Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti per Corti 2018 “Meaning” di Lisa Santucci

Categoria: Premio Racconti per Corti 2018

La vita di un uomo prima in coma e dopo il risveglio da paralizzato: desiderare di vivere, essere obbligato a vivere ed infine trovare una ragione degna per farlo.

Il protagonista è un uomo che è rimasto per 3 anni in coma farmacologico a seguito di un intervento, la sua mente perfettamente cosciente, ha potuto sentire tutto quello che accadeva intorno a se, senza però poter neanche aprire gli occhi.

Finalmente si risveglia solo per scoprire che tutto il suo corpo è rimasto paralizzato e che un intervento è praticamente impossibile sia per il costo che per la difficoltà tecnica.

L’uomo è deluso e amareggiato, la sua condizione non è molto diversa da quando era in coma: è sempre immobile, sempre muto e sempre indigente, anzi si sente derubato della speranza, l’unica cosa che era riuscita a sostenerlo in quegli anni; sperare di poter tornare alla sua vita normale.

L’uomo può muovere solo gli occhi e si rende conto che per tutti quegli anni in cui ha provato ogni singolo giorno, con tutte le sue forze a muoversi, è riuscito solo, dopo 3 lunghi anni, ad aprire gli occhi.

La famiglia, che ormai era andata avanti, si ritrova ora con un malato da accudire anzi, dal momento che l’uomo non può respirare da solo, è costretto in ospedale e le spese mediche sono tutt’altro che sostenibili.

L’uomo era un “qualunque”, non aveva molte pretese nella vita, era uno scrittore di moderato successo, (anche se non abbastanza perché i suoi fan lo ricordassero per più di 6 mesi, da quanto aveva sentito), aveva una moglie e due figli, un maschio e una femmina. La moglie era contabile in un’azienda famosa e non aveva mai tempo. Il padre era mancato serenamente qualche anno prima e il solo altro membro della famiglia era la madre. L’unica cosa un po’ fuori dall’ordinario era la sua immensa sbadataggine: non era strano che si alzasse dalla scrivania e una volta raggiunta la porta si fosse dimenticato per quale motivo era in piedi, “troppi grilli per la testa”  diceva lui, “Alzheimer” diceva lei. Non si è mai saputo chi di loro avesse torto, perché un giorno l’uomo, che si trovava in cima alle scale per cambiare una lampadina, nel corridoio del suo pianerottolo, con i bambini che urlavano in giro facendo richieste e la consegna del manoscritto in una settimana, si era dimenticato in che situazione si trovasse e così, al richiamo della signora Smith, cadde fracassandosi una parte del cranio e della spina dorsale.

Lui ha sentito tutto. È tornato cosciente due giorni dopo l’intervento e ha assistito impotente al dolore dei suoi famigliari prima, alla rassegnazione poi e in fine il fastidio anche solo di andarlo a trovare.

La madre è stata l’unica a non abbandonarlo mai, ma ormai dopo 3 anni si limitava ad andare a trovarlo una volta al mese, passando due ore ad accarezzargli viso e mani.

Il primo anno non era stato male perché si trovava in una camera multipla e ogni giorno ascoltava le storie delle persone intorno a lui, piene di vita, speranza e sogni per quando sarebbero usciti dall’ospedale. Poi, perdute le speranze lo hanno spostato in una stanza solo di pazienti comatosi e da quel momento neanche il giorno dalla notte può distinguere, solo il giovedì, il giorno in cui viene sua madre.

Al risveglio dunque, l’uomo non ha mai provato tanta euforia e morte in un sol colpo: la prima perché finalmente si è svegliato, la seconda perché a parte quello nient’altro gli è concesso.

Tutti i cari si sono riuniti, tutti felici e con rinnovata speranza ma l’uomo si sente più morto che vivo. In quegli anni ha composto storie su storie, di ogni genere per tenere la mente sveglia, il suo cervello trabocca parole, sputa pensieri, come può accontentarsi di banali “si” e “no” fatti con gli occhi?

L’uomo ha dunque deciso di morire, teneva gli occhi spalancati fino a farli asciugare, se avesse avuto la forza di respirare, probabilmente si sarebbe soffocato. Ed è questo che l’uomo non riusciva assolutamente a spiegarsi: prima era solo, non considerato, al buio, eppure mai una volta aveva pensato di voler morire, solo di tornare dalla sua famiglia. Ora tutti gli parlano e cercano di tirarlo su di morale, hanno cura di lui ma mai come adesso ha desiderato l’aldilà. Vuole di più, vuole parlare ed incantare ancora le persone con incredibili racconti… o anche una risata è sufficiente.

Un giorno l’uomo si sveglia incredibilmente triste, perché ha appena avuto una idea geniale per un romanzo, ma per quanto ci si aggrappi, in un paio di settimane al massimo sarebbe andata perduta insieme alle mille altre. Improvvisamente un bambino con un fazzoletto in testa e in sedia a rotelle si avvicina e gli chiede per quale motivo stia piangendo. L’uomo è in panico: possibile che ci fossero lacrime? Ma le sue elucubrazioni mentali sono subito interrotte dal bambino che ridendo gli risponde che no, non sono presenti lacrime, ma è sicuro che pianga. Da quel momento l’uomo ricomincia a comunicare, anche se solo con il bambino, infatti con la sua famiglia si ostina ancora a farsi disidratare gli occhi.

Dopo quell’incontro l’uomo non ha però più pensato a morire, anzi non vede l’ora che arrivi un nuovo giorno, per poter parlare ancora con quel bambino. Sono diventati amici, entrambi appassionati di storie e pieni di immaginazione. Il bambino non fa che raccontare storie su storie, le trascrive anche e l’uomo ha sempre l’ultima parola: ad ogni frase che dice, il bambino controlla l’umore dell’uomo per accertarsi che vada bene. Certo è difficile quando c’è qualcosa che non va e l’uomo è frustrato per non poterlo correggere, ma presto si rende conto che è meglio così, perché quando finalmente il bambino scova l’errore e migliora la sua storia fa un sorriso abbagliante e l’uomo non può essere più fiero. Quando anche il bambino muore a causa del cancro l’uomo ricade in depressione ma la figlia, che aveva fatto amicizia con quel bambino, continua a leggergli ogni giorno il quaderno pieno di storie, tanto che tutti vanno ad ascoltarle, anche se sono sempre le stesse e presto un editore si fa avanti per pubblicarle. Certo, sono le storie di un dodicenne malato di cancro e uno scrittore paralizzato, forse è per questo che avevano venduto tanto, ma l’uomo non ci pensa e, grazie all’aiuto della famiglia che intercede per lui, gli viene affiancato un giovane scrittore emergente e da quel momento in poi ricomincia a scrivere (più o meno).

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