Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti nella Rete 2016 “Il Cannibalibro” di Gianluca Pavia

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

Ho fame, fame, fame.
Non una fame come tutte le altre, no.
Una fame viscerale, insaziabile, inappagabile visti i tempi che sfrecciano.
Mangio, tracanno, divoro libri, più di un topo di biblioteca. Un cannibalibro, ecco cosa sono.
Mastico, sminuzzo e inghiotto pagine. Azzanno copertine, risucchio poesie, bevo inchiostro.
Non ci posso fare nulla, è più forte di me. E’ un istinto di sopravvivenza.
– Prepararsi all’azione in sessanta secondi.- Urla il capo brigata terminato il briefing sul nostro ultimo raid.
Quando ero piccolo, poco più di un tascabile, non giocavo con gli altri bambini ai videogames, no, io preferivo di gran lunga restare rintanato nella mia cameretta a leggere per ore e ore.
Mia madre preoccupata mi diceva sempre: – A furia di divorare tutti quei libri finirai per diventare carta!-
Non poteva immaginare quanto fosse vicina alla realtà. Ormai le pareti del mio stomaco sono talmente ricoperte di cellulosa e inchiostro che al bagno non mi serve carta igienica.
– Trenta secondi.- I volti dei compagni sono scarabocchiati dalla tensione, mentre controllano l’equipaggiamento pregando che alla fine troveremo quello che stiamo cercando: la nostra arma per la distruzione della massa.
Iniziai con i fumetti e poi pian piano passai ai libri.
La prima volta fu proprio con un libro. La prima volta non si scorda mai, almeno che tu non abbia l’Alzheimer. Era piccolo, sottile e sembrava così gustoso e succulento mentre mi fissava malizioso e senza pudore con le pagine spalancate.
Non c’erano bistecche o parmigiane che tenessero il confronto. Lo stomaco baccagliò in sottofondo, un sottile rumore bianco che offuscò la mente.
Strappai la prima pagina con la mano tremolante di chi sfila il primo paio di mutandine, e me la cacciai in bocca.
All’inizio fu strano: la carta ruvida sul palato, il sapore della polvere, i denti che stracciavano quella pagina come fosse carne.
E all’improvviso qualcosa travolse i miei sensi.
La rotondità delle parole, la musicalità dei versi, la peculiarità delle descrizioni; ogni cosa si accese di gusto e prelibatezza. Non cinquanta ma centinaia, migliaia di sfumature, sapori e retrogusti esplosero nella mia bocca inondandola di saliva. Qualcosa di molto più succulento di semplici parole era racchiuso in quelle pagine che azzannavo come carne.
Carne bianca, come pollo.
Ecco a cosa associano al pollo le mie papille, al “Piccolo principe” di un autore dal nome impronunciabile.
– Dieci secondi.- Urla ancora il capo brigata soverchiato dalle sirene del nostro bunker, il bunker della resistenza, per gli amici Hill.-
Bei tempi quelli. Quando volevi potevi fare indigestione di libri, romanzi, poesie.
Come se i libri crescessero sugli alberi.
Ancora ricordo i primi Palahniuk: crudi, al sangue proprio come piacciono a me. I sapori speziati e orientaleggianti di Gregory Roberts. Gli sfiziosi spuntini a base di Bukowski e Pennac e Benni.
E adesso è tutto finito.
Niente libri. Niente romanzi. Niente poesie. Niente di niente. E io rischio di morire di fame.
– Ehi Hank, andiamo.-
Steve mi strattona per l’uniforme e siamo in strada con il resto della brigata, una sorta di progetto Caos alla caccia della Libreria Perduta, l’ultima speranza rimasta alla resistenza per contrastare “loro” e risvegliare l’umanità. E a me per non morire di fame, questione che mi sta decisamente più a cuore, anche se ignoro dove mi porterà.
E’ notte e le strade della Nuova Capitale sono deserte, deserte e sferzate dall’ombra del vento che ti ghiaccia le palle più di “loro”.
– Tutto bene Hank? Sembri a pezzi, come se non mangiassi da giorni.- Mi chiede Steve, l’unico compagno di sbronze che ho nella resistenza. L’unico amico che ho.
– Tutto sotto controllo, Steve. Ho solo un brutto presentimento. Sbrighiamoci a trovare questa maledetta Libreria Perduta, e speriamo che “loro” non ci trovino prima.-
Steve mi fissa con i suoi occhi color ghiaccio e spalanca il suo sorriso migliore.
– Andrà tutto bene, fidati. PER LA CULTURA E PER LA RESISTENZA!-
– PER LA CULTURA E PER LA RESISTENZA- Gli fanno eco gli altri.
Si proprio per la cultura e la resistenza. Vaglielo a spiegare che mi sono arruolato per mangiarmeli i libri e non per salvarli. Certo, prima me li divoro con gli occhi e poi con i denti.
Certo la cultura è importante, ma uno stomaco vuoto se ne sbatte al cazzo della cultura.
– Ok ragazzi ascoltatemi bene.- Fa il capo brigata, e Steve, Al, più due nuovi, ed io ci avviciniamo.
– I nostri servizi riportano che l’obiettivo, l’ultima riserva di libri, è appena dopo quei palazzi, quindi avanziamo in formazione e occhi aperti, “loro” ci danno la caccia.
Un brivido freddo corre lungo le schiene di tutta la brigata.
Loro”, i Digitalizzatori.
– Brigata muoviamoci!- Urla il capo.
I Digi, la causa della mia dieta forzata. Un incrocio perfetto tra nazisti, comunisti, talebani e testimoni di Geova.
Sotto il comando del terribile Mr. # , asceso al potere dopo la notte dei lunghi tweet, hanno dapprima profetizzato l’avvento della Terra Promessa Virtuale, per poi convertire il mondo intero al digitale. Un’Apocalisse senza fili che ha imposto il 3D Reich a comando del mondo.
Hanno innalzato altari di megaschermi dai quali diffondere in streaming il verbo del Dio Televisione. Hanno complottato per intrattenere e occupare miliardi di persone in ogni modo possibile e in ogni momento della giornata, senza lasciare libero spazio ad autonomo pensiero alcuno.
Per avere un pasto caldo devi prima condividerne una foto, i sogni sono diventati onirici consigli pubblicitari, perfino per pulirti il culo ti è concesso al massimo un foglio bianco di Word.
Peggio dei nazisti, non si sono limitati a bruciare i libri, loro. No, i sadici stronzi ti hanno lasciato l’illusione: li hanno digitalizzati.
Avete mai provato ad annusare la pagine di un e-book, a sentirne la consistenza sotto i polpastrelli?
O peggio, ad addentarlo? C’è poco da ridere, se non per il mio dentista.
Aumento il passo per non distaccarmi dalla brigata. I vicoli si fanno più stretti, così avanziamo in formazione rasenti ai muri: il capo brigata, Al, Steve, io e i due nuovi dietro.
Li sento confabulare tra di loro.
– Dannazione ragazzi, fate silenzio.- Gli urlo.
– Scusi tenente Durden, ma non capisco perché temiamo tanto i Digi, abbiamo il nostro equipaggiamento.- Fa uno dei due sventolando un’edizione economica mal ridotta.
Mi piange il cuore per lo spreco, e lo stomaco ancor di più.
– Ssssttttthhhh! Non pronunciare quel nome.- Intima Steve, e poi incalza.
– Può essere che non ci arrivi da solo? Mr. # ci dà la caccia con tutti i Digi a sua disposizione, centinaia di volte la resistenza. Stammi bene a sentire, se per caso ci beccassero, o trovassero la Libreria Perduta prima di noi saremmo spacciati: la distruggerebbero e noi non avremmo più armi con cui difenderci. Una volta scoperti i loro tablet d’assalto ci ridurrebbero a zombie catodici e catatonici nell’arco di un download.
Zero cervello, zero personalità, il consumatore ideale.
I due nuovi deglutiscono e si cuciono le labbra.
Potrebbe sembrare uno di loro, Steve, con il sorriso smagliante, il volto che spacca lo schermo e la voce da televendita. Niente naso a patata e cicatrici in faccia per lui. Per fortuna siamo tutti e due sulla stessa barca, solo che lui spiega le vele e io preferisco la cambusa.
In strada regna il silenzio degli innocenti e quando svoltiamo l’angolo ci ritroviamo in un vicolo buio e stretto tra i palazzi.
– Brigata avanzare e pronti con l’equipaggiamento.- Urla il capo.
Sgattaioliamo nel buio come mostri invisibili, come sopravvissuti, quando ecco di fronte a noi cigolare una porta sulla destra.
Quattro Digi saltano fuori come ombre scure nei loro completi neri tirati a lucido.
– Un’imboscata, brigata prepararsi allo scontro.- Ordina il capo mettendo mano all’equipaggiamento nello zaino.
– Buona sera signori.- Fa il Digi più alto, sicuramente il capo, ma non il temibile Mr. #.- Vi prego di collaborare e tutto filerà liscio. Presto sarete dei consumatori felici.
I Digi tirano fuori i loro tablet d’assalto.
La brigata terrorizzata caccia fuori l’equipaggiamento di difesa.
Tutti con i propri libri in mano e il viso che trasuda una fifa fottuta.
Tutti tranne Steve, imperturbabile con la sua copia de “Il paradiso perduto”, e tranne me.
Non perché non abbia paura, anzi mi sto letteralmente cagando sotto, ma il mio equipaggiamento, i miei libri, me li sono mangiati da un pezzo.
– All’attacco.- Urla il capo.
– Come preferite signori.- Risponde il Digi sfoderando un sorriso da iena.
I Digi vanno giù pesante sin dall’inizio, sintonizzando i loro tablet sulla diretta di “Uomini e donnole”, il talk del momento.
Accusiamo il colpo, vacilliamo ma non cadiamo.
Il capo, Al e Steve rispondo al fuoco leggendo ad alta voce brani di Milton, Roth e Benni.
– Quello che dovresti essere, quello che dovresti fare, tutto questo, be’, uccide ogni cosa…-
– E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta…-
I due nuovi sono come imbambolati, aprono le bocche da cui non fuoriesce neppure un filo di voce. Dannati cacasotto, come si pretende di vincere la guerra con questi fifoni?
Io resto nascosto dietro Steve e le sue spalle larghe pregando nella grammatica di Dio.
Il primo Digi va in corto cadendo al suolo in preda a crisi epilettiche da sovraccarico di stimoli.
Succede quando un cervello semi atrofizzato viene bombardato di stimoli potenzialmente letali come la lettura di poche righe.
– Aumentare la potenza.- Ordina il Digi capo.
E questa non ci voleva. Il volume dei loro tablet d’assalto è a palla quando ci trasmettono contro “Saranno formosi”, il reality su obesi che cercano di perdere peso restando obesi, ma perdendo in cambio la dignità.
– Brigata urlare più forte, il rincoglionimento è in agguato!- Grida il capo brigata.
Scariche elettrostatiche incendiano l’aria oppressa da troppe voci tutte assieme in un pasticcio di spezzoni televisivi e brani d’autore. In pochi istanti si deciderà la sorte dell’umanità, della Resistenza, la mia.
Sti cazzi dei Digi e della Resistenza, io taglio la corda.
Mi volto e caccio un urlo stridulo da talent canoro, ma con più talento. I due nuovi sono ancora più nuovi. Due replicanti appena convertiti.
Ciondolano verso di me con le braccia alte a mo’ di zombie avanzando pretese assurde.
– Ahhhh..mi registri la puntata di Fattore Izz…aahhh?-
– Ahhh…installatemi la parabola con TeleArmenia…ahhhhh.-
Sono fottuto. Diventerò un replicante anch’io. Sarò un bravo consumatore anche io.
Oddio è peggio che mangiare un libro di Moccia.
– Meglio regnare all’Inferno…- Steve interviene in mio aiuto mandando i due nuovi replicanti in epilessia acuta da best seller.-
Anche gli altri Digi iniziano a barcollare come ubriachi inebriati da nettare d’inchiostro.
Le gambe gli cedono e in un sospiro di fine capitolo stramazzano al suolo, stroncati da una lettura come Dio comanda.
– Fiuuu.- Sospira il capo brigata passandosi la mano sul cranio lucido.- L’abbiamo scampata per un capello.
– Già, ma come ci hanno scovati?- Chiedo ritrovando il coraggio perduto.- Non credo per caso, sembrava più un’imboscata preparata a dovere.
– Vero, ci deve essere una spia tra noi.- Incalza Steve.
All’unisono ci voltiamo verso Al, l’unico a non aver parlato.
– Compagni perché guardate me? Non starete mica pensando…. No, no, no. E i nuovi allora?-
– Ma non vedi che stanno strafatti di Milton?- Gli urlo contro con tutta la rabbia e la paura e la fame che ho in corpo.
Fame, fame, fame. Devo leggere, devo mangiare assolutamente. Per fortuna c’è la mia piccola scorta d’emergenza.
– Avanti, perquisiamolo.- Ordina il capo.
Mentre lui e Steve si occupano di Al, io resto dietro come a visionare l’operazione, ma non me ne può fregare di meno, ho altro a cui pensare.
Scaltra una mano si insinua sotto la tuta. Rapida, rapidissima cerca dove sa di poter trovare.
I polpastrelli sudati scivolano su qualcosa di ruvido.
Le dita accartocciano il pezzo di carne bianca, no, di carta, e la mia bocca è sommersa dalla saliva.
Lo stomaco brontola fragorosamente. Non resisto più.
Mi caccio in bocca l’ultima pagina rimasta alla mia scorta d’emergenza.
Ed è lo sballo. Le orbite quasi mi si rigirano, un’ondata di calore s’inerpica lungo la colonna in un fremito sudato. Le succulente parole del vecchio Eugenio mi ristorano come un tonico salvavita.
La croccantezza della pagina scricchiola tra i denti, le metafore sono spezie di mondi lontani, i versi hanno il sapore caldo e robusto dell’amatriciana di mamma.
A furia di divorare tutti quei libri…”
– Non ne sapevi nulla, eh? E questo da dove salta fuori?- Grida raggiante Steve.
In mano, una mano curata con la giusta crema idratante, tiene uno smartphone minuscolo, più piccolo di qualsiasi tascabile, quasi un post-it.
– Non è mio compagni, ve lo giuro su “Pinocchio”. Non so come sia finito tra il mio
 equipaggiamento.-
– Smettila, sei solo una lurida spia!- Urla Steve scagliando il piccolo oggetto contro il muro, e il rumore è quello di due stipendi buttati al cesso.
– No, compagni, mi hanno incastrato. Hank diglielo tu che non può essere vero. Mi sembra tutto così assurdo, uno scherzo quasi, uno scherzo infinito.-
No, non mi interessa. Io ho fame, fame, fame.
– Forza ragazzi, procediamo.- Ci esorta il capo dopo esserci sbarazzati di Al.
La nostra brigata ormai ridotta a soli tre elementi riprende la sua missione, la ricerca del Santo Graal, della Libreria Perduta. Di un po’ di carta per il mio povero fisico debilitato.
Superiamo un altro paio di isolati con la luna che si affaccia appena tra le nuvole e io sento le forze abbandonarmi piano piano, inesorabilmente.
– Tutto bene Hank?- Chiede Steve.- Sei pallido e sudi freddo.-
– Alla grande Steve, sbrighiamoci a trovare quei dannati libri e togliamoci dalla strada.-
– Tenente Durden, vuole una barretta energetica?
Guardo quella specie di stronzo rinsecchito al cioccolato e devo sforzarmi per non vomitare.
– No grazie, capo.-
– Roger, procediamo.-
– Guardi che Roger è rimasto nel bunker.- Sottolineo, ma vengo ignorato con gelida maleducazione, quasi siberiana.
Arrivati nel cortile di alcune vecchie case popolari ci nascondiamo dietro ad un’auto scassata.
– Le informazioni finisco qui,- dice il capo brigata – adesso sta a noi trovare la Libreria Perduta, quindi…-
Al diavolo queste stronzate, io ho fame.
Mi sporgo oltre l’auto ed il cortile è sgombro. Ci sono solo altre vecchie auto e due mega cartelloni pubblicitari di “Controcrampo” e “Ballando nelle stalle”, ma nell’aria sguazza una nota familiare, un vago sentore di cellulosa e speranze e risa e lacrime.
E lo stomaco prende a sferragliare peggio di un espresso diretto ad est.
– Da questa parte comandante, so io dove andare.-
Un filo invisibile, uno strano magnetismo, forse l’istinto da animale braccato mi spinge verso il palazzo più vicino.
Saltiamo fuori dal nostro nascondiglio e, protetti dall’oscurità, procediamo verso il portone con i nostri riflessi che scivolano sui parabrezza delle auto: la mia faccia tutte cicatrici seguita dalla pelata del capo seguita da Steve e dal suo sorriso da dentifricio raccomandato da undici dentisti su dieci.
Il portone si spalanca in un attimo proiettando un cono di luna sulle scale immerse nel buio più totale.
Annuso l’aria e la saliva prende a colarmi da un angolo della bocca.
– Da questa parte.- E schizzo su per le scale.
– Occhi aperti ragazzi.- Fa il capo arrancando alle mie spalle.- I Digi possono nascondersi ovunque.
– E anche Mr, #.- Sottolinea Steve con la sua voce profonda da anchorman.
Solo a pensarci mi vengono i brividi. Non so cosa sia peggio: morire di fame o di idiozia? Ma ormai siamo in ballo e tanto vale ballare, sperando non sia il mambo degli orsi.
A rotta di collo su per le scale e in un attimo ci troviamo all’ultimo piano di fronte all’ultima porta in un puzzo di piscio da malato all’ultimo stadio.
Fame, fame, fame. Non posso più aspettare.
Butto giù la porta ancora prima che il capo brigata dia l’ordine.
– Ah, va bene, entriamo.-
Sento appena la voce alle mie spalle, sopraffatto dal lezzo di muffa e chiuso che pervade l’appartamento immerso nell’oscurità. Cazzo pare la casa dei coniugi King-Nesbo.
Quando gli occhi finalmente si abituano al buio: BINGO!
Scaffali, mensole, vecchi mobili ricoperti di libri e polvere e ragnatele.
– Finalmente ragazzi.- Sospira il capo.- La Libreria Perduta. Il nostro tesoro.-
Il mio tesoro”, vorrei tanto dire, ma saggiamente evito.
– Deve essere uno degli ultimi rifugi prima della grande digitalizzazione.-
La voce di Steve mi giunge deformata dal brontolio nel mio stomaco e dal frastuono nella mia testa.
Prendi quello. No addenta quell’altro. No quello no, è Fabio Volo”
La mia mano tremolante scorre su tutte quelle copertine: vecchie, nuove, lisce, ruvide, cartone, plastica, pelle umana.
Fame, fame, fame. Afferro il primo che capita.
– Dannazione.- Impreco che vorrei morire.- E’ completamente fradicio di umidità. Cazzo è immang..ehm illeggibile.-
– Tieni prendi questo.- Mi fa Steve allungandomi un bel libro corposo e succulento.
– Caspita, uno Shantaram d’annata. Aspetta, vado a cercare un po’ di luce per controllarne lo stato.-
– Vada pure, tenente, noi altri controlliamo questa stanza.-
Il “Ma ‘sti cazzi comandante” me lo tengo per me.
Trovo un’altra stanza zeppa di libri, e in fondo un’ampia finestra illuminata dalla luna.
Fame, fame, fame. Cazzo sto impazzendo.
Mi avvicino all’enorme finestra e apro il libro di corsa.
Il frusciare delle pagine come lo sfrigolare di una friggitrice, il profumo della carta più avvolgente della brace, ma dannazione non riesco a leggere con questa luce e la vista mi si sta appannando.
Non importa lo conosco a memoria, a che servirebbe?
Strappo una pagina con una zampata da tigre feroce e i mie denti sono zanne, zanne bianche che dilaniano quella carne bianca fatta di cellulosa, fibre e collanti, e la lingua s’impasta, schiocca e s’agita, e le papille fremono, e la bocca è uno tsunami di saliva e inchiostro.
Cibo, finalmente cibo. Finalmente salvo.
A furia di divorare tutti quei libri finirai per diventare carta.”
Ma cosa ne vuoi sapere, mamma?
Una voce metallica risuona nel silenzio dell’altra stanza.
Cosa succede?” vorrei chiedere, ma non ci riesco.
Non perché parlare a bocca piena sia maleducazione, letteralmente non ci riesco. Qualcosa non va.
In bocca il gusto amaro di un cadavere in putrefazione. La testa mi gira. Le ginocchia si piegano.
Frano addosso al muro mentre dall’altra stanza arrivano frasi sconnesse.
– Ahhh…presto, sta per iniziare “Tutto il fosforo minuto per minuto”…aaahhh…-
Diamine c’hanno scoperto, e non rimane niente del mio equipaggiamento. Siamo spacciati, i libri digitalizzati e noi centrifugati.
Niente, non riesco a muovermi, non riesco a pensare, a chiedere aiuto.
Passi pesanti si avvicinano preannunciando un finale tutt’altro che lieto.
– St…Ste…-
Steve sulla porta mi sorride con una faccia strana, diversa, mentre si tira indietro i capelli con un gesto da star hollywoodiana.
Vorrei chiedergli aiuto ma sono troppo debole.
– Allora amico mio, trovato quello che cercavi? No, non credo. Sai com’è il detto no? Mai giudicare un libro dalla copertina.-
Il libro, quello che tengo in mano, quello che mi ha dato Steve, quello che non ho letto perché conosco a memoria, scivola per terra perdendo la copertina.
– Co…cosa vuoi dire?-
– Sei stato troppo frettoloso nel fidarti di quel libro. E di me.-
Sorriso da iena, da iena in completo nero. Da iena in prima serata.
Abbasso lo sguardo a terra e, nuda della copertina di Shantaram, c’è una copia, una delle milioni di copie di “Tuhailaids.”
Cazzo, veleno.
– All…allora abbiamo preso la spia sbagliata.- Ammetto sentendo le forze abbandonarmi rapidamente come topi in fuga da una nave, da un transoceanico dove rimarrà a bordo solo il pianista.
– Esatto. Bisognava dare una sfoltita alla brigata, faceva parte del piano per beccare te, il MIO Santo Graal. Niente Resistenza o digitalizzatori, solo io e te.-
Un lampo nella nebbia della mi mente intossicata, la lampadina che s’illumina, l’ispirazione per la storia perfetta.
– Mr #?-
– Bravo! Ho sempre saputo che eri diverso da tutti gli altri e non solo per le tue abitudini alimentari.-
– Pe…perché lo hai fatto?-
La lingua è intorpidita, insensibile, come l’homo audience medio.
– Cosa vuoi che ti dica, la resistenza non mi ha mai fatto paura. Loro agivano spinti da un ideale sposato più o meno a forza, non avevano molte alternative. Prima o poi li avrei convertiti tutti quanti.-
– Ma tu, tu eri diverso.- Continua Steve.- Tu non avevi proprio alternative, per te era una questione di sopravvivenza, eri l’unico in grado di trovare questa libreria. E di condurmici. E pensare che ho dovuto passare due anni infiltrato nella Resistenza, non puoi capire quanto mi manchi un po’ di sana tv, ma ne è valsa la pena.-
La vista è sempre più sfocata e non ho neanche le forze per alzare il mio amato dito medio.
Questa è la fine. La fine senza il mio inizio.
– Addio amico mio.-
Steve o Mr. # o come diamine si chiami mi punta contro il suo tablet e capisco subito che sono fregato.
Sullo schermo il fermo immagine dell’orribile presentatore di “Tomba a tomba”, con tutti quei punti, due punti e punti e virgola in volto che solo a guardalo diventi dislessico.
Parte la diretta e io sono spacciato, finito, caput.
La voce piatta e impersonale di quell’insetto mi stimola come il campanello di Pavlov.
Ho decisamente bisogno di un Suv che non mi posso permettere e che non mi serve a nulla, ma lo voglio. Lo voglio, lo voglio, lo voglio.
No, no, no. Devo resistere. Pensa, pensa, pensa. Pare facile con quel coso acceso.
– Avanti amico mio, arrenditi. Diventa uno di noi e sarai felice. Non ci saranno più problemi a cui pensare, né drammi esistenziali. Consumare è facile, consumare è bello. Cosa hai mangiato l’ultima volta? Cosa ti ha tenuto in vita fino ad ora?-
– Ho…ho..-
– Cosa hai? Voglia di un bel reality? Di una Cosa-cosa fresca?
– Ho s…ho sce…
– Hai scelto l’ultimo modello di smartphone con gli aggiornamenti in tempo reale di NoNews24 e Fessbuk? Magnifico.
Col cazzo.
– Ho sceso dandoti il braccio almeno…-
E parto a razzo con il buon vecchio Eugy appoggiandomi con le spalle alla finestra.
Se devo andare all’Inferno tanto vale andarci in compagnia.
– No, no, non osare!-
Grido, urlo più forte del tablet, più forte che posso. Che anche la luna si allieti di semplici parole.
– …le coincidenze, le prenotazioni..-
– Basta, basta, muori.- Urla Steve e mi si scaglia contro.
Il suo corpo pesante travolge il mio appoggiato al vetro e BANG, la frittata è fatta.
L’ampia finestra cede sotto il nostro peso, esplode e mille schegge di vetro volano fuori da quella casa insieme ai nostri corpi.
E cadiamo nel vuoto vittime della legge di gravità.
Legge che proprio non sopporta Mr, # a giudicare da come sfreccia e si fracassa al suolo.
Un momento, qualcosa non quadra.
Non sto precipitando, sto volando.
Anzi no.
Fluttuo nell’aria come una piuma, come una pagina strappata che dolcemente viene cullata dal vento.
Senza peso come un pezzo di carta, come un uomo di carta.
Aveva ragione mia madre, vaglielo a spiegare.

12 commenti »

  1. Originale, molto originale. Bella storia e bei personaggi. Complimenti.

  2. Fantastico!!! Una sfida moderna che invita alla riflessione. Chi avrà la meglio? L’epilogo del racconto dice tutto, hai trovato il modo per spiegare la sensazione che si prova tra i due opposti, sicuramente è quella che sento io. Complimenti, bravissimo!!

  3. Hai ben descritto la ” fame ” che si prova per le proprie passioni, una fame che non si placa mai. Lo hai fatto in modo curioso, originale e divertente. Bravo Gianluca!

  4. Grande! Un incubo divertentissimo.

  5. Grazie per i commenti, credo che la “fame” del protagonista sia molto vicina ad un bisogno cronico condiviso da molti lettori, questo rende tutto più semplice.

  6. Assolutamente divertente, attuale, ORIGINALE…gia’ perchè questa societa’ oltre i libri ci sta portando via anche la possibilita’ di immaginare e di creare..ormai tra libri, cinema e musica..ci sono solo copie di copie. Per cui viva la creativita’ di questo autore e del suo modo di scrivere irriverente e non scontato. Complimenti!

  7. Complimenti, bellissimo. Complimenti per l’idea, per come hai costruito la storia e per l’equilibrio.
    L’equilibrio nella narrazione. E quello con cui ci hai condotto tra le PAGINE di questa storia e al finale.

  8. Totalmente fuori dalla claustrofobia estetica, etica e morale ricercatissima in ogni arte ultimamente. Complimenti

  9. Trovo strano criticare la digitalizzazione dei libri, anche se in modo nascosto. I libri digitali espandono la possibilità di leggere, non la riducono. E soprattutto, non influenzano negativamente (come si pensa), il commercio dei libri cartacei. Curioso poi, che questa sorta di critica distopica, la si faccia su un concorso come “Racconti nella rete”.

  10. Ciao Michele, ho gradito il tuo commento in quanto lascia spazio per una piccola spiegazione. Utilizzare un’opinione personale come idea di controllo di un racconto sarebbe piuttosto limitante, la mia non è una critica al microcosmo dell’editoria digitale in quanto ogni prodotto o innovazione tecnologica è solo uno strumento, è l’utilizzo che se ne fa a delineare un possibile giudizio positivo o negativo. Il racconto è solo una lente per focalizzare l’attenzione sul vasto passaggio dall’ analogico al digitale, con il quale si esclude una buona parte dell’esperienza sensoriale umana: non è possibile apprezzare la ruvidità di una pagina elettronica o il profumo del tuo interlocutore in una chat. La fame stessa del protagonista è un impulso concreto, quasi animale, lontano da pretese ideologiche o intellettuali. Il lettore può riflettere sulla propria esperienza relativa alla rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo e trarre le proprie conclusioni in merito, proprio come hai fatto tu e spero altri. Buon proseguimento.

  11. Sottile ricerca di libertà d’essere dell’individuo. In questo racconto c’è una parte di rappresentazione di vita dell’uomo nel mondo d’oggi con le sue esagerazioni, e quanto sia sconveniente fastidiosa e pericolosa una voce fuori dal coro coraggiosa come quella del protagonista che esprime palesemente il suo malessere sapendo di andare controtendenza mangiando ciò per cui vive e di cui prenderà in fine forma. E si va a caccia nella caccia scovando frasi bellissime di romanzi, poesie e nomi che hanno fatto la storia della letteratura. Letto a quest’ora poi fa venire un languorino…

  12. Complimenti. Questo racconto mi è piaciuto molto. E il finale è bellissimo!

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