Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2016 “La sua voce è proprio la sua” di Lié Larousse

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

 

Nascosto da rami di cipresso, in attesa, poggiato sul pomo argento del suo bastone, Alek strofinando i polpastrelli sulla stoffa vellutata di uno soprabito per signorine, conta i minuti che ancora per poco lo trattengono distante dalla sua amata Nina. Al momento giusto, il sole fioco basterà ad illuminare lei, in corsa giù dalla collina per incontrarlo, e lui dal pallore della luna celato, la raggiungerà a metà cammino abbracciandola con la sua voce. Alek sorride alla sua speranza, mentre il celeste delle mura, dove ancora per pochi minuti risiederà la sua Nina, gli pare sparire mescolandosi limpido all’aria fresca del tardo pomeriggio. Intanto Nina scalpitante indossa le sue vecchie scarpe, la veste da camera e il copricapo. Controlla il corridoio attendendo che tutte le sorelle , impegnate a servire la cena, lascino sgombro il passaggio, l’istante dopo con lo sguardo rivolto ai suoi piedi scende la scalinata senza voltarsi. Alla comparsa del bianco dei ciottoli del grande cortile l’impatto con l’aria umida le colpisce le tempie facendola tremare. Un brivido di febbre le annebbia la vista, come accecata non rammenta più nulla.
Perché sono qui fuori?, si domanda Nina mentre chiude gli occhi battendo i pugni delle mani contro le guance. Li riapre osservando le uniche due finestre gemelle correre alte in cima ad un bronzeo crocifisso. Didentro nessuno accenna ad osservare fuori. Riabbassa lo sguardo, con i palmi schiacciati contro le gote sente la carne morbida dell’interno della bocca intrufolarsi fra i denti. Si concentra, sinistra, sentiero, scappare, ed imbocca una stretta via fuggendo lungo il cammino in discesa. Alek, accompagnando i passi zoppi col bastone, intraprende la sua scalata immerso nella nebbia sbuffata fuori dalla terra. In essa devono scomparire prima che si faccia l’alba pensa, lontano da quegli angusti esseri, predicatori di un dio a lui sconosciuto, che disumani un mese prima gli avevano sottratto Nina dalle sue braccia. Deve assolutamente portarla via da lì, per tornare a vivere assieme, come aveva promesso alla madre prima di morire. Si sarebbe occupato lui anzitutto della malattia di Nina, perché sapeva come guarirla – Ve ne prego, parlatele piano, senza avvicinarvi troppo né troppo poco -, aveva urlato furioso mentre gliela strappavano dalle braccia. Con il fiato strozzato in petto Nina raggiunge il viale di mattoni proprio come le aveva detto di fare Alek, suo fratello. Quella mattina si era sentita afferrare le orecchie dal suono della sua voce, proprio la sua: Alek. Lui era riuscito ad intrufolarsi nell’istituto per darle quel messaggio che lei doveva a tutti i costi tenere a mente – Mangia la tua cena svelta, poi mentre tutti saranno assenti dai corridoi scendi in cortile, a sinistra cammina lungo il sentiero delle grandi rocce, quando su una di esse troverai il disegno di una stella cometa fermati, io ti verrò incontro, tu mi raccomando abbi cura di non farti scoprire -. Nina dimentica spesso ogni cosa, parole e volti, non lo fa apposta, non è neanche lei a deciderlo, è come quando ci si perde in un luogo che non si conosce, e non sai più dove sei finito e cosa devi fare. Perde tutti. Nina perde tutto. Allora lei serra strettissimi i denti catturando qualcosa nella sua memoria che ha il suono della voce del suo Alek: la sua voce è proprio la sua. E quando le pare di averla scovata pensa a lui intensamente. Alek ha le mani grandi grandi, ed è proprio bravo a disegnare, soprattutto le comete, anche a leggerle nei libri è molto bravo, e non incespica mai nelle parole difficili. Fino a prima di essere portata via dalla loro casetta nel villaggio, lui le leggeva tutte le sere le poesie dei poeti, come quella della stella cometa, la sua preferita, che pure se esplode morendo non muore mai veramente. Poi Nina pensa a lei, che ha tredici anni ma non sa ancora leggere, proprio non riesce ad imparare, pure se Alek si sforza tanto di insegnarle, ma sa cucinare e rassettare, quello sì, sa cogliere le olive nei campi, fare le ghirlande coi fiori, passeggiare negli empori per signore pettinate coi capelli legati nei cappelli, non come i suoi sempre in disordine lunghi fino alle ginocchia. In verità ormai non sono neanche più lunghi fino alle ginocchia, perché l’uomo che se l’è presa portandola in quel palazzo, ha ordinato a delle donne di nome sorelle, tutte vestite di bianco con una croce nera che divide loro il petto, di tagliarglieli corti sulla spalla, gettandoli in un camino pieno di fiamme, e così sono diventati cenere. D’improvviso le parole di quel ricordo le sfuggono dalla mente. Nina le cerca concentrandosi, ma concentrandosi non ricorda cosa stesse cercando. Strizza gli occhi puntando la vista lontano, si picchia la guancia con il palmo, gratta la cute della fronte con le unghie e le dita rattrappite s’agitano veloci come quando suonava il pianoforte con Alek. Rammenta. Rammenta il dolore degli spilli della spazzola che ad ogni passata le sembravano strapparle via la pelle della nuca. Ricorda ancora e di nuovo, deve fuggire lontano, la stella cometa, casetta, Alek. Sa che devono tornare al loro villaggio. Lì, erano morti la sua mamma e il suo papà. Lì, c’era il canetto peloso con cui giocava. Lì, tutti li conoscevano e gli volevano bene a loro due. Lì, non doveva dormire sola tra sconosciuti ma tra le braccia del suo Alek. Lì, era felice. Nina allegra di ricordare, con le guance arrossate dal correre, dimentica nuovamente tutto. S’arresta. La roccia. Il disegno. La stella cometa.
– Nina ti racconto una storia -, le dice dolcemente Alek sbucatole alle spalle.
– Mondi paralleli ad un tocco d’etere d’improvviso s’incontrano. Si amano. Si distruggono. Si perdono sparpagliando frantumi di sé in ogni dove. Immemore viaggeranno persi. Abbagliati dalla luce calda degli astri, accecati dal vento gelido di comete senza nome, saranno polvere senza tempo. Poi stanchi del vano e vago viaggiare, leggeri, si poseranno su spigoli di nuovi mondi. Così, l’affanno loro si placherà riversandosi come acqua limpida, solcando scie come fossero vene. Così, d’improvviso il cuore loro tornerà a battere, ruotando su sé stessi. Così, all’infinito, incontrandosi nuovamente.
Nina ascolta la bocca di Alek emanare melodiose parole da sembrarle parole bellissime, con le labbra leggermente socchiuse che lasciano intravedere il brillio della saliva sulla lingua. Improvvisamente le grida di un ricordo le fanno tappare le orecchie, l’attimo dopo è nuovamente con il suo Alek. Lui la osserva in un rispettoso silenzio, la veste del soprabito e le porge la mano. Tra le sue dita Alek stringe con forza due biglietti per il cocchiere delle cinque del mattino, poi li ripone con cura custodendoli nella tasca interna della giacca. Alek con la sua Nina aggira un vecchio cancello per accedere in un giardino abbandonato, alla fine di questa strada partiremo per tornare ad essere liberi, per sempre, pensa. Nina entra nella selvaggia sterpaia scortata dall’andatura zoppa di Alek e del suo bastone.
– Da adesso in poi non lasciare mai la mia mano, hai capito Nina?
La sua voce è proprio la sua pensa Nina mimando un sì su e giù con la testa.
– Il sole è ormai scomparso e anche la luna sembra essersi nascosta tra le nuvole -. Alek parla alla sua Nina, col bastone alto a mezz’aria come fosse uno spadaccino intento a proteggere i loro corpi dagli sterpi. Nina cammina stretta stretta a lui sobbalzando ad ogni scricchiolio di radici secche. Alek le posa le labbra alla tempia. Avverte la pelle scottare e sudare un poco, allora si ferma, estrae un fazzoletto di cotone dal taschino della giacca per asciugarle la fronte. A Nina bruciano gli occhi perché la luna fa poca luce, e il buio le pesa sulla fronte, e il fastidio di quello scottare le provoca continui colpi sordi alla memoria. Alek ripensa ai giorni precedenti, aveva percorso quel sentiero assorto da amari ricordi, imprimendo ogni passo nella mente per non smarrirsi, così come nella mente aveva indelebile il ghigno di don Joseph, le sue ingiurie urlategli contro additandolo a figlio del demonio: – Il maligno risiede in te, ormai sei perduto-. Ora, quelle parole non gli facevano più tanto male, perché lei, la sua Nina, alla quale aveva donato tutto sé stesso era al suo fianco. Presto, già domani, assaporerà di nuovo i suoi baci, le sue morbide carezze, coglierà estasiato l’attimo in cui il respiro affannato della sua Nina le si romperà in gola dal piacere sorridendogli silenziosa, e di nuovo si addormenterà disteso sulla sua schiena avvolgendola con il suo abbraccio, e lei fino al loro risveglio terrà ai seni le sue mani strette. Ora tutto appariva possibile. Le sterpaglie ormai erano alle loro spalle, qui il vasto campo e un fioco lembo di luna ad irradiare la terra, e il loro cammino. Alek osserva concitato la vasca traboccante d’acqua distante solo altri tre passi. Come da piano aveva deciso che da essa si sarebbero dissetati riposando lungo i suoi bordi.
– Siamo a metà strada -, prorompe mentre stringe forte la mano di Nina. Durante il mattino il cielo si era coperto di nuvole cariche di pioggia che rovesciandosi nella vasca già colma, tutto attorno avevano creato un manto vischioso, ma Nina ora, ha lo sguardo su quello spicchio curioso di luna, e scivola sulla poltiglia di foglie. Cade con la testa all’ingiù. Le immagini le si capovolgono dal basso verso l’alto, il prato, le cortecce lontane degli alberi, il cielo scuro, la candida luna, il crack di qualcosa che si rompe. Un dolore atroce l’assale come di uno spillo puntato nella testa. Alek nell’impeto di soccorrerla slitta ripetutamente.
– Nina – grida Alek.
Nina ha gli occhi chiusi, sembra dormire delicata.
– Nina rispondimi- le domanda prendendole il viso tra le mani, e intanto le cinge un braccio attorno al collo, e con la mano fra i capelli cerca il taglio che la pietra ha inciso nella pelle.
– Nina-, insiste.
Nina apre le palpebre appena. Assordata da un fischio nelle orecchie non riconosce il volto del ragazzo che la guarda.
– Nina riprenditi- continua disperato.
La sua voce è proprio la sua: – Alek -, sussurra Nina.
La testa le duole, la vista è offuscata. Inaspettatamente voci in lontananza richiamano l’attenzione di Alek, l’abbaiare di cani lo fanno trasalire.
– Dobbiamo andarcene da qui.
Nina vede la bocca di un ragazzo parlarle ma non riesce a sentirne la voce.
– Nina dobbiamo andare.
La sua voce è proprio la sua, dobbiamo scappare pensa Nina. Alek acciuffa il copricapo volatole via nella caduta, glielo annoda sotto il mento facendole un bel fiocco, le dà un bacio sul mento, Nina gli sorride, avvicina le labbra alle sue, – Grazie – ,dice imprimendosi in lui con un bacio delicato, fermato dal tempo, poi lo carezza in viso ed Alek finalmente sorride, le cerchia la vita sostenendola dai fianchi – Tieniti stretta a me -, le sussurra portandosi il braccio di lei al collo. Cerca con lo sguardo il bastone d’appoggio, ma quello s’è perso e di tempo per cercarlo non ce n’è. Svelto ma zoppicante annaspa una corsa allontanandosi dalle voci che l’inseguono. Nina però non riesce a correre, vorrebbe con tutto il cuore, ma non riesce. Alek avverte la presa attorno al collo allentarsi. S’arresta. Prende fiato.
– Dobbiamo arrivare lì, in quel punto, e saremo liberi -, le dice sollevandola tra le braccia, e riprende la corsa con il fuoco ad incendiargli i muscoli del corpo. Corre spostandosi a destra e a sinistra. Corre con la gamba malandata che cede ogni due passi. Corre inginocchiandosi dal dolore. Corre sfiancato e tremolante. Corre, cade e si rialza. Non ha più una direzione certa, l’importante è seminare quella gente e i loro cani, l’importante è fuggire via con la sua Nina. Si dispiace per l’incidente alla vasca Alek, si dispiace di non essere riuscito ad impedire che la portassero via, si dispiace di non aver ammazzato quel prete e i suoi uomini con l’ascia.
– Rimedierò, una volta tornati a casa rimedierò, Nina te lo prometto -, urla e corre, corre e inciampa, inciampa e cade e si rialza, e sente il puzzo di quegli uomini avvicinarsi. Agitando la testa spasmodicamente cerca di capire dove si trova. Ode solo il battere del suo cuore nelle orecchie e il respiro debole di Nina. Esausto, deve riprendere fiato. Si ferma. Nina ha il capo poggiato sulla sua spalla, gli indumenti di Alek sono umidi, non la posa a terra nemmeno per un attimo, ma la issa di più a sé sistemandole il viso al petto, l’incavo delle sue ginocchia stretto nella sua presa. Sono ancora in cima alla collina, medita mentre osserva sotto di loro il fermo lago a circondarli. Deve aver sbagliato sentiero, farfuglia nella mente.
– Alek -, lo chiama la voce sottile di Nina con l’iride piccina piccina e le palpebre piegate, appiattite, nere.
– Sono qui amore mio -, le risponde Alek.
La sua voce è proprio la sua, pensa Nina.
Alek di colpo si volta, alle sue spalle un rumore fra i cespugli lo fa nuovamente trasalire, aguzza la vista. Si inoltra di poco nella sterpaglia. Non c’è nessun sentiero, solo roccia che a precipizio taglia di traverso la collina affacciandosi di strapiombo nel lago. Non c’è nulla avanti a loro, solo un cielo scuro, vuoto senza vie. La luna pure sembra volersi nascondere e non vedere.
– Alek-, la voce di Nina ora, pare come se proferisse da lontano, da così lontano da tacere improvvisa e per sempre. In quello stesso istante tutto cessa.
– Nina -, sussurra Alek inginocchiandosi al terreno. Nina osserva cieca la notte sopra le loro teste. Alek segue il suo sguardo fermandolo sulle spalle della luna. La fissa con un ghigno. Poi torna a guardare il volto dolce della sua Nina. In ginocchio s’erge con l’amore della sua vita stretto nelle braccia. Barcolla, le stanche gambe tremano, la rabbia colpisce il batter di denti, stringe le nocche in pugni, silenzia il pianto in gola che s’allaga sul volto. Le voci degli uomini sono ormai molto vicine. Le mani di Nina non gli stringono più il collo ma ciondolano nell’umidità dell’aria. Alek si trascina per altri due passi, qui, in bilico, sotto i suoi occhi il fermo lago . Nina ha il sorriso perpetuo accennato fra le labbra, Alek ci posa un delicato bacio fermato dal tempo, inspira di lei, poi, come da promessa, per il loro per sempre, l’avvolge con tutto il suo corpo, con tutta la sua forza e il suo amore, così, stringendola a sé si getta nel vuoto.

3 commenti »

  1. […] Premio Racconti nella Rete 2016 “La sua voce è proprio la sua” di Lié Larousse […]

  2. Il racconto, nella stesura, ha ritmo e musicalità… Equilibrio.
    La narrazione si dipana in maniera sincopata, con salite e discese improvvise, che mantengono alta la tensione della lettura.
    Delineata in maniera superba ( e quel che è più difficile, con poche parole) il ritratto psicologico dei due protagonisti principali.
    Affrontato un argomento (anzi due) scabroso con la delicatezza di una farfalla.
    Davvero un bel testo!

  3. Che belle queste tue parole al mio racconto, sono felice di essere stata compresa e di aver saputo trasmettere sensazioni così profonde. Grazie grazie!

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