Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Racconti nella Rete 2009 “Maturità” di Francesco Ricciardiello

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2009

Capita spesso di notte che sogni le scuole superiori. Il sogno ricorrente e quello di giungere agli ultimi giorni di scuola con ancora tutte le interrogazioni da sostenere, senza aver ancora iniziato a studiare : una sensazione bruttissima !

Gli anni delle scuole superiori hanno rappresentato per il sottoscritto un periodo di maturazione di estrema importanza, ma il ricordo più palpabile, che è quello più ricorrente nei sogni, è l’ ansia da interrogazione, dovuta non solo alla mia impreparazione, quanto sopratutto dal mio marcato problema di blabuzie, che impediva di esporre nel migliore dei modi quello che avevo studiato.

Frequentavo L’istituto Tecnico Industriale Statale. Per diplomarmi spesi la bellezza di otto lunghi anni della mia vita: nei primi cinque non studiai per niente, a differenza degli ultimi tre, dove ringraziando il celo sopraggiunse un po’ di maturazione.

Il primo anno fui rimandato a settembre in quattro materie: Matematica, Fisica, Italiano, Francese, superando gli esami.

Il secondo anno fui bocciato mentre l’anno seguente fui rimandato nuovamente in tre materie, ovvero Matematica, Fisica, e Chimica: fui bocciato perché non superai l’esame di matematica e di chimica.

L’anno seguente fui ancora rimandato in tre materie, fisica, chimica e francese; andai bene a tutti gli esami tranne che in chimica, dove per una sola domanda risposta in modo errato, fui congedato con l’insufficienza e solo grazie alle buone parole di un altro insegnante amico di mio padre, riuscimmo a convincere il mio professore a darmi una mano, evitando così la bocciatura.

Al terzo anno furono aboliti gli esami di riparazione e riportando votazione insufficiente in quattro materie fui bocciato.

Quella fu l’ultima volta  che provai l’amaro sapore della bocciatura, vista la mia decisione di mettermi a studiare o almeno di provarci sul serio. Ci riuscii in parte giacché mi riducevo a studiare sempre alla fine dell’anno scolastico. Negli ultimi tre mesi di scuola ero costretto a studiare tutto il programma, riuscendo sempre nell’impresa. l’unica materia dove mi era impossibile recuperare era matematica, una materia che ho letteralmente evitato fino alla fine, viste le lacune di base che ormai mi ero trascinato dietro negli anni ( ricordo che nei giorni in cui c’erano due o tre ore di matematica evitavo di andare a scuola passando la giornata nelle sale giochi). Tengo a precisare che il motivo per il quale decisi di mettermi a studiare, non era esclusivamente dipeso dalla mia maturazione: la causa principale era sicuramente  l’orgoglio personale che era stato intaccato da alcuni episodi accaduti a scuola.

Nella mia classe c’era un compagno che spesso gli insegnanti paragonavano a me e questo per il sottoscritto non era tollerabile. Il suo nome era Caruso Salvatore ed era il classico prepotente che si copriva dietro al branco; io ero semplicemente svogliato mentre lui era un asino a tutti gli effetti. Alle interrogazioni restava sempre muto, ma oltre a questo era arrogante ed aveva un comportamento camorristico coi compagni ma anche nei confronti degli insegnanti, che spesse volte calavano il capo, facendo finta di non vedere e non sentire. La cosa che mi dava fastidio era quando Caruso mi diceva che ci saremmo diplomati con lo stesso voto. Insopportabile !

Una mattinata del quinto anno successe qualcosa che mi scosse molto. Avevo dormito poco quella notte e come al solito attendevo mia madre mi venisse a svegliare mentre fingevo di dormire. Mi alzo senza voglia e faccio l’unica cosa piacevole della mattinata ovvero la colazione. Scendo le scale di casa, saluto il mio cane, salgo sulla mia fidata moto e mi avvio a scuola. Durante il tragitto mi torna in mente la circolare del Preside arrivata il giorno prima in classe, dove si avvisavano gli alunni, che non sarebbero state più tollerate entrate alla seconda ora di lezione e questo perché alcuni studenti avevano abusato di questa possibilità, superando il limite consentito di quattro ingressi a quadrimestre.

Non ero mai entrato alla seconda ora e quella mattina mi venne in mente di provarci. Mi fermai in una sala giochi e persi circa mezzora prima di avviarmi verso il mio Istituto. In seguito, per non dare nell’occhio, giungendo preciso alla seconda ora, mi presentai un quarto d’ora prima che suonasse la campanella.

Fuori scuola incontrai Caruso che entrò in ritardo assieme ad altri 2 tipacci . Restai fuori a guardare quello che succedeva, aspettandomi che fossero mandati a casa. Udii una discussione accesa tra loro ed il vicepreside che poi alla fine li fece entrare infischiandosene della circolare giunta in classe il giorno precedente.

Attesi qualche minuto e feci il mio ingresso a scuola, sicuro che il vicepreside con me non sarebbe stato tanto clemente: così fu.

Il vicepreside che era anche il mio insegnante di Impianti elettrici, appena mi vide si agitò esclamando che non potevo entrare e che ne dovevo essere consapevole vista la circolare del giorno prima .

Avrei potuto fargli notare che aveva appena fatto entrare il mio compagno di Classe, ma conoscendo il vigliacco che avevo di fronte, evitai di scatenare una polemica che comunque alla fine avrebbe danneggiato solo me ( con questo insegnante non prendevo voti più alti di quattro, solo perché ero balbuziente e secondo lui la mia balbuzie dipendeva dal fatto che fossi impreparato ). Feci comunque presente che non ero mai entrato in ritardo, ma fu tempo perso ( quello che mi faceva imbestialire era che quest’uomo, assieme ad altri insegnanti vigliacchi era la causa della decisione del preside ).

Tornai a casa pieno di rabbia e decisi di scrivere una lettera al preside. Presi la mia macchina da scrivere e cominciai a battere in dettaglio tutto quello che era successo. Scrissi che le regole dovevano essere rispettate da tutti e che se non si era in grado di farlo, ciò non doveva comportare che gli studenti perbene ne pagassero le conseguenze.

Nella lettera non denunciavo solo questo episodio, ma esponevo al preside la mia rabbia poiché, per i miei errori avevo pagato con le bocciature, mentre in classe c’era questo Caruso, che non solo entrava sempre in ritardo senza trovare ostacoli, ma confrontato al sottoscritto per ciò che concerne la preparazione, era meno di zero. C’era poi l’ aggravante dell’aggressività e della maleducazione nei confronti degli insegnanti che non poteva impedire di porsi la domanda, di come avesse fatto a non essere mai stato bocciato.

Finito di scrivere, imbustai la lettera e mi recai presso l’istituto. Diedi la lettera ad un bidello pregandolo di consegnarla direttamente al preside facendo riferimento al mio nome , classe e sezione, onde evitare che fosse cestinata. Evitai di parlare di persona al preside per il solito problema della balbuzie che non avrebbe permesso di esprimermi al meglio.

La mattina seguente a scuola dovetti sopportare anche lo sfottò di Caruso,  il quale si divertiva a prendermi in giro, visto che il giorno prima era riuscito ad entrare alla seconda ora, mente io ero stato mandato a casa, intanto speravo che qualcuno bussasse alla porta dell’aula per chiedere la mia presenza in presidenza: l’ attesa durò molto poco.

Feci il mio ingesso in presidenza col timore di trovare un Preside arrabbiato, invece mi trovai di fronte una persona sudaticcia… in palese difficoltà nei miei riguardi. Provai un certo piacere ed una certa soddisfazione personale.

Ripetei a voce quello che avevo scritto, lui non si scusò formalmente ma si fece capire. Disse che conosceva bene Caruso e che non voleva accadessero brutti episodi con questo studente: se non era stato mai bocciato era perché volevano toglierselo dalle scatole.

Feci presente al preside che era ingiusto eliminare le persone corrette bocciandole mentre si eliminavano quelle scorrette promuovendole, lui annuì col capo promettendomi che avrebbe parlato con i miei insegnanti e con la commissione d’esame, per sorvolare sul mio passato scolastico poiché non potevo diplomarmi con la stessa votazione minima di Caruso, tenendo conto anche dei notevoli miglioramenti ottenuti negli studi negli ultimi due anni, dove ero riuscito a recuperare in tutte le materie tranne che in matematica.

Salutai il preside con una stretta di mano e ritornai in classe soddisfatto. Ovviamente i compagni mi chiesero come mai ero stato chiamato dal preside, e spiegai loro, che gli avevo scritto una semplice lettera dove esponevo il mio disappunto sulla questione dei permessi negati agli studenti perbene di entrare alla seconda ora, nonostante non avessero abusato di tale opportunità.

In quella giornata capii diverse cose. Fino al giorno prima ero convinto che gli adulti fossero persone differenti dai giovani, credevo nella loro serietà ed ero convinto che rispettassero le regole facendole rispettare a loro volta. Capii che quello che mi aspettava al termine degli anni scolatici non sarebbe stato tanto differente da quello che avevo vissuto fino a quel giorno in materia di ingiustizie.

Dopo quella giornata, sentivo comunque di dover dimostrare a tutti quanto valevo: non ero intenzionato a ricevere nessun regalo.

Iniziai a studiare come mai avevo fatto precedentemente. Restavo chiuso tutto il giorno nella mia stanza riscrivendo tutto quello che studiavo a mio modo con la macchina da scrivere, così facendo imprimevo nella memoria quello che leggevo e contemporaneamente battevo. Furono i tre mesi più belli della mia vita: le soddisfazioni che provai in quel periodo non le ho mai più provate.

Mentre mi preparavo per l’esame di maturità, sostenevo anche le interrogazioni per migliorare la mia media. La soddisfazione più grande era vedere i miei insegnanti, in particolare quello di elettrotecnica ridere di gioia quando mi sentivano esporre. Il momento più bello fu quando il professore di Elettrotecnica richiamò il primo della classe che stava chiacchierando, dicendogli di ascoltare la mia interrogazione perché da me aveva solo da imparare: In quel momento pensai cosa diavolo avessi fatto negli anni precedenti quando avrei potuto provare quelle soddisfazioni molto tempo prima.

Giunse finalmente il giorno dell’esame di maturità e ricordo con piacere che gli insegnanti sfogliavano i miei appunti scritti a macchina con grande meraviglia.

Tutti i miei compagni erano in ansia, io ero sicurissimo di me ed attendevo con trepidazione il mio momento. Sostenni l’esame senza difficoltà , non ci fu domanda a cui non diedi giusta risposta e mentre mi congedavo con una stretta di mano dai membri della commissione, il professore di Italiano mi disse che avevo sostenuto un esame da 60/60° ma visto il mio passato non potevano darmi quella valutazione.

Mi diplomai con 46/60° e nessuno mi aveva regalato nulla. Conservo ancora gelosamente i miei appunti scritti a macchina e quando li sfoglio mi rendo conto che nella vita, una seconda possibilità va sempre data. Caruso si diplomò con 36/60°, all’esame restò muto come in tutte le sue interrogazioni in cinque anni di istituto superiore.

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