovanni: Così, senza un motivo preciso… però mi lascia perplesso il fatto che sia sparito, e che Quinto non mi abbia dato la sua stanza.

Elena: Ma guarda che a me non dispiace dormire con Rosanna. In fondo andiamo d’accordo, anche se lei è un po’ tocca.

Giovanni: In che senso tocca?

Elena: Di quelle che sono un po’ svanite. Da quando le è morta la figlia non è più stata bene.

Giovanni: Quinto mi ha detto che si è uccisa, è vero?

Elena: Sì, è vero. Poverina, si era innamorata di un mezzo delinquente, lui poi l’ha lasciata e lei si è buttata nel fiume, di notte.

Giovanni: E il tipo che l’ha lasciata?

Elena scuote la testa in silenzio. In quel momento entra Quinto

Quinto (rivolto a Elena): Si può sapere perché sei ancora qui a chiacchierare? Rosanna ti aspetta in cucina, è ora…

Elena: Non potrebbe andarci lei per una volta?

Quinto: Nossignore, ci vai tu. E non discutere.

Elena guarda sconsolata Giovanni e esce.

Giovanni: Se è per preparare le fruttiere posso farlo io…

Quinto: Non non è per quello. Ha un compito tutti i giorni, e tutti i giorni si lamenta.

Giovanni: Si vede che è un compito che non le va.

Quinto: E’ ancora per poco. Poi non dovrà più occuparsene. Senti, a proposito, come ti trovi qui?

Giovanni: Bene. Per ora… Ho conosciuto tutti, meno la signorina Ottavia e il fratello.

Quinto: mm, gente ricca. Ma lui è un fannullone, vive alle spalle dei genitori. Fosse stato mio figlio a quest’ora l’avrei sbattuto fuori di casa a calci.

Giovanni: E lei?

Quinto: Una bella ragazzina, davvero niente male. Però porta guai…

Giovanni: In che senso?

Quinto: Se le dai corda, ti viene dietro, ma poi si tira indietro… fa i giochetti, capisci?

Giovanni: E tu come lo sai?

Quinto lo fissa torvo

Quinto: Non lo so, me lo ha detto il fratello. Lasciamo perdere, comunque tu stalle lontano.

Giovanni: Io! Figurati! Un cameriere non può certo permettersi di dare confidenza a una cliente. Nemmeno da dirsi…

Quinto: E invece io te lo dico… non sono mica tutti come te.

Giovanni: Senti Quinto, posso farmi dare da Elena uno straccio per i pavimenti e un po’ di sapone? Ho notato delle tracce di sangue davanti alla porta della stanza accanto alla mia, e vorrei pulirle.

Quinto impallidisce:

Quinto: Sangue! ma che dici?

Giovanni: Per me è facile riconoscerlo. Avevo parecchi cavalli e spesso capitava che si ferissero. Questo non è sangue di cavallo, però…

Quinto: Secondo me vaneggi. Comunque lo dirò a Elena, pulirà lei.

Giovanni: Guarda che se ti ho chiesto lo straccio, vuol dire che lo faccio io…

Quinto: No. Lo fa Elena. Tu non ti impicciare di queste cose da… donne. Senti Giovanni, io ti ho accolto volentieri, anche perché mi serviva un sostituto cameriere, ma non mi piace che tu faccia tante domande. Qui siamo tutte persone oneste…

Giovanni: Non ho mai pensato il contrario.

Quinto: Appunto. Siamo tutte persone oneste e non abbiamo niente da nascondere. Quindi falla finita con questa maledetta curiosità, potrebbe farti male alla salute.

Quinto esce. Giovanni continua ad apparecchiare, pensieroso.

Entra Ottavia, lo vede e si ferma.

Giovanni: Buongiorno Signorina.

Ottavia: Buongiorno.

Giovanni: Ha bisogno di qualcosa?

Ottavia: Sto cercando mio fratello. Lei lo conosce?

Giovanni: Solo di vista. Forse è in giardino.

Ottavia: Lei è il nuovo cameriere, vero?

Giovanni: Esatto. Sostituisco Walter.

Ottavia: Conosce Walter?

Giovanni: No, mi hanno solo detto che se ne è andato senza avvertire nessuno…

Ottavia: E lei che ne dice di questo comportamento?

Giovanni: Mi pare strano…

Ottavia: Cosa pensa che lo abbia indotto ad andarsene?

Giovanni: Forse il lavoro non gli piaceva…

Ottavia: Oh no, il lavoro gli piaceva molto, e lo faceva bene, una volta mi disse che il suo sogno era di lavorare in un grande albergo.

Giovanni: Allora avrà trovato lavoro in un grande albergo.

Ottavia: No, me lo avrebbe detto…

Giovanni: A lei?

Ottavia: Mi parlava spesso di quello che avrebbe voluto fare. No, non è sparito perché ha trovato un altro lavoro…

Giovanni: Se è andato via senza avvertire nessuno un motivo lo avrà avuto. Magari ha litigato con qualcuno…

Ottavia: Con chi?

Giovanni: Ma come pensa che possa saperlo, se non lo conoscevo… potrebbe aver litigato con Quinto…

Ottavia: Per quale motivo?

Giovanni: Lo avrà rimproverato e lui se l’è presa.

Ottavia: Walter non se la prendeva mai, era buono, lui. Aveva un bel carattere, solo era un po’ impulsivo, faceva le cose senza pensare.

Giovanni: Dunque vede? Se era impulsivo avrà fatto qualcosa che non avrebbe dovuto…

Ottavia: Che cosa?

Giovanni si ferma, osserva Ottavia, e capisce che sa molte cose e sta cercando di chiedergli aiuto in un modo tutto suo.

Giovanni: Potrebbe aver rubato qualcosa…

Ottavia: No, era onesto.

Giovanni: Forse si è comportato male con qualcuno…

Ottavia: Male in che senso?

Giovanni: Ha tradito la fiducia di qualcuno, ha rivelato qualcosa su cui doveva tacere.

Ottavia: Non è possibile, era molto affidabile e sapeva mantenere un segreto.

Giovanni: Lei ha detto che era impulsivo. Forse ha commesso un’azione sconsiderata, qualcosa che non avrebbe dovuto fare.

Ottavia: Tipo?

Giovanni: Tipo fare la corte a una donna, alla donna sbagliata.

Pausa

Ottavia: E’ male?

Giovanni: Dipende… quando si ama veramente tutto è permesso. Però se per esempio la donna è sposata, tentare di portarla via al marito è molto scorretto…

Ottavia: E se la donna non è sposata? Se non è nemmeno fidanzata?

Giovanni: Allora è permesso. Sempre che la donna sia d’accordo…

Ottavia: Ma la donna non deve mai essere d’accordo…

Giovanni la guarda perplesso

Giovanni: Che vuol dire?

Ottavia: Mia madre mi ha insegnato che una ragazza per bene non accetta mai le avances di un uomo. Mai… Deve sempre rifiutare. Non siamo noi a decidere chi ci piace…

Giovanni: E chi allora?

Ottavia: I nostri… i genitori.

Giovanni: Io penso che sia una faccenda che ai genitori non deve riguardare… Vede Ottavia, l’amore fra un uomo e una donna è questione loro, di nessun altro. Se il giovanotto ha intenzioni serie e si dichiara, è la ragazza che deve decidere.

Ottavia: Senza parlarne con nessuno?

Giovanni: All’inizio no. Deve riflettere sui suoi sentimenti senza essere condizionata da altri.

Ottavia: E se lui diventa insistente? Se vuole portarsela via, lontano… lei cosa deve fare?

Giovanni la guarda e capisce.

Giovanni: Lei cosa farebbe?

Ottavia: Io?… Farei quello che mi hanno insegnato… lo direi a mio fratello.

In quel momento si sente la voce di Paolo che chiama Ottavia, lei guarda Giovanni in silenzio, poi corre via. Giovanni riflette un momento, poi lascia le posate che stava sistemando sul tavolo e esce in fretta.

Entra Quinto, che sta discutendo con Ugo e Isabella.

Quinto: Vi dico che dobbiamo sbrigarci, tra un paio di giorni arriveranno altri ospiti e non avremo tanto margine di manovra. Se facciamo come dico io, in un paio d’ore abbiamo risolto la questione…

Ugo: non se ne parla nemmeno, sono assolutamente contrario a questa soluzione. È fuori legge…

Si sente un grido di donna fuori scena, poi un litigio indistinto, con voci alterate. Entra Elena agitatissima, quasi correndo.

Elena: Quinto, presto, corri! L’ha trovato!

Entra Giovanni, visibilmente alterato. Entrano anche Ottavia e Paolo, attirati dalle grida.

Giovanni (rivolto a Quinto): Ma che Diavolo combinate in questo albergo! Di sopra nella stanza di Walter c’è un uomo legato e imbavagliato, con la faccia insanguinata!

Buio

Terza scena

La scena è la stessa, i personaggi non si sono mossi dal loro posto

Quinto: Così… l’hai trovato

Giovanni: Si può sapere chi è?

Quinto: E’ Walter.

Giovanni: Mi pare di capire che qui l’unico fesso che credeva che se ne fosse andato ero io…

Quinto: già, proprio così.

Ugo: Senta Giovanni, io voglio sperare che lei non creda…

Giovanni: io non credo niente. Io so solo che avete picchiato a sangue un uomo e lo avete rinchiuso in una stanza, Dio solo sa per farne cosa…

Quinto: adesso non esageriamo…

Elena rivolta a Quinto: Ha ragione! Quinto, lui ha ragione. Se non si fosse accorto di Walter, che fine avrebbe fatto?

Quinto: eravamo tutti d’accordo, no? Si era detto che avremmo deciso tutti insieme cosa farne.

Isabella: già, però le nostre idee erano completamente diverse. Poi rivolta a Giovanni. É per questo che Walter sta ancora là dentro, perché non avevamo trovato un accordo. Adesso però c’è lei…

Quinto: Che significa c’è lei?

Ugo: mia moglie non ha torto. Qui siamo tutti in disaccordo, ognuno ha la sua idea. Facciamo decidere a Giovanni. Lui è estraneo ai fatti, è piuttosto intelligente e sveglio. Gli spiegheremo, e lui deciderà che cosa dobbiamo fare. Che ne dice Giovanni?

Giovanni: voi siete matti, io non mi presto a questo gioco!

Ottavia: La prego, è il solo modo per uscirne!

Giovanni: E chi mi dice che accetterete il mio verdetto?

Quinto: Devi fidarti.

Giovanni riflette: …Va bene. Parliamone e poi vedremo. Chiamate anche la cuoca.

Ottavia esce per andare a chiamare Rosanna

Paolo: mi sembra tutta una pagliacciata. E poi non sono d’accordo che Ottavia assista a questo ridicolo processo…

Giovanni: Davvero? E perché. Ha anche lei diritto di dire la sua…

Paolo: La sua? (ride) Ma cosa vuole che ne sappia una ragazzina di diciassette anni di queste cose?

Giovanni: quali cose?

Quinto: Porcherie

Ugo: Perversioni

Isabella: Avances

Elena: Attenzioni

Paolo: Schermaglie

Rosanna (che è appena entrata con Ottavia): Amore

Quinto: Ma che schermaglie e che amore. Quel tipo lassù ha abusato dell’innocenza e dell’ingenuità della ragazza, voleva portarsela a letto, ecco tutto… non è altro che un maiale…. Io il mio parere l’ho già detto e ridetto. Facciamolo fuori e basta.

Giovanni: Parli sul serio? Vuoi davvero ammazzarlo?

Quinto: Certo! La società è piena di questi bulletti da strapazzo, che si approfittano dell’ascendente che hanno sulle donne per fare i propri comodi. E quelle, cretine, che non capiscono che gira e rigira sempre lì sotto (fa cenno alla gonna di Ottavia) vogliono andare a finire… Nessuno piangerà per lui. Se avessero dato retta a me, a quest’ora sarebbe tutto a posto.

Ugo: La fa semplice, lui! Sarebbe stato omicidio! E tutti noi saremmo stati complici. E no, caro signore, lei deve riconoscere che la procedura non è corretta! Quando si commette un errore, bisogna pagare, è vero, ma secondo la legge. Chiamiamo la polizia e consegniamolo a loro.

Giovanni: E con quale accusa?

Ugo: Molestie! Il giovanotto ha molestato Ottavia, l’ha assillata con le sue profferte amorose perché accondiscendesse ad accompagnarsi con lui! La ragazza ha confessato, dietro insistenza nostra, che per tutto il tempo dal suo arrivo in albergo, Walter le ha mostrato un’attenzione quasi morbosa… fiori, bigliettini, serenata sotto la finestra… C’è da dire che la ragazza è bellina e che attira gli sguardi…

Quinto: Ti sarebbe piaciuto, eh…

Ugo: ma non dire fesserie… tu piuttosto. Hai il dente avvelenato perché non sei riuscito con lei…

Quinto fa per slanciarsi contro Ugo, ma Giovanni interviene

Giovanni: Chi l’ha ridotto così?

Ugo: E’ stato lui (indica Quinto)

Quinto: Gli ho dato solo due sberle, è troppo delicato il signorino

Elena: gli hai rotto il naso, altro che…

Quinto: ti dispiace, eh? Ci avevi messo gli occhi addosso…

Elena: sì, è vero, mi piaceva, con quei suoi modi da galantuomo. Ho sempre vissuto in mezzo ai buzzurri, e uno come lui non lo avevo mai trovato. Tu sei proprio come mio padre, sempre pronto ad alzare le mani…

Quinto: ma lui dopo un po’ si è stancato e ha preferito carne più giovane.

Rosanna: sei un bastardo Quinto, lo eri vent’anni fa e lo sei ancora. Tu non sai cosa significhi amare, hai solo fame. E chi capita sotto i tuoi denti muore.

Cala il silenzio

Giovanni: che vuole dire, Rosanna?

Quinto: cosa vuol dire… è pazza!

Elena: Rosanna non è pazza!

Giovanni: Rosanna, mi hanno detto che sua figlia si è uccisa per colpa di un uomo. Lei lo conosce?

Silenzio

Giovanni: E’ Quinto, vero?

Rosanna: Mi ha tenuta come cuoca per farmi star zitta. Con la ragazzina, lì… voleva fare come con la mia Anna e poi buttarla via come uno straccio vecchio.

Rosanna si mette a piangere

Paolo: adesso basta! Mi pare che mia sorella sia stata abbastanza umiliata….

Isabella: Ma sentitelo! Questo qui voleva farsi pagare, per dare la sorella a Walter!

Paolo: Ma che sta dicendo… ho solo detto che doveva risarcirmi per l’offesa…

Isabella: Be’ a guardar bene le cose, mi pare che di offese Ottavia non ne abbia avute. Walter ha fatto né più né meno che quello che fanno tutti i giovanotti quando si invaghiscono di una ragazza. L’ha corteggiata. Magari l’ha fatto con troppo entusiasmo, però non le ha messo un dito addosso. (Rivolta a Ottavia) Non è vero?

Ottavia annuisce

Giovanni: Ottavia, lei si è sentita offesa dal comportamento di Walter?

Ottavia: no

Giovanni: ha raccontato lei a suo fratello che Walter la importunava?

Ottavia: gli ho detto che mi aveva regalato dei fiori, e che mi aveva scritto una poesia, e che voleva portarmi a fare una passeggiata. Questo, ecco…

Giovanni: E come mai sono venuti a saperlo tutti quanti?

Elena: Paolo è venuto a raccontarlo a Quinto, li ho sentiti io…

Quinto: Sta zitta cretina!

Ugo: A noi avete detto che la ragazza era stata pesantemente importunata! Che storie sono queste adesso!

Rosanna: E vi fidate di un maiale e di un fannullone sempre a caccia di soldi? Ma non avete capito che uno voleva togliersi di mezzo un rivale e l’altro voleva guadagnarci sopra?

Ugo: Se è così allora… è tutto diverso. Io mi sono detto d’accordo a punire il ragazzo perché credevo che avesse commesso un atto deplorevole, ma se è così allora… la giustizia prima di tutto!

Isabella: Finalmente l’hai capito…

Giovanni (rivolto a Quinto): Questo è sequestro di persona, in più lo avete picchiato, correte un bel rischio se la polizia lo viene a sapere…

Quinto: Lo dico io che bisogna ammazzarlo!

Giovanni: Non dire fesserie, c’è un altro modo. Pagatelo, e lasciatelo andare. Se è vero che è un brav’uomo, come dice Elena, e vuole solo realizzare il suo sogno, si guarderà bene da impelagarsi con la polizia. (poi rivolto a Quinto) Sta a te pagarlo, dagli tutti i contanti che hai e anche la tua macchina.

Quinto apre un cassetto, tira fuori un pacco di banconote e le chiavi della macchina. Giovanni le prende, poi si rivolge a Ottavia.

Giovanni: Lei rimane qui?

Ottavia guarda suo fratello, accasciato sul divano con la testa tra le mani e gli si avvicina, gli accarezza i capelli e fa cenno di sì con la testa.

Rosanna guarda Elena.

Rosanna: Che aspetti, stupida, vai da lui!

Elena si avvicina a Giovanni e lui le porge il denaro le chiavi. Lei si guarda intorno, poi corre via.

Isabella (a Ugo): Possiamo tornare a casa ora? (poi, rivolta a Ottavia) Volete un passaggio?

Vanno via tutti e quattro.

Rosanna si toglie il grembiule e lo consegna a Quinto, poi esce.

Rimangono Quinto e Giovanni

Quinto: E così, frate, hai fatto la tua buona azione!

Giovanni: Lo avresti ammazzato davvero?

Quinto: E chi lo sa. Però riconosco che hai stoffa. Se al posto di Walter ci fossi stato tu, forse non ti avrei pestato. (gli tende la mano) Amici?

Giovanni: Se farai un lungo viaggio nella tua coscienza come l’ho fatto io e ne uscirai vivo, cercami e ti stringerò la mano.

Giovanni esce e Quinto rimane solo.

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