Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti nella Rete 2016 “Abito dimenticato” di Lié Larousse

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

Pericle scrolla le spalle dal peso dell’ultima valigia, il carrozzone ormai è sgombro, il viaggio di rientro terminato. Nell’atrio del castello, spazza via con la mano il nevischio posatosi sul suo cilindro. Si siede a riprender fiato sul baule degli attrezzi di scena asciugandosi la fronte col foulard, sbottona la giacca e la getta sul dorso di una valigia stracolma di spartiti e copioni; allenta i lacci degli stivali bagnati dalla neve poggiando un piede alla volta su un’alta pila di borse colme di costumi trucchi e parrucche. La stagione del Circo Ostilis non è andata granché bene, rimastica nella mente e intanto il freddo che aleggia nel castello gli si insinua nelle ossa. Indispettito prende una sedia da cucina senza seduta, l’afferra per una gamba e la scaraventa contro la parete. Poi ne raccoglie i pezzi e li getta nel camino vuoto. Fruga nelle tasche del pantalone e in quelle del gilè madreperla palpeggiandosi il petto sbuffando. – Dove ho messo l’astuccio dei fiammiferi? – biascica a denti stretti. Si volta e fissa i bagagli a terra, disposti a caso, poco distanti dall’ingresso, soffiando dal naso rovista al loro interno tra candele morse dal fuoco, pipe di varia manifattura, corde, marionette, vecchie stoviglie d’argento, una tovaglia all’occorrenza anche coperta, guanti bianchi, scaglie di saponette, lettere siglate sulla ceralacca A.O. tenute assieme da un laccio di raso nero. Si sofferma ad osservarle, sorride, e i ricordi gli inumidiscono gli occhi, e le dita lentamente si stringono in pugni.
– Milord?
Pericle trasale, e in piedi estrae dalla fodera della cintura un vecchio stiletto dimenandolo a mezz’aria tra lui e… il nulla. Volteggia su se stesso, si sposta all’indietro di qualche passo in cerca della presenza appena udita.
– Milord, la prego Milord, mi sentite?
Pericle rivolge lo sguardo al tetto, dove cardini d’abete s’incontrano a spina di pesce in un unico rosone intagliato, al suo centro è appeso un lampadario carico di gocce di cristallo, forse è lo scherzoso suono della stanchezza, rimugina tra sé.
– Milord tiratemi fuori di qui, Milord sto soffocando!
Pericle sussulta voltandosi verso il portone, lì, dove sono i suoi bagagli avanza, lento, con lo sguardo alle diroccate portefinestre e poi al camino, al portone, poi ancora una volta al camino, col corpo di traverso e il capo che si muove in un no perpetuo e il cuore che corre in contro tempo al suo passo. Con la punta degli stivali rinviene una valigia, s’inginocchia cauto, poggia lo stiletto a terra, mette le mani sul dorso porpora di una scatola mai vista prima incurvando un sopracciglio a tale sorpresa, la scoperchia.
– Che Iddio v’abbia in gloria Milord. Aria. Aria.
Pericle crolla sul sedere.
– Milord, respiro finalmente!
– Chi parla?
– Sono io!
 Dalla scatola un luccichio multicolore risplende e riverbera sul maestoso lampadario di cristallo, Pericle affascinato allunga lo sguardo: un groviglio di stoffa paillettata si gonfia a ogni agognato sorso d’aria.
– Milord, vi prego sollevatemi. Ho la manica piegata dietro la schiena lungo l’orlo della calza, sapeste voi quale intorpidimento, non sento più le mie stoffe .
Pericle passa i polpastrelli subito sotto il primo strato di stoffa blu e una brillante fila di bottoni ondeggia lieta, lo leva a sé e una calza rosso porpora si stende lunga ciondolando a sgranchirsi.
– Che Iddio v’abbia in gloria nel cielo celeste e negli astri tutti .
– Chi sei e da quanto tempo alloggiavi fra i miei bagagli?
– Ma io sono Abito, Milord, e sono con voi da sempre .
– Questa ai miei occhi pare la prima volta di vederti.
– Milord forse per la vostra vista, ma non per la mia. Dovete sapere ch’io sono sempre
appartenuto alla vostra antica famiglia Ostilis. Sono stato vestiario da ballo per vostro zio Armenide, abito da nozze per vostro nonno Antidoco .
Abito assetato dimena la sua calza porpora per l’aria, le maniche anch’esse porpora gesticolano alla rinfusa sorrette sulle spalle dai polpastrelli di Pericle sotto il suo sguardo perplesso.
– Non ricordo di averti mai visto prima!
– Vi ricordo io Milord, io, ero presente al battesimo di sua signoria indossato da vostro padre Aleodato. Lasciate le mie stoffe ora, per favore! Posso farcela anche da solo. Certo, sarebbe meglio se voi, Milord, mi indossaste.
– Mio padre mi avrebbe di sicuro parlato di te, s’è vero che prestavi servizio per la mia famiglia!
– Mettete in dubbio le mie parole, Milord? Prestare servizio, Milord? Ma io non sono certo cotone da grembiuli né piume per spolverini! Non vedete di quale stoffa pregiata io sia fatto? Lana merino, raso, d’oro sono i miei bottoni, veri gioielli di sublime lavorazione .
Abito cerca di posarsi in mostra a Pericle che scettico l’osserva ricadere più volte su se stesso.
-Perdonate la mia andatura molle, ma le mie stoffe non reggono più .
Pericle con l’indice sul naso e il pollice sulle labbra ricerca nella memoria quella scatola porpora, Abito magari presente in qualche ritratto di famiglia, ma nulla, nulla che porti alla mente un solo vago ricordo.
– E quindi conosci la mia famiglia da tanto tempo?
– Si, Milord, da molto, da troppo tempo, quello stesso tempo che si è poggiato su di me per così a lungo, che non mi fa reggere questo drappo delle maniche all’insù, vedete? Che ha impolverato le mie pregiate stoffe, ve ne prego, pulitemele, e se proprio volete sventolatemi fuori al gelo, lontano dalla vostra dimenticanza, ma in fine indossatemi v’imploro!
– Ma non ti vedi? Sei fuori moda per i tempi che corrono oggi, no, non posso indossarti!
– Come potete trattarmi così, Milord!
– Datti del contegno.
– Contegno, dite Milord? Voi, piccolo saltimbanco da quattro soldi, indossatemi per tutti i diavoli dell’inferno, non ne posso più di essere usato, sfruttato, poi deposto ed infine abbandonato.
– Ho sbagliato a tirati fuori di lì.
– No Milord, se solo per una volta voi voleste indossarmi vedreste che bell’uomo che eleganza che charme, allora sì, potrete richiudermi di nuovo in quella vecchia scatola e io ve ne sarò grato, malgrado ciò.
– Una volta, dici?
– Sì, una volta soltanto, Milord. E’ tutto ciò che vi domando.
– Bello, elegante, charmant dici?
– Si, bellissimo elegantissimo charmantissimo, Milord. Paragonabile solo a vostro padre, anzi no al re Eduardo Toroldo d’Austria!
– Si, Re! E’ il titolo che mi spetta.
– Si Milord, Re Pericle Ostilis e il vostro circo avrà dunque l’aristocrazia presente agli spettacoli.
Pericle si sveste rabbrividendo al tepore invernale con l’improvviso ricordo di non aver più trovato i fiammiferi per accendersi il fuoco, così osserva Abito in raso e lana.
– Tutto sommato starò caldo -, mormora afferrandolo per il colletto.
– Tuttavia non ve ne pentirete, Milord -, gli risponde Abito con un filo di voce.
– Staremo a vedere -, rimarca Pericle mentre Abito lo veste.
– Che ne dite Milord?
Pericle si specchia sul riflesso di una delle grandi portefinestre col mento all’insù a sbirciare l’immagine sua che si ripete avvolgendolo.
– Sei caldo è vero, ma le tue stoffe non sono poi così pregiate come vanti, sento pizzicori ovunque.
– Ammirate, Milord, quanta bellezza! Sono o non sono il più bell’Abito che abbiate mai indossato?
– Ma veramente non …
– L’aria vostra Milord traspira dai muscoli, mi riempie tutto facendomi danzare nuovamente e incontrare il mondo.
– Fermati o mi farai inciampare e poi
– E voi invece, cosa fate? Mi tenete segregato, ripiegato in quella vecchia lurida scatola? Sono passati quanti? Trent’anni! Provate a starci voi, venite, venite provate voi.
Pericle ruota il corpo spalle al suo riflesso, con le gambe in marcia.
– Dove mi stai portando? Come ti permetti?
– Io, Milord? Voi e vostri antenati mi avete abbandonato, dimenticato e ora addirittura ripudiato!
– Smettila t’ho detto, io ti comando -, urla Pericle mentre osserva la sua immagine dimenarsi.
– Voi Milord non comandate proprio nessuno.
Pericle porta una mano a sbottonare la camicia, ma le sue dita si ribellano al suo volere schiaffeggiandolo con ferocia, poi corrono lungo il volto fino a chiudergli la bocca e il respiro.
– Sono rinato grazie a voi, Milord, sì questo ve lo devo, grazie grazie Milord, ma che triste sorte m’aspetterà d’ora in poi se non d’essere riposto nuovamente? No. No. Non posso permettervelo!
Pericle lotta contro Abito che lo ha indosso, contro le sue gambe che lo pilotano come una delle sue marionette, contro il peso delle sue mani che, mancandogli l’aria, gli graffiano le labbra e il collo strangolandolo ritrovandosi l’istante dopo a terra, supino tra le valigie, senza fiato, con lo stiletto improvvisamente fra le mani e gli occhi puntati sul suo avambraccio che con forza lo colpisce, lo trapassa, ne apre il petto imporporando il ventre di tiepido sangue. Ormai inerme, stramazzato al suolo, con la testa ricurva sulla valigia aperta a mostrare spartiti e copioni, scivola a coprirgli il volto la sua giacca, dalla cui tasca interna fa capolino un astuccio di fiammiferi.

5 commenti »

  1. Ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato e penso sia importante per chi scrive sentirselo dire. Molto originale, complimenti. Ho un desiderio: mi piacerebbe sapere cosa pensi della mia scrittura. Grazie e ancora congratulazioni.

  2. Il tuo racconto è molto strano e inquietante, singolarmente originale e surreale. L’ho letto molto volentieri. Complimenti.

  3. Un simpatico oggetto che prende vita…con intenzioni non proprio pacifiche, qualcosa a metà strada tra Disney e King, solo più spiritoso.

  4. E’ magnifico anche questo racconto Lié, mi piace moltissimo il tuo stile ” dark- fantasy ” : c’e’ il dramma che sale e che ti tiene concentrato su quello che accade ma c’e’ sempre quell’ ironia di fondo che ti permette di respirare. Brava anche questa volta!

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