Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2016 “Il viaggio di ritorno” di Elisabetta Tozzo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

Quella mattina non sentiva freddo. Non sentiva neanche più dolore, nonostante i pugni e i calci che aveva preso la notte prima. Aveva creduto di morire.

L’avevano poi lasciata lì, sola, in mezzo alla risaia. Quando aveva ripreso i sensi era subito corsa sul ciglio della strada, al suo posto, decisa a darsi da fare per pagare il suo debito. Se non avesse pagato sarebbe morta. Sarebbero morte anche sua madre e le sue sorelle.

Era una domenica d’autunno, e su quella strada non c’era molto traffico. Un’automobile iniziò a rallentare. La giovane si aprì la giacca cortissima per mostrare quel poco che non si vedeva e si costrinse a sorridere. Il guidatore non si fermò da lei, ma scelse la ragazza che occupava la postazione successiva alla sua. Per circa mezz’ora non passò più nessuno.

Poi, in lontananza, apparve un vecchio macinino tutto scassato, che transitava tossendo e saltellando. Terminò la sua agonia a pochi passi dalla giovane.

«Nonno, vuoi scopare?» chiese lei al guidatore.

Un omino curvo, esile e rugoso, tutto vestito di grigio e con un cappello di feltro, scese con sorprendente agilità dall’auto. Con sé aveva un grande ombrello nero, nonostante quel giorno ci fossero rade nuvole all’orizzonte

«No, grazie cara. Mi sono fermato perché è finita la benzina. Poco male. Ma quanti anni hai? Dodici? Tredici? Sei proprio una bambina. Non dovresti essere qui. Nessuno dovrebbe essere costretto a stare qui. Comunque…»

Il vecchio si fece la piega ai pantaloni e si accomodò su un masso lì vicino, accendendosi un sigaro: «Ti spiace se ti faccio compagnia? » le chiese.

«Se non vuoi scopare devi andartene. Non puoi stare qui. Sto lavorando» rispose la giovane.

Poco dopo la strada iniziò ad essere un po’ più trafficata, ma nessuno si fermava da lei.

«Nonno, vai via, ti prego. Sto perdendo clienti. Te l’ho detto, devo lavorare. Se non guadagno soldi, molti soldi, passerò un sacco di guai.»

«Che graziosa, la tua gonnellina rosa. Sembra un tutù. Sai una cosa? Sembri una ballerina. Scommetto che avresti voluto fare la ballerina, non è vero?»

«Nonno, smamma! Non sai in che guaio ti stai cacciando!»

«Non ho mica paura, sai. Non ne ho mai avuta. E poi adesso non mi possono fare più niente. Neanche a te possono più fare del male.»

«Tu non sai cosa dici. Avresti dovuto esserci la notte scorsa. Ma chi sei? E cosa vuoi da me?»

Il vecchio le sorrise e continuò a fumare il suo sigaro, in silenzio, guardando lontano. Poi disse:«Guarda quell’albero laggiù, quello alto a sinistra. Non sembra anche a te una giraffa?»

«Sì, è vero – rispose lei – sembra proprio una giraffa.»

«E quella nuvola? Guardala, bambina, non ti sembra un elefante?»

«Sì. Nonno, guarda l’altra, quella vicina. Quella sembra proprio un leone, non trovi?»

«Ma lo sai che hai proprio ragione? Certo, veri sono tutta un’altra cosa. Ti piacerebbe vederli?»

«Da dove vengo io ce ne sono molti. Io vengo dall’Africa.»

«E ti piacerebbe tornarci?»

«Certo. Ma non posso. Sono qui per lavorare. E adesso vattene, ti prego.»

«Ma io non devo andare da nessuna parte. E poi non ho più benzina. Resto a farti compagnia. Quando finisci, se vuoi, ti riaccompagno a casa.»

«Ma allora proprio non vuoi capire!» sbottò lei esasperata «Non si fermerà nessuno se tu resti qui! Stasera non avrò soldi da consegnare e mi ammazzeranno di botte più di ieri!»

Delle sirene infransero all’improvviso il silenzio e la quiete della risaia.

La giovane si guardò intorno, come un animale in trappola, cercando con gli occhi un posto dove scappare.

«Stai tranquilla, non sono qui per te.»

«E tu come lo sai?»

«Cercano il cadavere di un vecchio prete. E lo troveranno laggiù» disse il vecchio, indicando un punto lontano con il suo dito nodoso.

Le auto della polizia si fermarono in mezzo al campo. Poco dopo giunsero altri mezzi, tra i quali un furgone blu scuro.

«L’hanno trovato.»

«Ma chi, il prete sparito un mese fa? Ne ho sentito parlare dalle altre, mi hanno detto che veniva sempre qui, tutte le notti, per aiutare le ragazze come me. Io non l’ho mai visto, sono arrivata da poco.»

«Lo so che tu sei nuova» rispose il vecchio togliendosi la sciarpa e scoprendo il collarino bianco

«Ma sei un prete anche tu? Lo conoscevi?»

«Sì, molto bene. Purtroppo aveva finito la sua benzina.»

Nella risaia, intanto, gli uomini si erano spostati di circa trecento metri dal luogo del ritrovamento e sembravano agitati. A tratti giungevano voci dal tono piuttosto concitato

«Ecco, hanno scoperto anche qualcos’altro.»

La giovane notò che i poliziotti si trovavano dove era rinvenuta lei quella mattina.

«Che strano. Cosa avranno visto? Io ero proprio in quel punto poche ore fa e non c’era niente.»

«Vieni, andiamo a vedere» le propose il prete.

«Sei pazzo, nonno? Se mi beccano mi rispediscono di corsa in Africa. Non potrò più pagare il debito e la mia famiglia morirà. Anch’io morirò.»

«Ma tu non hai più debiti, piccolina. Li hai saldati tutti, ormai. Sei libera, vieni con me.» E così dicendo le prese la mano e la condusse nella risaia, proprio dove c’erano tutti quegli uomini. Nessuno chiese loro niente, si avvicinarono senza problemi, come se fossero invisibili.

«Guarda lì. La riconosci?»

«Ma…chi è? Sembra… Sembro…e’ vestita come me!»

«Purtroppo non è solamente vestita come te, cara. Osserva bene. Quel povero corpicino martoriato è proprio il tuo. Loro l’hanno trovato. E l’altro corpo, quello che erano venuti a cercare, era il mio. I tuoi assassini sono gli stessi che hanno ucciso me un mese fa»

«No. No, non è possibile. Non sono io. Non posso essere io. Io sono qui, io sono viva, io devo lavorare, io devo pagare il debito. Sono stata stupida, non volevo stare sulla strada, li ho fatti arrabbiare, ma adesso ho capito. Ho un debito e lo devo pagare.»

«Non credi di aver pagato a sufficienza? E adesso andiamo, ti riaccompagno a casa. Ho tutto il tempo che voglio, adesso. Qui sulla Terra ho finito la benzina, è vero, ma per il viaggio che ci accingiamo a fare non serve nessun carburante.» L’omino aprì il suo grande ombrello e, tenendo la bambina stretta per la vita, volò via, in alto, sempre più su, sopra le nuvole.

«Davvero mi porti a casa?»

«Sì, te l’ho detto. Sei libera adesso. E anche la tua famiglia è libera.»

Mentre salivano nel cielo lei guardò per l’ultima volta la risaia.

Sulla strada l’auto dei suoi aguzzini sfrecciava a forte velocità sull’asfalto. Poi, senza un apparente motivo, il mezzo perse improvvisamente il controllo, andando a schiantarsi contro un albero e prendendo immediatamente fuoco, davanti agli occhi increduli degli altri automobilisti in transito.

Solo il vecchio prete e la bambina poterono vedere l’enorme voragine che si aprì dinanzi al punto d’impatto, da cui fuoriuscì un mostruoso artiglio che si impadronì di anime nere, nel preciso istante in cui queste lasciavano i corpi intrappolati tra le fiamme e le lamiere contorte.

Poco dopo la bimba vide che sotto di loro non c’erano più le risaie, ma le giraffe che correvano libere nella savana.

6 commenti »

  1. Bello. Mi è piaciuto.

  2. Come descrivere con delicatezza una cruda realtà.
    Commovente.

  3. I buoni e miti su in cielo, mentre i cattivi e crudeli giù nell’inferno… come trama non è tra le più originali e questo mi ha un po’ delusa perché hai delle ottime doti espressive, e se nell’altro racconto mi hai praticamente deliziato con un finale col botto, qui sei rimasta per tutto il racconto sulla stessa lunghezza d’onda, dimostrando certo la tua bravura, ma rimanendo… come dire…un po’ frenata… Molto bello il personaggio del sacerdote, complimenti.

  4. Per Kika: davvero grazie!

  5. Brava! Il racconto mi è piaciuto molto. Mi ha colpito, in particolare, il modo leggero e delicato di affrontare un argomento difficile. Con un pizzico di speranza nel finale! Complimenti!

  6. […] Tozzo – Il viaggio di ritorno  (pubblicato su “Racconti nella rete” […]

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