Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2016 “Argo” di Tito Gandini

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2016

Ma (pausa) mi pare, sento, un odore, cazzo, non è possibile. Ma. Si. Certo. È lui! Dio santo, lui! Occhi, occhi, dove siete, sforzatevi un pochino, guardate ancora tra macchie e ombre. Ma il naso, il naso, aah il naso, signore e signori, il naso non sbaglia: è lui: Ulisse.

Fai piano cuore mio, dai, vai piano, zampe, coda, forza, tutto, smuovetevi un po’. Ulisse, signore e re, eroe, tornato! Su anima, anima, stai buona bambina, guaisci si, guaisci un sussurro tra le corde vocali, certo, ma stai attenta, fai piano, non soffiarti via troppo in fretta da ‘sta carcassa, stai attenta anima mia, dacci tempo, per salutarci. Veglia su noi, dea del tempo, dacci, dacci, dacci ancora st’ultimo momento.

Ecco così, si, brava anima mia, brava, così, ora, quanto? Anima, quanto abbiamo aspettato?

Vegliato? Fatto la guardia? Di giorno in anno, in spiaggia e ora? Lo senti anche tu?  Eccolo, il nostro padroncino, è tornato. Ce l’abbiamo fatta: missione compiuta baby, rispetto! Adesso solo, ora il testimone, passiamo il testimone, un guaito, un battito di coda e poi è finita.

 

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Buongiorno Sua Maestà! Allora? Ci siamo decisi? Ehi vecchio come va? Ha, e certo, si, io! Certo vecchio, sono io. Che fai? Non ci credi?! Che pensi? Che mi lasciavo crepare? Così, a metà? Che ti prende? Ok dai, guardami un po’, sono sempre io, io, io, davvero, toccami, grattami, sentimi, mi vuoi annusare pure tu? Dai vecchio, vecchio che ti lecco le mani, lascia, lascia che ti lecchi, vecchio e umido e cieco come sono, lascia che ti lecchi tutto, Vecchio, Re, Padrone, Fratello, Vecchio, ah Vecchio, Vecchio, sulla bocca si, con tutta la bava, si, che la punta della lingua ti entri per bene dentro alle narici, voglio leccarti le ciglia, che friggano sotto la lingua, voglio scansionarti tutta la faccia, ti faccio una foto, una maschera di saliva! Ha! Vecchio mio, ma come sono contento, davvero, giuro, così bagnato, umido e salivoso: contento!

 

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Così eccoti qua! Rudere! Sai che vuol dire? Siediti, stai tranquillo, piantala di guardarmi come un cretino, sai che vuol dire, vecchio mio? Lo sai che succede qua? Ora, ora che sei tornato? Dopo vent’anni? Dio mio,ven-ti an-ni? Non ci posso credere! Lo sai? C’hai pensato?

 

Ha! Vuol dire che adesso tocca a te! Tu! Proprio te, mica facile, caro te, non sarà facile. Tocca a te. Mica un gioco da ragazzi, se era facile, non sarei sopravvissuto. Giorno per giorno, la speranza: torna? Non torna?

 

Non è stato per niente divertente. Ci sei mancato Maestro, Marito, Padrone, Re, ci sei mancato, a tutti qua, alle pietre, ai granelli di sabbia, alle anime, a tutti, proprio tutti.

 

E’ il fatto che ci mancassi ci ha tenuti in vita, tutti, specialmente me Argo, la mancanza, solo quella. E mica solo come fedeltà, non ti montare la testa, la fedeltà è fatta pure di paragoni. Non è che sei ciecamente, stupidamente fedele alla linea: un’ideologia. No, è che nessuno è venuto, nessun presente, nessun futuro, niente in tutto questo cazzo di tempo.

Nessun uomo, nessun caso, nessun dio, nessun re, sia anche parallelo, alternativo, provvisorio, nulla è venuto a consentirmi una morte serena. A noi tutti. Solo tempo che passa. Senza niente. Niente. Proprio un bel niente, Vecchio! Le stagioni, Ulisse, le onde, i tramonti qua in spiaggia, l’acqua tutt’intorno, tutt’intorno su questa tua isola dell’anima, casa nostra.

 

Solo l’acqua, come una connessione di rete, uno schermo, piatta, regolare, zitta. Solo l’acqua ci ha protetti, questo mondo piccino, così sperduto che persino tu non lo ritrovavi e noi che ogni giorno spiavamo l’orizzonte, torna, non torna? Portaci notizie almeno. Parlate! Mare, vento, colori, sole, diteci qualcosa. Dov’è? Vive? Una notizia, per piacere, per piacere!

 

Futuro, Vecchio mio, per vent’anni ci sei rimasto futuro.

 

Speranza, soluzione, questo sei, questo vuol dire che sei tornato!

 

 

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Ma insomma, non venivi: sono venuti altri, portati dalla stessa acqua, senza notizie, ma pretenziosi, giovani, gente di mondo, prepotenti, cafoni e adesso Ulisse, adesso, era proprio ora.  Noi tutti, Itaca stessa, il colore esatto delle albe e dei tramonti, tutto Ulisse, tutto, la tua gente, i sassi, le anime di tutti, tutto Signore, tutto qua, gorgogliando piano nella nebbia, nel freddo, tutto Eroe caro,  tutto sta affondando, come una cattedrale nella bruma, postnucleare, ventosa, avvelenata, nel chiaro di luna calante. Era ora, Ulisse, era ora!

 

Non ci pensare neanche, Vecchio, a riposarti! Vent’anni di ferie mio Caro! Vent’anni, mica scherzo, davvero, a me, a noi, non frega proprio un cazzo dei ciclopi, delle sirene o degli Dei, non fa proprio differenza, potresti essere stato ad Honolulu o nel triangolo delle Bermude, eri in ferie! C’hai avuto vent’anni di vacanze, Bello mio, ora sei riposato, sei tornato, tonico, tonico Ragazzo. Pochi scherzi!

 

No sul serio, Amato, Maestro, Eroe, davvero, stai attento, stai attento a te, non essere stanco, Re nostro, non pensare neanche un minuto che sei arrivato a casa a riposarti, non pensare al futuro come ad una fine. Per noi Signore, non c’eri e basta, non eravamo allegri noi. Adesso qua, devi combattere per noi e solo per noi. Ti deve conquistare la tua pace, il tuo quotidiano, la tua vita. Anche se adesso sei a casa, la tua vera lotta, quella comincia ora, casa per casa, muro dopo muro, maglia per maglia, tutto, tutto deve essere ritessuto.

 

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Si, io, io qua sono l’unico che semplicemente ti riconosce, per quello che eri, dall’odore, dal tuo passo, per le tue mani, io sono l’unico che sa esattamente chi eri, a me non frega niente chi tu sia diventato nel frattempo. Io, si, io, io sono il tuo cane. Tutti gli altri però, nessuno ti riconoscerà, alcuni sono nati mentre non c’eri, non ti conoscono neanche e Penelope. Si Penelope, lei, maglia dopo maglia, lei, lei lotta ancora e ha combattuto ed è coraggiosa, ma il peggio, i peggiori, i conoscitori del mondo le tirano la giacca e domandano, chiedono e desiderano e vogliono, vogliono.

I cattivi Ulisse, ma anche i più amati, i dispersi, i migliori, tutti, tutti vogliono sapere da lei, vogliono solo sapere cosa, come, quando finalmente si potrà andare avanti. E lei? Niente lacrime! Ulisse, niente lacrime. Lei siede al telaio e digrigna i denti:

 

Lei tesse!

 

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Penelope, lei, ad essere onesti, lei ti ha conservato l’anima, la tua Itaca, il tuo tutto, le tombe degli avi, i figli dei tuoi fratelli, lei. Tienilo presente, Ulisse, tienilo ben presente. Però, però, però Signore, persino lei, Penelope, anche lei non ti riconoscerà. Preparati, pensaci bene, a come farti riconoscere. Misurati l’anima, misura la tua assenza, misura ogni cambiamento che hai patito non su te stesso, sulle cicatrici del tuo corpo. No, misurali su di lei, su Penelope, lei ti ha conservato l’anima, la patria, lei sola te la potrà restituire. Sii dolce, attento, scrupoloso, da lei devi arrivare, da lei devi bussare, toc toc, per liberare Itaca, l’anima. Stai attento al suo cuore, che non scoppi, bacia i suoi occhi, che non si strappino, cura le sue mani tessitrici, stai attento ai suoi petali asciutti Ulisse, che non ti si sgretoli.

 

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Mica facile, non sarà per niente facile, Ulisse, non è buffo essere un eroe. Ma per noi, noi tutti qua, non è stato uno spasso. Ognuno di noi, ognuno, nei momenti peggiori della propria vita, tutti, si sono augurati prima o poi di non essere mai stati uno dei tuoi. Ma tutti sono stati coraggiosi, ogni sasso, ogni viottolo, granello di sabbia, ogni anima qua è stata coraggiosa, indipendentemente da te, ma pure per te: ci siamo ancora tutti. Ti aspettiamo, ora tocca a te, te, per la tua Patria, la gente, l’anima.

 

Qua Ulisse, non c’è Dio. Non c’è Dio che tenga, nessuno che ti soffi incontro il vento, che ti sparigli le onde sottochiglia, niente Dei che ti diventino sorte, niente ciclopi, niente sirene, qua non c’è fortuna. Qua ci sei tu! Tu, le tue origini, le fondamenta dell’anima, qui c’è pace, se vuoi, se te la saprai conquistare, se trovi la forza, se riesci a rimettere ordine.

 

Pace … o morte, subito, ora, qua sulla spiaggia, come me, io qua, Argo il tuo cane, a crepare.

 

Si amatissimo Sire, Ulisse, potresti pure crepare, non ti pensare migliore, io sono il tuo cane, ma crepo come te. Chi sa quando. E ora amatissimo, rispettatissimo Signore, puoi decidere se vuoi schiattare con me, senza poesia, stupidamente, soltanto fiero di essere tornato oppure se tessere i tuoi avi, i figli dei tuoi fratelli, Itaca, Penelope, ritesserli insieme e farne la tua casa.

 

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Cos’era? Un sospiro? Sospira. Hai paura? Sei stanco? Il viaggio è stato scomodo? C’era troppo rollio? T’è venuto il mal di mare? Ti fa male il pancino? Devi vomitare? Vuoi un’aspirina? Sospira! Vuoi che chiami l’ambulanza? Con le lucine blu? La sirena eh? La sirena, che ti piacciono tanto a te, le sirene.

 

Perchè sei tornato? Ulisse, di un po’? Lo sai? Te lo sei mai chiesto? Mentre te ne stavi in giro? Era nostalgia? Come un bambinello in gita scolastica?

 

Abbiamo aspettato noi tutti, un idiota del genere? Abbiamo dato noi, i nostri ricordi, le anime, le nostre storie, ad un deficiente pigro, insicuro e compiaciuto? Sospira! Eroe? Prrrrrrrrrrrrr

 

Ma sei davvero tu? Ulisse?

 

Lui? Il figlio degli Dei? Sarai davvero un eroe? Ora scegli. Guarda, guarda un po’, guarda come schiatto? Rifallo? Guarda puoi rifarlo uguale ora: ti metti qua, vicino a me, sulla sabbia, da bravo, e crepi finalmente, dopo vent’anni, i ciclopi, le sirene e tutto. Come un cane. Si, allora è meglio che muori, se non hai coraggio, non hai energia, forza per essere migliore. Per diventare Ulisse, adesso.

 

Si puoi imitarmi, poi verrai trovato morto col tuo cane sulla spiaggia di Itaca, coperto di sabbia, su st’isola cattedrale, che affonda nella nebbia, al chiaro di luna, fredda: un rigurgito di nulla nel Mediterraneo.

 

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Dai Ulisse, il tempo è finito, corri ora, grattami un’ultima volta la testa, non sarà facile, ma tu sei, certo, ti riconosco, io sono il tuo cane, ti sento, io, solo io, ti riconosco dal profondo, credo in te, Ulisse, prendi il testimone: Ti rendo l’anima, esalando la mia.

2 commenti »

  1. Sorprendente, inaspettato, stranamente affascinante… Ho iniziato la leggere la tua storia con perplessità, temendo un qualche tipo di deludente fregatura… Invece non è stato così…anzi… Complimenti!

  2. Fantastico! Sei riuscito a replicare alla perfezione il linguaggio di un cane… Credo tu abbia un grande dono: l’empatia, la capacità cioè di comprendere gli altri, sentendo come propri gli altrui sentimenti, persino gli altrui pensieri, persino quelli di un cane. Se un cane potesse parlare credo parlerebbe esattamente così. Se Argo avesse potuto parlare avrebbe detto le cose che gli fai dire tu: è tutta lì la magia del tuo racconto. Sei riuscito a rendere credibile l’incredibile. Bravissimo.

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