Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti nella Rete 2021 “Vento d’estate, vento d’inverno” di Josè Toye

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2021

Mi chiedo spesso se la realtà non sfiori a volte i confini dell’incredibile. Di recente la lettura di “l’Ubico” una novella di Buzzati ha risvegliato ricordi che da lungo avevo sepolto in fondo in fondo alla mia memoria.

Nel corso di quell’ estate, dovevo aver al massimo sette anni, stavo in vacanza a casa dei miei nonni paterni. Ne ero felice. I nonni mi adorano. La nonna cucinava un coniglio alle prugne tanto delizioso che era un peccato mangiarlo. Il nonno invece per addormentarmi mi raccontava favole lunghissime la cui fine non sono mai riuscito a sentire. Tutto questo non basterebbe se non avessi trovato un ritiro nel solaio, una grande stanza dove lo zio prima che si sposasse aveva allestito il suo laboratorio di falegnameria. C’era ancora il banco . Mi ero promosso generale, comandavo un esercito di viti e bulloni e di carri armati costruiti da pezzi di legno. Lassù il tempo si, fermava per ore.

Una volta ci ho trovato in un angolo abbandonato un baule di legno pieno di vecchi libri e riviste. Ne tirai fuori un libro la cui copertina mostrava un bel battello a vela ondeggiando sul mare. Non mi importava leggerlo, comunque non ci sarei riuscito. L’ho messo preziosamente a posto nel cassetto del banco, la mia casa del tesoro.

Molto tempo più tardi, avevo superato la trentina, la nonna già vedova da alcuni anni viveva da sola. Stavo sistemando il solaio quando ci ho ritrovato il libro. Si chiamava “Vento d’estate, vento d’inverno” . Aveva ancora la sua bella copertina, un po’ scolorita. Per curiosità l’aprii e fui stupito trovaci nascosta dietro la copertina, una busta ancora chiusa che conteneva un paio di fogli di carta piegati scritti a mano e non fermati. Assomigliava a un corto diario, un documento che uno avrebbe potuto scrivere per non scordarsi o forse assicurarsi che non avesse sognato. Ci raccontava una storia proprio sconcertante.

La lettera comincia cosi.

Oggi siamo il 20 giugno 1921. Ieri mattina passeggiando lungo il canale ho sentito qualcuno gridare aiuto. In lontananza uno stava annegandosi. Ho corso sulla sponda e senza esitazione mi sono tolto scarpe, pantaloni e mi sono tuffato in acqua. Per fortuna sono riuscito ad afferrarlo saldamente e a tirarlo fuori dall’acqua. L’uomo respirava, l’ho trascinato e siamo finiti al sicuro sdraiati sul prato. Non c’era nessun altro in giro.

Avevo il fiatone, lui ansimava e tossiva. Bagnati, siamo rimasti zitti ad aspettare finché il sole rovente d’estate non ci asciugasse un po’. Ad un certo punto l’uomo un sessantenne, magro, ai capelli grigi, tendendomi la mano mi ha mormorato “mi chiamo Vito”. “Piacere, sono Michele” gli risposi. Ed è proprio così che l’incredibile storia è iniziata. Vito mi disse che mentre stava nuotando si era sentito male. Poi più volte mi ha ringraziato, teneva che gli avessi salvato la vita. L’uomo era forestiero e così l’ho invitato a pranzare a casa mia prima che continuasse il suo viaggio.

Mentre pranzavamo a Vito gli è venuta la voglia di regalarmi qualcosa. Tirando fuori un libro dal suo zaino me lo presentò. Stavo per prenderlo però Vito lo riprese dicendomi ” sta attento Michele quel libro non è affatto un libro normale, è magico. Se te lo tieni sul petto, meglio sul cuore e pronunci il titolo tre volte di seguito la magia ti fa diventare uccello. Fidati di me, tutto è vero. Sarai libero di volare via dappertutto, vedere le cose dall’alto, cose nascoste da tutti. Tuttavia la magia funziona solo una volta a testa. Se mai non ti piacesse più la vita da uccello potresti tornare indietro nello stato umano, basta pronunciare di nuovo il titolo tre volte di seguito e poi ti ritroveresti uomo come prima. Però non tornerai allo stato iniziale, stranamente rinascerai e cosi diventerai un’altra persona. Inoltre tornerai nei luoghi da dove ti sei volato via e dimenticherai tutto del tuo passato.

Per un breve momento ne restai sbalordito poi scoppiai a ridere, uno scherzo, avrei scommesso una bella cifra che fosse uno scherzo. Mio padre me ne aveva mollati tanti da bambino. Non credevo Vito per niente ma comunque amavo leggere e il libro mi pareva un bel regalo.

Nel frattempo alla fine del pasto, i bicchieri erano vuoti, quindi sono sceso giù le scale a prendere altre bottiglie. Appena arrivato nel seminterrato ci fu uno strano rumore, magari un grido ? Mi sono affrettato però non ho fatto in tempo, nella stanza Vito non c’era più, scomparso. Il libro giaceva lì, caduto sotto il sedile. Sono corso fuori casa, chiamandolo ma non c’era nessuno da nulla parte. Rincasato, vide solo un pettirosso affacciato sul bordo della finestra che all’improvviso è volato via. Ero sconvolto, non ci capiva niente. Dove diavolo era finito Vito?

Giugno 24. Non ho potuto addormentarmi, nemmeno le notti precedente, ero tormentato. Vito non si era fatto sentire da quattro giorni. Assalito dalle domande mi prese l’angoscia. L’idea che lui si fosse veramente scambiato con quel pettirosso s’imponeva e contemporaneamente s’imponeva il pensiero che avrei potuto io stesso provare le parole magiche. Ma chissà, se lo faccio che cosa accadrà?

La lettera si interrompeva bruscamente. Perché? Mi è venuto in mente che quella potesse essere l’ultima fabia del nonno. Magari era lui che avrebbe lasciato la busta nel libro. Di questo non ne fui completamente convinto e bisognava saperne di più e quindi rintracciare gli eventi. Ho rimesso tutto nel banco e sono andato a vedere la nonna in salotto. Senza dire niente della scoperta ho cominciato a farle domande. Per fortuna nonna non si era scordata per niente.

“La casa, l’abbiamo comprata in autunno dell’ anno 1921, a questo momento eravamo già sposati da qualche anno ma non avevamo ancora figli. L’ultimo inquilino, un giovane era sparito da qualche mese e il proprietario la voleva vendere rapidamente. Lui no l’aveva nemmeno pulita e così l’abbiamo acquistata a buon prezzo. Figurati che non fummo i primi ospiti della casa, due pettirossi avevano trovato un buco sotto, il tetto. Venivano spesso a visitarci. Purtroppo dopo poco tempo non si sono più fatti vedere. Non ci siamo rattristati a lungo perché nel mese seguente mi sono accorta che ero incinta. Circa otto mesi dopo ho partorito due gemelli, tuo padre Michele e lo zio Vito. Credimi, è una idiozia ma ho sempre immaginato che i pettirossi ci avessero portato fortuna”

Ora ne sapevo abbastanza, quando ho lasciato la nonna, prima di partire sono tornato nel solaio a prendere il libro e la lettera. Tornando a casa mia mi sono fermato lungo il canale e ci ho riflesso su. Insomma non volevo rischiare che la famiglia, la moglie, miei figli né mio padre né lo zio scoprissero quel testimonio. Ho buttato tutto in mezzo al canale, la lettera spezzata col libro. Chi s’è visto s’è visto. Ormai non volevo più sentirne niente di quella storia. Magari un pesce si sarebbe tramutato in pesce volante ma di questo non me ne fregavo.

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