Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2018 “La volta buona” di Claudia Mereu

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

     Ero triste all’idea di appartenere ancora alla categoria delle single, poi è arrivata la proposta di Anna: una serata romantica con un suo collega. Dopo le ultime delusioni volevo rifiutare, ma lei ha insistito che era un’occasione da non perdere, allora ho accettato. Pare che lui cerchi una relazione seria, non come gli altri che al primo appuntamento volevano solo portarmi a letto. Ormai il corteggiamento è fuori moda, si vuole tutto e subito, poi chi s’è visto s’è visto. Per questo ho fatto la collezione di primi appuntamenti ché al secondo non riesco proprio ad arrivare. Lo so che i tempi sono cambiati, e che tutti mi dicono che sono antica, ma fosse la volta buona che incontro uno antico come me.

Venerdì sera: sto aspettando che lui suoni il citofono. Sono elettrica, non so cosa aspettarmi dal collega di Anna. È una splendida serata estiva. Persino il cielo si è vestito a festa abbellendo il suo abito scuro con un tramonto di fuoco. Sono una che crede ai segni e un inizio così positivo può solo indicare qualcosa di buono, però non ne ho la certezza e questo mi lascia in uno stato d’ansia.

Quando esco dal portone di casa, vedo un ragazzo molto carino fuori dalla macchina. Possibile? Mi guardo intorno e non ci sono altre persone ad aspettare.

– Silvia? – chiede lui avvicinandosi.

– Tu devi essere Fabio – rispondo io.

Ci stringiamo la mano e per un attimo restiamo a guardarci. Ha gli occhi chiari come piace a me, e un pizzetto che gli dà un’aria ancora più affascinante.

– Che dici andiamo? – fa lui, aprendo la portiera per farmi salire. In quel momento mi accorgo che è vestito elegante. Meno male che ho deciso di mettere l’abito di lino coi tacchi.

– Spero che il ristorante che ho scelto ti piaccia – dice, accendendo il motore.

– Mi piacerà senz’altro – rispondo, cominciando finalmente a rilassarmi.

Mentre Fabio parla col cameriere mi guardo intorno. Il locale è davvero chic, con le candele accese sui tavoli e la musica classica di sottofondo.

– Gli antipasti arrivano subito – dice lui rientrando al tavolo.

– Ok. Mi dicevi che non è da tanto che lavori con Anna?

– Solo da un mese, ma appena ti ho vista mi sono arrabbiato con lei.

– Perché?

– Sa bene che ho un debole per le rosse, poteva presentarci prima.

– Credo sia colpa mia, non volevo saperne di conoscere qualcuno.

– Lo so, Anna mi ha spiegato. Tranquilla io non sono quel genere di persona.

E vai, mi sa che questa è la mia volta buona.

– Mi fa piacere – dico, mentre il cameriere serve gli antipasti. Aspetto che vada via per riprendere a parlare: – Anche se Anna ci ha presentato tardi, l’importante è che ci siamo incontrati, non credi?

– Sono d’accordo. Secondo me in queste cose c’entra il destino, evidentemente era questo il momento giusto per noi.

– Hai proprio ragione, anch’io credo che quando è desti…

– Che ti succede?

– Niente.

– Sicura? Hai fatto una smorfia strana. Forse non ti piace l’insalata di mare?

– No, è buona – faccio io, sforzandomi di sorridere.

Non so cosa dire, non riesco a credere di essere così sfigata in un momento di svolta della mia vita. Eppure ho avvertito chiaramente qualcosa che si allentava nella pancia e ne sono sicura: mi si è rotto l’elastico delle mutande.

Lui continua a parlare e io sono in preda al panico. Perché diavolo non ho messo i pantaloni? L’ideale sarebbe andare in bagno ma basterebbe alzarmi per far cadere gli slip fino ai piedi.

– Senti, ho detto qualcosa che non va? – chiede lui.

– Assolutamente no.

– Allora perché sei così a disagio?

– Be’ vedi…

– Sì?

– È un po’ imbarazzante.

– Se dobbiamo iniziare a frequentarci preferisco che ci diciamo le cose che non vanno.

– Non è come credi, ho delle fitte alla pancia, penso sia meglio andare in bagno.

– Potevi dirlo subito, chissà che avevo pensato.

Mi alzo dal tavolo usando la scusa del dolore per poggiare una mano sulla pancia e reggere gli slip. Usare tutte due le mani darebbe troppo nell’occhio, ma le mutande pendono da un lato facendomi muovere in modo lento e impacciato. Come se non bastasse il bagno è dalla parte opposta della sala, e sono costretta ad attraversarla tutta per arrivarci. Cammino davanti agli altri tavoli, sperando che le luci soffuse non facciano notare il mio passaggio. Invece alcune persone si girano a guardarmi, c’è un signore che non mi toglie gli occhi di dosso. Non mi sono mai sentita così in imbarazzo, mi sembra di camminare sui carboni ardenti. Ho quasi raggiunto il traguardo quando un cameriere si avvicina: – Tutto bene signorina?

– Sì, ho solo un problema alla caviglia che mi fa andare piano.

Lui mi guarda perplesso e poi si allontana. Avrà pensato che sono fuori di testa, con un problema al piede e la mano sulla pancia!

Chiudo la porta del bagno delle donne tirando un sospiro di sollievo: ce l’ho fatta.  Tolgo gli slip e li getto nella pattumiera, ma il cesto è quasi pieno e non ha il coperchio. Non posso lasciare le mie mutande in bella vista. Se entra qualcuna dopo di me capirebbe subito che sono stata io, e in un locale così chichettoso sarebbero capaci di darle al cameriere per farmele riportare al tavolo. Uso tutta la carta igienica che trovo per cercare di nasconderle e in effetti non si vede più niente. Però la curiosità è femmina, non vorrei che si mettano ad alzare la carta igienica per controllare cosa c’è sotto. Per sicurezza la bagno con acqua e ci metto sopra il piede lasciando l’impronta della scarpa.

Appena finito sollevo lo sguardo verso lo specchio e mi prende un accidente. Mi ero dimenticata che il vestito è trasparente. Per questo avevo scelto un paio di slip dello stesso colore. Come mi è venuto in mente di mettere un abito così chiaro? Avessi portato la giacca lunga mi potevo coprire, invece ho solo uno scaldacuore. Faccio un paio di respiri profondi per tentare di calmarmi, però non ci riesco. Sono convinta che niente accada a caso e che tutto abbia un significato. Un incidente di questo tipo in una serata perfetta deve indicare qualcosa di importante. Forse è un segno per farmi capire che Fabio non è il ragazzo giusto per me? No, non riesco ad accettare che un paio di mutande possano condizionare in questo modo il mio futuro sentimentale. Proprio oggi che mi sembrava la volta buona.

In quel momento bussano alla porta: – Solo un attimo – dico.  Ma bussano di nuovo, dicendo che non posso occupare il bagno per tanto tempo. Sento diverse voci di donna, mi sa che si è formata la fila. Sono costretta a uscire, anche perché Fabio mi sta aspettando. Dopo mi inventerò qualcosa, ora meglio tornare al tavolo.

– Tutto a posto? – mi chiede Fabio.

– Sì, il dolore mi è passato.

– Meno male. Non tornavi più, stavo per venire a cercarti.

– Mi dispiace – dico io, ringraziando di non averlo trovato fuori dal bagno ad aspettarmi. Quella parte è illuminata a giorno avrei fatto un figurone.

– Non è che ti ha fatto male l’insalata di mare?

– Non credo, si sentiva che era fresca.

– Magari sei intollerante al pesce. So che può dare crampi all’intestino e far correre al bagno.

Di bene in meglio. Per non dirgli degli slip, gli ho fatto pensare a un attacco di diarrea. Se continuo così non arriverò mai al secondo appuntamento.

– Mi sembra strano, di solito il pesce non mi fa quest’effetto.

– Comunque l’importante è che ora stia bene. Di cosa stavamo parlando prima?

– Dell’intesti… scusa, volevo dire destino – dico, mordendomi le labbra.

– A proposito di destino, perché dopo cena non andiamo a vedere un film d’amore insieme? Secondo me porta bene a due persone che si sono appena conosciute.

Non mi sembra vero, questo è proprio il tipo romantico che ho sempre cercato. Sono emozionata ma cerco di non farlo capire quando gli rispondo: – Volentieri, che film avevi in mente?

– Qui vicino danno un film datato, Love story, mi piacerebbe rivederlo.

– Scusa, non è quello dove la protagonista muore?

– Sì, però il film è bello.

Sarà pure bello ma secondo me non porta bene vederlo all’inizio di una storia. A dirla tutta porta pure sfiga. Ho già perso le mutande, cosa mi può succedere dopo un film così drammatico? Però lui è così entusiasta che voglio assecondarlo: – Anche se è un film che ho già visto, lo rivedo volentieri.

Il resto della cena prosegue senza incidenti eppure non riesco a rilassarmi. Quando Fabio propone di andare via mi prende di nuovo il panico.

– Il cinema è lontano? – chiedo.

– No, possiamo lasciare la macchina qui e fare una passeggiata.

– Ok – rispondo, sperando con tutto il cuore che i lampioni della strada siano fulminati, e le luci nella sala del cinema già spente.

Passeggiamo uno accanto all’altro.  Altro che lampioni fulminati, non ho mai visto una strada così illuminata, mi sembra di avere mille riflettori puntati sulle parti basse. Cerco di stare calma. In fondo lui è più alto di me e mi sta accanto, che motivo avrebbe di chinarsi a guardarmi il sedere?

– Ti trema la voce, hai freddo? – mi chiede.

– Sì – dico, anche se in realtà sto tremando per l’agitazione.

– Perché non metti la maglia che hai in mano?

– Hai ragione.

Ho la sudarella ma sono costretta a fermarmi per mettere lo scaldacuore. In quel momento vedo un gruppo di ragazzini seduti su un muretto di fronte a noi. Hanno smesso di parlare e ho l’impressione che mi stiano fissando. Vorrei avere i capelli più lunghi per coprire almeno la parte di dietro, ma forse è la paura a farmi sentire gli occhi degli altri puntati addosso. Quando passo davanti a loro stanno in silenzio, invece dopo averli superati sento dei fischi seguiti dai loro commenti: E vai! Che panorama! Oggi siamo in versione provocante eh!

Sono così imbarazzata che non so cosa dire.

– Li conosci? – chiede Fabio.

– No.

– Da quello che dicevano mi è sembrato il contrario. Forse ti hanno già vista passare?

– Quando mai, è la prima volta che vengo in questo quartiere.

– Però è strano che si prendano tutta questa confidenza.

– Sono una che cerca una relazione seria, ti pare che mi metto a fare la stupida con dei ragazzini?

– In effetti… – fa lui poco convinto.

Continuiamo a camminare in silenzio.  Peggio di così non poteva andare, non so cosa inventarmi per giustificare i commenti di quei cretini.

Una signora e un bambino camminano verso di noi. Ancora una volta ho la sensazione che il piccolo mi stia guardando. Faccio finta di niente, ma lui si ferma davanti a me bloccando il passaggio.

– Mamma, perché quella ragazza non ha le mutande? – chiede, col dito puntato verso di me.

Mentre la madre lo prende per mano per allontanarlo, Fabio si mette a guardarmi proprio lì e io divento viola per la vergogna. Sto per raccontargli cosa è successo quando lui mi stringe cominciando a baciarmi. Sono sorpresa, però mi lascio andare tra le sue braccia.

– Sono felice che abbia capito, ho pensato di averti scandalizzato – gli dico con un filo di voce.

– Scherzi? Lo sapevo che sotto sotto eri focosa come piace a me.

Cerco di allontanarlo, ma lui mi stringe ancora più forte e accarezzandomi il sedere sussurra: – Andiamo a casa mia o a casa tua?

28 commenti »

  1. un racconto divertente che strappa più di qualche risata. Brava

  2. Grazie Anna Rosa, mi fa piacere che ti sia divertita. Anch’io mentre lo scrivevo, ma non sai mai l’effetto che può fare agli altri!

  3. Davvero molto carino e scorrevole. Complimenti. Mi hai fatto ridere più di qualche volta.

  4. Sono felice che ti abbia fatto ridere. Grazie per aver letto e commentato il mio racconto

  5. Molto carino, leggero, scorrevole, divertente, brava! Ciao Claudia!

  6. Brava Claudia!Perché c’è l'”effetto sorpresa”. Parti con il “dolce primo appuntamento”, quasi perfetto, e ti ritrovi a gestire un incidente smutandato :). Anche il finale fa ridere di nuovo! Riflessione: portare sempre dietro gli slip di riserva? 😉

  7. Ciao Antonella e grazie per le tue parole. Mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto

  8. Grazie Silvia. Il tuo è un buon consiglio. In effetti da quando ho scritto il racconto non sono tranquilla quando esco con la gonna o il vestito ????

  9. Bello, Claudia! Narrazione fresca e divertente, e riesci sicuramente a tener desta l’attenzione. Povera Silvia! 🙂

  10. Grazie Giada. Povera Silvia davvero!

  11. Molto, molto divertente con dei dialoghi costruiti come un meccanismo perfetto, perfettamente bilanciati a creare un effetto umoristico calcolato alla pefezione. Ma che brava Claudia!

  12. Claudia, anch’io credo nei segni e nel destino. . . che dovessi leggere il tuo simpatico racconto proprio oggi e proprio ora, per farmi quattro sane risate. Grazie e bravissima!

  13. Grazie Simona delle tue belle parole 🙂

  14. Grazie mille Marcella per il tuo commento, ringrazio anche il destino 🙂

  15. Brava! Leggero, saporito, piccante ma non troppo e perfettamente presentato. L’ho assaporato, gustato e divorato con piacere! Ce n’è un altro? : )

  16. Dovrei ripetere aggettivi già usati dagli altri lettori: Leggero, scorrevole, divertente, ben dialogato. Ben trasmessa la tensione e l’ansia di Silvia di fronte all’ignara tranquillità maschile. Ma, viste le premesse, è sicuro che finisce bene…?

  17. Troppo bello, divertente, ironico, giochi sui luoghi comuni…godibilissimo e frizzante. Senza sbavature o spiegazioni pesanti…par di vederla! brava

  18. Grazie Marco, il tuo commento mi ha fatto molto piacere. No, questo è l’unico racconto anche perché perdere due volte le mutande sarebbe troppo! 🙂

  19. Nic, grazie mille per le tue parole. Se finisce bene o male? Dipende se si vede il racconto dal punto di vista di Silvia o di Fabio, non credi?

  20. Grazie Germana di quello che dici, mi fa piacere in particolar modo che “par di vederla” perché ho cercato di immaginarmi la scena e renderla il più reale possibile.

  21. Esilarante 😀

  22. Grazie Antonella

  23. Complimenti Claudia!… Evviva gli elastici rotti 😉

  24. Racconto divertente che si legge tutto d’un fiato. Grazie per questo momento di leggerezza e freschezza che distrae e allieta il tran-tran quotidiano.

  25. Complimenti Claudia! Vittoria meritatissima! Ho letto soltanto ora questo tuo divertentissimo racconto, devo essermelo perso strada facendo. Ma sono felice di aver recuperato. Mi hai fatto ridere moltissimo. Congratulazioni!

  26. Un grazie di cuore a Rosaria, Carola e Silvia: eh sì, perdere le mutande mi ha portato fortuna :-). Grazie a tutti quelli che hanno scritto racconti così belli che, anche se non hanno vinto, mi hanno lasciato qualcosa. Per Marco Floridia: tanti complimenti, sapevo che avresti vinto. Non ho letto tutti i racconti vincitori ma mi rifarò presto. E’ stato bello condividere con voi tutte queste storie, ci vedremo a Lucca. Per chi non ci sarà, ci incontreremo in rete.

  27. Bel racconto di vita reale con qualche imprevisto che cambia le carte in tavola stile impeccabile

  28. Grazie Emanuela, mi fa piacere che hai letto il mio racconto anche se è della scorsa edizione

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