Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti per Corti 2020 “Morire: infinito presente di amare” di Nicola Buoso

Categoria: Premio Racconti per Corti 2020

Estate, mattino presto, in un cimitero, Nestore, custode e becchino, era seduto sul sentiero, vicino a una tomba a terra e guardava la foto della defunta, poi, rivolgendosi a lei, disse: “Lea, ti prego di smetterla, questo mese è la quarta volta che rimedio a quello che combini di notte, quando esci dalla tomba: smuovi il terreno, sposti la lapide, rovesci il vaso di fiori, te ne vai a zonzo e disturbi il sonno degli altri come te.

I morti però devono fare i morti: non respirano, non si muovono, non importunano!

Io sono stanco di come ti comporti, se i tuoi parenti trovassero il disordine che ti lasci dietro, è con me che se la prenderebbero, ed io a questo lavoro ci tengo.

Qui c’è pace, nessuno ti stressa, e, se fai un buon servizio, la mancia dei familiari è sicura, perciò ti supplico, non uscire più dalla tomba!”

Tre giorni dopo, poco prima dell’alba.

“Lea, so che sei lì, è tutta la notte che ti seguo, dobbiamo parlare!”

La morta, vistasi scoperta, uscì da dietro una tomba.

“Nestore, finalmente ti sei deciso a venirmi a cercare, mi ero stancata di girovagare di notte, questo posto è un mortorio!”

“Sai la novità, è un cimitero!”

“Non essere sgarbato, e pensare che mi hai colpito fin dalla prima volta che ti ho visto, il giorno del mio funerale.”

“Bugiarda, non potevi vedermi, sei morta, eri chiusa nella cassa.”

“Che noia questa storia della morte, lei è solo un modo d’essere, un pretesto dei vivi per giustificare che qualcuno non è più al mondo, privandolo di ogni diritto, e invece anche i defunti li hanno, e il primo diritto è quello di non essere considerati morti!”

“Ah però – ribatté sarcastico lui – e allora un morto chi è, se non un morto?”

“Vedi, tu mi stai parlando, quindi, o sei pazzo, o stai sognando, oppure è tutto reale, ed io è come se fossi viva, anzi, mettiamola così: io sono viva!”

“Tu sei morta” – disse spaventato Nestore -.

“Non fare quella faccia, che invece sei carino, sai, l’ho capito subito, fin da quando ho visto come gettavi la terra sulla mia bara per seppellirmi.”

“Che cosa hai capito?”

“Che sei l’uomo della mia vita, ah scusami, della mia morte: mi sono innamorata di te.

Non sapevo come fare per attirare la tua attenzione, così ho cominciato ad uscire dalla bara sperando che venissi a cercarmi, però all’alba devo ritornare nella tomba, perché mi viene un sonno incontrollabile, e poi lo so che anche tu sei innamorato di me, noi morti, certe cose le capiamo meglio dei vivi!”

“Che stai dicendo?”

“E dai, mi sono accorta di come sistemi i fiori sulla mia tomba o per quanto tempo te ne stai lì a fissare la mia foto, e quando dici: poverina, non è giusto, così giovane, così bella.”

“E che, mi spii di nascosto, e poi che sei bella si vede dalla foto: il viso, i lineamenti, gli occhi, il sorriso, la bocca, le labbra così …”

“Basta, finiscila, che mi crei imbarazzo, certi apprezzamenti li leggo nella tua mente, vergognati – disse fingendo disapprovazione ma subito dopo, ammiccando -, allora ti piaccio, ammettilo!”

Nestore non disse nulla ma arrossì.

“Sai – continuò Lea – lo so che sono bella, magari un poco pallida, ma faccio ancora la mia figura, quando ero viva e venivo a portare i fiori sulla tomba di mia nonna, non ti ho mai visto ma poi, da morta ti ho notato e mi sono innamorata.”

“Tu invece mi avevi colpito quando venivi qui e sì, mi ero innamorato, e quando ho saputo che eri morta … quanto ho pianto, almeno il destino ha voluto che rimanessimo vicini, io abito nella casa del custode, là in fondo, ma non ci può essere una storia d’amore fra di noi, è impossibile.”

“E perché?”

“E me lo domandi, tu sei morta, io sono vivo, non servono altre spiegazioni.”

“La morte, la vita, sono solo punti di vista: vivi o morti, se c’è l’amore tutto si può superare.”

“La morte no, quella non si può, è vero, ti vedo, e non capisco come possa accadere, sei l’unica morta che vedo, ma sei eterea, non ti posso toccare …”

“Meglio, così non ti prendi confidenze” – disse Lea ridendo -.

“Cos’hai capito, non prendermi in giro.”

“Scusa, non volevo, anche a me questa situazione non piace, magari io e te non esistiamo e siamo solo due personaggi dentro un sogno, forse sei tu che mi stai sognando o forse sono io, da morta, che ho queste visioni perché vorrei essere ancora viva.”

“No, nessun sogno, è proprio come dicevi prima tu, è tutto reale, anche se non riesco a spiegarmi come stia succedendo, adesso vado a dormire, e addormentandomi, mi concentrerò sull’idea che sto facendo un sogno, così quando mi sveglierò sarò convinto che tutto questo non era reale, non è mai accaduto, ma perché ciò vada a buon fine, è necessario che tu non ti faccia più vedere: promettimelo.

La situazione che c’è fra di noi, prima o poi, farà soffrire entrambi, la differenza che c’è fra i nostri … come dire … modi d’essere, è insormontabile.”

Lea ascoltava in silenzio, con lo sguardo triste, poi disse: “Va bene Nestore, se tu pensi che così starai meglio, che sia l’unica soluzione, te lo prometto, ma ora vattene, subito, prima che cambi idea.”

“Ma stai piangendo!”

“Vai via, ti prego.”

Un mese dopo.

Mattino presto.

“Ti vedo, sei tornata, non dovevi Lea, avevamo un patto, e io ingenuo a credere che saresti stata di parola, dai vieni fuori da lì, quella lapide è piccola, non ti nasconde.”

“Guarda che non mi stavo nascondendo, stavo guardando la tua foto, i tuoi parenti potevano trovarne una migliore, in questa sei proprio brutto!”

“La mia foto?

Che dici!”

“La tua foto, mio caro, guarda qua,” – indicandogliela sopra una lapide -.

“… ma, quella è la mia foto e cosa ci fa lì?”

“… non ci arrivi vero, ti do un’altro indizio, guarda, questa è la tua data di nascita, e più sotto, c’è anche un’altra data, provo a indovinare, che sia quella della tua morte?”

“La mia morte?

Vuoi dire che …”

“Sai, ti voglio bene anche per questo, perché sei imbranato, ti ricordi l’ultima volta quando mi dicesti che te ne andavi a dormire, e ti saresti concentrato sull’idea che stavi solo facendo un sogno?”

“Sì, e allora?”

“Ti sei sbagliato, mentre ti addormentavi, hai pensato intensamente che era tutto reale e ti è successo una cosa inspiegabile, tu sei entrato in uno strano stato, simile al coma e, giorno dopo giorno, ti sei spento, insomma, sei morto, e chi lo sa’, magari era proprio quello che volevi, morire, l’amore fa strani scherzi.”

“E tu, come fai a sapere queste cose, come fai a essere certa di quello che mi stai dicendo?”

“Ah, non sono in grado di spiegartelo, però so che quello di capire senza sapere il perché è uno dei poteri che abbiamo noi morti.”

Nestore si sedette sopra una tomba e se ne stette lì pensoso.

“Beh – esclamò Lea – non sei contento, ora che siamo tutti e due dei morti, non c’è più alcun ostacolo per il nostro amore.”

Nestore si alzò in piedi, si avvicinò a Lea, i suoi occhi cercarono quelli di lei come se volesse dirle qualcosa, ma non c’era niente di cui parlare, lei abbassò lo sguardo e sorrise, non c’era niente da capire, per loro morire aveva significato vivere, una seconda volta.

Lui le accarezzò con dolcezza il viso, poi la prese per mano e così, si allontanarono, camminando fra le tombe, accompagnati solo dal silenzio e dal loro amore.

Dedicato a Federico Fellini.

16 commenti »

  1. Non poteva mancare il mio commento 😉 un po’ idea visionaria, un po’ speranza, un po’, chissà, lettura dell’invisibile. Molto delicato e in alcuni passaggi anche divertente. Noi approviamo 😉

  2. Un bel racconto, un sogno.

  3. A Cinzia Montagna
    Ho apprezzato il commento, preciso ma allo stesso tempo aperto a più interpretazioni, quindi posso così rispondere: idea visionaria chissà, speranza chissà, sì un po’ e anche sì molto, lettura dell’invisibile chissà.
    Mi ha fatto piacere che sia stato colto l’aspetto delicato del racconto considerato che è una storia d’amore e sull’amore.
    Non so quanti siano dietro il “Noi approviamo”, ma noi (io, Lea e Nestore), li ringraziamo tutti.

  4. A Saverio Martiradonna

    Poche parole che dicono tanto.
    Grazie

  5. Mi è piaciuto: un delicato sesto senso con un tocco riminese.

  6. A Marco Floridia

    Grazie per il commento, che coglie senz’altro alcune caratteristiche del racconto.

  7. Ecco a cosa porta l’amore per la vaporiera. Bello.

  8. A Luca Bonacina

    Grazie per il commento: originale.

  9. Scorre bene, diverte, si capisce alla prima lettura e fa pensare… cosa pretendere di più? Bravo!

  10. Sto di là nel condominio di fronte, quello dei racconti, mi permetto di curiosare. A me leggendo è venuta in mente la frase di “Interstellar” di Chris Nolan , quella appunto sull’amore, che secondo me è il fulcro del film.
    Comunque mi piace, a proposito “Non andartene docile in quella buona notte”.

  11. A Leonardo Schiavone

    Grazie per il commento particolareggiato, non potevo pretendere di più!

  12. A Piero Orlando

    Rispondo dal condominio di fianco, quello dei racconti per corti, grazie per il commento davvero fuori dal comune!

  13. Ottimo soggetto per un bel corto tutto da gustare. Complimenti anche per la naturalezza dei dialoghi … praticamente non resta che cercare gli attori per il “ciak!”

  14. A Monica Menzogni

    Grazie per il commento, soprattutto dove ti riferisci ai dialoghi.

  15. Ho subito immaginato Lea, pallida, ma bella, seduta presso una lapide come su una panchina al parco! Mi piace chi ha definito il racconto delicato, lascia anche a me questa sensazione, oltre all’ironia e… All’amore che trionfa… Immortale! Bravo Nicola, mi unisco ai complimenti di tutti, Amilcare compreso!

  16. A Silvia Schiavo

    Immaginare Lea come se fosse seduta su una panchina al parco, e quindi nel “mondo dei vivi”, coglie uno dei significati che si possono dare al racconto.
    Ti ringrazio per il commento.

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