Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “L’anello del tempo” di Federama

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

In un boschetto solitario, sulla riva di uno stagno, durante una nevicata primaverile di fiocchi di pioppo, sono in piedi di fronte a un uomo. Mi guardo nello specchio d’acqua che mi restituisce il volto di una giovane donna adulta che mi somiglia ma è almeno dieci anni più grande di me, capisco di essere io ma nel futuro. L’uomo dai lineamenti mediterranei con gli occhi blu come il mare profondo che mi sembra di conoscere da sempre si avvicina e mi cinge dolcemente la vita, aderendo le sue labbra carnose alle mie. Profuma di sigaretta e di brooklyn alla menta. Copro tutta la sua nuca con la mia mano, facendo attenzione a non impigliare i suoi lunghi capelli biondi al mio anello di serpente. Chiudo gli occhi e ricambio il bacio mentre stringo forte il suo corpo al mio con l’altra mano e sento un’esplosione di calore uscirmi dal basso ventre. Ci sdraiamo sulla coperta a quadri, ci spogliamo, sento il suo corpo dentro al mio, la stessa emozione del pittore, il pennello su una tela ancora bianca. Apro gli occhi e sono altrove.

In una camera che sembra di un albergo a poche stelle, sono seduta di fronte a una piccola finestra che affaccia su un giardino bagnato dalla pioggia autunnale, il riflesso sul vetro è proprio il mio, quello di adesso, della giovane adolescente che sono. Sento però ancora il calore tra le gambe e nelle narici l’odore di erba, di sigaretta e menta. Questa volta è sembrato davvero reale. L’orologio sopra al lettino sul lato lungo della stanza segna le undici e dieci di mattina. Bussano alla porta, dico avanti, senza troppa convinzione. Entrano il medico e l’infermiera per la visita giornaliera. Il taschino del camice del dottore è decorato con un serpente che mi riporta al pioppeto ma non lo dico. Ho imparato a tacere, come le brave ragazze. Mi fanno le solite domande e rispondo allo stesso modo di sempre. Mi puntano una luce negli occhi, li chiudo e sono altrove.

In una macchina per poche persone, ho le mani sul volante alle dieci e dieci, sulla sinistra una fede nuziale dorata, nello specchietto la me adulta al volante mi fissa, con qualche ruga in più rispetto al pioppeto e con gli occhi non troppo felici. Un bimbo seduto al mio fianco guarda la strada con i suoi occhi blu ma senza vederla, il sussidiario aperto sulle gambe, mentre recita a memoria il cinque maggio. Il caschetto dorato infantile si muove su e giù al ritmo delle parole. Mi chiama mami e mi chiede cos’è il nunzio. Mi sorprendo a sapergli rispondere. Un’altra macchina inchioda di fronte a noi, fermo anch’io l’auto e mi attacco al clacson che si incastra e non smette più di suonare. Annunciamo così il nostro arrivo al paese, con la macchina che canta e con noi che ridiamo come matti, ad occhi chiusi. Li riapro e sono altrove.

Nella camera che sembra di un albergo a poche stelle, il medico mi toglie la luce dagli occhi come se fosse passato solo un istante, mentre la gita in macchina è durata il tempo di una poesia. Continuo a ridere, rimbomba ancora il clacson nelle orecchie, il medico mi ausculta il petto, non smetto di ridere, anche il dottore sorride, magari pensa di farmi solletico. L’orologio sopra al lettino sul lato lungo della stanza segna le undici e venti, tra un po’ sarà orario di visita, l’infermiera sorride con me e mi accarezza i capelli, come una mamma con la figlia. Mi salutano e mi danno appuntamento per la mattina dopo, l’infermiera mi dice che se ho bisogno basta premere lì, ringrazio e mi accorgo di una lacrima sulla sua guancia che stona vistosamente con il suo dolce sorriso. Mentre escono chiudo gli occhi e sono altrove.

Nella macchina per poche persone, sono sola, è sera e fuori diluvia. Il finestrino mi restituisce la me adulta, con più rughe e una smorfia alla bocca che sembra un sorriso capovolto. Provo tristezza e ho molta voglia di ritornare a casa dai miei genitori e dal mio caschetto biondo. Con le mani – senza anelli stavolta – giro il volante per immettermi nella statale e accelero, l’acqua diventa grandine, la grandine diventa un’auto che da sinistra prende in pieno la mia portiera, la tristezza diventa soffocamento. Chiudo gli occhi e sono altrove.

Di fronte a me la finestra che affaccia sul giardino dove insieme adulti e miei coetanei si rincorrono, si abbracciano, scherzano e ridono, riprendo fiato guardando il mio riflesso da adolescente con gli occhi sbarrati. Vedo i miei genitori che guardano verso di me e mi fanno cenno, è l’ora delle visite, rispondo al gesto, mi preparo e li raggiungo. Salto in braccio al mio papà che mi stringe per non lasciarmi andare mai, allungo una mano ad accarezzare i capelli ondulati della mia mamma austera, comunque intenerita da quel gesto. Dopo un po’ di giochi, mami tira fuori dal paltò una scatolina rossa, un regalo per me, che bello. Apro il pensiero, alzo le sopracciglia dalla sorpresa, di fronte a me un anello di serpente, quell’anello. Chiudo gli occhi e non sono altrove ma sono al buio, in lontananza la voce di un bimbo “Ei fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro”. Apro gli occhi, indosso l’anello e abbraccio i miei, consapevole di quello che mi aspetta ma per nulla spaventata dal futuro.

3 commenti »

  1. Sento un’urgenza, pura, concreta, tangibile e al tempo stesso spaventosa, il lettore è lì con te tra virgole e respiri, apre gli occhi e fa parte anche solo per il tempo di un racconto, del tuo preziosissimo altrove.
    Bravo!

  2. Sembra scritto seguendo il tempo infinito eppure fugace di un battito di ciglia.

  3. Molto bello, il senso impellente di “capire” ti spinge a proseguire nella lettura, ottima tecnica. In più, non c’è nessun pericolo che risulti ridondante poichè in poche righe descrivi una marea di scenari diversi!

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