Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “Occhi gialli” di Elena Mastroleo (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

La ragazza percorse un bel pezzo della città, passando giocosamente tra le case a capanna, fino a raggiungere una parete di roccia bianca. Lì, scavate nella pietra, c’erano le scuderie. Vi alloggiava ogni tipo di bestia, ma lei puntava ad una in particolare, apparentemente solo una fra tante. 

“Iganthìr!” lo chiamò. Rispose un gorgoglio basso e pieno di contentezza, come un richiamo. L’ombra da cui proveniva, si fece avanti dal fondo di una stalla, mostrando innumerevoli scaglie verde-azzurro, un corpo allungato sorretto da zampe artigliate e un paio di vistosi occhi dorati. 

Iganthìr era un iguana gigante.

Lei corse incontro all’animale e lo abbracciò, in quella grotticina, che era la casa dell’Iguana, in quella parete di roccia che ospitava tante altre “simpatiche bestiole!” 

“Come va oggi?” sorrise “Tanta voglia di uscire?”

Era una ragazza piuttosto ordinaria per la sua gente: di altezza media, con un fisico nodoso e scattante, messo in risalto dalla sua bella pelle scura. 

Si chiamava Kairena, ed aveva quattordici anni. 

Vantava foltissimi capelli afro neri, tenuti in ordine da una coda o, più raramente, da una coroncina. Gli occhi erano grandi e allungati, animaleschi, di un intensissimo giallo ambrato. 

Diede un rapido sguardo alla semplice sella appesa al muro e, quando Iganthìr si allontanò, entrò nella stalla. Dentro c’era un leggero odore di chiuso e, in un angolo c’era un mucchio abbondante di paglia usato come giaciglio, affiancato da una pozza d’acqua sorgiva, poco profonda, che Iganthìr usava come vasca da bagno per rinfrescarsi le squame. In una mangiatoia scavata nella roccia, alcune verdure.

Kairena prese i finimenti e cominciò a vestire l’iguana gigante, controllando prima che fosse tutto a posto e che non ci fossero graffi o altri impedimenti. Lo accarezzò sul dorso, poi lo fece giocare un po’ con un bastone pieno di piume all’estremità e, infine, lo condusse fuori, verso una spaccatura nella pietra che li avrebbe portati nella foresta vera e propria. Un passaggio poco illuminato e umido, ma proprio per questo sempre emozionante da percorrere.

Iganthìr trotterellò accanto a Kairena, che lo teneva per le briglie, finchè non furono definitivamente usciti dalla città. Una volta fuori, in mezzo al verde più totale, la ragazza saltò in sella: preferiva non cavalcare all’interno dell’ambiente urbano.

Makahl era grande e popolosa, protetta da alte pareti di roccia bianca e lì, cavalcare le iguane, era una cosa normale. Ma la prima volta che Kairena aveva cavalcato Iganthìr a Makal, era stata anche l’ultima, perchè i due si erano rivelati dei veri imbranati, ed avevano finito per combinarne di ogni. Sì, erano cresciuti, è vero, ma Kairena optava sempre e comunque per la giungla. 

Si diceva che le mura naturali della città fossero in realtà le pareti di un’enorme grotta la cui volta era crollata prima della sua costruzione, ma era un’idea recente: prima si pensava che si trattasse di un cratere o di una semplice valle.  

Per un bel pezzo di strada andò tutto come sempre: passo tranquillo e silenzio.
Il ritmo veniva alterato solo per qualche corsetta breve e leggera, per giocare o per prendere qualche insetto.

Kairena si godeva quel tempo libero, che poteva concedersi perché era l’inizio dell’estate, e non doveva andare a studiare dal saggio.
Si rilassò completamente, lasciando quasi che Iganthìr andasse avanti per conto suo. 

Quella mattina era tutta per loro: sarebbero andati nella parte della foresta che preferivano, una zona che ospitava un laghetto in cui amavano bagnarsi quando faceva troppo caldo e poi sarebbero andati a trovare un amico che abitava nella foresta, che aveva invitato Kairena una settimana prima.

Dopo un po’ di tranquillità, però, Iganthìr cominciò a mostrarsi agitato, sulla difensiva.

“Che hai, Iganthìr? Cosa hai sentito?” chiedeva la ragazza, più a se stessa che al rettile.

“Devo preoccuparmi?” 

Sapeva che quell’atteggiamento non andava ignorato, in nessun animale!
Se il suo amico faceva così c’era sicuramente un motivo: per questo portò la mano al coltello che teneva appeso ad una cintura, insieme ad altre utili cianfrusaglie.

Era vestita in modo semplice e comodo, come una cacciatrice: maglia di tessuto semplice, pantaloni di stoffa al ginocchio e scarpe leggere.

La tensione di Iganthìr non diminuiva, anzi, aumentava strada facendo. Kairena si ritrovò a guardarsi continuamente intorno, in cerca della causa di tutto quel nervosismo.

Era attenta ad ogni fruscio, ogni rumore sospetto. 

L’iguana, dal canto suo, aveva perso persino l’andatura allegra con cui andavano avanti, ormai da quasi mezz’ora. Non si calmò nemmeno quando passarono per un tratto della foresta dove gli alberi creavano delle strane forme serpentine con i rami, che solitamente lo tenevano impegnato a giocare per un po’. 

Non quel giorno. 

Quando finalmente i due giunsero al lago, Kairena capì il perché dell’atteggiamento guardingo di Iganthìr: cominciava a sentirsi osservata.

La sensazione di avere due occhi puntati addosso, la fece agitare sul serio.
Fremeva per la tensione e ormai non riusciva nemmeno a stare composta sulla sella.

Erano fermi sulla riva, ad attendere un attacco o un segno qualsiasi, ad accertare che avessero compagnia. 

“Eddai, vieni fuori!” sibilò Kairena, stufa di stare in allerta.

Come una risposta alle sue parole, una forma arancione provò a scagliarsi rapida su di lei. La ragazza si girò appena in tempo per proteggersi con una gomitata dagli artigli dell’aggressore, che cadde a terra per poi rialzarsi poco dopo. 

Si trattava di una tigre, anche piuttosto giovane. Non attaccò di nuovo, come Kairena si aspettava, ma si andò a nascondere tra i cespugli lì vicino. Stavolta fu Iganthìr ad avanzare: fece pochi passi lenti, di preparazione, poi si lanciò di corsa verso il nascondiglio del felino, quasi disarcionando Kairena, che non aveva fatto in tempo a fermarlo. 

Ora, tra le zampe dell’iguana, si dimenava un ragazzino più o meno della stessa età del suo cavaliere. 

“Ma dai!” sbuffò la figurina, riuscendo a rialzarsi.
Aveva grandi orecchie da tigre, un fisico atletico e occhi felini anch’essi. Il tutto terminava con una coda lunga e pelosa, che si agitava leggermente.

“Ma dai tu!” gli rispose Kairena, che lo aveva riconosciuto. 

Si trattava di Yani, l’amico che doveva incontrare. Era un Kendar, mezzo uomo e mezzo animale (nel suo caso una tigre).
Quelli della sua specie vivevano poco lontano da lì e Kairena gli era molto amica.
Si potevano trasformare, prendendo completamente la forma del loro animale: ecco perché la ragazza aveva scambiato l’amico per una tigre vera.

“Scusa, ti volevo solo fare uno scherzetto, nulla di più” si giustificò Yani, mentre l’amica lo guardava con aria di rimprovero. 

“Scherzo o no, mi hai spaventata, e mi hai anche messo ansia per metà della strada”

“Non era mia intenzione”

“Ok, ma la prossima volta magari fai la persona normale e ti presenti come si deve” chiuse la discussione Kairena.

Ci fu un attimo di silenzio, poi entrambi scoppiarono a ridere. Fecero per abbracciarsi, ma il muso squamoso di Iganthìr li separò, per fare qualche festa a Yani. 

“Ma insomma, da dove viene tutta questa gelosia?” scherzò la ragazza, ricominciando a ridere. “Tre anni per addestrarti e mi ripaghi in questo modo?”

Era sempre così con Yani, da quando si conoscevano, cioè da sempre.

Trascorsero insieme la mattina, parlando del più e del meno, giocando e prendendosi bonariamente in giro. L’estate era ufficialmente iniziata, quel giorno.

“Vieni da me a pranzo?” chiese Kairena

“Va bene, ma sicura che si può?” 

“Certo, oggi non c’è problema, non sarà la fine del mondo se dico ai miei che abbiamo una tigre come ospite!”

Scoppiarono di nuovo a ridere. 

Ancora una volta, quella loro bella amicizia tra razze diverse, dimostrava che nel loro mondo, i confini tra i popoli stavano cadendo… ed era merito dei ragazzi come loro!

2 commenti »

  1. È vero, i ragazzi e ancor più i bambini non si accorgerebbero delle differenze, se non gliele facessimo notare noi adulti, anche se con le migliori intenzioni…

  2. Un’ambientazione originale per una trama accattivante! Complimenti in attesa di un prossimo episodio della storia di Kairena!

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