Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti per Corti 2021 “Cinque piccoli frammenti di Stefano” di Antonio Lucarini

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021

Il corto è una specie di finto documentario che racconta la storia di uno scrittore fallito, Stefano Verme, ignorato da tutti, mortificato dall’indifferenza del mondo. Il tutto narrato attraverso sei brevi momenti della sua vita miserabile. Ognuno di essi diventa un capitolo della narrazione con relativo titolo.

Osserviamo il protagonista del corto Stefano, avanzare in strada.

                       VOCE OFF DI STEFANO

  Non avrei mai voluto essere uno scrittore. Dalle parole non nasce nulla. Desideravo solo essere un chicco  di grano che marcisce nell’erba.  È per questo che non ho mai scritto niente.

Partono i titoli di testa connotati musicalmente dal primo movimento del Salve Regina di Porpora. Osserviamo dettagli di pillole colorate (antidepressivi e psicofarmaci)  su un tavolo bianco.

  1. IL SEMAFORO.

 Stefano parla col suo smartphone, col suo agente letterario. Si trova sopra una rotatoria in mezzo al traffico.

STEFANO VERME (al telefono)

  Il romanzo l’ho quasi finito. Ho avuto un’idea eccezionale. Parla di un semaforo che si è stancato di dirigere il traffico. Si sente inutile e infine si spegne.  È il semaforo stesso a raccontare la sua storia. Però dovresti mandarmi un anticipo. Non ho i soldi neanche per mangiare. La storia del semaforo è originale. Non credi?

Tre inquadrature di in semaforo che cambia colore, concludono la scena.

2. LA VICINA DI CASA

 Una quarantenne invecchiata male, viene intervistata da qualcuno fuori campo, mentre è sotto il casco di un parrucchiere. Racconta di Stefano.

  VICINA DI CASA

 Abitava vicino casa mia. Lo vedevo che scriveva spesso, dalla finestra. Scriveva, scriveva. Non so che cosa. So che non ha mai pubblicato nulla. Poi a volte beveva e prendeva strane medicine. So che è scomparso ma non so dove sia andato. Qualche volta piangeva ma io sono una tipa  che si fa i fatti suoi. Magari aveva un’amante in qualche paese straniero oppure si è fatto la plastica al viso per cambiare identità. Chissà?

3. L’ AGENTE LETTERARIO

In un tavolo, all’interno di un bar elegante del centro, è seduto l’agente letterario di Stefano. Ci appare superficiale, vanesio. Non fa che ammiccare all’indirizzo di belle ragazze.

 L’AGENTE LETTERARIO

 Sì, Stefano… Lo rappresentavo io. Non so che fine abbia fatto. Scriveva storie simpatiche. Mi ricordo quella del semaforo depresso. Faceva parlare gli oggetti. Gli avrei certamente trovato un editore. So che beveva e assumeva psicofarmaci al tempo stesso. Boh… Non mi ha mai inviato niente.

4. GIALLE FORBICI

Ritroviamo Stefano che parla al telefono sulla rotatoria in mezzo al traffico.

STEFANO VERME (al telefono)

  Sto scrivendo Gialle Forbici. Delle forbici da parrucchiere si innamorano di una cliente ma lei non ricambia il loro amore. È bella come idea, vero? Però dovresti inviarmi qualche soldo. Non c’è la faccio più. Sono alla canna del gas.

Sulle immagini delle forbici che tagliano i capelli alla sua vicina di casa nel negozio che abbiamo già visto, ascoltiamo la voce off di Stefano.

VOCE OFF DI STEFANO

  Le forbici l’amavano disperatamente ma erano solo un oggetto per lei. Forse ognuno è solo un oggetto per l’altro.

5. IL FARO

 Ritroviamo Stefano sulla rotatoria. Lo vediamo ridotto a barbone, bere una bottiglia di brandy e assumere psicofarmaci. Poi, lentamente, l’uomo scompare, con una lunga dissolvenza.

VOCE OFF DI STEFANO

  Caro lettore, c’era un faro che illuminava i naviganti ma poi si stancò di splendere. Ciò che faceva era inutile. Così sparì. Non è difficile scomparire, quando sei sempre stato invisibile per gli altri.

4 commenti »

  1. Povero Verme! Lo intendo come un messaggio verso gli editori. La scrittura dovrebbe sgorgare spontaneamente, come ogni manifestazione artistica deve maturare nel cuore dell’artista e non può essere generata a comando. Penso che Stefano Verme abbia dell’ottimo materiale per il prossimo romanzo!
    Lavoro molto interessante. Bravo e in bocca al lupo!

  2. Grazie per i complimenti. In realtà il corto è un malinconica presa di coscienza dell’inutilità della creazione artistica e di ogni forma di spiritualità nella società attuale. L’individuo (in primis l’artista vero) è spesso schiacciato nelle proprie miserie quotidiane, è ripiegato nella propria alienazione. Stefano Verme si sente ormai un oggetto inutile, esattamente come gli oggetti protagonisti delle sue storie. Annaspa, fugge e alla fine la sua scomparsa è assolutamente indolore. I frammenti che lo ritraggono nella sua condizione d’impotenza, sono granelli di sale che affondano nell’acqua.

  3. Be’ io sono d’accordo con Monica, Stefano invece di sparire dovrebbe scriverle queste storie. Il materiale c’è tutto. Bella riflessione sugli scrittori e il mondo dell’editoria. In bocca al lupo!

  4. 6. I LETTORI COMMENTANO L’OPERA DI VERME
    Forza Verme, continua a creare!!!!!

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