Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti per Corti 2021 “Pasta con le sarde” di Michele Sommaruga

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021


È la sera della vigilia di Natale, una sera fredda, con un forte vento di tramontana.

Di fianco al faro destro del porto ci sono due uomini, soli, che guardano l’orizzonte: uno è un vecchio vestito con un cappotto tutto rattoppato, da marinaio, l’altro è più giovane e vestito in modo elegante; il vecchio si avvicina e gli domanda a bruciapelo:  ”Che ci fai tu qui, tutto solo, proprio alla vigilia di Natale.. perché non sei a festeggiare con la tua famiglia, a casa?”

“Ho litigato con mia moglie qualche giorno fa; lei ha scoperto che avevo una amante e mi ha cacciato di casa. Ho provato a dirle che era una storia da nulla, ma non c’è stato niente da fare:”

“E allora perché non sei a festeggiare con l’amante?”

“Non so cosa risponderti…In effetti è per colpa dell’amante che non posso stare con la mia famiglia. Ma la verità è che io non ho più cercato lei e lei non ha cercato me, e da quel giorno, proprio quello nel quale siamo stati scoperti, non ci siamo più visti né sentiti”.

“Quindi, davvero una cosa da nulla…?”.

“Eh, forse sì, ma chi lo va a spiegare adesso a Carla…? ”.

“Ma non hai dei figli?”.

 “Sì, ho due figli: Francesco, che ha 8 anni e Maria che ne ha 6…”.

“E loro che ne pensano?”.

”non lo so; non li ho più visti da allora, penseranno quello che gli racconta la mamma..…”

“E per dormire cosa fai?”.

“Dormo in studio, lì c’è un letto, ma è un posto che mi mette una tale tristezza…ci vado proprio solo a dormire”.

Dai retta al vecchio amico pescatore: per Natale ti presenti a casa a mezzogiorno, facendo una sorpresa alla tua famiglia, e ti metti in cucina: prepari la pasta con le sarde secondo la ricetta di Franco, e vedrai che tutto si aggiusta”.

“Non può funzionare una cosa così; Carla non mi farà neppure entrare. Sarà già andata da lei anche sua mamma per aiutarla a preparare il pranzo di Natale, tu non conosci mia suocera…
“Io posso dirti questo: quando dovevo farmi perdonare qualche cosa da Giovanna – eh, ogni tanto qualche cosa da farmi perdonare c’era – io andavo a comperare una bella bottiglia di vino bianco all’enoteca del paese, dal Toni, la mettevo a ghiacciare e cominciavo a preparare la pasta con le sarde, sempre con il pesce pescato da me, ovviamente.
Abbiamo sempre fatto la pace, alla fine, fino al giorno in cui è mancata, povera Giovannina: tre anni fa, qualche giorno prima di Natale, era il 21 di dicembre; da quel giorno ogni Natale vengo qua a scrutare l’orizzonte. Negli anni passati non ho mai incontrato nessuno, tu sei il primo che incontro”.

“Eh, il 21 dicembre è lo stesso giorno in cui sono stato cacciato di casa, proprio un brutto giorno…
Comunque, come può – dico io – un piatto di pasta, per quanto buona, sanare una frattura che si è ormai generata, e giorno per giorno è diventata più profonda? Quando due persone cominciano a litigare – e questa situazione per noi andava avanti ormai da un po’ di tempo, – cominciano le ripicche, l’astio; allora si finisce col dire cose che non andrebbero dette, e si fanno cose che non andrebbero fatte, e la ferita si estende giorno dopo giorno diventando sempre più profonda. Allora, per sanare questa ferita e ritornare al punto di partenza ci è richiesto uno sforzo che con il passare del tempo diventa sempre più grande, e ad un certo punto non siamo più in grado di sostenerlo.

“È proprio per questo che ti ci vuole la pasta con le sarde: “lei” sì, può sistemare tutto! Un Vino buono e genuino e, assieme, la pasta con le sarde, se cucinata con amore, possono fare il miracolo..  Non si tratta di una semplice pietanza, è qualcosa di più, perché racchiude tanto in sé: l’amore per le cose semplici e genuine, che poi diventa amore verso le persone, il desiderio di riscatto da parte degli “ultimi”: la sarda infatti è un pesce povero, che quasi nessuno ricerca, ma è uno dei pesci più buoni. Tu però devi essere molto bravo a preparare il tutto, per poter fare emergere tutto questo”.

“Temo che se anche mi lasciassero entrare in casa, mia suocera comincerebbe subito a lamentarsi perché ho comperato del pesce che costa poco e che per giunta puzza…”.

“Le sarde che useremo noi non puzzano, vedrai, puoi stare tranquillo per questo…”.

“Beh, potrei anche provare a fare come dici tu.. Domani mattina vado al supermercato a comperare tutto quello che serve e poi mi presento a casa”.

“Con gli ingredienti del supermercato non ricavi proprio un bel niente: a te serve un pietanza che faccia trasparire l’amore, si deve cogliere la passione che ci sta dietro; le sarde bisogna saperle prendere, bisogna saperle pulire in modo che nessuna spinetta rimanga nel sugo, bisogna metterci cipolla ed aromi, ma in modo tale da non coprire il sapore della sarda che deve prevalere su tutto, perché la sarda è povera ma sanguigna, ha un carattere forte, e tutto questo lo si deve percepire.
Il vino bianco poi non può essere un vino generico.. io suggerirei  un bel Vermentino toscano, che ha dentro  l’asprezza che ricorda le sughere sferzate dal vento salmastro di maestrale.. Anche l’olio non deve essere uno qualsiasi, ce ne vuole uno maremmano, che ricordi gli stessi odori e gli stessi sapori. E questa regola vale per tutti gli ingredienti; Ricorda la sarda dà la sua vita per te, per rimettere a posto la tua situazione complicata, non vanificare il suo sacrificio con ingredienti surgelati.
Se fossimo in estate, per esaltare il profumo e il sapore del piatto dovresti andare a cercare il finocchietto selvatico, magari assieme a tuo figlio Francesco… quando è stata l’ultima volta che avete fatto un giro assieme, solo tu e lui?”.

“Ma sai, io lavoro tanto, esco la mattina presto, torno a casa tardi alla sera; alcune volte hanno già mangiato e quando arrivo io stanno tutti già davanti alla televisione; li vedo poco i miei figli…e anche mia moglie…”.

E allora caro mio…, ma a proposito, come ti chiami? Ancora non ci siamo presentati…”.

“Marco, mi chiamo Marco….”

“ Io sono Franco, ma forse te l’ho già detto.  Allora, caro il mio Marco, ci vorrà tutta la sera per spiegarti come eseguire la ricetta correttamente, perché non è solo un discorso di tempi e ingredienti, quella alla fine in fondo è la parte più semplice; è l’amore per tutto ciò che ti circonda che dobbiamo recuperare, perché mi sembra che tu l’abbia un po’ smarrito. Ti spiegherò bene questa sera tutto quello che devi sapere per fare la più buona pasta con le sarde che si sia mai vista in Maremma….ma ci vorrà tutta la notte; per prima cosa andiamo a cercare tutti gli ingredienti che ci servono.

Andremo di casa in casa, da chi ci può aiutare a recuperare le cose genuine di una volta, altrimenti corriamo il rischio di rovinare tutta la magia e la pasta con le sarde non verrebbe buona abbastanza per il miracolo che ci serve domani…Seguimi…”.

All’una di notte Marco e il vecchio pescatore sono nuovamente di fianco al faro con tutti gli ingredienti recuperati in giro per il paese, dal pastaro del centro e dall’vinaio Toni – entrambi già chiusi ma richiamati all’ordine da Franco – e dai tutti i vari amici del paese..

Restano in silenzio, vicini, a scrutare l’orizzonte e la luna piena, che illumina la frastagliata superficie del mare e che si appresta a tramontare, quando Marco si rivolge al vecchio pescatore, con una faccia molto preoccupata, “Ma scusa, Franco, e le sarde dove le comperiamo a quest’ora del mattino…?”

“Quelle andiamo a pescarle io e te adesso, seguimi”, e a passi svelti il vecchio pescatore percorre la banchina del molo e si dirige verso un vecchio gozzo di legno, ormeggiato in un punto un po’ isolato del porto. Tira la cima di ormeggio e con un’agilità sorprendente per la sua età sale a bordo del gozzo, si gira su sé stesso e si rivolge a Marco: “Salta su che partiamo, vedrai che la luna piena ci aiuterà…”.

“Ma io son vestito in modo non proprio adatto per andare a pescare…”.

“Non ti preoccupare per questo, le sarde non se ne accorgeranno…, piuttosto bisogna essere davvero molto bravi per riuscire a pescare le sarde in questo periodo dell’anno”.

Qualche mese dopo, durante la stagione estiva, in città.

“Papà ma veramente la pasta con le sarde che ci hai preparato lo scorso Natale era fatta con le sarde pescate da te, come ci hai raccontato, o era tutta una storia?”

 “Francesco, certo che le avevo pescate io, assieme ad un mio caro amico pescatore, che si chiama Franco, che però non c’è più”.

“E perché non c’è più?”.

“Era vecchio, una mattina di gennaio non si è risvegliato; probabilmente aveva terminato il suo percorso qui…e probabilmente ora è a pescare con la sua Giovanna nei mari del cielo…”.

“Perché, esiste il mare nel cielo?”.

“Forse sì, del resto certe volte quando scruti l’orizzonte e il mare, fatichi a distinguere il colore del mare dal colore del cielo…”.

“Può darsi che tu abbia ragione, Pa’…, ma comunque quando ce la rifai una altra volta la pasta con le sarde? Non ho mai mangiato niente di più buono…”.

“Facciamo così: domani andiamo al porto e se la giornata lo permette usciamo a pescare io e te, e poi – perché no – andiamo a fare anche un bel giro all’interno, nella macchia, che ci troviamo pure il finocchietto selvatico”.

“Papà, ma cosa è il finocchietto selvatico?”.

“Eh, Francesco, domani te lo faccio vedere…”.

2 commenti »

  1. È un racconto piacevole e che scorre bene

  2. Molto delicato, la preparazione di un piatto come metafora dell’amore e della cura verso ogni cosa, molto carino!

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