Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti per Corti 2014 “Uomini soli” di Anna Silvia Armenise

Categoria: Premio Racconti per Corti 2014

Rumore di passi. Piedi nudi accarezzano il sottobosco rischiarato dai raggi della luna che come pioggia cadono al suolo in pozze celesti. È una terra sacra che nessun uomo ha mai sfiorato prima. Lui, però, non è un uomo. Si ha l’impressione che le ragnatele di rami si aprano al suo passaggio ed ogni creatura trattenga il respiro.
Nella tela imperlata di lacrime di rugiada un ragno si ferma, mentre la figura con i jeans gli passa accanto.
Nell’ora più buia della notte, il biondo ragazzo raggiunge la radura. Nel solenne abbraccio dei secoli, gli alberi la custodiscono, insieme al suo tesoro. Si ergono quattro steli di pietra, ognuna con le sue incisioni. Quando lui si pone al suo centro, insieme ai Menhir forma un cerchio.
Si ode un unico sospiro. Dalle profondità della roccia una densa nebbia viene esalata. Si consolida in quattro figure evanescenti.
Elpys, l’ultimo dio tra gli uomini, è giunto a chiedere congedo al mondo dinnanzi agli spiriti dei suoi antichi amici.
Elpys: Parto in guerra contro gli uomini. [Sorriso mesto]
Il più anziano, colui che indossa corteccia d’albero e la sua barba, i suoi capelli non sono altro che un groviglio di ortiche e rose canine è il primo a parlare.
Dendros: È dunque il tempo per l’ultimo cammino. Calerà la notte sul tuo mattino. [Voce roca di chi non era abituato neppure in vita a parlare]
Una donna algida dall’età indefinita, dallo sguardo serpentino e lunghe chiome corvine al posto delle vesti fa un passo innanzi.
Dama del Drago: Un erede va cercato prima che l’oblio raccolga la tua eternità. [Voce profonda, tagliente]
Scolpita in tenero marmo candido, una bambina rivolge orbite vuote, abissali verso Elpys.
Nessuno: Tra gli antichi dei, sei rimasto solo tu. [Tono piatto]
Nel succinto abito di lattice, un ragazzo effeminato o una ragazza mascolina, non si saprebbe dire, lancia uno sguardo ironico.
Panphyle: Non mettetegli tutta quest’ansia addosso! È venuto qui solo per salutarci. Ancora una volta. [Voce allegra, ma nello sguardo l’ombra del rimpianto]
Dama del Drago: Sulla lingua avverto il sapore della paura… [Austera]
Elpys: [Cerca di dimostrarsi allegro, ma la sua voce è rotta dalla tristezza] Quando me ne andrò, il vostro ricordo sarà perduto per sempre, giacché gli uomini ormai non venerano che se stessi e nessun aldilà è concesso agli dei morti.
Dendros: Noi siamo già persi. Non dolerti per coloro che nel sonno son già immersi. Era storia risaputa: i fantasmi che tu vedi, non son che ombre del passato ai tuoi piedi.
Panphyle: Mi riempie il cuore tutto questo ottimismo… [A bassa voce sconsolato]
Elpys: [Ride sottovoce. Si schiarisce la voce. Tono sereno] Il cielo ha pianto la notte scorsa.
Dama del Drago: E quale pensiero hai affidato a quelle lacrime?
Elpys: Un desiderio. Al termine del mio viaggio, prima che la morte mi colga, voglio scivolare in un sogno. Allora vi chiamerò tutti a me! Tutti coloro che sono stati ed ora non son più per nessuno! Lì costruirò i nostri Campi Elisi. Perché è giusto: se gli umani hanno una casa in cui riposare, perché noi non possiamo averne una?! [Risata sommessa] Non siamo forse dei?!
Panphyle: È sufficiente che tu lo voglia.
Elpys: Lo voglio! [Fermo]
Dama del Drago: Allora, così sarà. [Addolcita]
Quando Elpys si allontana, l’alba incombe. Mentre i raggi del sole divorano gli spettri, solo la dea della disperazione ha ancora parole da spendere.
Nessuno: Osservate, fratelli: la Speranza va incontro agli uomini. Per l’ultima volta. [Sospiro tremante] È bellissimo…

1 commento »

  1. E’ la fine di un ciclo ma può essere l’avvio di una Saga. Interessante.

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