Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “Il buon Lupo, Cappuccetto e il Cacciatore” di Bruno Civardi (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

Ciao, bambini: datemi retta, ascoltate questa storia. Sarà bella e tutta nuova. Ho deciso di raccontarla perché ormai sono vecchio, molto vecchio e un po’ malato. Tra poco, lo so, chiuderò gli occhi per sempre … ma bando alle malinconie. Ora mi presento: sono il Lupo Cattivo della storia di Cappuccetto Rosso. Proprio io. No, non abbiate paura: in realtà non sono cattivo, non lo sono mai stato. Sono un lupo, è vero; ma dovete sapere che noi lupi non siamo cattivi affatto. E’ che non possiamo vivere mangiando frutta o insalata: la natura ci ha fatti così e noi non possiamo farci niente. Capite? Uccidiamo solo per mangiare, mai per cattiveria. Quelli che uccidono per cattiveria sono gli uomini, purtroppo. E le nostre prede sono di solito animali anziani. Oppure deboli, a causa di qualche difetto o malattia. Anche questo è un modo di rispettare la natura, cosa che gli uomini invece non sempre vogliono fare … ma lasciamo perdere. Ecco dunque la mia storia.

Per molti anni, sono vissuto nei boschi che circondano questo paese, in una bella famigliola di lupi (noi lupi amiamo molto la famiglia); ma gli uomini con le loro armi e le loro trappole finirono con lo sterminare tutti i miei familiari e io rimasi solo. Triste e solo. Non sapevo dove andare, per nascondermi ai cacciatori; non sapevo dove e come trovare da mangiare. Era inverno: le stalle e gli ovili erano ben chiusi e sorvegliati; bestie selvatiche non ce n’era più in giro. Dappertutto neve e gelo: e io, quel mattino, morivo di freddo e di fame.

Improvvisamente vidi un pezzo di carne abbandonato accanto a un cespuglio, sopra un mucchietto di foglie. Mi avvicinai, contento di tanta fortuna; ma non avevo ancora fatto tre passi che sentii un dolore straziante a una zampa: c’era una tagliola nascosta sotto le foglie! E subito un rumore di passi … povero me, pensai, stava arrivando di sicuro un cacciatore. Ormai mi sentivo spacciato.

Invece no, era una bambina. Avrà avuto otto o nove anni, era bionda e molto graziosa. Indossava un mantello rosso, con un cappuccio dello stesso colore. Seppi poi che il suo nome era Maria, ma tutti la chiamavano Cappuccetto rosso. Teneva in mano un cesto con dentro qualcosa, roba buona da mangiare, e cantava tutta contenta. Appena mi vide, si spaventò; poi capì che ero preso alla tagliola e digrignavo i denti per il dolore e la paura, il freddo e la fame. Si avvicinò, parlandomi dolcemente, e io compresi subito che mi avrebbe aiutato. Con uno sforzo aprì la tagliola: la zampa mi faceva male, ma ero libero. La bambina prese dal suo cesto un involto, lo disfece e mi offrì un pezzo di pollo arrosto.

“Sarebbe per la nonna” – disse – “ma tu ne hai più bisogno”.  Lo trangugiai in un lampo: era ben poco per la mia fame, ma sempre meglio di niente. Noi lupi siamo riconoscenti e perciò pensai di ringraziare la bambina, avvicinandomi e leccandole la mano e il viso. Sì, proprio come fanno i cani. Noi non siamo cani, ma sappiamo anche noi che cosa sono i sentimenti. La bambina mi abbracciò e io sentii il suo calore comunicarsi piacevolmente al mio corpo. Quindi si alzò e disse: “Devo andare dalla nonna, mi aspetta”. Ora parlo, perché sono in una fiaba; ma se avessi saputo parlare già allora, l’avrei avvertita di stare molto attenta, perché il bosco era diventato pericoloso a causa dei cacciatori che lo frequentavano e che spesso sparavano alla cieca contro qualsiasi cosa si muovesse. Il più pericoloso e cattivo fra tutti era un omone grande e grosso come un orco, con barba e capelli incolti, sempre armato di fucile e coltello, borioso e prepotente con chiunque, anche con i suoi compagni di osteria. Era quello che in paese chiamavano semplicemente il Cacciatore.

La bambina si era avviata lungo il sentiero e io presi a seguirla, zoppicando. Lei se ne accorse, ma non ebbe paura. “Vieni – mi disse – potrai scaldarti presso il camino e mangiare ancora qualcosa”. Aggiunse: “Dirò alla nonna che sei un povero lupo buono e ti accoglierà”. Io non ero mai stato in una casa, ma l’idea di un po’ di calore e di altro cibo mi convinsero. “Non starò mica diventando un cane?”- pensai. Ma quella bambina era mia amica e la seguii fino alla casa di sua nonna, in fondo al bosco.

Intanto, all’osteria, il Cacciatore si vantava con gli avventori di avere ammazzato quasi tutti i lupi dei dintorni. Disse che secondo i suoi calcoli ne restava uno solo (ahimè, io), ma che ben presto avrebbe trovato e ammazzato anche quello. I suoi amici gli davano corda e lui un po’ parlava, un po’ trincava vino da una bottiglia che stringeva in mano.

Nel pomeriggio, dopo aver bevuto e mangiato in abbondanza, il Cacciatore uscì e prese a cercarmi. Dall’alba non nevicava più e si potevano leggere le orme lasciate sulla neve quella mattina.  Ben presto, osservandole, lui capì che ero stato preso alla tagliola, che qualcuno mi aveva liberato e che io avevo seguito costui lungo il sentiero. Giunse in fretta alla casa della nonna e sbirciò dalla finestra. Vide una scena per lui insopportabile: nella serenità della casa, nonna e nipotina erano ancora sedute a tavola, chiacchierando amabilmente; e un lupo se ne stava accucciato tranquillo davanti al camino, a riposare, con un piatto di avanzi di cibo accanto a sé.

Il Cacciatore (che era anche uno stregone, come poi si venne a sapere) tirò fuori dalla sua sacca un pane assai bello a vedersi e una polpetta di carne. Li spruzzò con un succo segreto, che custodiva anch’esso nella sacca, e bussò alla porta. La nonna andò ad aprire.

“Buongiorno, signora”

“Buongiorno”

“Domani sarà festa in paese … e mi sono permesso di portavi qualcosa. Questo è un dolce davvero ottimo, che potete condividere con la vostra nipotina … so che viene a trovarvi spesso, quella birichina …

“Ma no, è una bambina buona e gentile”

“Certo, faccio per dire … e questa è una polpetta molto gustosa, che potreste dare al vostro … cane, se ne avete uno”

“Sì, non è proprio un cane … ma mi piace aiutare le bestie in difficoltà. Grazie. Mi ero fatta un’idea diversa di voi, signor Cacciatore. Non pensavo che foste così cortese. Accetto i doni. Sappiate però che resto molto contraria alla caccia!”.

Il Cacciatore si fece scuro in volto. Brontolò qualcosa e se ne andò. O almeno così parve.

La nonna rientrò tutta contenta, mi diede la polpetta e tagliò due fette di dolce, per sé e per Cappuccetto. Tutti mangiammo con piacere anche quel supplemento del pasto. La nonna disse:

“Non credevo che il Cacciatore, di solito così antipatico, ci portasse cose tanto buone”.

La bambina sputò nel piatto quello che aveva in bocca. “Perché? E’stato lui che …”, ma non fece in tempo a finire la frase: un sopore invincibile prese tutti noi e crollammo addormentati all’istante.

La buona vecchina, che si fidava di tutti, non chiudeva mai la porta a chiave: così il Cacciatore entrò e si mise all’opera per completare il suo piano. Se qualcuno si domanda come faccio a conoscere anche le cose che non ho visto coi miei lupeschi occhi, sappia che alla fine ho accompagnato le donne davanti al Giudice, il quale, dopo avere ricostruito tutti i particolari della storia, ha condannato il Cacciatore per minacce, violenze, stregonerie, crudeltà, reati ecologici … e insomma, così tante brutte azioni, contro le persone e gli animali, che quell’orco dovrà starsene in prigione tantissimo tempo. Beh, se lo è meritato. Ma andiamo avanti.

Per prima cosa spogliò la nonna del suo vestito, le tolse la cuffia dalla testa e gli occhiali dal naso. Quindi venne da me. Con il suo coltellaccio mi tagliò la pancia, ci mise dentro due belle pietre, mi ricucì; poi mi prese e mi coricò sul letto della nonna, con indosso la cuffia e gli occhiali, e tutto vestito come lei.

Aveva appena finito e stava per tornare in paese, ad architettare la seconda parte dell’imbroglio. Pensava di dire a tutti che aveva fatto visita all’anziana signora e aveva trovato il lupo nel letto, mascherato con gli abiti della donna, e con la pancia gonfia per avere divorato lei e la nipote. Mi aveva legato al letto, perché non scappassi. Aveva preso in braccio Cappuccetto Rosso e la nonna addormentate, e chissà dove intendeva portarle, o che cosa farne, quand’ecco dei passi … era la mamma di Cappuccetto, che non aveva visto ritornare a casa la sua bambina e perciò veniva a vedere che cosa mai fosse accaduto. E’ proprio vero che le mamme rappresentano spesso la salvezza …

“Voi siete quello che chiamano il Cacciatore … che ci fate qui? Perché avete mia figlia e mia madre tra le braccia? Dormono, o …?”

“Ecco, io volevo fare una visita a vostra madre … ho bussato e nessuno rispondeva … sono entrato e … venite nella camera da letto, guardate”

“Ma è un lupo … mio Dio, perché è conciato così?”

“Questa bestiaccia è entrata in casa prima di me, ha divorato la signora, si è messa a letto travestendosi coi suoi abiti … quando la bambina è arrivata, ha creduto che la nonna fosse coricata … sapete, c’è molta penombra nella camera … si è avvicinata e il lupo ha divorato anche lei … il mostro le ha inghiottite intere, vive … poi si è addormentato. Io arrivo, trovo e capisco tutto … allora lego il lupo al letto e gli taglio la pancia … ed ecco qui nonna e nipotina, sane e salve … se non fossi passato di qui io, eh? … ma per fortuna il grande Cacciatore càpita sempre al momento giusto … e per punire l’ingordo e feroce lupaccio, gli ho messo nella pancia due bei sassi!”

“E’ un racconto incredibile … comunque, grazie … ma perché loro non si svegliano?”

Dovete sapere che il filtro usato da quello stregone per insaporire i cibi aveva un effetto magico sulla mente: faceva addormentare e perdere la memoria. Così, se anche il malvagio avesse risparmiato la vita a nonna e nipote (e ne dubito), nessuno avrebbe potuto raccontare la verità. Restavo io: ma i lupi, per quanto intelligenti, non parlano. E poi comunque il Cacciatore mi avrebbe ammazzato, dopo avermi esibito come un trofeo davanti a tutti, prendendosi un merito che non aveva. Tramava per diventare famoso e farsi eleggere sindaco del paese.

Ma per fortuna Cappuccetto aveva inghiottito poco di quel dolce stregato. Si ridestò all’improvviso, mentre ancora il Cacciatore parlava, e gridò:

“Mamma, mamma! Il Cacciatore è cattivo e bugiardo, le cose non sono andate così!”

“Piccola mia, stai bene? Insomma, che cosa è successo qui?”

Stava arrivando altra gente. Cappuccetto incominciò a raccontare e tutti si stupivano di quello che la bambina diceva:

“Povero lupo, povera brava bestia”

“Povera nonna, povera bambina”

“Quel Cacciatore è davvero un imbroglione, un delinquente”

“A me non è mai piaciuto”

“E allora perché lo ammiravi tanto?”

“Sì, no, insomma …”

Il Cacciatore era sgusciato fuori, nel tentativo di scappare, o di nascondersi da qualche parte. Entrò un Gendarme, chiedendo volontari che lo aiutassero nelle ricerche del fuggitivo. Avrebbero incominciato a cercarlo a casa sua. Tutti seguirono l’uomo di legge e, come poi avremmo saputo, trovarono effettivamente il Cacciatore in casa, in una stanzetta segreta dove conservava i suoi filtri magici e le sue molte armi. Fu arrestato.

Ma io, vi domanderete, io che fine avevo fatto? Beh, se sto qui a raccontare significa che ne sono uscito vivo … ma allora avevo due pietre cucite nella pancia e di certo oggi sarei morto da un pezzo, se Cappuccetto accarezzandomi non se ne fosse accorta.

“Bisogna chiamare un dottore!” – e piangeva, piangeva. Ecco, questa è una cosa che i lupi non sanno fare, non così almeno. E quando una bambina piange è difficile resistere. Anche la nonna si era svegliata e piangeva, la testa un po’ confusa.

“Non c’è tempo” – disse la mamma. “Ci penserò io. Datemi un coltello affilato, un ago e del filo robusto”.

Fu così che subii una seconda operazione, questa volta liberatoria. Anch’io mi ero ormai svegliato, ma non per questo mi lamentai dell’intervento: ho pur sempre un coraggio da lupo!

Il giorno dopo ci fu il giudizio, come ho detto. La memoria era tornata a tutti, per fortuna, e tutti noi testimoniammo: a me il Giudice chiedeva di latrare se sentivo che la sua ricostruzione dei fatti o la confessione dell’imputato erano esatte. Ed io latrai parecchio, quel giorno.

Sono passati alcuni anni. Il Cacciatore è sempre in prigione, e qualcuno assicura che è pentito … ne dubito, perché è lui che, tramite irriducibili sostenitori, ha divulgato la sua ben nota versione dei fatti. Cappuccetto è diventata una bella signorina e ha un bravo fidanzato. Per qualche tempo, quando era ancora una bambina, ci siamo incontrati appena fuori del paese: lei mi portava del cibo, io mi facevo accarezzare. Ma poi non ho più voluto: un lupo può esserti amico, ma non può diventare il tuo giocattolo. Ora guardo la gente del paese da lontano, senza farmi vedere. La mamma di Cappuccetto sembra adesso una nonna, e la nonna una bisnonna. Forse tra poco lo saranno davvero. Io sono ritornato libero e ho trovato anche altri lupi sfuggiti alle stragi dei cacciatori. Ora siamo protetti e possiamo vivere (e morire) tranquilli, finalmente.

2 commenti »

  1. Una ricostruzione molto particolare della famosa storia che inverte i ruoli, per cui chi è cattivo diventa buono e chi è buono diventa cattivo…la voce narrante del lupo mi ha divertito. Veramente una bella fantasia, Bruno! Complimenti

  2. Davvero simpatica questa rivisitazione della famosa fiaba. Una freccia scoccata a favore della protezione degli animali. Gli uomini uccidono operate cattiveria, gli animali lo fanno per sopravvivenza. Un tempo gli uomini cacciavano per mangiare ma oggi? Un bel messaggio e una riflessione da veicolare a grandi e piccoli.
    Bravo

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