Racconti nella Rete®

25° Premio letterario Racconti nella Rete 2025/2026 LuccAutori dal 3 al 18 ottobre 2026

Premio Racconti nella Rete 2016 “Ferragosto al cimitero” di Andrea Iannamorelli

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

La mattina del 10 agosto, “gli amici” ricevettero un messaggio, tramite posta elettronica: “Come sapete il caro Giovanni non c’è più. (Infatti tutti, in paese, avevano sentito che Giovanni era venuto a mancare poco prima di Natale). Ora è arrivato il momento di onorarlo e ricordarlo, nei modi e nei tempi che la sua bonomia aveva da tempo stabilito… Vi aspetto quindi tutti al Cimitero, per la tumulazione del suo corpo, evidentemente già cremato, alle 12 del 15 agosto. Mi raccomando: niente lacrime, né lamenti, ma tanta musica e risate. Tumuleremo quel che resta di lui; ma  al termine lo ricorderemo in grande stile…con le sue amate “bollicine”. Vi aspetto, Andrea”.

Le reazioni furono le più disparate. Per la verità, pochi, di quegli “amici”, quel 10 agosto, erano presenti, nel paese dal quale Giovanni ed Andrea si erano allontanati più di quarant’anni prima senza, praticamente, farci mai più ritorno. Tutti o quasi erano sparsi sulle spiagge italiane e straniere, chi con mogli e figli, chi con le amanti, più o meno note ed “ufficiali”. Ed inevitabile, pertanto, fu un fitto e forsennato collegamento telefonico sostanzialmente finalizzato a verificare se si trattasse di uno scherzo (era facile, infatti, e scontata l’associazione di idee alla fortunata serie cinematografica del Maestro Monicelli, ispirata agli “scherzi tra amici”) ovvero anche rivolto a sapere se ci si dovesse muovere o no. Interrompere le vacanze, per presenziare alla tumulazione delle ceneri di Giovanni, proprio in occasione del Ferragosto, era “cosa tosta” (il commento era unanimemente condiviso). Ma, d’altro canto, come dire di no, come giustificare (direttamente o indirettamente, di fronte ai paesani) un’assenza che sarebbe stata certamente commentata, con postille (tutte ingiustificate, ma comprensibili) sulle quali per anni si sarebbe ricamato per molto tempo, dando per certo ciò che, in realtà, altro non era che gratuito pettegolezzo di infimo livello…

(E’ André’ che ha deciso di fa’ ‘sta cosa strana…iss’ è stato sempre strambo… lui, lu fratell’, è sempre stato nu cristiane normale…autre che musiche, risate e bollicine!…Che ne à sapute ma’, Giuvann’ delle bollicine!…André’ se vo presentà a Sindac’…e mò se ricord’ de’j amice!….I commenti, per la verità, erano già incominciati, all’indomani degli inviti diramati per la strana cerimonia…Cosa si sarebbe detto, a cerimonia svolta, anche ad un obbligatorio consuntivo degli assenti e dei presenti, era pressoché scontato!….).

Cosicché Bruno, Paolo, Beppe (Lu sciancàte), Peppino (“il fotografo”), il prof. Trangredi, Giulia, Annalisa, Stefania e Marcella (tutte coetanee e compagne di studi di Andrea) e quindi Pinuccio, Giorgino, Sergio e via via tutti gli altri, decisero di essere presenti, quel Ferragosto, per quella strana esequie nella quale erano stati esplicitamente invitati ed erano, sicuramente, molto attesi.

Ma non furono soli. Praticamente al cimitero, quel giorno c’era tre quarti del paese, perché la notizia aveva fatto il giro e tutti sapevano, tutti volevano vedere, tutti non volevano mancare all’appello, alla conta, all’esame dei corali commenti su quella funzione inconsueta, strana e strampalata che Andrea aveva pensato di mettere in scena per la tumulazione delle ceneri del fratello Giovanni.

Il Ferragosto, in paese, era una cosa seria. Una grande festa, una sorta di rito laico, al quale nessuno, fino a dieci, quindici anni prima di allora, avrebbe pensato di mancare.

Si ritornava, appunto, da lontano. Tornavano gli emigrati con le rispettive famiglie (mogli, cognate e figli…), tornavano dal Belgio, soprattutto, dalla Francia e dalla Germania, ove da generazioni si emigrava per trovar lavoro. E tornavano tutti: sia quelli che avevano “fatto fortuna”, sia quelli che ancora aspettavano di risolvere i propri problemi di sopravvivenza.

C’erano le sagre (dei prodotti del fiume, pulito fino a tutti gli anni settanta, fino a quando l’inquinamento, alterando l’eco-sistema, ha impedito ai pesci di essere “speciali” e di meritare un appuntamento annuale capace di richiamare, oltre ai paesani, anche quelli che tornavano da lontano, turisti da ogni parte d’Italia).

C’era la cronoscalata, una corsa podistica anch’essa capace di richiamare l’attenzione di appassionati, curiosi; si correva a piedi nudi…. ). Ma tutto questo fino alla fine degli anni ottanta. Da più di vent’anni, infatti, quel Ferragosto…”non era più lui”, come dicevano tutti: il fiume era inquinato e i pesci per la sagra venivano importati, pare dalla Turchia; i soldi, per arricchire la festa con artisti di musica leggera di richiamo nazionale, incominciarono a scarseggiare… la cronoscalata incominciò anche ad avere problemi organizzativi… ed è per tutte queste ragioni che, come si diceva, da tempo il Ferragosto non era più lui!….).

E fu anche per questa fondamentale mutata “cultura paesana” che l’e-mail di Andrea generò un certo fastidio. Ciononostante c’erano quasi tutti. Nessuno se l’era sentita di “fare uno sgarbo” alle signorine Di Girolamo, le sorelle di Andrea e Giovanni, le uniche esponenti di una famiglia, ritenuta nobile, un tempo,  certamente benestanti, rimaste, con il passare degli anni, praticamente sole in paese. Si erano ridotte a vivere nella dépendance della villa del barone (come dicevano tutti…). Andrea, infatti, aveva trasformato le sedici stanze della “tenuta” paterna in un Bed&Breakfast, affidato in gestione ad una società di Venaria, dove lui esercitava, con notevole successo (si favoleggiava), la professione di avvocato.

“A voi non mancherà mai nulla”, aveva detto alle sorelle. “Ad una certa età state meglio nella dépendance, più piccola, certo, ma più accogliente e meno…lavorata, della villa!…Al resto penso a tutto io…”

“Sì, ma Giovanni?” avevano chiesto le signorine.

“A quello non ci pensate…del resto lui pensa a voi? Nemmeno per sogno…fategli fare quello che vuole…Quando torna, se torna, gli fate dare una stanza nel B&B…e lui sarà contento di non dover pagare!…” e giù, una fragorosa risata.

Andrea aveva ripreso tutto dal padre. Era fatto così. Decideva sempre lui per conto di tutti e le signorine gli volevano bene.

Giovanni era diverso. Strano. Un artista. Suonava il pianoforte, la fisarmonica e la tromba. Cantava e faceva teatro (almeno questo risultava in paese). Fatto sta che era uno squattrinato…Ogni tanto, a casa, arrivavano multe che lui non aveva pagato…e le sorelle, che si preoccupavano, facevano del tutto per pagargliele; poi glielo scrivevano, ma le lettere, spesso tornavano al mittente con la dicitura “sconosciuto”.

“Ma Giovanni dove abita?” chiedevano le signorine ad Andrea.

“Nel mondo” era la risposta, seguita dalla solita, consueta e rumorosa risata

“Ma quest’è una risposta?”si chiedevano, loro, perplesse. Piano piano, però, con il passare degli anni, finirono anche con il non porsi più la domanda, che, l’avevano capito da sole, non poteva avere una risposta consueta, condivisa e criteriata. Tuttavia davano a tutti l’impressione di essere contente. Dicevano di voler bene a questi fratelli così diversi tra loro. Ed in paese, ancorché non  avessero quasi mai notizie, raccontavano tante cose, inventando gesta e buone nuove di entrambi…(“Giovanni è impegnato in una turnée in Scandinavia…Andrea è il difensore di un magnate francese accusato di frode fiscale…Sembra che ora Giovanni debba fare un film…Ad Andrea lo vogliono candidare Sindaco a Venaria, ma lui non vuole, anzi, ha detto che prima o poi torna e vuol fare il Sindaco qui!….)… insomma favoleggiavano, così, tanto per non far pesare la circostanza che il fratello più piccolo, le avesse relegate nella dépendance e che di Giovanni non si sapesse assolutamente nulla da tempo, oramai…

Ecco perché quel “Ferragosto di lutto” divenne, per loro e per tutti quelli che le rispettavano, un giorno di festa.

 

“Giovanni ci ha lasciati…Viva Giovanni!…” esordì Andrea quel Ferragosto al cimitero, con l’urna tra le mani. E subito partì un revival dei Beatles accompagnato dalla chitarra a otto corde che Pinuccio aveva prudentemente portato con sé. In my life, del ’65, Let it be, del ’70, Here comes the sun del ’69…tutto come ai vecchi tempi…

Ci sono luoghi che ricorderò per tutta la vita…Quando mi ritrovo in momenti di sconforto..lascia che accada…Ecco arriva il sole…tutto apposto..

E mentre tutti cantavano Andrea riponeva l’urna nel loculo, i muratori avviavano l’opera di fissaggio della lapide nella quale in risalto c’era una bellissima fotografia di Giovanni (ventenne) con una scritta in caratteri d’ottone (di discutibile gusto):”E quando ti chiameremo non fare lo stronzo, rispondi, dicci dove sei

I parenti e gli amici, con l’affetto di sempre. 15 agosto 2020”

Dopo la cerimonia, al Caffè Centrale c’erano tutti, anche quelli che non avevano ricevuto il messaggio di posta elettronica. E le bollicine altro non fu che un normalissimo prosecco con olive.

A casa delle signorine a pranzo, nonostante gli inviti insistenti e ripetuti, non andò nessuno.

Era Ferragosto e ciascuno aveva un’ottima ragione per stare a casa propria con la propria famiglia. Molti ripartirono di corsa per continuare la vacanza…

Le Di Girolamo, comunque, furono molto contente, perché.. fino ai morti ( cioè dal Ferragosto fino al 2 novembre) in paese, non si parlò d’altro…Andrea, Giovanni, gli amici, le ceneri, i Beatles ed il fatto che “so’ returnate tutt’…Che ce pazzìe…eva ferragust’..e so’ returnate tuttt’!…”

 Andrea Iannamorelli

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5 commenti »

  1. Molto, molto carino. L’evento luttuoso trasformato in un momento di ritrovo, un tuffo nel passato velato da un senso di nostalgia diffuso, nostalgia per un mondo-che-un-tempo-fu che si riaffaccia per una breve parentesi in una finestrella nel presente… Complimenti Andrea. Se ti va passa pure da me per un commento. Ciao

  2. Il tuo racconto mi sa di un grande calderone dove hai buttato un po’ di tutto… E forse sfugge un po’ il perché di questo funerale a ferragosto… Ci trovo poco di nostalgico nella tua storia, mi sa più di una trovata goliardica, ma il racconto risulta carino e ispira simpatia ( anche se ci sono un po’ troppe parentesi) soprattutto per il modo leggero e ironico con cui ce lo presenti.

  3. Racconto carino, ma, per il mio gusto, troppa punteggiatura, troppe interruzioni, e soprattutto viene stroncata l’attesa di un finale col botto. Ci si aspetta qualcosa di speciale e invece non succede niente. Se è voluto, mi complimento, ma lo ritengo pericoloso.

  4. È un racconto molto carino, ironico e a tratti nostalgico, ma la conclusione non mi convince. Anch’io penso che dovevi osare un finale a sorpresa che stupisse il lettore.

  5. grazie luigi; se ti va leggi anche “i ragazzi e il professore”
    patrizia, hai fatto “centro”. E’ il racconto di una goliardata; ed il bello è che così me la raccontarono. Quindi è il racconto di un racconto.
    renzo, il problema della punteggiatura nasce dall’abitudine di scrivere dialoghi e di aiutare gli attori ad interpretarli. Grazie, comunque.
    arian, non ho aggiunto niente alla storia narrata. Una conclusione non c’era, almeno come effetto finale. E non c’è.

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